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Reversibilità anche ai conviventi

19 Febbraio 2020
Reversibilità anche ai conviventi

Le coppie di fatto o le unioni civili hanno diritto all’assegno di reversibilità dell’Inps? 

Solo chi è sposato può ottenere la pensione di reversibilità del coniuge defunto. E questo perché la legge, nell’elencare i soggetti titolari della cosiddetta «pensione ai superstiti», parla proprio di marito e moglie. Che succede allora alle coppie di fatto? A interpretare in modo formale il dettato normativo, il convivente non può ottenere la reversibilità del partner deceduto prima di lui. A nulla vale che la giurisprudenza abbia, in tutti questi anni, equiparato le coppie non sposate a quelle che, invece, contraggono matrimonio. Tuttavia, proprio di recente, si sta aprendo un filone giurisprudenziale che sembra riconoscere la reversibilità anche ai conviventi. 

Le pronunce in questione si rivolgono per lo più alle coppie legate da un’unione civile (ossia a quelle gay) ma, come si vedrà a breve, lo spiraglio si apre anche per le coppie etereo di conviventi. 

Come può il convivente ottenere la reversibilità del partner? A spiegarlo è stata, proprio di recente, una sentenza del tribunale di Foggia pubblicata ad ottobre 2019. Ma procediamo con ordine.

A chi spetta la pensione di reversibilità?

Come anticipato, la reversibilità spetta unicamente al coniuge e ai figli del soggetto defunto. 

Se i defunto non era sposato e non ha figli, la reversibilità spetta ai genitori se, al momento della morte dell’assicurato o pensionato, abbiano compiuto il 65° anno di età, non siano titolari di pensione e risultino a carico del lavoratore deceduto.

In assenza del coniuge, dei figli o del genitore o se, pur esistendo essi non abbiano diritto alla pensione ai superstiti, la reversibilità finisce ai fratelli celibi e sorelle nubili dell’assicurato o pensionato che al momento della morte di quest’ultimo siano inabili al lavoro, non siano titolari di pensione, siano a carico del lavoratore deceduto.

Il diritto alla reversibilità per i superstiti è un diritto personale, che non consegue cioè a titolo di successione. Il che, detto in parole più semplici, significa che può ottenere la reversibilità anche chi rinuncia all’eredità (quando, ad esempio, ci sono molti debiti).

Così, una persona deceduta senza beni intestati può lasciare la reversibilità agli eredi senza che questi debbano per forza fare l’accettazione dell’eredità (subentrando così nelle eventuali obbligazioni non ancora pagate dal defunto).

La pensione di reversibilità spetta poi solo a condizione che il coniuge superstite non si sposi di nuovo. Ma che succede se quest’ultimo, anziché passare a nuove nozze, per evitare di perdere l’assegno dell’Inps si limita a convivere con un’altra persona o a stringere un patto di convivenza? Secondo la giurisprudenza, in tali ipotesi, non si perde la reversibilità. In buona sostanza, chi perde il coniuge e riceve, per effetto di ciò, la sua pensione di reversibilità può andare a convivere con un’altra persona senza perdere l’assegno dell’Inps. Ma se poi decide di sposarsi, la reversibilità non può più essergli erogata.

Pensione di reversibilità al convivente

Veniamo ora al tema dal quale siamo partiti: l’assegno di reversibilità spetta al partner convivente o alle coppie gay? La questione si è posta subito dopo l’approvazione della Legge Cirinà sulle coppie di fatto e su quelle omosessuali. 

La legge 76/2016, all’art. 1, comma 20, riconosce il diritto alla pensione di reversibilità al partner superstite di una coppia unita civilmente e formata da persone dello stesso sesso. Di qui il dubbio: le coppie che non hanno firmato un’unione civile, siano esse omosessuali o eterosessuali, possono avere la reversibilità?

Immaginiamo due giovani, un ragazzo e una ragazza, che abbiano intrapreso una convivenza da alcuni anni. Un giorno purtroppo lui muore per un brutto incidente a pochi giorni dal matrimonio. L’ex compagna può chiedere la reversibilità? 

Secondo la sentenza del tribunale di Foggia che abbiamo citato poco fa, si può garantire la reversibilità al proprio partner facendo in anticipo un testamento e nominando quest’ultimo come erede. Così, anche la “vedova” di una coppia non sposata può ricevere la quota della pensione del convivente.

La pronuncia citata ha così riconosciuto, alla vedova di una coppia omosessuale, il diritto di ottenere la pensione di reversibilità, a partire dalla data di morte della compagna, nonostante le due non fossero legate legalmente. Ma come detto il principio può essere esteso anche alle coppie etero.

La sentenza del tribunale di Foggia è considerata storica perché, per la prima volta, è stato chiamato in causa l’Inps e perché riconosce un diritto anche alle coppie anteriori a quelle formatesi nel 2016, anno della legge Cirinnà. Sino ad oggi, le coppie conviventi che pretendevano la reversibilità del compagno o della compagna deceduto/a dovevano rivolgersi alla Corte di giustizia europea.

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