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Responsabilità odontoiatra: ultime sentenze

25 Marzo 2020
Responsabilità odontoiatra: ultime sentenze

Scopri le ultime sentenze su: responsabilità professionale dell’odontoiatra; danno alla salute del paziente; diritto del paziente al risarcimento dei danni; requisiti necessari per il legittimo svolgimento dell’attività di odontoiatra; reato di esercizio abusivo della professione; prova dell’insorgenza o dell’aggravamento della patologia; realizzazione di protesi dentarie; degrado dell’apparato dentario del paziente; responsabilità per lesioni colpose dell’odontoiatra.

Responsabilità professionale odontoiatrica

Si profila ipotesi di responsabilità professionale dell’odontoiatra quando l’azione o l’omissione del sanitario sia dipesa da un suo comportamento (imperizia, imprudenza, negligenza oppure inosservanza di leggi, ordini, regolamenti e discipline) e a essa sia conseguito un nocumento al paziente.

Affinché si configuri una responsabilità professionale odontoiatrica con conseguente richiesta di risarcimento di danno da parte del paziente, devono di necessità sussistere, le seguenti condizioni: errore (inescusabile) nel trattamento ortodontico; danno alla salute del paziente inteso quale peggioramento rispetto allo stato anteriore; nesso di causalità tra il danno riportato dal paziente e l’errore nel trattamento ortodontico.

Tribunale Bari sez. III, 09/08/2018, n.3563

Presupposti per il legittimo esercizio della professione

In tema di esercizio abusivo della professione, di cui all’art. 348 c.p., lo svolgimento dell’attività di odontoiatra, disciplinata dalla l. 24 luglio 1985, n. 409, in via ordinaria, è consentito solo a colui che, dopo il conseguimento della laurea in odontoiatria e protesi dentaria, abbia superato l’esame di Stato e sia iscritto al relativo albo, nonché, limitatamente al regime transitorio previsto dall’art. 20 della medesima legge, ai laureati in medicina e chirurgia, iscritti all’albo degli odontoiatri, qualora sussista una delle seguenti condizioni: a) immatricolazione al relativo corso di laurea prima del 28 gennaio 1980; b) immatricolazione negli anni compresi tra il 1980-81 ed il 1984-85 con superamento delle prove attitudinali previste per l’iscrizione all’Albo degli odontoiatri di cui al d.lg. 13 ottobre 1998, n. 386; c) conseguimento della specializzazione in campo odontoiatrico da parte di un soggetto immatricolato negli anni compresi tra il 1980-81 ed il 1984-85, esonerato dalle prove attitudinali.

Cassazione penale sez. VI, 09/11/2017, n.2691

Mancata acquisizione del consenso informato

Risponde del reato di lesioni colpose di cui all’art. 590 c.p. il medico odontoiatra cha abbia sottoposto un paziente ad un duplice intervento di implantologia destinato a creare la base di appoggio per protesi dentale mobile determinando un precoce insuccesso, senza informare il paziente dell’elevato rischio di insuccesso e senza gestire correttamente la presenza di un’infezione tra il primo e il secondo intervento (nello specifico l’odontoiatra non aveva rispettato la procedura formale che prevede l’acquisizione del consenso informato scritto da parte del paziente).

Cassazione penale sez. IV, 27/01/2017, n.10271

Mancanza di diligenza dell’odontoiatra

Anche se l’odontoiatra nella fase anamnestica e clinico -obbiettiva ha rilevato sì gli aspetti di dominante problematicità, ha raccolto sì le aspettative della paziente, non ha però identificato in modo esplicito e oggettivo i dati raccolti nella fase diagnostica e strumentale nonché i fattori di rischio e le complicanze che avrebbero potuto condizionare le probabilità del successo clinico.

Una volta iniziato il rapporto curativo alle evidenze del suo stato psico -fisico è affidato interamente al sanitario, che deve condurla in piena autonomia anche rispetto alle dichiarazioni rese dal paziente in sede di anamnesi, integrando un diverso operare una palese mancanza di diligenza.

Tribunale Arezzo, 11/01/2017, n.35

Responsabilità dell’odontoiatra: il risarcimento

Deve essere escluso il risarcimento in favore del paziente, che lamentava l’esecuzione di cure dentarie malamente eseguite, allorchè sia emerso in corso di causa che la causa del danno non era da individuarsi nell’opera del medico, ma nelle condizioni pregresse del paziente, e che il medico aveva correttamente informato il paziente, segnalandogli i possibili rischi dell’intervento.

Cassazione civile sez. VI, 30/08/2016, n.17405

Falso medico odontoiatra

Sono solidalmente responsabili per i danni subiti a seguito di una serie di operazioni rivelatesi erronee e totalmente fallimentari il falso medico odontoiatra e l’odontotecnico, il quale, occupandosi dell’impianto di protesi predisposte si è assunto responsabilità di tipo medico per le quali non era abilitato professionalmente.

Cassazione civile sez. III, 16/04/2015, n.7702

Attività odontoiatrica

Qualora nel corso di un’azione ispettiva presso uno studio – gestito nella forma della società in accomandita semplice – destinato ad attività odontoiatrica si accerti che una assistente alla poltrona sta effettuando prestazioni odontoiatriche, sussiste la responsabilità disciplinare del responsabile sanitario dello studio stesso per non avere posto in essere gli accorgimenti necessari perché detta attività non fosse svolta da soggetti non abilitati.

(In una tale evenienza, in particolare – ha evidenziato la Suprema corte – non si configura una responsabilità oggettiva del responsabile sanitario, ma un comportamento omissivo di quest’ultimo. In particolare era onere dell’odontoiatra porre in essere quegli accorgimenti che la sua non continua presenza presso lo studio rendeva necessari per garantire che il personale operante presso la struttura non perpetrasse condotte abusive. In tale quadro, le prime misure da assumere vi era proprio quella di impedire interventi abusivi su pazienti, in assenza del sanitario).

Cassazione civile sez. II, 03/03/2014, n.4928

Esercizio abusivo di una professione

Risponde a titolo di concorso del delitto di esercizio abusivo di una professione chiunque consenta o agevoli lo svolgimento da parte di persona non autorizzata di un’attività professionale, per la quale sia richiesta una speciale abilitazione dello Stato (confermata nella specie la responsabilità del dentista che aveva acconsentito ad un odontotecnico di svolgere abusivamente la professione di odontoiatra. Il fatto che il dentista fosse a conoscenza dell’attività abusiva svolta dal suo collaboratore era stata desunta dal fatto che, per la prescrizione di un antibiotico, il collaboratore si era dovuto rivolgere al dentista).

Cassazione penale sez. VI, 27/02/2012, n.18154

L’installazione di protesi

In tema di responsabilità medico-chirurgica, l’odontoiatra nell’installazione di protesi è civilmente responsabile se non fornisce prova contraria alle allegazioni attoree inerenti alla sussistenza del rapporto professionale e del danno cagionato dall’inesatto adempimento, e se non prova che la prestazione implicasse la risoluzione di problemi di speciale difficoltà, cui consegue la limitazione di responsabilità professionale ai soli casi di dolo o colpa grave.

Tribunale Foggia sez. I, 20/09/2011

Responsabilità professionale dell’odontoiatra: onere probatorio

In tema di responsabilità professionale dell’odontoiatra, ai fini del riparto dell’onere probatorio, l’attore, paziente danneggiato, deve limitarsi a provare l’esistenza del contratto (o il contatto sociale) e l’insorgenza o l’aggravamento della patologia, e allegare l’inadempimento del debitore, astrattamente idoneo a provocare il danno lamentato, rimanendo a carico del debitore dimostrare che tale inadempimento non vi è stato ovvero che, pur sussistendone gli estremi, esso non è stato eziologicamente rilevante.

Cassazione civile sez. III, 21/07/2011, n.15993

Problemi dell’apparato dentale del paziente

In tema di responsabilità professionale medica, non può pretendersi di addossare al medico-odontoiatra (che in un dato arco temporale abbia curato il paziente) tutti i problemi dell’apparato dentale insorti nella vita del paziente, ivi compresi quelli riferibili a interventi eseguiti precedentemente e successivamente all’operato del professionista, avendo questi ultimi inevitabilmente interrotto il nesso di causalità tra le ipotetiche carenze terapeutiche e il danno residuato per il paziente, così impedendo (specialmente laddove non sia stata congruamente dimostrata in giudizio la responsabilità del professionista) la concreta determinazione, a carico dello stesso, di un danno risarcibile in favore del paziente.

Tribunale Monza sez. I, 02/10/2007, n.2814

Prestazione medico-odontoiatrica

La prestazione medico-odontoiatrica rientra tra le cosiddette prestazioni di opera intellettuale connotate, ai sensi dell’art. 2232 c.c., dal carattere della personalità, per cui il professionista si impegna ad eseguire personalmente l’attività oggetto del contratto, potendosi valere, sotto la propria direzione e responsabilità, di sostituti e ausiliari solo se la collaborazione è consentita dal contratto o dagli usi e non è incompatibile con l’oggetto della prestazione.

A fronte di tale carattere strettamente personalistico, la prova di un rapporto di collaborazione con terzi professionisti nell’espletamento dell’incarico ricevuto deve essere fornita in maniera rigorosa da chi agisce in giudizio per far valere la responsabilità di un odontoiatra per i danni derivati da un intervento di ortognatodonzia, dovendo altrimenti presumersi che il rapporto intercorso sia stato concluso in via autonoma con ciascuno dei professionisti che ha partecipato a una fase dell’intervento, di talchè ciascuno risponde per la prestazione specificamente effettuata.

Tribunale Marsala, 25/06/2005, n.428


7 Commenti

  1. Un problema non sempre legato all’età, ma allo stato di salute della bocca, all’igiene dentale, alle abitudini di vita del paziente, alle particolari predisposizioni genetiche a carie e agli altri problemi connessi alla cavità orale. Senonché non tutti si possono permettere la cura da uno specialista, non almeno quando la parcella deve essere pagata in un’unica soluzione. Così è normale chiedersi se si può pagare il dentista a rate. Cosa prevede la legge a riguardo?

    1. Nell’ambito dei rapporti privatistici – così come sono classificabili quelli tra paziente e medico privato – è sempre facoltà delle parti regolare i propri interessi secondo gli accordi che, di volta in volta, le stesse raggiungono. Ciò significa che, al di là della libertà nella quantificazione della parcella da erogare al professionista, quest’ultimo è libero di riconoscere sconti ed agevolazioni di pagamento. Pertanto, così come non esiste alcun diritto del paziente ad ottenere un pagamento rateizzato, allo stesso modo non c’è neanche un obbligo di saldare il conto in anticipo e in un’unica soluzione. In buona sostanza, tutto dipende dalle intese strette di volta in volta.Il rapporto che si innesca tra dentista o odontoiatra e paziente è un normalissimo contratto, come quello che si realizza quando si compra un oggetto in un negozio o si richiede l’attivazione di un’utenza del gas. E il nostro ordinamento ha stabilito il principio della cosiddetta «libertà negoziale»: i contraenti sono liberi di determinare il contenuto del loro accordo secondo le regole che preferiscono, purché queste non violino disposizioni imperative di legge, l’ordine pubblico o il buon costume. Il contratto stretto tra dentista e cliente non deve essere necessariamente scritto, come invece deve esserlo il preventivo. Può anche essere siglato con una stretta di mano, ossia verbalmente. Tuttavia, per evitare spiacevoli equivoci, sarà bene che le parti sottoscrivano per accettazione il preventivo.

    2. Veniamo ora alle regole che disciplinano la tracciabilità dei pagamenti, regole che – come noto – impongono pagamenti con bonifici, assegni, carte di credito o bancomat a partire da 3.000 euro a salire. Ci si è chiesti se, in caso di pagamento dilazionato di una parcella che superi complessivamente detto tetto, la singola rata inferiore a 3mila euro possa essere versata in contanti. Si pensi al conto del dentista di 5mila euro, pagato con 10 rate da 500 euro ciascuna. La risposta fornita dal Ministero è stata positiva: è possibile usare il cash. Difatti, quando la natura della prestazione o gli accordi delle parti rendono possibile e naturale un pagamento rateizzato (tale cioè che esso non possa ritenersi un mezzo per frodare la normativa), la singola rata può essere versata in contanti purché non superiore a 2.999,99 euro.

      1. Quando si ottiene la possibilità di pagare il dentista a rate, sarà bene farsi rilasciare una quietanza per ogni singolo pagamento effettuato in contanti. Si tratta di un diritto del paziente che il medico non può negare anche se il versamento del denaro avviene con bonifico, assegno o carta di credito. Difatti l’utilizzo dei mezzi tracciabili consente comunque – al di là della liberatoria – la prova dell’adempimento; quindi, anche senza quietanza, il cliente avrebbe sempre modo di dimostrare l’avvenuto pagamento.

  2. Quando il dentista può esercitare la professione? Quale laurea occorre? Cosa succede al dentista non in regola? Il medico chirurgo può fare l’odontoiatra?

    Agli Italiani la fantasia di certo non manca: tra truffe, furti e crimini vari, sono stati inventati mille e più modi di abbindolare il prossimo al fine di derubarlo. Esistono però delitti che consentono al reo di arricchirsi senza “rubare” nel senso stretto della parola; uno di questi è l’esercizio abusivo di una professione. Spacciarsi per avvocati, medici, dentisti o, più in generale, professionisti di un determinato settore ha sempre portato fortuna fino a che non si è stati smascherati. E qui sorgono i problemi.

    1. Oggi, per esercitare la professione di odontoiatra occorre conseguire una laurea in Odontoiatria e protesi dentale: si tratta di un percorso di studi universitari al termine del quale lo studente consegue il titolo per potersi iscrivere nell’apposito albo. Ma non è tutto. L’iscrizione, infatti, è subordinata al superamento di un esame di Stato abilitante alla professione di odontoiatra. Soltanto sostenendo e superando l’esame è possibile iscriversi all’albo degli odontoiatri ed esercitare regolarmente la professione di odontoiatra.Il problema dell’esercizio abusivo della professione di odontoiatra è particolarmente sentito in Italia perché la normativa è un po’ confusa. Abbiamo detto che, per diventare odontoiatra, occorre conseguire uno specifico diploma di laurea. Ma non è l’unica via.In Italia può esercitare la professione di odontoiatra anche il medico chirurgo (cioè, il laureato in medicina) che abbia conseguito la specializzazione odontostomatologia.A costoro si aggiungono, poi, i vecchi medici chirurghi che si sono laureati prima dell’istituzione, avvenuta nel 1985, di uno specifico corso di laurea in odontoiatria e protesi dentaria.
      Pertanto, ad oggi, in Italia può esercitare la professione di odontoiatra:
      il laureato in odontoiatria e protesi dentaria che abbia anche superato l’esame di Stato;
      il laureato in medicina e chirurgia che si sia specializzato in odontostomatologia o sia abilitato all’esercizio dell’odontoiatria;
      il laureato in medicina e chirurgia prima del 28 gennaio 1980, anche senza specializzazione in odontostomatologia.

  3. Esistono studi dentistici convenzionati con finanziarie che consentono di ottenere un prestito con pagamento rateizzato. Ciò non esclude che il paziente possa rintracciare da sé una finanziaria che gli garantisca un prestito.

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