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Pensione anticipata assistenza disabili

28 Febbraio 2020 | Autore:
Pensione anticipata assistenza disabili

Chi assiste un familiare invalido, non autosufficiente o portatore di handicap può beneficiare di un anticipo nell’uscita dal lavoro?

Sono molto numerosi, in Italia, i lavoratori che assistono un familiare gravemente disabile. Per via dell’assistenza continuativa, alcuni sono addirittura costretti a lasciare l’impiego, non riuscendo a conciliare le tempistiche di lavoro con l’impegno per la cura del familiare.

Fortunatamente, per chi assiste un familiare con handicap in situazione di gravità esiste la possibilità di beneficiare di un congedo straordinario retribuito, sino ad un massimo di due anni nell’intera vita lavorativa. Inoltre, è possibile beneficiare di 3 giorni di permessi mensili retribuiti.

Spesso, però, queste misure non bastano per risolvere le problematiche di conciliazione del lavoro con le esigenze familiari. Ci si domanda allora se sia possibile ottenere la pensione anticipata assistenza disabili, cioè se esistano delle misure utili ad anticipare l’uscita dal lavoro per chi assiste un familiare invalido, portatore di handicap o non autosufficiente.

Innanzitutto, bisogna osservare che l’attuale normativa non prevede una maggiorazione del servizio o della contribuzione per chi assiste un familiare disabile, e nemmeno uno “sconto” sui requisiti. Tuttavia, per gli iscritti alle gestioni amministrate dall’Inps, esistono alcune tipologie di pensione agevolata che sono dedicate anche a chi assiste un familiare disabile. Vediamo come funzionano queste misure nel dettaglio.

Pensione anticipata con 41 anni di contributi per assistenza disabili

In primo luogo, chi assiste un familiare disabile può beneficiare della pensione anticipata precoci, per la quale sono richiesti soltanto 41 anni di contributi anziché 41 anni e 10 mesi (richiesti normalmente alle lavoratrici per la pensione anticipata ordinaria) o 42 anni e 10 mesi di contribuzione (richiesti normalmente ai lavoratori per la pensione anticipata ordinaria). Dalla maturazione dei requisiti alla liquidazione del trattamento si deve attendere un periodo di finestra paria  3 mesi.

Per fruire di questa pensione bisogna però essere un lavoratore precoce, cioè possedere 12 mesi di contributi da effettivo lavoro accreditati prima del compimento del 19º anno di età. Inoltre, bisogna possedere contribuzione accreditata presso una gestione di previdenza obbligatoria alla data del 31 dicembre 1995.

Non basta, poi, assistere un familiare disabile: l’assistito deve risultare un familiare di primo grado convivente da almeno sei mesi, in possesso di handicap riconosciuto in situazione di gravità ai sensi della legge 104 [1]. È ammessa anche l’assistenza ad un familiare entro il secondo grado, se i genitori o il coniuge di questi abbiano compiuto 70 anni, oppure siano anch’essi affetti da patologie invalidanti o siano deceduti.

Ape sociale per assistenza disabili

È previsto un ulteriore trattamento agevolato per chi assiste un familiare di primo grado con handicap grave, convivente da almeno sei mesi, oppure di secondo grado nelle stesse condizioni, qualora i genitori o il coniuge di questi abbiano compiuto 70 anni, oppure siano anch’essi affetti da patologie invalidanti o siano deceduti. Questa prestazione si chiama Ape sociale ed è un’indennità che accompagna il lavoratore sino al compimento dell’età per la pensione di vecchiaia ordinaria.

L’Ape sociale è calcolata allo stesso modo del futuro assegno di pensione (ma con un tetto massimo di 1500 euro mensili), e può essere riconosciuta se l’interessato, nelle condizioni di cui sopra oppure appartenente ad ulteriori categorie tutelate (disoccupati di lungo corso, invalidi dal 74%), ha compiuto i 63 anni di età e possiede almeno 30 anni di contributi. Le donne hanno diritto ad un anno di diminuzione del requisito contributivo per ogni figlio, sino al massimo di due.

Gli addetti ai lavori gravosi possono rientrare nel beneficio dell’Ape sociale qualora possiedano 36 anni di contributi ed abbiano svolto l’attività gravosa per almeno sei anni nell’ultimo settennio, o per almeno sette anni nell’ultimo decennio.

L’Ape sociale è incompatibile con l’indennità di disoccupazione. Richiede la cessazione dall’impiego, ma può essere compatibile con una nuova attività di lavoro subordinato, sino a un reddito massimo di 8mila euro annui, o di lavoro autonomo, con un reddito massimo di 4800 euro annui. Per il periodo in cui l’interessato percepisce l’indennità di accompagnamento alla pensione non spetta l’accredito dei contributi figurativi.


note

[1] Art.3, co.3 L. 104/1992.


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