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Cosa fare in caso di ricatto

10 Marzo 2020 | Autore:
Cosa fare in caso di ricatto

Estorsione: come difendersi? Ricatto: quando costituisce reato? Come si prova un’estorsione? È ricatto far valere un proprio diritto? Ricatto del datore di lavoro.

Ti è mai capitato di dover accontentare le ingiuste richieste di un’altra persona perché temevi che questa potesse farti del male? Ad esempio, il tuo vicino di casa ti chiede continuamente del denaro minacciando che, se non ti piegherai alle sue richieste, ti righerà la tua nuova autovettura; oppure, una persona che conosci ti costringe a dargli degli oggetti preziosi perché minaccia di dire a tua moglie di averti visto con un’altra donna. Cosa fare in caso di ricatto?

Se ti trovi anche tu in una situazione simile a quelle che ti ho esemplificato, allora penso che questo articolo ti tornerà utile, considerato che spiegheremo, in modo semplice e chiaro, come difendersi da un’estorsione. In effetti, si tratta di una condotta illecita molto diffusa, adoperata da estranei, conoscenti, pubblici ufficiali e datori di lavoro nei confronti di chi, per un motivo o per un altro, si trovano in una posizione di relativa “debolezza” nei riguardi dei propri aguzzini. Se ti senti pronto, comincia a leggere i paragrafi che seguono: saprai cosa fare in caso di ricatto.

Ricatto: è reato?

La legge penale definisce il ricatto come la condotta violenta o minacciosa che, costringendo un’altra persona a fare o a omettere di fare qualcosa, procura a sé o ad altri un ingiusto profitto con altrui danno. La punizione è la reclusione da cinque a dieci anni e con la multa da mille a quattromila euro [1].

Il delitto appena descritto assume il nome, più giuridicamente preciso, di estorsione: e infatti, il ricatto non è altro che un’estorsione, penalmente punibile al ricorrere delle condizioni di legge.

Ricatto: quando scatta l’estorsione?

Perché il ricatto si tramuti in un’estorsione penalmente rilevante occorre che:

  • il ricattatore abbia usato violenza nei confronti del ricattato, ovvero l’abbia minacciato, prospettandogli un male ingiusto e notevole;
  • il ricattato, a seguito della condotta del ricattatore, è costretto, contro la propria volontà, a fare o a non fare qualcosa (ad esempio, il creditore rinuncia a recuperare i propri soldi perché minacciato di morte dal debitore: in questo caso, il creditore si astiene dal fare qualcosa, cioè dal recuperare il suo credito);
  • il risultato del ricatto è, contemporaneamente, l’ingiusto profitto del ricattatore (o di terza persona) a fronte dell’ingiusto danno patito dal ricattato.

In poche parole, affinché scatti l’estorsione occorre che la vittima sia posta davanti a questa scelta: assecondare le ingiuste richieste dell’estorsore oppure subire la sua violenza o la sua minaccia.

È ricatto anche se voglio far valere un mio diritto?

È ricatto anche se voglio far valere un mio diritto? So già che ti stai ponendo questa domanda sin da quando hai letto l’introduzione. Facciamo alcuni esempi.

Tizio presta a Caio una somma di denaro. Dopo molto tempo, nonostante le insistenti richieste, Caio non restituisce il prestito; Tizio allora lo minaccia di condurlo in tribunale.

Filano vanta un credito nei confronti di Calpurnio; forte della sua posizione, Filano minaccia Calpurnio di adire il tribunale per far valere il suo diritto di credito se, oltre ad estinguere il debito, non gli cede anche la sua auto.

Nel primo caso esemplificato, sicuramente non ricorre il reato di estorsione, visto che il creditore minaccia il debitore di citarlo in tribunale, cosa ovviamente ammessa dalla legge; nel secondo caso, invece, è evidente la condotta estorsiva del creditore, il quale approfitta del proprio credito per ottenere un vantaggio ingiusto.

Dunque, anche la minaccia di esercitare un proprio diritto (come, ad esempio, l’esercizio di un’azione giudiziaria) può costituire un’illegittima intimidazione idonea a integrare il reato di estorsione, quando la minaccia sia finalizzata al conseguimento di un profitto ulteriore, non giuridicamente tutelato [2].

Ricatto datore di lavoro: quando è reato?

Anche il datore di lavoro può commettere un’estorsione: secondo la giurisprudenza, il datore che costringe i dipendenti, dietro minaccia di licenziamento, ad accettare una retribuzione minore o comunque non adeguata alla prestazione effettuata, commette il reato di estorsione [3].

Il ricatto del pubblico ufficiale

Il codice penale [4] punisce in maniera molto severa il ricatto del pubblico ufficiale, meglio noto col nome di concussione.

Secondo la legge, il pubblico ufficiale o l’incaricato di un pubblico servizio che, abusando della sua qualità o dei suoi poteri, qualcuno a dare o a promettere indebitamente, a lui o ad un terzo, denaro od altra utilità, è punito con la reclusione da sei a dodici anni.

Il ricatto del pubblico ufficiale (o dell’incaricato di un pubblico servizio) si caratterizza per lo sfruttamento indebito della propria posizione di superiorità nei riguardi del comune cittadino al fine di ottenere un ingiusto vantaggio.

Classico esempio di concussione è quello del poliziotto che, minacciando ingiuste ritorsioni nei confronti dell’automobilista, lo costringe a consegnargli una somma di danaro.

Estorsione: come comportarsi?

Davanti a un ricatto che presenta gli estremi dell’estorsione penalmente rilevante, non bisogna perdere tempo: ciò che occorre fare è segnalare subito il fatto alle autorità competenti.

Dunque, se qualcuno ti ricatta e vivi oramai nella paura di poter subire ritorsioni, devi rompere gli indugi e recarti immediatamente presso i carabinieri o la polizia per sporgere denuncia.

Poiché l’estorsione è un reato procedibile d’ufficio, chiunque può segnalare il ricatto alle autorità, anche un parente o una persona che è venuta casualmente a conoscenza dell’estorsione in atto.

Pertanto, se stai leggendo questo articolo e sai che un tuo amico vive un momento difficile a causa dell’estorsione che subisce, potresti anche denunciare tu il crimine alle autorità.

Come si prova un ricatto?

Starai pensando: come posso provare un ricatto? Con tutti i mezzi che hai a disposizione: documenti scritti, testimoni, fotografie, registrazione audio con lo smartphone, videoriprese, messaggi, sms, chat e WhatsApp. Insomma: puoi portare alle autorità tutto ciò che può essere utile per dimostrare l’estorsione.


note

[1] Art. 629 cod. pen.

[2] Cass., sent. n. 16618 del 08.04.2003.

[3] Cass., sent. n. 36642 del 03.10.2007.

[4] Art. 319 cod. pen.

Autore immagine: Canva.com


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1 Commento

  1. COSA FARE,VISTO CHE NONOSTANTE ABBIA ESIBITO SVARIATE “TANGIBILI” PROVE ALLE ISTITUZIONI ABILITATE,ANCORA NON HANNO PRESO SERIO PROVVEDIMENTO IN MERITO,PER CUI,PER TALE MOTIVO,LA CRICCA CONTINUA LIETA E’ BEATA A FALSIFICARE,MINACCIARE,E’ QUANT’ALTRO RELATIVO ALLA DISUMANA INCIVILTA’;PER CUI,COSA POSSO E’ DEBBO FARE PER TUTELARE I MIEI SACRO SANTI DIRITTI E’ BENEFICI ??

    IL TUTTO POICHE’ QUALCUNO HA IL DENTE AMARO, POICHE’ IN PASSATO NON HO MAI ADERITO ALLE RIPROVEVOLI RICHIESTE,ECC.,……………!!

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