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Responsabilità ginecologo: ultime sentenze

24 Marzo 2020
Responsabilità ginecologo: ultime sentenze

Leggi le ultime sentenze su: reato di lesioni colpose ai danni di un feto; responsabilità medica da nascita indesiderata; condizioni psico -fisiche della gestante; responsabilità del medico per errata diagnosi; responsabilità del ginecologo per mancata formazione di consenso informato.

Colpa professionale medica

In tema di colpa professionale, il medico che succede ad un collega nel turno in un reparto ospedaliero assume nei confronti dei pazienti ricoverati la medesima posizione di garanzia di cui quest’ultimo era titolare, circostanza che lo obbliga ad informarsi circa le condizioni di salute dei pazienti medesimi e delle particolari cure di cui necessitano.

(Fattispecie in cui la S.C. ha ritenuto immune da censure la sentenza che aveva affermato la responsabilità di un ginecologo per il reato di lesioni colpose ai danni di un feto, ritenendo irrilevante la tesi difensiva secondo la quale l’imputato era stato informato dello stato di sofferenza del feto solo a danno compiuto, essendosi accertato che i primi segnali di sofferenza erano emersi in epoca successiva all’inizio del turno ed egli aveva omesso di informarsi dello stato di salute dei pazienti).

Cassazione penale sez. IV, 05/10/2018, n.47801

Nascita indesiderata: diritto al risarcimento la donna 

In tema di responsabilità medica da nascita indesiderata, il genitore che agisce per il risarcimento del danno ha l’onere di provare che la madre avrebbe esercitato la facoltà d’interrompere la gravidanza – ricorrendone le condizioni di legge – ove fosse stata tempestivamente informata dell’anomalia fetale; quest’onere può essere assolto tramite praesumptio hominis, in base a inferenze desumibili dagli elementi di prova, quali il ricorso al consulto medico proprio per conoscere lo stato di salute del nascituro, le precarie condizioni psico -fisiche della gestante o le sue pregresse manifestazioni di pensiero propense all’opzione abortiva, gravando sul medico la prova contraria, che la donna non si sarebbe determinata all’aborto per qualsivoglia ragione personale (nella specie, la Corte ha riconosciuto il diritto al risarcimento nei confronti di una donna che aveva chiesto più e più volte di effettuare test clinici sul nascituro, risultato poi affetto di sindrome di Down, ma il suo ginecologo si era opposto, sconsigliando ogni pratica invasiva sul feto).

Cassazione civile sez. III, 19/07/2018, n.19151

Nascita indesiderata: il risarcimento del danno spetta alla madre e al padre

In tema di responsabilità del medico per erronea diagnosi concernente il feto e conseguente nascita indesiderata, il risarcimento dei danni, che costituiscono conseguenza immediata e diretta dell’inadempimento della struttura sanitaria all’obbligazione di natura contrattuale gravante sulla stessa, spetta non solo alla madre, ma anche al padre, atteso il complesso di diritti e doveri che, secondo l’ordinamento, si incentrano sulla procreazione cosciente e responsabile, considerando che, agli effetti negativi della condotta del medico ed alla responsabilità della struttura ove egli opera non può ritenersi estraneo il padre che deve, perciò, considerarsi tra i soggetti “protetti” e, quindi, tra coloro rispetto ai quali la prestazione mancata o inesatta è qualificabile come inadempimento, con il correlato diritto al risarcimento dei conseguenti danni, immediati e diretti, fra cui deve ricomprendersi il pregiudizio patrimoniale derivante dai doveri di mantenimento dei genitori nei confronti dei figli.

(Nella specie, era stato eseguito in maniera erronea un intervento di raschiamento uterino in seguito ad una non corretta diagnosi di aborto interno, accertata dopo la ventunesima settimana e, quindi, oltre il termine previsto dalla l. n. 194 del 22 maggio 1978, con la conseguenza che la gravidanza era proseguita e si era conclusa con la nascita indesiderata di una bambina).

Cassazione civile sez. III, 05/02/2018, n.2675

Responsabilità del medico chirurgo

In tema di colpa medica, deve escludersi che possa invocare esonero da responsabilità il chirurgo che si sia fidato acriticamente della scelta del collega più anziano, pur essendo in possesso delle cognizioni tecniche per coglierne l’erroneità, ed avendo pertanto il dovere di valutarla e, se del caso, contrastarla.

(Fattispecie in cui la Corte ha ritenuto immune da censure la sentenza che aveva affermato la responsabilità del medico – ginecologo per il decesso di una paziente a seguito di emorragia conseguente a intervento di parto cesareo, per aver omesso di valutare e contrastare, nonostante la assoluta gravità delle condizioni in cui versava la persona offesa, la decisione del collega più anziano di non procedere ad intervento di isterectomia).

Cassazione penale sez. IV, 13/12/2017, n.7667

L’esclusione di responsabilità del sanitario

Laddove il paziente nulla dica – come, incontestatamente, nel caso di specie – circa le complicanze del precedente parto e nulla risulti dalla cartella clinica del ginecologo che aveva seguito la gravidanza dell’appellante, non si vede quali accertamenti clinici avrebbero potuto fare i sanitari. Si vuole dire che, in assenza di qualsivoglia elemento indiziario che potesse in qualche modo orientare i medici ospedalieri verso accertamenti ulteriori sulla madre, non era certamente pretensibile che essi ponessero in essere tutta la possibile gamma di verifiche mediche in relazione alle infinite problematiche che possono, in ipotesi, essere connesse a un parto. Inoltre, si consideri che in genere, all’attualità, le linee guida favoriscono il parto naturale allorché non vi siano controindicazioni.

Corte appello Venezia sez. IV, 03/07/2017, n.1383

Non libera il professionista ginecologo della sua responsabilità per mancata formazione di un consenso informato il fatto che questi abbia individuato, tramite un particolare esame, la presenza di una alterazione cromosomica del feto ed abbia, così, indirizzato la paziente in gravidanza al centro di genetica per avere ulteriori informazioni sull’esito dell’esame, considerato che l’informazione dovuta deve essere comprensiva di tutti gli elementi per consentire alla paziente una scelta informata consapevole, sia volta alla interruzione, sia alla prosecuzione di una gravidanza il cui esito possa comportare delle problematicità da affrontare.

Cassazione civile sez. III, 28/02/2017, n.5004

Omessa prescrizione dell’amniocentesi

In tema di responsabilità medica, qualora risulti che un ginecologo, al quale una gestante si sia rivolta per accertamenti sull’andamento della gravidanza e sulle condizioni del feto, abbia omesso di prescrivere l’amniocentesi, esame che avrebbe evidenziato la peculiare condizione dello stesso (“sindrome di down”), la mera circostanza che, due mesi dopo quella prestazione, la gestante abbia rifiutato di sottoporsi ad ulteriori accertamenti prenatali non elide l’efficacia causale dell’inadempimento del medico quanto alla perdita della “chance” di conoscere lo stato del feto sin dal momento in cui quell’inadempimento si è verificato; conseguentemente, ove la gestante lamenti di aver subito un danno alla salute psico-fisica, per aver scoperto la condizione del figlio solo al termine della gravidanza, la perdita di quella “chance” deve essere considerata parte del danno ascrivibile all’inadempimento del medico.

Cassazione civile sez. III, 10/01/2017, n.243

Peggioramento del tracciato cardiografico del feto

In tema di responsabilità medica, l’obbligo di diligenza che grava su ciascun componente dell’equipe medica concerne non solo le specifiche mansioni a lui affidate, ma anche il controllo sull’operato e sugli errori altrui che siano evidenti e non settoriali, in quanto tali rilevabili con l’ausilio delle comuni conoscenze del professionista medio.

(Fattispecie in cui la Corte ha confermato la sentenza di condanna per il reato di omicidio colposo nei confronti, oltre che del ginecologo, anche delle ostetriche, ritenendo che l’errore commesso dal ginecologo nel trascurare i segnali di sofferenza fetale non esonerava le ostetriche dal dovere di segnalare il peggioramento del tracciato cardiotocografico, in quanto tale attività rientrava nelle competenze di entrambe le figure professionali operanti in equipe).

Cassazione penale sez. IV, 18/10/2016, n.53315

La responsabilità del ginecologo per il decesso della paziente

Non sussiste nesso causale tra l’operato del ginecologo ed il decesso di paziente sopravvenuto in esito a rare ed imprevedibili complicanze sopraggiunte successivamente al momento dell’estrazione del feto premorto, allorquando, alla stregua delle risultanze della perizia medico legale d’ufficio, le sequenze cliniche evidenzino un’evoluzione anomala e repentina, tale da frapporsi tra la condotta omissiva del medico e l’evento dannoso, assumendo funzione di autonoma causa, da sola idonea a cagionare quest’ultimo ed, al contempo, debba escludersi, con elevato grado di credibilità razionale, che un evento dannoso sarebbe stato evitato (o si sarebbe verificato in epoca significativamente posteriore o con minore intensità) ove la dovuta induzione del parto fosse stata tempestivamente eseguita.

Cassazione penale sez. IV, 30/09/2016, n.47078

In tema di responsabilità professionale medica, sussiste a carico del medico ginecologo l’obbligo di seguire con diligenza la gravidanza delle pazienti che a lui si affidano, avendo egli il dovere di assicurare attraverso i concordati controlli periodici, nonché interpretando e valorizzandole sintomatologie riferite, o comunque apprese, che la gravidanza possa giungere a compimento senza danni per la madre e per il nascituro.

(Fattispecie in tema di omicidio colposo, in cui la Corte ha ritenuto immune da censure la sentenza di condanna di un ginecologo che, in presenza di una riferita infezione da varicella con gravi difficoltà respiratorie, aveva omesso di visitare la paziente e di disporre l’immediato ricovero in ospedale).

Cassazione penale sez. IV, 14/06/2016, n.40703

Ginecologo e gravi lesioni al feto 

In tema di responsabilità medica, la limitazione della responsabilità in caso di colpa lieve prevista dall’art. 3 d.l. 13 settembre 2012 n. 158, conv. dalla l. 8 novembre 2012 n. 189, sicuramente opera per le condotte professionali conformi alle linee guida contenenti regole di perizia, ma è inapplicabile nel caso di accertato macroscopico scostamento del comportamento tenuto rispetto a quello doverosamente esigibile dal medico specialista (ciò che è stato ritenuto nei confronti di un medico ginecologo chiamato rispondere di lesioni gravissime subite dal feto, durante il parto, provocate dall’esecuzione di una manovra di estrazione che, pur delicata, non implicava la soluzione di problemi di particolare difficoltà e rientrava nelle sue normali competenze).

Cassazione penale sez. IV, 30/03/2016, n.18780

Ginecologo: la cattiva gestione del parto

Nel liquidare il risarcimento del danno da responsabilità medica del medico ginecologo dovuta a una cattiva gestione del parto e della successiva assistenza, è possibile operare una riduzione del danno non patrimoniale in considerazione della vita reale del bambino.

Cassazione civile sez. III, 22/09/2014, n.19864

Monitoraggio intermittente sulle condizioni del feto

In tema di responsabilità professionale medica, allorchè il sanitario si trova di fronte ad una sintomatologia idonea a formulare una diagnosi differenziale, la condotta è colposa quando non si proceda alla stessa, e ci si mantenga, invece, nell’erronea posizione diagnostica iniziale; ciò, sia nelle situazioni in cui la necessità della diagnosi differenziale è già in atto, sia laddove è prospettabile che vi si debba ricorrere nell’immediato futuro a seguito di una prevedibile modificazione del quadro o della significatività del perdurare della situazione già esistente.

(Fattispecie in cui la Corte ha ritenuto immune da censure la decisione impugnata per aver giudicato configurabile la responsabilità del ginecologo, che non aveva eseguito un monitoraggio intermittente sulle condizioni del feto, nonostante dai tracciati emergessero segni di sofferenza fetale ai quali era seguita, come sviluppo prevedibile, la morte del nascituro).

Cassazione penale sez. V, 04/07/2014, n.52411


12 Commenti

  1. Quando una donna incinta si affida al medico specialista e, nello specifico, al ginecologo, evidentemente questi dovrà condurla e seguirla attraverso il periodo di gravidanza e sino al parto del nascituro. Durante questo periodo, il medico prescelto potrebbe accorgersi che il feto presenta qualche problema. In genere, queste cattive notizie, arrivano con l’esame del liquido amniotico, cioè quella sostanza all’interno della quale è immerso il feto. L’esame in questione si chiama amniocentesi e da questo potrebbero risultare alcune future e probabili complicazioni a carico del nascituro. Se le anomalie riscontrate sono riconducibili a quelle per le quali la legge prevede la possibilità di abortire oltre il novantesimo giorno, il ginecologo deve adeguatamente informare la donna incinta: questa deve essere messa in condizione di scegliere, consapevolmente, se proseguire o meno con la gravidanza. Se il dottore non lo fa è responsabile e dovrà risarcire la paziente.

  2. dall’esame del liquido amniotico, lo specialista può rilevare dei probabili problemi a carico del bambino. Queste anomalie sono talmente gravi, almeno in chiave potenziale, da poter legittimare la scelta di abortire della donna. Evidentemente il ginecologo deve informare la paziente, ma non può assolutamente limitarsi a una semplice informativa.

  3. Il ginecologo non può limitarsi ad informare la donna incinta della situazione, ma deve attivarsi affinché la stessa sia messa nelle condizioni di capire la situazione, di comprenderne i pericoli connessi alla futura salute del bambino, di prevedere le future difficoltà da affrontare, ivi comprese le cure alle quali il nascituro dovrà essere sottoposto e la tempestività nell’adottare le stesse. Per fare ciò il medico specialista non potrà limitarsi a mandare la paziente in un laboratorio di analisi genetica per approfondire la situazione

  4. Se il ginecologo sbaglia la diagnosi sul feto, non informando i parenti del fatto che il bambino presenterà delle malformazioni alla nascita, non è tenuto, in via automatica, al risarcimento del danno. Infatti, per ottenere l’indennizzo, la madre deve riuscire a provare, innanzi al tribunale, che, se fosse stata informata correttamente del problema, avrebbe abortito. In mancanza di tale dimostrazione, non vi è alcuna responsabilità del medico sul piano risarcitorio.Inoltre tale prova non può essere desunta dal solo fatto della richiesta della gestante di sottoporsi a esami volti ad accertare l’esistenza di eventuali anomalie del feto.

  5. Il medico può compiere atti incidenti sulla sfera della libertà sessuale di un paziente solo se abbia acquisito un consenso esplicito, o se sussistano i presupposti dello stato di necessità, e, inoltre, deve comunque immediatamente fermarsi in caso di dissenso del paziente; l’errore del medico in ordine all’esistenza di un obbligo di acquisire il consenso costituisce errore su legge penale che esclude la colpevolezza solo in caso di ignoranza inevitabile

  6. Il ginecologo non risponde in automatico per la malformazione del bambino: necessario che la madre dimostri che avrebbe abortito se fosse stata informata.

  7. La donna ha un dono prezioso: quello di generare la vita e di far venire al mondo una nuova creatura. Dal concepimento sino alla nascita del bambino, la gravidanza modifica il tuo corpo e ha il potere di stravolgere la stessa natura umana: per nove mesi, all’interno di una sola persona, conviveranno due cuori uniti da un unico battito; coesisteranno due vite all’interno di un’unica vita. La gravidanza è, dunque, un periodo particolarmente intenso in cui è necessario garantire alla madre e al figlio la massima serenità.

  8. La natura ti ha dotato degli strumenti necessari per essere una buona madre. Sono talenti che sai di avere sin da subito, nascono con te dal giorno in cui vieni a conoscenza della tua gravidanza. Il tuo istinto ti aiuterà a trovare le soluzioni giuste per te e per il tuo bambino, in ogni circostanza. Ti possiamo dare, allora, un solo consiglio: usa la tua testa, assumi tu le decisioni che ti sembrano più opportune e non lasciarti condizionare da niente e da nessuno. Ognuno di noi concepisce il suo essere madre in maniera diversa. Ricordati che se tuo figlio ti ha scelto come madre, non c’è nessun altro al mondo che vorrebbe con sé.

  9. La nascita di una nuova vita è un evento complesso e nessuna manifestazione che può avere un significato prognostico negativo deve essere ignorata. Esistono infatti problemi molto gravi che mettono in pericolo la salute della madre e del nascituro, per scongiurare i quali è necessario rivolgersi immediatamente all’assistenza medica specialistica.

  10. Rispondo a Valeria… L’assenza di mestruazioni (amenorrea) può essere indice dell’inizio della gravidanza, ma non è sufficiente per fare una diagnosi certa poiché esistono numerose condizioni, di cui alcune patologiche, che causano variazioni anche consistenti nella durata di un singolo ciclo (o l’interruzione dello stesso per parecchi mesi). In commercio esistono dei test di gravidanza, di facile utilizzo, basati sull’analisi chimica delle urine: sono in grado di rilevare la presenza degli ormoni tipici della prima fase gestazionale. Questi test, anche se ripetuti, hanno un’affidabilità limitata, in quanto è possibile che diano falsi positivi e falsi negativi.

    Per avere una diagnosi certa devi fare le analisi del sangue, specificando al tuo medico che sospetti di essere incinta (non è sufficiente il semplice emocromo di controllo). Ancor meglio, per essere sicuri che la gravidanza sia iniziata in modo corretto e che tutto stia andando per il meglio, è opportuno prenotare una visita specialistica, durante la quale verrà effettuata un’ecografia trans-vaginale che potrà dare indicazioni sullo stato dell’impianto dell’embrione nell’endometrio uterino. Questa prima fase è la più delicata, ed è quella dove più spesso si verificano gli aborti spontanei.In ogni caso, per la diagnosi di gravidanza, bisogna attendere i tempi giusti: la presenza nel sangue delle Beta hCG è rilevabile dopo 8-10 giorni dal concepimento, nelle urine dopo 15 circa; per la diagnosi ecografica è opportuno attendere l’impianto dell’embrione. Ti consiglio, quindi, di aspettare l’assenza del flusso mestruale prima di iniziare l’iter diagnostico.

  11. La gravidanza ectopica è conosciuta anche con il nome di gravidanza extrauterina. È una condizione patologica incompatibile con la sopravvivenza del feto, poiché l’impianto dell’embrione è avvenuto al di fuori della cavità dell’utero (o all’interno dello stesso ma in una posizione non idonea), in un tessuto che non può garantirne lo sviluppo. Oltre a causare l’interruzione spontanea della gravidanza, questa situazione è molto pericolosa per le complicanze che può portare alla madre, la quale potrebbe necessitare di un intervento chirurgico (raschiamento) per la risoluzione della situazione.

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