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Come risalire al codice fiscale

21 Febbraio 2020 | Autore:
Come risalire al codice fiscale

Gli elementi che consentono di calcolare l’identificativo partendo dai dati anagrafici del soggetto e i modi a disposizione per farlo.

Il codice fiscale è un elemento sempre più presente nella vita di tutti i giorni. È diventato un identificativo importante quanto il tuo nome e anche di più. Ormai non te lo chiede solo il notaio quando vai a fare un atto, o l’Amministrazione finanziaria per le dichiarazioni dei redditi o le domande di rimborsi. Tutti gli uffici pubblici, e ormai anche la maggior parte delle società private, come quelle che forniscono utenze, servizi o abbonamenti, dialogano con i cittadini ed i clienti in termini di codice fiscale.

Tu stesso hai necessità di conoscerlo, a partire dal tuo personale, quando non hai a portata di mano il tesserino rilasciato dall’Agenzia delle Entrate o la tessera sanitaria che lo riporta, e spesso ti serve sapere quello delle tue controparti contrattuali o dei clienti, dei quali conosci solo il nome e l’anagrafica, quando ti esibiscono il loro documento di riconoscimento e li devi schedare in archivio o emettere fattura.

Così ti poni la domanda: come risalire al codice fiscale? In questo articolo ti spiegheremo quali dati di partenza occorrono e come si fa a calcolarlo esattamente.

Codice fiscale: cos’è

Il codice fiscale è un identificativo che possiedono tutte le persone fisiche ed anche gli enti. Serve ad identificare ciascuno in modo univoco, perché i dati anagrafici (nome, cognome, data e luogo di nascita) non sono sufficienti e possono esserci omonimie.

Viene attribuito a tutti i cittadini al momento della nascita, mentre le persone giuridiche lo ottengono al momento della loro costituzione; per le società e gli altri soggetti Iva, l’attribuzione del numero di partita Iva equivale al codice fiscale.

Gli stranieri immigrati ricevono il codice fiscale all’atto della loro domanda di ingresso in Italia o di rilascio del permesso di soggiorno; possono avere il codice fiscale anche i residenti all’estero che ne hanno necessità, presentando un’istanza al loro consolato (per approfondire leggi: come avere il codice fiscale).

Per le persone fisiche il codice fiscale si compone di 16 caratteri alfanumerici (cioè da lettere e da numeri) e come vedremo ogni carattere e la sua posizione hanno un ruolo ben preciso; le persone giuridiche lo hanno invece di soli 11 caratteri numerici, e corrisponde al numero della loro partita Iva.

Codice fiscale: com’è composto

Il codice fiscale delle persone fisiche “parla” perché rivela le informazioni sul cognome, nome, data e luogo di nascita del soggetto. Infatti, chi conosce le regole di formazione del codice fiscale è in grado di capire come si chiama quella persona, di che sesso è, dove è nata, quanti anni ha e quando è il suo compleanno.

Le regole di composizione del codice fiscale sono uniche per tutti e presiedono in modo automatico alla sua generazione e formazione: così permettono non solo di crearlo ma anche di sapere le informazioni di partenza, desumendole all’inverso partendo dal codice fiscale stesso.

Ecco qual è il meccanismo: i primi 6 caratteri sono lettere alfabetiche, e di queste le prime tre indicano il cognome e le successive tre il nome. La procedura di creazione seleziona le rispettive consonanti del cognome, se ci sono, prendendole nel medesimo ordine della parola in cui sono contenute: per esempio il cognome “Rossi” ricaverà le lettere “RSS”.

Per il nome la regola cambia leggermente, perché si selezionano la prima, la terza e la quarta consonante, dunque saltando la seconda (se invece ce ne sono solo tre, vengono rilevate nel medesimo ordine in cui si presentano): ad esempio il nome “Francesco” restituirà “FNC” ed il nome “Valeria” produrrà “VLR”.

Quando le consonanti nel cognome o nel nome mancano in numero sufficiente, cioè sono meno di tre, si selezionano al loro posto le prime vocali incontrate nella parola; esempio “Paolo” diventa “PLA”. Se invece il cognome o il nome sono corti e non offrono abbastanza lettere, come nel caso di un cognome composto da due soli caratteri, si inserisce come terzo la lettera X; esempio, il cognome “Re” diventerà nel codice fiscale “REX”.

I successivi caratteri – dal settimo al’undicesimo – riportano la data di nascita, partendo dalle ultime due cifre dell’anno (esempio 1988 porterà “88” nella 7° ed 8° posizione) e concludendo con il giorno di nascita, che sarà corrispondente a quello effettivo, ed inserito nella 10° ed 11° posizione. Ma se la persona è di sesso femminile si aggiungerà 40: così una donna nata il giorno 25 (di qualsiasi mese e anno) riporterà nel suo codice fiscale la cifra 65, data, appunto, dalla somma di 25 + 40. Così il codice fiscale rivela il sesso dell’interessato, o dell’interessata, ad una semplice occhiata.

In mezzo, cioè al nono carattere, c’è il mese di nascita, che viene espresso con una lettera, in base a questa tabella:  A = gennaio, B = febbraio, C = marzo, D = aprile, E = maggio, H = giugno, L = luglio, M = agosto, P = settembre, R = ottobre, S = novembre, T = dicembre.

Proseguendo verso la fine, avremo 4 caratteri (uno alfabetico e tre numerici), che occupano le posizioni dalla 12° alla 15°, destinati all’indicazione del codice del Comune italiano (in base alle tabelle di codifica catastale), o dello Stato estero, di nascita. In quest’ultimo caso, la prima lettera sarà sempre una Z (zeta) seguita dai tre numeri identificativi dello Stato di nascita.

Rimane l’ultimo carattere: è alfabetico, con una lettera assegnata dal sistema dell’Anagrafe tributaria in funzione di controllo; dunque non dipende dai dati anagrafici dell’utente.

Due persone diverse non possono avere lo stesso codice fiscale: se il meccanismo che abbiamo descritto porta allo stesso risultato (è il caso di persone con identico nome e cognome, nate lo stesso giorno e nel medesimo luogo, tecnicamente il fenomeno si chiama omocodia), l’Anagrafe tributaria se ne accorge e provvede a modificare alcuni caratteri per creare le differenze, basandosi su uno speciale algoritmo.

I modi per risalire al codice fiscale

Con le regole che ti abbiamo appena spiegato ora potresti essere in grado di calcolare qualsiasi codice fiscale manualmente, partendo dai dati anagrafici completi della persona fisica che ti interessa. C’è però il problema pratico di conoscere la tabella dei codici identificativi dei Comuni, o degli Stati esteri, di nascita del soggetto, anche se è reperibile sul sito ufficiale dell’Agenzia delle Entrate. Un altro ostacolo è quello dell’ultimo carattere, il codice di controllo: anche qui sono pubbliche le tabelle precostituite dall’Anagrafe tributaria, ma può essere scomodo applicarle ai diversi casi e dover eseguire a mano i conteggi necessari.

Se non vuoi perdere tempo in queste ricerche, oppure temi di compiere errori o il procedimento ti sembra faticoso, l’alternativa è quella di ricorrere ad una delle tante app disponibili su internet, e ora anche in versione mobile per gli smartphone: potrai così calcolare il codice fiscale online semplicemente inserendo nella maschera di compilazione i dati anagrafici del soggetto, dunque cognome, nome, data e luogo di nascita ed anche il sesso, maschio o femmina, che altrimenti il sistema non saprebbe interpretare dal solo nome.

Il sistema restituisce validi ed esatti nella stragrande maggioranza dei casi, ad eccezione delle rare ma sempre possibili omocodie che ti abbiamo accennato; in tali casi, l’unico modo per risolvere il dubbio è quello di farsi esibire dall’interessato il proprio tesserino di attribuzione del codice fiscale o, in alternativa, la tessera sanitaria che lo riporta; altrimenti sarà necessario rivolgersi all’Agenzia delle Entrate per avere il dato ufficiale.

Ti suggeriamo di utilizzare il nostro pratico tool di calcolo del codice fiscale italiano ed estero, dove tutto ciò che devi fare è inserire questi dati anagrafici e cliccare sul bottone “Calcola“: ti apparirà immediatamente il risultato che desideri conoscere. Nella stessa pagina troverai anche le ultime sentenze sull’argomento, che ti potranno essere utili nel caso di problemi nel versamento delle imposte o sull’errata indicazione del numero di codice fiscale in atti pubblici e giudiziari.



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