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Pignoramento per crediti alimentari: limiti

11 Marzo 2020 | Autore:
Pignoramento per crediti alimentari: limiti

Crediti alimentari: cosa sono, quali soggetti sono tenuti al loro pagamento, i presupposti e la differenza con i crediti da mantenimento. Il pignoramento per crediti alimentari e i limiti entro i quali può essere eseguito.  

Quando un soggetto contrae un debito e non lo salda nei tempi e nei modi previsti, il creditore può agire nei suoi confronti iniziando una procedura di espropriazione forzata al fine di recuperare quanto a lui dovuto. In parole più semplici, egli può pignorare beni mobili (espropriazione forzata mobiliare) o immobili (espropriazione forzata immobiliare) di proprietà del debitore ovvero beni mobili di valore economico o crediti del debitore che non si trovano in suo diretto possesso ma nella disponibilità di un’altra persona, sua debitrice (espropriazione presso terzi).

E’ questo, ad esempio, il caso del pignoramento della pensione, dove il terzo è rappresentato dall’ente di previdenza o di quello dello stipendio, dove il terzo è il datore di lavoro del debitore. A tale tipo di espropriazione forzata il creditore può ricorrere per ottenere il pagamento di crediti particolari, quelli così detti alimentari. Tuttavia, lo stipendio o la pensione non possono essere pignorati per intero in quanto ci sono delle soglie minime al di sotto delle quali non è consentito scendere. Più precisamente nel caso di pignoramento per crediti alimentari, i limiti vengono stabiliti dal giudice dell’esecuzione tenuto conto dell’ammontare del credito e dello stipendio/pensione pignorata.

Cosa sono i crediti alimentari

I crediti alimentari sono le prestazioni di assistenza materiale dovute per legge alla persona che si trova in stato di bisogno economico anche se per propria colpa [1].

Essi trovano la loro fonte nel dovere di solidarietà, previsto dalla nostra Costituzione [2]. Pertanto, i componenti di una famiglia sono obbligati a prestare assistenza materiale e/o economica ai propri congiunti, ovvero ai soggetti ai quali sono legati da vincoli di parentela, adozione od affinità, che versano in situazioni di difficoltà.

Quali sono i soggetti obbligati per i crediti alimentari

I soggetti tenuti all’obbligazione alimentare (alimentanti), cioè quelli che devono pagare i crediti alimentari, si distinguono per gradi, a seconda del legame che li unisce al familiare bisognoso (alimentando).

Questi deve essere aiutato nell’ordine da:

  • il coniuge. In merito, va evidenziato che il coniuge è tenuto all’obbligazione alimentare nei confronti dell’altro coniuge solo qualora non sussista già l’obbligo di mantenimento. Ad esempio il marito separato con addebito il quale provvede al mantenimento dell’ex moglie, non può essere obbligato anche per crediti alimentari nei confronti della stessa. Inoltre, l’obbligo alimentare perdura finché vi è il matrimonio (quindi anche in caso di separazione); in caso di divorzio esso viene a cessare, ma può essere sostituito dall’assegno divorzile;
  • i figli, legittimi o legittimati o naturali o adottivi, e in loro mancanza i discendenti prossimi, anche naturali. Sono inclusi tutti gli adottivi: tanto gli adottati dopo la maggiore età quanto i minori adottati in casi particolari;
  • i genitori e in loro mancanza, gli ascendenti prossimi. Nei confronti dei figli (anche se maggiorenni), i genitori sono tenuti al mantenimento fino a che non abbiano raggiunto una indipendenza economica. Se i figli, dopo avere raggiunto l’autonomia economica, si trovano in stato di bisogno hanno comunque diritto agli alimenti;
  • gli adottanti;
  • i generi e le nuore;
  • i suoceri;
  • i fratelli e le sorelle germani, cioè quelli che hanno in comune entrambi i genitori;
  • i fratelli e le sorelle unilaterali, ovvero quelli che hanno in comune un solo genitore (il padre o la madre).

Fra fratelli e sorelle corre l’obbligo di corrispondere gli alimenti limitatamente alle esigenze primarie. E’ tuttavia dovuta la contribuzione alle spese di istruzione per un fratello o una sorella minorenne.

L’obbligo sorge a carico di chi si trova nel grado più vicino, secondo l’ordine sopra indicato. Nel caso di più persone nello stesso grado, l’obbligazione si divide in proporzione delle loro condizioni economiche.

Quali sono le altre ipotesi di crediti alimentari

L’obbligazione alimentare grava anche su:

  • il donatario, con precedenza su tutti gli altri obbligati. Perciò, colui che ha ricevuto una donazione è tenuto a prestare assistenza materiale e/o economica nei confronti del suo benefattore (donante), qualora questi versi in stato di bisogno;
  • il coniuge a cui sia imputabile la nullità del matrimonio in favore dell’altro coniuge che, invece, era in buona fede, ove non vi siano altri obbligati. Il legislatore italiano ha previsto espressamente i casi di nullità del matrimonio. Ad esempio si ha nullità del matrimonio quando lo stesso viene celebrato in mancanza degli specifici requisiti [3] oppure quando il consenso prestato è il frutto di violenza o minaccia [4];
  • i genitori nei confronti del figlio non riconoscibile, se divenuto maggiorenne e si trova in stato di bisogno.

Quali sono i presupposti dei crediti alimentari

I presupposti dell’obbligazione alimentare sono:

  • la sussistenza di una situazione di bisogno dell’alimentando e l’impossibilità di provvedere in tutto o in parte al proprio mantenimento;
  • la disponibilità economica dell’alimentante oltre al vincolo di parentela (o di gratitudine, nel caso di donazione) intercorrente tra i due soggetti.

Chi chiede gli alimenti deve trovarsi in una situazione tale da non poter provvedere, autonomamente, a soddisfare le proprie più elementari esigenze di vita. A tal fine deve dimostrare ad esempio di non percepire un reddito sufficiente e di non essere riuscito a trovare un posto di lavoro o, ancora, ad avviare un’attività in proprio.

Naturalmente, l’attività lavorativa offerta a chi chiede gli alimenti deve essere adeguata alla sua condizione sociale, culturale e professionale. Perciò, il padre non può rifiutarsi di pagare gli alimenti al figlio che si trova in difficoltà economiche, sostenendo che lo stesso ha rifiutato un lavoro da magazziniere se si tratta di un laureato in medicina.

Come può essere adempiuto l’obbligo alimentare

L’obbligo alimentare può essere soddisfatto anche solo ospitando, presso la propria abitazione, colui che ne ha diritto.

La prassi più frequentemente adottata resta, tuttavia, quella del versamento degli assegni alimentari.

E’ ovvio che l’importo di tale assegno deve essere commisurato al bisogno di colui a cui è destinato, come pure deve tener conto della capacità economico-patrimoniale del soggetto obbligato al versamento.

Il diritto agli alimenti, avendo natura strettamente personale, non può essere ceduto né può formare oggetto di transazione, rinuncia o compensazione.

Qual è la differenza tra crediti alimentari e mantenimento

I crediti alimentari non vanno confusi con i crediti da mantenimento, dovuti da un coniuge all’altro nel caso di separazione/divorzio ovvero dai genitori nei confronti dei figli. Infatti, i crediti da mantenimento non presuppongono una situazione di bisogno, intesa come incapacità di provvedere alle fondamentali esigenze di vita, e devono essere assolti a prescindere da ogni formalità e richiesta.

Nel caso specifico di separazione personale o divorzio, l’assegno di mantenimento è erogato per consentire al coniuge che lo percepisce, la possibilità di condurre un tenore di vita economico simile a quello concessogli durante il matrimonio. Perciò, l’importo potrebbe anche essere superiore a quanto strettamente necessario per le sue esigenze di vita più elementari.

Quali sono i limiti per il pignoramento di crediti alimentari

Nel momento in cui sussiste un’obbligazione alimentare, l’alimentante può essere costretto a versare i relativi crediti in forma coattiva, ossia attraverso un’espropriazione forzata.

Nella maggior parte dei casi, il creditore ricorre ad un’espropriazione forzata presso terzi, sottoponendo a vincolo lo stipendio o la pensione dell’obbligato ma entro determinati limiti.

Stipendio

La legge prevede che le somme dovute dai privati a titolo di stipendio, di salario o di altre indennità relative al rapporto di lavoro o di impiego comprese quelle dovute a causa di licenziamento, possono essere pignorate per crediti alimentari nella misura autorizzata dal presidente del tribunale o da un giudice da lui delegato [5].

Tali somme possono essere pignorate nella misura di un quinto per i tributi dovuti allo Stato, alle province e ai comuni, ed in eguale misura per ogni altro credito [6].

Se nello stesso tempo vengono effettuati più pignoramenti per cause diverse ad esempio per crediti alimentari e per crediti dovuti all’Agenzia delle Entrate-Riscossione (crediti tributari), il pignoramento non può estendersi oltre alla metà dell’ammontare delle somme predette [7].

Altre regole valgono per il caso in cui lo stipendio è accreditato dall’azienda sul conto corrente postale o bancario del lavoratore. Infatti, se l’accredito avviene prima del pignoramento, le somme dovute a titolo di stipendio possono essere pignorate per l’importo eccedente il triplo dell’assegno sociale.

Per il 2020, l’importo dell’assegno sociale è pari a 459,83 euro. Dunque, potrà essere pignorata la parte di stipendio eccedente la somma di 1.379,49 euro (459,83 x 3). Ad esempio su uno stipendio di 2.000 euro vanno detratti 1.379,49 euro, per cui è possibile pignorare 620,51 euro;

Se l’accredito ha luogo alla data del pignoramento o successivamente, le somme dovute a titolo di stipendio possono essere pignorate per gli stessi importi già visti in precedenza. Quindi, per i crediti alimentari nella misura autorizzata dal presidente del tribunale o dal giudice delegato mentre per ogni altro credito nel limite di 1/5 e per il pignoramento in concorso di più cause creditorie (alimenti, tributi, altre cause) fino alla metà dello stipendio [8].

Pensione

Relativamente alla pensione la legge stabilisce un limite minimo pignorabile oltre il quale non è possibile aggredire l’assegno pensionistico. Tale soglia, fissata nella misura di 1,5 volte l’importo dell’assegno sociale che viene aggiornato di anno in anno [9], rappresenta il minimo vitale al di sotto del quale non è possibile privare il debitore dei mezzi minimi di sostentamento.

Considerato che l’importo dell’assegno sociale è pari a 459,83 euro, il limite di pensione non aggredibile è 689,74 euro (459,83 euro + il 50% di 459,83 euro, cioè 229,91 euro). Sulla parte della pensione eccedente tale importo, la legge dispone che si può effettuare il pignoramento solo nel limite di un quinto o, se si tratta di crediti alimentari, nella misura autorizzata dal giudice.

Se il pensionato ha più debiti di diversa specie (ad es. un debito di natura alimentare e uno nei confronti di una banca), i relativi pignoramenti potranno concorrere fino alla metà della somma eccedente il minimo vitale.

Se la pensione viene versata sul conto corrente del pensionato (modalità prevista per le pensioni superiori a 1.000 euro), il pignoramento avviene nei confronti della banca alla quale viene notificato l’atto di pignoramento. In tal caso  bisogna distinguere tra ipotesi diverse.

Se le somme si trovano già accreditate sul conto corrente (ossia i risparmi da mensilità di pensione precedente non spese), il pignoramento si può estendere solo alla parte che supera il triplo dell’assegno sociale, cioè che supera 1.379,49 euro (459,83 x 3).

Invece, per le mensilità di pensione che vengono accreditate successivamente alla notifica del pignoramento e sino ad estinzione totale del debito, le somme dovute a titolo di pensione possono essere pignorate per crediti alimentari, nella misura autorizzata dal presidente del tribunale o da un giudice da lui delegato mentre per ogni altro credito nel limite di 1/5 e per il simultaneo concorso delle cause indicate precedentemente non può estendersi oltre alla metà dell’ammontare delle somme predette.

Quali pensioni non possono essere pignorate

Esistono delle pensioni che non possono essere pignorate neanche per crediti alimentari.

Nello specifico, si tratta di quelle dovute per malattie o invalidità e per sostegni ai poveri e cioè:

  • la pensione sociale;
  • la pensione di invalidità;
  • l’assegno di accompagnamento.

note

[1] Artt. 433 e segg. c.c.

[2] Art. 2 Cost.

[3] Artt. 84-89 c.c.

[4] Art. 122 c.c.

[5] Art. 545, 3° comma, c.p.c.

[6] Art. 454, 4° comma, c.p.c.

[7] Art. 454, 5° comma, c.p.c.

[8] Art. 454, 8° comma, c.p.c.

[9] Art. 454, 7° comma, c.p.c.


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