Paradisi fiscali: ecco quelli che non lo sono più

18 Febbraio 2020
Paradisi fiscali: ecco quelli che non lo sono più

Quattro nuovi Stati entrano a far parte della black list dell’Unione Europea per il contrasto all’evasione fiscale, che ora comprende 120 Paesi. 

L’Unione Europea ha aggiornato la black list dei paradisi fiscali: si allunga così la lista nera dei Paesi finiti nel mirino perché giudicati “non cooperativi a fini fiscali”. Diventa perciò molto più difficile sfuggire alle tasse spostando all’estero la propria residenza, la sede dell’impresa o i capitali.

La decisione è stata adottata dal Consiglio dell’Unione, riunito oggi a Bruxelles nella formazione Ecofin. Ecco i nuovi Stati che entrano a far parte della lista dei regimi fiscali non ammessi dalla Ue: le Isole Cayman, territorio d’Oltremare del Regno Unito (che a seguito della Brexit è ormai fuori dalla Ue), l’arcipelago di Palau, nel Pacifico, Panama e le Seychelles.

Questi quattro Paesi, spiega il Consiglio, “non hanno attuato, nel periodo convenuto, le riforme fiscali che si erano impegnati ad attuare”, pertanto vengono inclusi nella lista nera, in cui figurano già le Samoa Americane, le Fiji, Guam, l’Oman, Samoa, Trinidad e Tobago, le Isole Vergini degli Usa e Vanuatu.

L’Ue, dice il commissario all’Economia, Paolo Gentiloni, “è all’avanguardia degli sforzi per contrastare l’evasione e l’elusione fiscale, sia internamente che all’estero”. “Il nostro processo di ‘listing’ sta fruttando miglioramenti reali nella trasparenza fiscale a livello globale. Questo processo ha già portato all’eliminazione di oltre 120 regimi fiscali dannosi in tutto il mondo”, aggiunge.

Ma il lavoro non finisce qui: ora si passa all’aspetto della definizione di un livello minimo di tassazione all’interno dell’Unione, per evitare il dumping fiscale tra Paesi europei, cioè la differenza di regime fiscale e di peso delle imposte tra i vari Paesi comunitari. Il problema – spiega Gentiloni – “si riproporrà” se non verrà trovata una soluzione a livello di Ocse e G20. C’è infatti “un problema di tempi: stiamo lavorando a livello internazionale con l’Ocse e con il G20 per una soluzione di tassazione minima che valga per tutti i Paesi” ma non sarà facile raggiungere una base uniforme di tassazione idonea a superare gli attuali squilibri.

L’elusione fiscale, infatti, sfrutta quegli Stati che hanno aliquote molto basse e drena risorse. Come spiega l’eurodeputato Jonas Fernandez, oggi “sei Paesi Ue a fiscalità agevolata sottraggono ogni anno agli altri 22, Italia compresa, un gettito pari a 42,8 miliardi di euro”.



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