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A quali alimenti si può essere intolleranti?

11 Marzo 2020 | Autore: Roberta Jerace
A quali alimenti si può essere intolleranti?

Cosa sono le intolleranze alimentari; a quali alimenti si può essere intolleranti; gli esami per le intolleranze alimentari.

Se ti è capitato di stare male ripetutamente dopo aver mangiato un determinato cibo, probabilmente hai pensato che si potesse trattare di un’intolleranza alimentare. Un dato confortante è che circa il 20% della popolazione ritiene di essere affetto da un’allergia o un’intolleranza alimentare, ma in realtà, una volta effettuate le analisi, solo in un decimo di queste persone risulta confermata una reazione avversa. Non è così facile, quindi, essere intolleranti a un alimento ma è bene fare chiarezza e capire a quali alimenti si può essere intolleranti?

Dopo aver chiarito quali sono le differenze tra allergie e intolleranze alimentari e quali sono le caratteristiche che distinguono le une dalle altre, passeremo in rassegna i principali alimenti ai quali si può essere intolleranti e vedremo quali sono gli esami e i test specifici per diagnosticarle.

Cosa sono le intolleranze alimentari

Quando si parla di intolleranze alimentari la prima cosa da fare è una distinzione tra le allergie alimentari e le intolleranze vere e proprie.

Le allergie sono delle reazioni del sistema immunitario nei confronti di un cibo che viene mangiato senza nessun effetto dal resto della popolazione. Questa reazione può essere anche molto pericolosa e portare persino allo shock anafilattico, inoltre si manifesta in un tempo compreso tra pochi minuti e un paio di ore.

Le intolleranze, invece, non coinvolgono il sistema immunitario e sono reazioni che possono essere spiacevoli, ma non pericolose per la vita. Spesso, chi è intollerante a un alimento o a una sua componente può consumare quel cibo senza che questo faccia scaturire grandi disagi, tuttavia, le conseguenze si sviluppano nel corso del tempo. Quando questi cibi sono assunti in quantità importanti e per tempi molto prolungati si crea un accumulo di sostanze sgradite nel corpo che inizia recepirle come “tossiche”, scatenando così le reazioni infiammatorie che costituiscono la sintomatologia associata alle intolleranze.

I sintomi delle intolleranze sono molto spesso legati a problemi intestinali, ma possono anche essere molto vari, tra questi vi sono: dolori addominali, diarrea, vomito, sangue nelle feci, gonfiore addominale, stipsi, meteorismo e aerofagia, afte, cefalee o emicranie, eccessiva perdita o aumento di peso, disturbi del sonno, stanchezza cronica, eczemi, ecc.; non si tratta di sintomi pericolosi, ma in alcuni casi possono trasformarsi in sintomi cronici.

Nella maggior parte dei casi, basta eliminare dalla propria dieta quel determinato alimento per un certo periodo (di solito, è sufficiente qualche settimana) e reintrodurlo gradualmente per far rientrare la sintomatologia legata all’intolleranza alimentare e comprendere i propri livelli di tollerabilità.

A quali alimenti si può essere intolleranti

L’intolleranza al latte è una delle intolleranze più frequenti. Si tratta di un’intolleranza enzimatica, cioè dovuta all’incapacità dell’organismo di metabolizzare alcune sostanze. È più comune nelle regioni meridionali dell’Italia ed è molto diffusa in Asia e alcune regioni dell’America.

L’intolleranza al lattosio è dovuta alla mancanza o all’insufficiente produzione di lattasi da parte del corpo. Il lattosio è lo zucchero presente nel latte che dev’essere scomposto nelle sue due componenti (galattosio e glucosio) dalla lattasi per poter essere digerito, se manca questo enzima il latte non verrà tollerato dal corpo. Questa intolleranza dipende dal quantitativo di cibi contenenti lattosio che vengono ingeriti e la sintomatologia aumenta proporzionalmente al quantitativo di lattosio assunto. La buona notizia è che il nostro organismo può essere in un qualche modo abituato lentamente al consumo di lattosio attraverso una reintroduzione lenta dei cibi che lo contengono. Non è quasi mai necessario eliminare completamente i latticini ma risulta fondamentale prestare attenzione alla tua personale soglia di tolleranza.

L’intolleranza alle uova può essere relativa solo al tuorlo o solo all’albume ma anche alle uova nella loro interezza. In passato questa intolleranza colpiva per lo più i neonati in via di svezzamento che potevano aver disturbi della digestione fino al 50% dei casi. Nei bambini viene, infatti, consigliata l’introduzione nella dieta solo a partire dall’anno di età e utilizzando prima solo il tuorlo per poi passare all’alimento intero.

Oggi, le difficoltà digestive sono sempre più frequenti anche nella popolazione adulta poiché le numerose proteine contenute in questo alimento sono in grado di provocare reazioni nel corpo umano. Se sei intollerante a questo alimento devi ricordarti di prestare attenzione a tutti i cibi che si trovano in commercio e che sono preparati con le uova come: maionese, pasta all’uovo, biscotti, cibi precotti o impanati, torte, gelati, budini e in generali tutti i cibi prodotti industrialmente in cui viene spesso utilizzato l’uovo come additivo.

I lieviti come il lievito di birra o i lieviti usati per panificare possono venire male assorbiti dall’intestino che tende a gonfiarsi, a non permettere un’evacuazione regolare e soprattutto a non metabolizzare correttamente i principi nutritivi. Se non tolleri gli alimenti lievitati si tratta molto probabilmente dell’ingestione di alimenti che hanno subito una lievitazione troppo rapida con l’aggiunta di alfa-amilasi, un enzima la cui fermentazione nell’intestino può provocare difficoltà digestive e formazione di gas.

Con FODMAP (Olisaccaridi, Disaccaridi, Monosaccaridi Fermentabili e Polioli) si indicano tutti quegli alimenti che possono creare problemi all’apparato digerente poiché gli zuccheri in essi presenti fermentano nell’intestino, tra di essi vi sono: farina, legumi, aglio e cipolla (oligosaccaridi); latte, yogurt e latticini (disaccaridi); miele, agave, fichi, mango (monosaccaridi); xilitolo, sorbitolo, mannitolo, prugne, albicocche, pesche, ciliegie, funghi, cavolfiori (polioli).

La frutta secca (noci, nocciole, arachidi, mandorle anacardi) ma anche semi oleosi, soia, fragole, banane, cioccolato, vino rosso, birra, spinaci, pomodori; possono dar luogo a fenomeni di intolleranza che possono irritare la mucosa digestiva a causa della presenza di istamina negli alimenti.

Nonostante la sintomatologia associata possa far presumere una vera e propria allergia non si tratta di un’attivazione immunitaria ma di reazioni compatibili con quelle che vengono definite sindromi pseudoallergiche. L’istamina è un composto azotato diffuso nell’organismo umano che ha un ruolo significativo nelle risposte infiammatorie, i soggetti a rischio di intolleranza all’istamina rappresentano solo l’1% della popolazione e si tratta di coloro che hanno un’insufficienza dell’enzima diaminossidasi che partecipa alla degradazione dell’istamina a livello intestinale. Se fai parte di questi soggetti basterà seguire una dieta priva di alimenti istamino-liberatori per ottenere una regressione immediata dei sintomi.

L’ipersensibilità alla caffeina è una ridotta capacità di alcune persone di metabolizzare la caffeina. Sintomi come tachicardia, agitazione, insonnia o ansia subentrano nella maggior parte delle persone solo dopo che si è superata una soglia di almeno 5 tazzine di caffè in una giornata. Tuttavia, una piccola percentuale di popolazione sviluppa questa sintomatologia, che pare abbia ragioni genetiche, anche dopo l’assunzione di modesti quantitativi di caffè.

L’intolleranza all’alcool è causata dall’incapacità del corpo di metabolizzare l’alcool a causa di una predisposizione genetica; cioè una mancanza di enzimi appropriati per abbattere le tossine dell’alcool. Tuttavia, le reazioni di intolleranza possono essere causate da altri elementi presenti nelle bevande alcoliche come solfiti, prodotti chimici, altri ingredienti o istamina; solo un esame medico attento e le analisi specifiche possono portare a una diagnosi di intolleranza all’alcool, in tal caso l’unica cura possibile è non ingerire alcolici di alcun tipo.

L’intolleranza al glutine si verifica quando il sistema immunitario reagisce al glutine (una proteina) contenuto in alcuni cereali (frumento, kamut, farro, orzo, avena, segale). La celiachia è una malattia dell’apparato digerente che può portare a un danneggiamento dell’intestino e provocare numerose altre malattie come tumori, morbo di Parkinson, disturbi psichiatri importanti e molti altri. L’unica cura possibile è una dieta priva di glutine, tuttavia, i sintomi possono essere scambiati per quelli di molte altre malattie per cui sono necessari esami specifici per diagnosticare con certezza questo tipo di intolleranza.

Gli esami per le intolleranze alimentari

Dopo aver escluso le allergie alimentari attraverso i test specifici, puoi procedere con una dieta a eliminazione per comprendere a quali alimenti potresti essere intollerante. Per alcune settimane dovrai tenere un diario alimentare in cui segnare gli alimenti che consumi, quali sintomi si verificano e quando compaiono. Quando avrai un’idea di quali sono gli alimenti che ti creano disturbi, potrai procedere con l’eliminazione di quegli alimenti dalla tua dieta escludendoli uno alla volta per verificare gli effetti. Dopo un periodo tra due e sei settimane potrai reintrodurre l’alimento e verificare se i sintomi si ripresentano. La raccomandazione è di eseguire questa verifica sotto stretto controllo medico per evitare carenze nutritive pericolose.

Sfortunatamente, non esistono test per le intolleranze alimentari che abbiano un fondamento scientifico. Tra i pochi esami riconosciuti dalla comunità medica vi sono: il breath-test per verificare l’intolleranza al lattosio e al fruttosio; gli esami genetici per l’intolleranza all’alcol e i test necessari a verificare la presenza di celiachia (esami ematici e gastroscopia con biopsia).

Ultime sentenze sulla celiachia

Tra le ultime sentenze sulla celiachia leggiamo che è legittima l’erogazione in forma diretta, da parte delle aziende sanitarie locali, dell’assistenza sanitaria integrativa. In particolare, di quelle prestazioni che riguardano la fornitura agli assistiti di presidi sanitari come gli alimenti relativi alla celiachia.

Inoltre, i messaggi pubblicitari degli integratori alimentari cui sono attribuite soluzioni efficaci e generalizzate sui disturbi causati da intolleranze alimentari sono da considerarsi ingannevoli poiché non vi sono evidenze scientifiche in grado di comprovare le proprietà attribuite al prodotto, soprattutto nel caso di intolleranze alimentari come la celiachia che sono vere e proprie patologie.

Quali sono i tempi di attesa per visite, esami e ricoveri? GUARDA IL VIDEO



Di Roberta Jerace


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