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Lo sai che? Auto rigata: cosa fare per il rimborso dell’assicurazione?

Lo sai che? Pubblicato il 20 settembre 2013

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> Lo sai che? Pubblicato il 20 settembre 2013

Mi hanno rigato la macchina con una chiave o un chiodo; cosa devo fare per ottenere il rimborso dall’assicurazione?

Notare un solco grigiastro sulla fiancata, che spezza l’armoniosa colorazione del nostro veicolo è un episodio tanto funesto quanto frequente.

In questi casi, la prima cosa da fare è arrabbiarsi: è giusto e non se ne può fare a meno.

La seconda è sporgere denuncia contro ignoti presso una stazione di polizia o dei carabinieri, indicando in essa i danni riscontrati sul veicolo. La copia della denuncia che sarà rilasciata dall’autorità giudiziaria dovrà essere allegata alla richiesta di risarcimento del danno da inviare alla propria Assicurazione.

L’assicurazione avvierà l’iter per rimborsare il danno solo nel caso in cui la vostra polizza conterrà la copertura contro gli atti vandalici: questo tipo di garanzia non è obbligatoria come la RC auto e, essendo un elemento accessorio del contratto di assicurazione, sarà presente nella polizza solo se espressamente richiesta dal cliente.

A questo punto, la compagnia assicurativa incaricherà un perito di stabilire l’entità e la natura del danno. Alle volte, infatti, quelli che all’apparenza possono sembrare atti vandalici, in realtà sono danni dovuti alla normale circolazione (si pensi ad esempio ad una fiancata rigata), non coperti quindi dalla suddetta garanzia.

L’indennizzo eventualmente accordato dall’assicurazione di solito non copre l’intero valore del danno oppure lo copre solo se il valore del danno è superiore a una soglia minima indicata nel contratto assicurativo [1]. A ciò si aggiunga che la garanzia per gli atti vandalici si riferisce ai soli danni relativi alla carrozzeria, non anche ai vetri; ragion per cui, se vi spaccano il parabrezza con un sasso e non avete la apposita “polizza cristalli”, l’assicurazione non vi concederà alcun rimborso.

Non è possibile chiedere l’intervento del Fondo Garanzia Vittime della Strada, poiché esso copre solo i danni alle persone.

Il penale

Rigare o comunque danneggiare un veicolo è un reato penale, punito con la reclusione fino a un anno o con una multa fino a 309 euro [2], a seguito della denuncia del proprietario del mezzo.

Secondo la Cassazione, la sanzione è giustificata dal fatto che i danni procurati da un’incisione nella carrozzeria vanno al di là del semplice inestetismo: in assenza di una immediata riparazione, le porzioni di lamiera rimaste prive delle protezione data dalla vernice, esposte a fenomeni atmosferici e di ossidazione, potrebbero compromettere l’integrità del veicolo [3].

Mezzi di prevenzione

Nonostante sia il sogno di molti, è piuttosto difficile cogliere in flagrante il molestatore. In questo senso, un valido supporto contro gli atti di vandalismo è rappresentato da apposite telecamere da cruscotto: si piazzano nell’abitacolo, sono dotate di infrarossi e registratore, e hanno anche un costo contenuto (sulle 100 euro). La pecca è che spesso sono ben visibili dall’esterno; certo, non è da sottovalutarne la funzione di deterrente, ma più forte è il pericolo di attirare ladri o semplici balordi, disposti a rompere un finestrino anche solo per prendere gli spiccioli lasciati nel portamonete.

Ecco perché sarebbe opportuno che le case automobilistiche prevedessero negli abitacoli un alloggiamento che consenta di occultare le telecamere.

Chi sono i danneggiatori

A differenza di quanto si può pensare, rigare le auto non è un monopolio di adolescenti annoiati. Secondo recenti indagini delle compagnie assicurative, 1 italiano su 10 ha compiuto almeno un atto vandalico su un veicolo altrui: specchietti rotti, tergicristalli spezzati o ghirigori sulle fiancate non hanno età. Tra i motivi alla base del gesto, uno dei più gettonati è quello dell’auto parcheggiata male, in modo cioè da rendere complicata l’uscita dal parcheggio dei veicoli vicini oppure da ostruire ingressi e marciapiedi. Traduzione: attenti ai vicini di casa.

note

[1] Si parla in tal senso di franchigia, ossia di quella parte del danno che rimane comunque a carico dell’assicurato. La franchigia si distingue in:

a. assoluta: la soglia da cui scatta il risarcimento deve essere sempre sottratta dal valore del danno subito e, se il danno subito è sotto la soglia minima risarcibile, l’assicurato non riceverà alcun rimborso. Esempio: con una franchigia di 250 euro e un danno di 600 euro, all’assicurato spetteranno 350 euro; con una franchigia di 250 euro e un danno di 200 euro, all’assicurato non verrà rimborsato nulla.

b. relativa: in tal caso, se il valore del danno è inferiore alla franchigia, l’assicurato non verrà rimborsato di nulla ma, se il valore del danno è superiore alla franchigia, l’assicurato otterrà un rimborso pieno. Esempio: con una franchigia di 250 euro e un danno di 200 euro, all’assicurato non verrà rimborsato nulla; con una franchigia di 250 euro e un danno di 600 euro, all’assicurato saranno rimborsate 600 euro.

[2] Art. 635 cod. pen., “Danneggiamento”.

[3] Cass. sent. n. 34825/08.


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