Diritto e Fisco | Articoli

Quante volte si può divorziare?

24 Aprile 2020 | Autore: Marina Moretti
Quante volte si può divorziare?

Scioglimento definitivo del vincolo matrimoniale: quante volte si può ottenere?

Sei divorziato e hai intrapreso da poco una relazione con un’altra donna, con la quale vai d’amore e d’accordo. In futuro vorrete sposarvi e creare una nuova famiglia. Tu sei al settimo cielo, ma anche un po’ spaventato. Sebbene ci sia una bella intesa tra di voi, hai paura che la relazione possa finire da un momento all’altro. Dopotutto, hai già alle spalle la fine di un matrimonio. Per questo ti domandi: quanto volte si può divorziare? Te lo spiego in questo articolo.

Cos’è il divorzio?

Il divorzio determina:

  • lo scioglimento definitivo del vincolo matrimoniale: nel caso di matrimonio civile, ossia di matrimonio celebrato in comune davanti all’ufficiale di stato civile;
  • la cessazione degli effetti civili del matrimonio: nel caso di matrimonio concordatario, ossia di matrimonio celebrato in Chiesa e poi regolarmente trascritto nei registri di stato civile. In quest’ultimo caso, però, permangono comunque gli effetti del matrimonio dal punto di vista religioso (a meno che non si ottenga una sentenza di annullamento o di nullità da parte del Tribunale Ecclesiastico o della Sacra Rota).

Divorzio e separazione: qual è la differenza?

Devi sapere che il divorzio si differenzia dalla separazione legale per quanto riguarda gli effetti. In particolare:

  • il divorzio produce la fine del matrimonio e gli ex coniugi riacquistano lo stato libero, nel senso che sono liberi di sposarsi di nuovo in comune;
  • la separazione legale sospende solo gli effetti del matrimonio, in attesa di una riconciliazione o di un provvedimento del giudice che dichiari il divorzio.

In quali casi si può divorziare?

Secondo la legge, il divorzio è ammesso in caso di:

  • separazione legale tra coniugi che duri almeno 12 mesi (se la separazione è giudiziale) o 6 mesi (se la separazione è consensuale) a far data dall’avvenuta comparizione dei coniugi dinanzi al presidente del tribunale;
  • condanna penale di un coniuge per reati particolarmente gravi come ad esempio  incesto, violenza sessuale, prostituzione, omicidio volontario o tentato di un figlio, maltrattamenti, ecc.;
  • annullamento o lo scioglimento del vincolo matrimoniale del coniuge straniero;
  • non consumazione del matrimonio: nel senso di mancato rapporto sessuale tra i coniugi;
  • cambio di sesso di uno dei coniugi accertato con sentenza.

Il giudice, oltre ad accertare la presenza di una delle suddette cause, è chiamato anche a verificare la fine della comunione spirituale e materiale tra i coniugi.

Quanto volte si può divorziare?

Come già anticipato, con la sentenza di divorzio gli ex coniugi acquistano lo stato libero. Questo vuol dire che se hai ottenuto il divorzio, allora sarai libero di sposarti nuovamente ma soltanto in comune, quindi con il rito civile.

Per la Chiesa, infatti, il matrimonio è un sacramento indissolubile che dura fino alla morte dei coniugi (a meno che non intervenga una sentenza di annullamento o di nullità). Ne consegue che il numero di volte che puoi divorziare è pari al numero dei matrimoni contratti. Supponiamo, ad esempio, che dopo il divorzio tu decida di sposarti con un’altra persona. Dopo qualche anno, però, i rapporti con la tua nuova moglie cominciano ad inclinarsi. In tal caso, sarai libero di divorziare nuovamente – sempre dopo la separazione legale – e di risposarti ancora una volta (in comune).

Divorzio: quali sono gli effetti?

Con la sentenza che pronuncia il divorzio si produrranno i seguenti effetti:

  • scioglimento del vincolo matrimoniale civile o cessazione degli effetti civili del matrimonio religioso;
  • affidamento condiviso dei figli minorenni con collocazione degli stessi presso uno dei due coniugi;
  • la moglie perderà il diritto di utilizzare il cognome del marito, a meno che il giudice non riconosca la sussistenza di un interesse della donna o dei figli meritevole di tutela;
  • assegno divorzile: da corrispondere al coniuge più debole, ossia a colui che non ha i mezzi adeguati o comunque non sia in grado di procurarseli per ragioni oggettive. L’assegno divorzile può essere somministrato periodicamente, secondo una cadenza mensile, oppure in un’unica soluzione (se ritenuta equa dal tribunale) e si perde se il coniuge beneficiario contrae un nuovo matrimonio oppure diventa economicamente autosufficiente;
  • quota del Tfr: l’ex coniuge ha diritto a percepire il 40% del Tfr dell’altro coniuge per i soli anni in cui il rapporto di lavoro è coinciso con il matrimonio (compresi gli anni della separazione). Per beneficiare della quota Tfr, però, la coppia deve aver divorziato e il coniuge beneficiario deve percepire l’assegno divorzile (oltre a non aver contratto un altro matrimonio);
  • diritti successori: l’ex coniuge superstite non ha alcun diritto sull’eredità dell’ex coniuge defunto, a meno che quest’ultimo non gli lasci qualcosa con il testamento (ipotesi poco probabile);
  • pensione di reversibilità: l’ex coniuge superstite beneficiario di un assegno di divorzio ha diritto alla pensione di reversibilità dell’ex coniuge defunto (oppure ad una sua quota), a condizione che nel frattempo non abbia contratto un nuovo matrimonio.

Tipologie di divorzio

Il divorzio può essere:

  • congiunto o consensuale quando i coniugi sono d’accordo sulla regolamentazione degli aspetti principali, quali l’assegno di mantenimento, la casa, l’affidamento dei figli minori, ecc. Il divorzio congiunto può essere richiesto da entrambi i coniugi e il procedimento si svolge innanzi al Tribunale in camera di consiglio, cioè con una procedura molto più veloce. In tal caso, verrà redatto un ricorso congiunto sottoscritto da entrambi i coniugi. All’udienza di comparizione, il giudice dovrà esperire il tentativo di conciliazione e, se fallisce, dovrà verificare l’esistenza dei requisiti previsti dalla legge e valutare che le condizioni stabilite dai coniugi rispondano all’interesse dei figli. A questo punto, emetterà la sentenza con la quale pronunzierà lo scioglimento del matrimonio o la cessazione dei suoi effetti civili;
  • giudiziale: quando il divorzio è chiesto da un solo coniuge. In tal caso, non c’è accordo tra coniugi e occorrerà avviare una causa in piena regola. Il procedimento si svolge davanti al presidente del Tribunale, il quale dovrà tentare sempre la riconciliazione e accertare che la comunione spirituale e materiale tra i coniugi non possa più essere mantenuta o ricostituita.

Divorzio: negoziazione assistita 

I coniugi che hanno intenzione di divorziare consensualmente possono farlo anche con la negoziazione assistita oppure tramite una dichiarazione da effettuare in comune davanti al sindaco. Nel primo caso si tratta di una procedura facoltativa con cui i coniugi, assistiti dai rispettivi avvocati, cercano di trovare un accordo per risolvere il tutto in modo bonario.

In pratica, la procedura ha inizio con l’invio di un invito a concludere la convenzione per il divorzio. Se l’altra parte non risponde o rifiuta l’invito, tale condotta verrà valutata dal giudice in un eventuale giudizio. I coniugi devono cercare di trovare un accordo entro un termine stabilito, in ogni caso non inferiore a un mese dall’inizio della procedura di negoziazione.

Raggiunto l’accordo, questo viene sottoscritto dagli avvocati e dai coniugi. Una copia autenticata dell’accordo verrà poi trasmessa all’ufficiale dello stato civile del comune in cui il matrimonio fu trascritto. Se la coppia non ha figli minorenni, incapaci o portatori di handicap gravi, allora sarà necessario il nullaosta del pubblico ministero.

Se, invece, ci sono figli minorenni, incapaci o portatori di handicap gravi, l’accordo deve essere trasmesso entro 10 giorni al pubblico ministero, il quale potrà rilasciare lui stesso l’autorizzazione oppure trasmettere l’accordo al presidente del tribunale, affinché ordini la comparizione dei coniugi.

In alternativa, la coppia può optare per la seconda soluzione e scegliere di divorziare dinanzi al sindaco senza la presenza di avvocati. Tale possibilità, tuttavia, è preclusa qualora vi siano patti di trasferimento patrimoniale (ossia trasferimenti di beni immobili, mobili o somme di denaro) o vi siano figli minori, incapaci o portatori di handicap gravi o non autosufficienti dal punto di vista economico.

Dopo quanto tempo si può chiedere il divorzio?

Dalla separazione al divorzio deve passere un periodo di tempo pari a:

  • 12 mesi se la separazione è stata giudiziale;
  • 6 mesi se la separazione è stata avviata in forma giudiziale e successivamente, nelle more del giudizio, si è trasformata in consensuale;
  • 6 mesi se la separazione è stata consensuale;
  • 6 mesi in caso di separazione in comune davanti all’ufficiale di stato civile;
  • 6 mesi in caso di negoziazione assistita.

In caso di separazione giudiziale o consensuale, il termine dei 12 mesi o dei 6 mesi inizia a decorrere dalla data della prima udienza in cui le parti si sono presentate davanti al presidente del tribunale per il tentativo di conciliazione. Per la separazione in Comune, invece, il termine decorre dalla data dell’atto contenente l’accordo di separazione formato davanti all’ufficiale di stato civile.

Infine, per la separazione avvenuta con la negoziazione assistita, il termine per il divorzio decorre dalla data certificata nell’accordo di separazione raggiunto a seguito di convenzione.

Divorzio: l’annotazione della sentenza 

La sentenza di divorzio, una volta emessa, deve essere trasmessa all’ufficiale di stato civile affinché provveda all’annotazione nel registro di stato civile del luogo in cui fu trascritto il matrimonio.

Si può chiedere la modifica delle condizioni del divorzio?

Forse non sai che in ogni momento puoi chiedere la modifica delle condizioni del divorzio qualora la richiesta sia giustificata da motivi sopravvenuti. Ad esempio, peggiorano le condizioni economiche del coniuge obbligato all’assegno di divorzile. Questo vuol dire che il coniuge obbligato non può decidere autonomamente di sospendere il pagamento oppure ridurre l’importo dell’assegno, ma deve prima rivolgersi al giudice, il quale emetterà una pronuncia in merito.



Di Marina Moretti


Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema (max 1000 caratteri). Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA

Canale video Questa è La Legge

Segui il nostro direttore su Youtube