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Cosa tutela il diritto d’autore? Rapporti con internet e la pirateria digitale

3 Ottobre 2013
Cosa tutela il diritto d’autore? Rapporti con internet e la pirateria digitale

Come si atteggia il diritto d’autore in internet, la sua impostazione ante Costituzione e i diritti morali e di sfruttamento economico: un impianto obsoleto rispetto alle nuove tecnologie.

Una delle più comuni accuse che si fanno alla disciplina in materia di diritto d’autore è quella di essere obsoleta rispetto alla nuova realtà telematica e, in particolare, di venire puntualmente in contrasto con le libertà di internet. E, in parte, è vero, dato che la disciplina è addirittura anteriore alla Costituzione – ossia all’inizio dell’era democratica – ed è pensata come strumento per regolare i rapporti fra imprese anziché i rapporti fra le imprese e i propri utenti.

Nello scorso decennio la legge, nel tentativo di arginare il fenomeno della pirateria digitale, è stata più volte modificata sia nei poteri riconosciuti ai titolari di diritti, sia nell’inasprimento delle sanzioni per chi viola i diritti riconosciuti dalla legge. Ma le modifiche non sono riuscite né ad arginare i fenomeni illegali, né tantomeno a modernizzare la legge con i possibili usi offerti dal Web.

Un altro problema non meno importante è costituito dalle numerose fonti che regolano il diritto d’autore, che tra loro non sono coordinate e spesso entrano in contrasto: da un lato infatti c’è il codice civile, la legge sul diritto d’autore [1], tutte le successive leggi speciali di modifica, i trattati internazionali (WIPO, Convenzione di Berna), l’Unione Europea e il diritto derivato europeo, in particolare le Direttive comunitarie.

Ci sono poi elementi che non hanno una vera e propria fonte normativa, ma che sono entrati nelle nostre pratiche quotidiane, complice anche l’importazione delle esperienze degli altri Paesi, ma che tuttavia influenzano il nostro modo di vedere le cose e di immaginare diritti e doveri: si tratta dei disclaimer e termini di servizio dei social media americani, che tendiamo a tradurre alla lettera chiedendoci se esiste un sovra ordinamento dove i termini di servizio possano essere sempre gli stessi come copia-incollati, a prescindere dalla nazione in cui risiediamo.

Per vederci chiaro in tutta questa materia, è necessario tornare alla domanda base: cosa tutela il diritto d’autore?

La legge sul diritto d’autore protegge la forma espressiva delle opere dell’ingegno che siano frutto di creatività. Non protegge quindi l’idea, il principio, la nozione su cui l’opera è basata, a prescindere dal fatto che tali idee, basi o principi appartengano al campo della tecnica, della scienza, dell’estetica o qualsivoglia altro ambito.

Per esempio: il diritto d’autore non può tutelare la trama di un romanzo, ma le singole parole, per come espresse in forma letteraria. Ancora, il diritto d’autore non può tutelare un genere musicale (il rock) o il ritmo, ma la melodia che caratterizza il brano, e così via.

Non esiste, secondo la legge sul diritto d’autore, una limitazione circa il genere di opere che possono essere tutelate. Nonostante ciò, la legge sul diritto d’autore fa un elenco indicativo e prevede:

1) le opere letterarie, drammatiche, scientifiche, didattiche, religiose, tanto se in forma scritta quanto se orale;

2) le opere e le composizioni musicali, con o senza parole, le opere drammatico-musicali e le variazioni musicali costituenti di per sé opera originale;

3) le opere coreografiche e pantomimiche, delle quali sia fissata la traccia per iscritto o altrimenti;

4) le opere della scultura, della pittura, dell’arte del disegno, dell’incisione e delle arti figurative similari, compresa la scenografia;

5) i disegni e le opere dell’architettura;

6) le opere dell’arte cinematografica, muta o sonora, sempreché non si tratti di semplice documentazione protetta ai sensi delle norme del Capo V del Titolo II;

7) le opere fotografiche e quelle espresse con procedimento analogo a quello della fotografia sempre che non si tratti di semplice fotografia.

La legge sul diritto d’autore protegge anche il software (proprio come un’opera letteraria).

Il diritto d’autore è, inoltre, un diritto composto, in quanto contiene, al suo interno, due categorie di diritti indipendenti l’una dall’altra. Eccoli:

I diritti morali

Si tratta del diritto di Paternità, Integrità, Inedito, Ripensamento/Ritrattazione. Sono diritti inalienabili, inestinguibili. In altre parole, l’autore non può mai cedere ad altri soggetti il diritto di essere considerati autori e padri dell’opera. Qualsiasi cosa succeda, l’opera dovrà essere sempre considerata di paternità dell’effettivo autore (salvo che questi opti per l’anonimato o per uno pseudonimo).

I diritti di sfruttamento economico

Hanno valore economico e sono cedibili tramite contratto. Hanno valore inferiore rispetto ai diritti morali.

I diritti di sfruttamento economico hanno una durata limitata nel tempo: 70 anni dopo la morte dell’autore (nella massima estensione), trascorsi i quali l’opera cade nel pubblico dominio e può essere sfruttata economicamente da chiunque.

Diritti di sfruttamento economico essenziali all’utilizzo in Rete sono, invece, almeno due: riproduzione e comunicazione al pubblico.


note

[1] Legge n. 633 del 22 aprile 1941.


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