Salario minimo: accordo vicino ma al ribasso

18 Febbraio 2020
Salario minimo: accordo vicino ma al ribasso

L’intesa potrebbe essere raggiunta giovedì, ma i sindacati trovano penalizzante lo sfondamento del tetto minimo di 9 euro l’ora.

“Sul salario minimo siamo vicini ad un accordo“, aveva annunciato ieri sera il ministro del Lavoro, Nunzia Catalfo, sostenendo che “il tavolo il confronto tra le forze di maggioranza è stato proficuo e positivo” e anticipando che” ci sarà un nuovo incontro giovedì”.

Ma oggi sorgono degli ostacoli sul percorso e l’intesa si allontana. L’obiettivo del Governo, secondo il ministro del Lavoro, sarebbe quello di “confermare quanto già prospettato nella mia proposta originaria, dando validità erga omnes alla parte salariale dei contratti collettivi nazionali di lavoro maggiormente rappresentativi e al contempo definendo un parametro certo e oggettivo sotto al quale la paga oraria minima non potrà scendere”.

Il punto controverso è proprio questo, per il rischio di “sfondare al ribasso” il tetto minimo dei 9 euro che era stato stabilito come precondizione dei lavori avviati. Ed infatti oggi, come riporta l’agenzia stampa Adnkronos, arriva il no dei sindacati, per bocca della leader della Cisl, Annamaria Furlan.

“Il governo continua ad insistere sul salario minimo – dichiara la sindacalista. Prima aveva identificato una cifra di 9 euro, oggi mi pare di capire che si stiano indirizzando su percentuali. Per noi il salario minimo è quello definito dai contratti nazionali delle categorie: qualsiasi cifra al ribasso rispetto a questo riferimento penalizzerà migliaia di lavoratori. Mettere a rischio la contrattazione per milioni di persone allargherebbe il problema piuttosto che risolverlo. Discutiamo piuttosto di chi non ha la copertura contrattuale”, spiega Furlan.

Ma la proposta del Governo spacca anche la sinistra politica: “Possibile che il Pd non riesca a fare una piccola cosa di sinistra? M5S ha proposto una misura doverosa come l’introduzione del salario minimo a 9 euro.Ora apprendiamo da alcuni quotidiani che si sarebbe raggiunto l’accordo nella maggioranza per abbassarlo a 7,5-8 euro lordi o meglio a un salario mediano del 70%, un modo per indorare la pillola dati i salari da fame italiani”, dichiara Rifondazione comunista, in una nota.

“In sintesi – prosegue la nota- il Pd raccogliendo le posizioni di Confindustria sta devitalizzando una proposta positiva visto che in Italia ci sono milioni di lavoratori al di sotto dei 9 euro. Il salario minimo, come già accaduto al reddito di cittadinanza, rischia di essere snaturato dalla resistenza di forze che fanno proprio il punto di vista della Confindustria. Ieri la Lega, oggi il Pd. E’ vergognoso quello che sta accadendo”, conclude Rifondazione.



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