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Si puo rifiutare il ricovero?

22 Aprile 2020
Si puo rifiutare il ricovero?

Tutela della salute: quando il paziente non vuole ricoverarsi.

Supponiamo che un tuo familiare sia stato ricoverato in ospedale per sottoporsi ad un trattamento medico. Dopo un po’ di giorni, decide di tornare a casa. I medici sono contrari, perché il paziente deve essere curato e monitorato costantemente. Tuttavia, pur consapevole dei rischi per la propria salute, il tuo familiare firma il modulo per essere dimesso dall’ospedale.

Forse non sai che in Italia, il paziente è libero di scegliere se curarsi o meno. Questo perché la nostra Costituzione tutela la libertà di autodeterminazione di ogni persona. In altre parole, nessuno può essere costretto al ricovero o a sottoporsi a trattamenti sanitari se non nei casi stabiliti dalla legge. Ma cosa accade, ad esempio, se una persona è affetta da gravi disturbi dell’alimentazione (ad esempio, anoressia, bulimia, ecc.) o da grave depressione? I familiari del paziente, o gli stessi medici, possono costringerla a sottoporsi alle cure necessarie? In questi casi, si può ricorrere al trattamento sanitario obbligatorio? In parole più semplici, si può rifiutare il ricovero? Cerchiamo di capirlo in questo articolo.

Il principio di autodeterminazione

Nel nostro ordinamento, vige il principio di autodeterminazione, vale a dire il diritto del paziente maggiorenne di decidere liberamente del proprio corpo. In base a questo principio, è il malato che sceglie di ricoverarsi o meno in una struttura ospedaliera e di sottoporsi o meno a trattamenti sanitari. Il ricovero, quindi, può avvenire solo dopo che il paziente sia stato adeguatamente informato sulle proprie condizioni di salute, sulla tipologia di trattamento da seguire e sui possibili rischi che potrebbero derivare alla sua persona. 

Per esercitare legittimamente il diritto all’autodeterminazione, il paziente deve essere maggiorenne (quindi deve aver compiuto almeno 18 anni) e deve essere capace di discernimento, in modo da decidere consapevolmente. Se, invece, il paziente è incapace di discernimento, allora saranno i familiari (ad esempio, il coniuge, i genitori, ecc.) a prestare o meno il consenso per il ricovero.

In presenza di questi requisiti, il malato – preventivamente informato – ha il diritto di rifiutare un ricovero anche al costo di compromettere la sua vita. 

Il trattamento sanitario obbligatorio

La Costituzione stabilisce che una persona può essere sottoposta a trattamenti sanitari contro la sua volontà solo nei casi previsti dalla legge. Questo vuol dire che il diritto di autodeterminarsi, e di conseguenza la libertà personale, trova un limite nella legge che prevede i trattamenti sanitari obbligatori (c.d. TSO), cioè quegli interventi a cui si ricorre a prescindere dal consenso del paziente. In particolare, il TSO può essere disposto con provvedimento del sindaco del comune di residenza del paziente (su proposto di due medici) in presenza di:

  • necessità ed urgenza;
  • rifiuto del ricovero o dei trattamenti sanitari da parte del paziente;
  • impossibilità di adottare altre misure, diverse dal ricovero ospedaliero.

Generalmente, si ricorre al TSO in caso di malattie mentali, di tossicodipendenza o quando il paziente è affetto da disturbi alimentari, cioè in situazioni in cui il soggetto può essere particolarmente violento e rappresentare un pericolo per sé e per gli altri. Si pensi, ad esempio, ad una persona che tenta più volte di togliersi la vita.

Disposta il TSO con ordinanza, il sindaco ha poi 48 ore di tempo per comunicare il provvedimento al giudice tutelare competente per territorio, il quale nelle successive 48 ore dovrà accertare che sussistano i requisiti di legge e convalidare il provvedimento. Il TSO dura “solo” 7 giorni, ma può essere anche prorogato su richiesta del medico.

Si può rifiutare il ricovero?

A questo punto, avrai capito che ogni persona è libera di scegliere se sottoporsi o meno alle cure mediche (ad eccezione dei casi di trattamento sanitario obbligatorio che vengono disposti per legge, a prescindere dal consenso del paziente). Ne consegue che il paziente può anche rifiutare il ricovero in ospedale o in un’altra struttura privata. In tal caso, il medico non avrà alcuna responsabilità se, ad esempio, il paziente dovesse morire.

La libertà di autodeterminazione, però, vale a condizione che:

  • il paziente sia maggiorenne e capace di discernimento (cioè deve essere consapevole dei rischi a cui va incontro);
  • il paziente sia stato adeguatamente informato sul proprio stato di salute, sui benefici e sui rischi del trattamento sanitario da seguire e sui su trattamenti alternativi.

In presenza di questi requisiti, quindi, il paziente può decidere di non ricoverarsi e né i medici né i familiari possono sindacare tale scelta. 

Recentemente, si è verificato il caso di un ragazzo maggiorenne affetto dal disturbo del comportamento alimentare (nel caso di specie, anoressia) che aveva rifiutato il ricovero in ospedale e quindi le cure mediche. I genitori, pur di salvarlo, avevano chiesto che venisse disposto un TSO. In tal caso, tuttavia, non c’erano i presupposti per procedere al trattamento sanitario obbligatorio, in quanto il ragazzo aveva rassicurato i medici che poteva farcela da solo.

Un medico può rifiutare il ricovero di un paziente?

Un medico può legittimamente rifiutare il ricovero di un paziente, solo se ritiene che ci sia un pericolo reale ed effettivo che possa portare conseguenze dannose per la sua salute.

Facciamo un esempio pratico: una donna si reca al pronto soccorso per una grave ernia al disco. Il medico le dice che deve essere ricoverata perché probabilmente subirà una operazione. La manda, quindi, al reparto di chirurgia, dove il chirurgo rifiuta di ricoverarla dicendole che probabilmente ha bisogno solo di riposo. Dopo qualche settimana, però, la donna fatica a camminare. In questo caso, il chirurgo potrebbe essere accusato, in particolare, del reato di rifiuto di atti di ufficio per aver ostacolato il ricovero della donna che si era presentata in evidente stato di sofferenza. Se, invece, una persona si presenta in ospedale e dichiara di soffrire di un semplice mal di pancia, il rifiuto di farla ricoverare è più che legittimo, in quanto non vi è alcun pericolo o urgenza.



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