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Responsabilità psicologo: ultime sentenze

24 Marzo 2020
Responsabilità psicologo: ultime sentenze

Leggi le ultime sentenze su: responsabilità disciplinare degli psicologi; violazione del segreto professionale; relazione medica allegata ai motivi di gravame. 

Responsabilità psicologo: violazione dell’obbligo di segreto professionale

In tema di responsabilità disciplinare degli psicologi, incorre nella violazione dell’obbligo di segreto professionale, sancito all’art. 11 del codice deontologico, il professionista che, avendo assistito marito e moglie in un percorso di coppia successivo all’adozione, contatti soggetti a questi ultimi estranei (amica e avvocati della moglie), rivelando di avere intrattenuto con i coniugi rapporti professionali, e predisponga una relazione di parte, depositata nel procedimento civile sulla decadenza dalla responsabilità genitoriale e in quello penale, scaturito dalla denuncia nei riguardi del marito per violenza sessuale nei confronti della figlia adottiva, utilizzando informazioni sui problemi della coppia e della famiglia.

Cassazione civile sez. II, 11/12/2018, n.31972

In tema di responsabilità disciplinare degli psicologi, il pm non è titolare del potere di iniziativa ex art. 70, n. 1, cod. proc. civ., né di impugnazione della deliberazione contenente la sanzione disciplinare, ma solo, ex art. 27 della legge n. 56 del 1989, di un potere di impulso limitato alla fase amministrativa del procedimento, che resta distinta da quella giurisdizionale avente ad oggetto l’accertamento della fondatezza della pretesa sanzionatoria.

Cassazione civile sez. II, 31/08/2015, n.17324

Deontologia professionale

In tema di deontologia professionale e di morale corrente non è necessaria una specifica tipizzazione dei comportamenti doverosi per individuare le regole di cui si deve esigere il rispetto: il divieto di istaurare rapporti emotivo-sentimentali o addirittura sessuali con i pazienti è una delle regole cardine della professione di psicologo-psicanalista e non si può ritenere ignorata solo perché all’epoca non formalizzata in apposita codificazione.

Cassazione civile sez. III, 03/12/2007, n.25183

Psicologo del consultorio familiare

Congruamente motivata e insuscettibile di censura in sede di legittimità è la sentenza di merito che ravvisi il reato di maltrattamenti in danno di una delle figlie minori contestato all’imputata, ponendo a base dell’affermato giudizio di responsabilità la relazione dello psicologo del consultorio familiare, puntualmente confermata in dibattimento, il racconto della persona offesa, reso in sede di incidente probatorio, sulle aggressioni subite da parte della madre e sulla loro sistematicità, nonché la conferma di tali dichiarazioni giunta da un testimone, nella persona di colui che aveva esaminato la bambina per tre volte nel corso di altrettanti incarichi peritali ricevuti dal giudice minorile.

(Nella specie, esente da censure, secondo la Cassazione, era stata la decisione del giudice di merito di ritenere irrilevanti, per smentire la fondatezza dell’addebito, una relazione medica allegata ai motivi di gravame e il riferito trauma psicologico subito dall’imputata in conseguenza di una travagliata gravidanza trigemellare).

Cassazione penale sez. VI, 20/11/2006, n.10

La l. n. 56 del 1989, che introduce la regolamentazione dell’attività di psicologo, disciplina anche l’esercizio di quella di psicoterapeuta, subordinandola (art. 3) ad una specifica formazione professionale, da acquisirsi, dopo il conseguimento della laurea in psicologia o in medicina, mediante corsi di specializzazione almeno quadriennali, che prevedano adeguata formazione e addestramento in psicoterapia, attivati presso scuole di specializzazione universitaria o presso istituti a tal fine riconosciuti.

Peraltro, la legge, in via transitoria, consente di ottenere il riconoscimento del diritto a svolgere detta professione con modalità agevolate. In proposito, in deroga al disposto dell’art. 3, l’art. 35 ha stabilito che, fino al compimento del quinto anno successivo all’entrata in vigore della stessa legge, l’esercizio dell’attività di psicoterapeuta è consentito anche “a coloro i quali o iscritti all’ordine degli psicologi o medici iscritti all’ordine dei medici e degli odontoiatri, laureati da almeno cinque anni, dichiarino, sotto la propria responsabilità, di avere acquisito una specifica formazione professionale in psicoterapia, documentandone il “curriculum” formativo con l’indicazione delle sedi, dei tempi e della durata, nonché il “curriculum” scientifico e professionale, documentando la preminenza e la continuità dell’esercizio della professione psicoterapeutica”.

La valutazione in ordine alla sussistenza del carattere “professionale” dell’attività di cui si tratta costituisce un accertamento di merito, incensurabile in Cassazione, ove immune da vizi logici.

(Nella fattispecie, la S.C. ha confermato, alla stregua di tale principio, la decisione della Corte di merito che aveva escluso che fosse stata fornita la prova dell’esercizio professionale, con carattere di continuità e preminenza, dell’attività di psicoterapeuta, ritenendo non potersi ricomprendere in esso le attività attinenti alla formazione, fra le quali le esperienze terapeutiche in fase di tirocinio, quali la partecipazione a supervisioni di casi clinici sotto la guida di un terapeuta didatta, o la conduzione di gruppi e di seminari all’interno dell’Istituto di analisi relazionale; e ritenendo, altresì, non idonea a dimostrare il carattere richiesto l’apertura della partita i.v.a., effettuata solo pochi mesi prima della scadenza del periodo transitorio previsto dalla legge).

Cassazione civile sez. I, 10/05/1999, n.4625

Iscrizione di associazioni all’elenco delle professioni non regolamentate MiSE

L’iscrizione di un’associazione all’elenco delle professioni non regolamentate del Ministero dello Sviluppo economico non si fonda sulla verifica preventiva di sovrapposizioni con altre attività. La responsabilità per l’eventuale esercizio abusivo di una professione è, invece, posta su un piano diverso e riguarda la sfera dei singoli.

Così affermando il Consiglio di Stato ha di fatto riammesso l’iscrizione di Assocounseling nelle liste del Mise, dopo che su ricorso del Consiglio nazionale degli psicologi ne era stata sancita la sua esclusione, in quanto vi erano punti di contatto dubbi tra le attività del counselor e quelle dello psicologo. Per i giudici amministrativi il Ministero non effettua una valutazione, ma esegue “una mera attività di acclaramento circa la completezza documentale della domanda”.

Consiglio di Stato sez. VI, 22/01/2019, n.546

Gli incontri tra genitore affetto da disturbi con il figlio

Qualora tale percorso sia attuato in maniera continuativa e dia esito positivo, gli incontri tra il genitore affetto dal disturbo predetto e il figlio minorenne potranno — durante lo svolgimento del percorso programmato di cure — essere disposti in forma protetta presso apposite strutture pubbliche idonee, potranno essere nuovamente regolamentati nella prospettiva di ripristinare incontri diretti senza l’intermediazione di terze figure professionali

Tribunale Massa, 12/04/2016

Responsabilità disciplinare degli psicologi

In tema di responsabilità disciplinare degli psicologi, atteso che la legge 18 febbraio 1989, n. 56, non fissa un termine di prescrizione, questo si determina in cinque anni, per “analogia iuris” riferita agli altri ambiti professionali, analogia che trae con sé l’effetto della sospensione del termine per inizio del procedimento penale sui medesimi fatti di rilievo disciplinare.

Cassazione civile sez. II, 21/01/2014, n.1172

Psicologi dipendenti delle Usl

Agli psicologi dipendenti delle USL non spetta l’indennità di dirigenza prevista in misura eguale per i medici e veterinari dall’art. 92, d.P.R. 20 maggio 1987, n. 270, perché essa trova la sua ragione logica nell’attribuzione normativa a tale personale di compiti e responsabilità ritenuti non assimilabili complessivamente a quelli degli altri dipendenti, secondo una globale valutazione non irrazionale né incoerente.

T.A.R., (Lazio) sez. I, 25/06/1991, n.1173


12 Commenti

  1. Commette violenza sessuale il medico che compie atti tali da incidere sulla sfera della libertà sessuale di una paziente senza acquisirne il consenso in quanto ritiene che non sia previsto dalla legge: in tal caso agisce comunque con la coscienza e volontà di far «subire atti sessuali» a una persona senza l’assenso dell’interessata. La «particolare manovra» compiuta dal medico richiede quindi il previo consenso informato e l’errore sulla non necessità del consenso non esclude il dolo.

  2. Sempre più persone ricorrono allo psicologo per curare alcune problematiche nei confronti delle quali la medicina tradizionale sembra non sortire effetti. Lo psicologo è un professionista che, durante il suo percorso universitario, ha approfondito lo studio delle patologie psicologiche, cioè di quei disturbi mentali che possono essere curati senza l’assunzione di famaci. In estrema sintesi, lo psicologo cura i disagi che, a lungo andare, possono causare problemi di salute anche molto seri. Al pari della professione medica, lo psicologo abilitato dallo Stato e iscritto all’Ordine esercita una professione con finalità sanitarie di prevenzione, diagnosi, cura e riabilitazione. Per molti, la professione dello psicologo risulta “fumosa”, cioè incerta, non inquadrabile precisamente all’interno di un’attività ben precisa.

    1. Ebbene, quello dello psicologo è un lavoro come un altro e, pertanto, è sicuramente soggetto a responsabilità. Nello specifico, lo psicologo è un professionista sanitario e, in quanto tale, può sicuramente incorrere in responsabilità.Innanzitutto, la responsabilità civile dello psicologo, così come quella di ogni altro, è subordinata alla prova del pregiudizio patito a seguito dell’attività del professionista: di conseguenza, dovrai dimostrare che dalla terapia te ne sia venuto un danno, oppure tu non abbia affatto tratto giovamento, pur pagando puntualmente la parcella.Inoltre, profili di responsabilità dello psicologo sorgono anche quando egli viene meno ad alcuni doveri deontologici tipici della sua professione, quale quello di mantenere l’assoluto segreto circa le confidenze fattegli dal paziente durante la terapia. Inoltre, qualora lo psicologo cominciasse a prescrivere farmaci, l’assunzione di questi e le conseguenze negative che ne potrebbero derivare ben legittimerebbero il paziente a chiedere il risarcimento dei danni.
      Psicologo: come provare la sua responsabilità?
      Affinché si integri la responsabilità dello psicologo è quindi necessario dimostrare il nesso causale tra l’attività del professionista e il danno lamentato. Ora, è chiaro che, in un settore particolare come quello di cui parliamo, dimostrare una cosa del genere non è facile: ed infatti, una cosa è provare che, dall’assunzione di un farmaco, sia derivata una conseguenza spiacevole, altra cosa è provare che tale conseguenza derivi da un metodo psicologico sbagliato.

      1. Tuttavia, è sempre possibile dimostrare che lo psicologo abbia dato dei suggerimenti sbagliati: poiché l’attività di questo professionista consiste anche nel consigliare nuovi modi di approcciarsi alla vita e, quindi, di trascorrere le proprie giornate, è ben possibile che una di tali prescrizioni si sia dimostrata altamente deleteria per il paziente, facendogli patire un pregiudizio. Pensa, ad esempio, allo psicologo che persuada il cliente ad abbandonare gli studi, a tagliare i ponti con i genitori, ecc.

  3. La responsabilità penale dello psicologo può estendersi ai casi in cui eserciti una violenza fisica o anche morale sul suo paziente, ad esempio tentando di plagiarlo in maniera del tutto evidente?

    1. La responsabilità dello psicologo può essere anche di natura penale, e si integra ogni volta che, dalla propria condotta, può derivare un’ipotesi di reato. A parte l’esempio classico di esercizio abusivo della professione (lo psicologo che si spaccia per tale pur non essendo laureato oppure iscritto all’albo), questo professionista può incorrere in delitto quando non sporga denuncia per i fatti criminosi che ha appreso nell’esercizio delle sue funzioni in qualità di pubblico ufficiale o di incaricato di pubblico servizio.La responsabilità penale dello psicologo può estendersi ai casi in cui eserciti una violenza fisica o anche morale sul suo paziente, ad esempio tentando di plagiarlo in maniera del tutto evidente: fornire la prova di tale reato, però, non è facile, considerando anche che il codice penale non prevede un esplicito reato riguardante la manipolazione mentale. Molto si è discusso della responsabilità dello psicologo nel caso di morte del paziente e, soprattutto, nel caso di suicidio. A nostro avviso, se di responsabilità si dovesse trattare, si rientrerebbe più nella sfera civilistica (professionista che non fa bene il proprio lavoro) che in quella penale, a meno che non si ravvisino gli estremi del grave reato di istigazione o aiuto al suicidio, che ricorre quando si determini o si rafforzi in un’altra persona il proposito di togliersi la vita

  4. Lo psicologo è un professionista che si occupa della salute della psiche dei propri pazienti: il suo compito è quello di curare o prevenire le patologie psicologiche, cioè quei disturbi che possono essere curati senza l’assunzione di famaci. Secondo la legge lo psicologo è un professionista sanitario a tutti gli effetti, sebbene, a differenza di un laureato in medicina, non possa prescrivere in alcun modo l’assunzione di farmaci. Lo psicologo, quindi, lavora con strumenti diversi, che si sostanziano nel dialogo con il paziente volto a far emergere le cause del problema che lo affligge. Per tale ragione, è fondamentale parlare apertamente con il proprio psicologo, confidandogli anche gli aspetti più intimi e nascosti di sé: solo così il professionista potrà risalire alle patologie della psiche e risolverle. Lo psicologo è tenuto al segreto professionale, nel senso che non può rivelare a terzi ciò che gli è stato detto dal proprio assistito. Attenzione, però: ciò non significa che posso dire tutto allo psicologo; o meglio, che posso dirgli tutto impunemente.

    1. Allo psicologo si può dire tutto ciò che possa essere utile per la propria guarigione: poiché egli opera solamente attraverso l’ascolto, il dialogo e la comprensione, è fondamentale che egli sia messo al corrente di quante più informazioni possibili. Devi però sapere che lo psicologo, nell’esercizio della sua professione, è obbligato per legge a denunciare all’autorità giudiziaria i reati di cui ha avuto conoscenza grazie al proprio lavoro; talvolta, poi, è obbligato addirittura a denunciare il proprio paziente! Hai compreso bene: se confessi al tuo psicologo di aver commesso un reato perseguibile d’ufficio, rischi di essere denunciato. Spieghiamo meglio.

    1. Se lo psicologo esercita privatamente presso il proprio studio o presso quello di altri colleghi, egli non sarà equiparabile al pubblico ufficiale o all’incaricato di pubblico servizio; tuttavia, poiché egli resta comunque un professionista sanitario, sarà comunque obbligato a fare referto e a segnalarlo all’autorità giudiziaria ogni volta che presti la sua opera ad un caso che presenta i connotati del reato. Mi spiego meglio. Secondo la legge, non solo il pubblico ufficiale e l’incaricato di pubblico servizio sono tenuti a fare denuncia, ma anche tutti coloro che possono essere definiti professionisti sanitari (medici, infermieri, farmacisti, psicologi, ecc.), quando prestano la loro opera in casi che presentano i connotati del reato: così, il medico di pronto soccorso che cura una persona che presenta una ferita di arma da fuoco dovrà farne segnalazione all’autorità competente; ugualmente se presta la sua assistenza ad una persona che ha causato un incidente a causa del suo stato di ebbrezza. Il professionista sanitario che si sottrae a questo obbligo incorre nel reato di omissione di referto.
      Se lo psicologo assume la qualifica di pubblico ufficiale o di incaricato di un pubblico servizio, egli è tenuto a denunciare ogni reato procedibile d’ufficio di cui ha conoscenza: ciò significa che potrà denunciare sia te, nel caso in cui tu gli confessi di aver compiuto un reato, sia qualsiasi altra persona di cui gli avrai parlato e al quale sia riconducibile un crimine (ad esempio, se gli hai detto che il tuo vicino spaccia, oppure ruba, ecc.); se lo psicologo è solo un professionista sanitario, non potrà denunciare te, ma solamente altre persone nel caso in cui dalla sua assistenza emerga che un delitto procedibile d’ufficio è stato commesso (ad esempio, se dici al tuo psicologo che da bambino hai subito violenze, egli dovrà farne denuncia).

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