Politica | News

Salvini e l’aborto: la sfida shock della Lucarelli

19 Febbraio 2020 | Autore:
Salvini e l’aborto: la sfida shock della Lucarelli

Durissimo attacco della giornalista al leader della lega per le sue dichiarazioni: «Usa me per la tua propaganda, ho abortito anch’io».

Una lettera aperta forte, fortissima. Un guanto con cui Selvaggia Lucarelli schiaffeggia Matteo Salvini per le dichiarazioni con cui il leader della Lega si è espresso a proposito di «chi abusa del pronto soccorso per abortire anche cinque, sei volte». Salvini si è giustificato questa mattina dicendo che ha ricevuto questo tipo di segnalazione da chi al pronto soccorso ci lavora. Un po’ come con la signora bionda del citofono di Bologna. Ma la Lucarelli non ci sta. Ecco la sua sfida, lanciata per iscritto sul sito di The Post Internazionale (Tpi), per il quale è responsabile delle sezioni di cronaca e spettacoli.

«Usa me, Salvini. Sono donna. Sono italiana», scrive Lucarelli. «Dillo a me che ho uno stile di vita incivile. Vieni a farmi la morale o a insegnarmi cosa debba fare della mia vita e del mio corpo. Spiegami, magari, anche come mi debba sentire, come e se mi possa auto-assolvere, spiegami i miei peccati”, e ancora, “usa me per la tua propaganda, se hai coraggio. Ho abortito. Volontariamente. Più di una volta. Due o cinquanta continua – sono fatti miei, e in realtà anche quello che nella vita ho deciso di fare del mio corpo erano fatti miei, finché ho sentito che non lo erano più. Cioè quando Salvini, come sua abitudine, ha parlato di ciò che non sa, con l’unico e consueto scopo di usare qualcuno per colpire qualcun altro. In questo caso le donne, e già che c’era le donne straniere, perché lui nel colpire i soggetti più deboli ha una mira intrepida, che sa quasi di eroico»

«Ha detto, l’eroe – si legge ancora – che ci sono immigrati che hanno scambiato il pronto soccorso per un bancomat, che alcune infermiere gli hanno riferito che donne non italiane hanno abortito anche sei volte, che non si può arrivare a prendere il pronto soccorso come la soluzione a uno stile di vita incivile per il 2020. Potrei controbattere che i pronto soccorso sono intasati da italiani, circa 30 milioni l’anno, e che nel 75 per cento dei casi sono italiani che potevano curarsi a casa. Le sale d’aspetto degli ospedali sono affollate di persone con un raffreddore indesiderato, più che con una gravidanza indesiderata».

I toni non si abbassano: «Magari – riflette la Lucarelli – la maggior parte dei malati immaginari sono pure uomini, quegli uomini che per un prurito sospetto sulla caviglia rivedono l’asse ereditario. Potrei controbattere che solo un fesso può pensare che per abortire ci si metta in fila al pronto soccorso come per le gastroenteriti o le bruciature da ferro da stiro. Potrei controbattere che ci sono straniere che vanno educate alla contraccezione, è vero, ma di solito, a meno che le straniere non siano meduse e si riproducano in remoto, ci sono uomini stranieri che fanno la loro parte».

Un attacco è riservato anche al personale sanitario che avrebbe fatto a Salvini certe confidenze: «Potrei controbattere – sottolinea la Lucarelli – che delle infermiere che spifferano nell’orecchio al politico di turno quante volte le loro pazienti hanno abortito, specificandone la nazionalità, non andrebbero citate ai microfoni, andrebbero rimosse dal loro posto e mandate a fare un mestiere che non abbia a che fare con l’umanità e la cura degli altri, che non è solo applicare una flebo o misurare la febbre. Potrei andare avanti all’infinito, nel dire quanto di cretino e irriflessivo ci sia in queste considerazioni di Salvini, ma mi pare più importante altro. Ed è invitarlo a usare me. Usa me, Salvini».

La giornalista è un fiume in piena. «Spiegameli – scrive Lucarelli – mentre stringi il rosario della Beata Vergine Maria, mentre accarezzi i bambini dal palco di Bibbiano, mentre ti fai portavoce della Madonna di Medjugorje. Mentre ti trasfiguri e noi peccatori ci soffiamo il naso nelle tue vesti candide. Non ti aspettare però che piagnucoli, che ti parli di quanto sia doloroso abortire. Di cosa significhi emotivamente, del perché sia successo e del perché sia successo più di una volta. Questi, perdona il lirismo, restano cazzi miei. Non è con loro – afferma la Lucarelli – che ti devi confrontare tu troppo facile. Toppo facile fare la morale a una donna che si fa già la morale da sola. Quello – l’esercizio del senso di colpa, la malinconia di ciò che poteva essere – lo facciamo benissimo da noi, stai tranquillo. Quello con cui non sai confrontarti e che nel profondo non ti va giù è che ho abortito, che hanno abortito, perché abbiamo esercitato un nostro diritto, un diritto che non si misura nella quantità e che non si misura nei giudizi regalati ad un microfono. Io e così le altre donne. Tutte. Quelle di cui ti hanno spifferato all’orecchio, quelle che te lo stanno dicendo oggi, quelle che sono state tue amiche, compagne, cugine e di cui neppure sai, con ogni probabilità. Potrei raccontarti di aver fatto file in un giorno di inverno in un padiglione squallido, di cosa sia la pillola abortiva e di cosa succeda se non funziona come dovrebbe».

E ancora: «Potrei raccontarti di una ragazza che piangeva in un letto d’ospedale e di una che ha preso veloce la sua borsa ed è scappata via sollevata. Di me che ho sofferto o che sono stata fredda, senza mai dimenticare, qualunque fosse il mio stato emotivo, che stavo decidendo per me, che stavo decidendo io, che nessuno poteva e doveva farlo al posto mio. Che io sola sarei stata il giudice legittimo delle mie azioni. Che quello che stavo facendo – sostiene la Lucarelli – era la conquista di donne coraggiose che hanno lottato per me, che indietro non torno e non si torna. Usa me, Salvini, se proprio vuoi giudicare. Me che non sono una straniera magari buttata sulla strada da qualcuno, me che ho potuto studiare, che non vengo dalla cultura dei dieci figli come benedizione e che ho avuto una vita facile».

«Usa me per la tua propaganda – conclude – se hai coraggio. Giudica il mio stile di vita. Io non giudicherò il tuo. Giudico il tuo stile nel fare politica. Che è quello – sempre- di chi ogni giorno prova a rosicchiare qualcosa dei diritti fondamentali di tutti noi. E tutto questo, purtroppo, è tanto tragico, quanto chirurgico. Come un aborto».



Sostieni LaLeggepertutti.it

La pandemia ha colpito duramente anche il settore giornalistico. La pubblicità, di cui si nutre l’informazione online, è in forte calo, con perdite di oltre il 70%. Ma, a differenza degli altri comparti, i giornali online non hanno ricevuto alcun sostegno da parte dello Stato. Per salvare l'informazione libera e gratuita, ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di mantenere in vita il nostro giornale. Questo ci permetterà di esistere anche dopo la pandemia, per offrirti un servizio sempre aggiornato e professionale. Diventa sostenitore clicca qui

5 Commenti

  1. Nell’antico Giappone, se una donna voleva fare all’amore e non rimanere incinta, utilizzava una matassa di cotone legata con una cordicella. Infilava la matassa all’interno della vagina e non correva pericoli. Questa è storia. In Italia, che si disconosce la storia, hanno inventato la Legge sull’aborto, talvolta solo per legalizzare le scopate e fare pagare il conto a figli che non nasceranno mai. In alcuni versi, è una Legge criminale. Quì non prendo in considerazioni i problemi etici o quelli religiosi, ma bisogna prendere atto che, quando una donna, dopo una “scopata” rimane incinta, ha il dovere morale, come donna e come essere umano, di portare avanti la gravidanza con orgoglio e con determinazione. Farsi fare il “raschiamento” implica che, quel microscopico figlio che stà nascendo dentro di lei, che è un figlio a tutti gli effetti, è un essere umano che non avrà mai futuro. La Legge sull’aborto, approvata con politici di dubbia reputazione, ha di fatto legalizzato l’omicidio di massa. Peccato che sia loro che, le donne, non se ne rendano proprio conto.

    1. Caro Maurizio, che lei o chiunque altro manifesti il suo parere su un tema “critico” su vari piani (morale, scientifico, …) non mi turba ed anzi mi sembra sia una conquista della libertà di parola. Per contro mi preoccupa che le persone che come lei hanno le loro idee e la voglia di manifestarle non abbiano si nascondano poi come lei dietro l’anonimato. Cosa fa mancare il coraggio di firmarsi con il cognome? E ciò vale sia per gli antiabortisti come lei sia per gli abortisti come l’autore del prossimo commento.
      Scusate sin d’ora se quanto ho detto vi avesse infastidito.
      Umberto Lo Faso

  2. fossi un segretario di partito supplicherei la sig.ra Lucarelli di accettare un posto in parlamento.

    1. Caro Enrico,ripeto qui il commento inviato al precedente intervento di Maurizio. Che lei o chiunque altro manifesti il suo parere su un tema “critico” per vari aspetti (morale, scientifico, …) non mi turba ed anzi mi sembra sia una conquista della libertà di parola. Per contro mi preoccupa che le persone che come lei hanno le loro idee e la voglia di manifestarle si nascondano poi come lei dietro l’anonimato. Cosa fa mancare il coraggio di firmarsi con il cognome? E ciò vale sia per gli abortisti come lei sia per gli antiabortisti come l’autore del precedente intervento.
      Scusate sin d’ora se quanto ho detto vi avesse infastidito.
      Umberto Lo Faso

  3. Grazie per la considerazione. In effetti il non dichiarasi completamente è un portato dei tempi (rischio di essere presi direttamente di mira per opinioni non condivise) ed anche dello “spessore”, della reale “incidenza” del blog in cui ho inserito il commento, che non merita di assumere tare rischio. Ma una opinione l’ho espressa. Sarò sempre orientato a non coercire gli altri a fare scelte di vita che piacciono a me; posso provare a convincere…..non di più. Aspetto tuttavia di leggere la Sua opinione in merito.

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema (max 1000 caratteri). Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA

Canale video Questa è La Legge

Segui il nostro direttore su Youtube