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Legge sul cyberbullismo: cosa prevede?

19 Marzo 2020 | Autore:
Legge sul cyberbullismo: cosa prevede?

Bullismo telematico: cos’è? Quali forme di tutela prevede la legge per le vittime di cyberbullismo? Quando scatta il reato? Chi può sporgere querela?

Da qualche tempo, ti sei accorto che tuo figlio è particolarmente scontroso, che è sempre più chiuso in sé stesso e che non vuole parlarti. Hai anche notato che si reca malvolentieri a scuola, e che quando rientra è molto depresso. All’inizio pensi che ci siano problemi con i professori; solamente dopo un po’ di tempo scopri che tuo figlio è vittima di bullismo da parte di altri ragazzi. Ma non solo: vieni anche a sapere che le ingiuste persecuzioni avvengono anche al di fuori delle aule scolastiche mediante l’utilizzo di Facebook, WhatsApp e di altri strumenti telematici. Se è così, allora sono sicuro che vorrai sapere cosa prevede la legge sul cyberbullismo.

Da qualche anno l’ordinamento italiano ha adottato alcune misure per evitare che le condotte vessatorie (leggi: bullismo) in genere praticate nelle aule di scuola si possano propagare anche al di fuori di esse grazie all’impiego dei mezzi telematici più comuni. È indubbio, infatti, che internet abbia abbattuto ogni tipo di barriera e che oggi sia molto facile raggiungere anche chi è distante. Il problema sorge quando la rete è utilizzata per  perpetrare condotte illecite come possono essere, appunto, quelle legate al bullismo. Se ne vuoi sapere di più su questo specifico argomento, prosegui nella lettura: vedremo insieme cosa prevede la legge sul cyberbullismo.

Cyberbullismo: cos’è?

Prima di illustrare cosa prevede la legge sul cyberbullismo è bene che facciamo prima un po’ di chiarezza terminologica. Cos’è il cyberbullismo?

È fin troppo evidente che per cyberbullismo si intende il bullismo telematico, cioè quella forma di vessazione e persecuzione nei confronti di un’altra persona (per lo più molto giovane) ad opera di uno o più individui.

Volendo essere ancor più precisi, la legge [1] definisce il cyberbullismo come qualunque forma di pressione, aggressione, molestia, ricatto, ingiuria, denigrazione, diffamazione, furto d’identità, alterazione, acquisizione illecita, manipolazione, trattamento illecito di dati personali in danno di minorenni, realizzata per via telematica, nonché la diffusione di contenuti online aventi ad oggetto anche uno o più componenti della famiglia del minore il cui scopo intenzionale e predominante sia quello di isolare un minore o un gruppo di minori ponendo in atto un serio abuso, un attacco dannoso, o la loro messa in ridicolo.

Dunque, ogni tipo di vessazione nei riguardi di un minore, se realizzata con costanza, può essere una forma di bullismo; se perpetrata con gli strumenti telematici, allora diventa cyberbullismo.

Cyberbullismo: cosa prevede la legge?

La legge sul cyberbullismo prevede alcuni strumenti di tutela a favore delle vittime di questa condotta illecita. I principali sono:

  • l’oscuramento dei siti internet sui quali avviene il cyberbullismo;
  • il reclamo al Garante per la privacy;
  • la segnalazione ai genitori del cyberbullo;
  • l’ammonimento del questore, nel caso in cui il cyberbullismo costituisca anche reato.

Si tratta di importanti strumenti di difesa previsti dalla legge sul cyberbullismo; peraltro, la legge ha cura di specificare che ciascuno di essi può essere azionato direttamente dal minore che abbia compiuto quattordici anni.

A partire dalla stessa età il minorenne può anche sporgere denuncia o querela, nel caso in cui il cyberbullismo configuri anche un’ipotesi di reato.

Cyberbullismo: come funziona l’oscuramento dei siti internet

Il primo strumento di tutela che prevede la legge per fronteggiare il cyberbullismo è l’oscuramento dei siti internet. Si tratta di un ottimo modo per sconfiggere il bullismo telematico proprio sul suo campo, cioè online. Vediamo come funziona.

La richiesta di oscuramento non è altro che una semplice istanza che va rivolta al gestore del sito internet o del social network (ad esempio, facebook) su cui si è manifestata la condotta riconducibile al bullismo. La richiesta ha ad oggetto l’immediato oscuramento, la rimozione o il blocco dei contenuti lesivi.

L’istanza di oscuramento del sito web può essere avanzata direttamente dalla vittima che abbia compiuto i quattordici anni oppure dai genitori. Il contenuto lesivo non viene cancellato, ma ne viene reso impossibile l’accesso agli utenti: in questo modo il materiale potrà sempre essere utilizzato come prova sia dalla persona offesa che dalle autorità.

Il destinatario della segnalazione ha quarantotto ore di tempo per provvedere all’oscuramento, alla rimozione o al blocco del dato. Occorre tenere traccia della segnalazione effettuata tramite l’apposita funzione di feedback o comunicazione scritta al titolare dei dati.

Cyberbullismo: il reclamo al Garante

Nel caso in cui il destinatario della segnalazione di oscuramento non provveda entro quarantotto ore a rimuovere i contenuti offensivi, è possibile fare reclamo all’Autorità garante per la protezione dei dati personali, che provvederà entro due giorni.

Il reclamo al Garante della privacy si può presentare anche quando sia impossibile identificare il responsabile del trattamento dei dati personali della pagina internet.

L’intervento del Garante contro atti di cyberbullismo può essere chiesto compilando ed inoltrando via email il modulo presente sul sito istituzionale dell’autorità medesima: alla richiesta andranno allegati lo screenshot della segnalazione già effettuata al social network o al sito la descrizione precisa dei fatti e degli eventuali reati dei quali si ritiene di essere stati vittima.

La segnalazione del cyberbullismo ai genitori

Poiché il cyberbullismo riguarda soprattutto i minori che frequentano le scuole, molto spesso i primi ad accorgersi che qualcosa non va sono gli insegnanti.

Per legge, il dirigente scolastico che viene a conoscenza di un episodio di cyberbullismo commesso da uno o più studenti del proprio istituto è obbligato ad informarne immediatamente i genitori dei responsabili e a prendere adeguati provvedimenti disciplinari di carattere educativo.

Peraltro, la legge sul cyberbullismo prevede che operatori scolastici e forze dell’ordine debbano seguire un preciso corso di preparazione. Nello specifico, è prevista:

  • la formazione del personale scolastico, con la partecipazione di un proprio referente per ogni autonomia scolastica;
  • la promozione di un ruolo attivo degli studenti, nonché di ex studenti che abbiano già operato all’interno dell’istituto scolastico in attività di prevenzione e contrasto del cyberbullismo nelle scuole;
  • misure di sostegno e rieducazione dei minori coinvolti.

Cyberbullismo: cos’è l’ammonimento del questore?

La legge sul cyberbullismo prevede un ulteriore strumento di tutela dal bullismo telematico: l’ammonimento del questore. In cosa consiste?

La vittima di cyberbullismo (o il genitore, se minorenne) può rivolgersi al questore e chiedere che l’autore della condotta illecita venga formalmente diffidato dal reiterare la sua azione. La segnalazione può provenire anche da terze persone: l’importante è che essa non sia anonima.

L’ammonimento può essere rivolto nei confronti dei cyberbulli solamente se abbiano compiuto i quattordici anni e non ancora i diciotto. L’ammonimento, inoltre, può essere comminato solamente se il destinatario non sia già stato denunciato, per lo stesso fatto, per i reati di diffamazione o minaccia.

La procedura è più o meno la seguente. Innanzitutto, si espongono i fatti alla polizia o alla stazione dei carabinieri più vicina, i quali trasmettono poi tutti gli atti al questore, che convoca il minore autore del reato insieme ad almeno un genitore.

Se il questore ritiene sussistente l’illecito, assunte le informazioni del caso e sentite le persone informate sui fatti, ammonisce oralmente l’autore dell’atto di cyberbullismo, invitandolo a tenere una condotta conforme alla legge e a non divulgare il video che, ad esempio, per il momento circola soltanto su chat singole o di gruppo.

Ai fini dell’ammonimento, il questore convoca il minore, unitamente ad almeno un genitore o ad altra persona esercente la responsabilità genitoriale.

L’ammonimento del questore è stato concepito come un rimedio alternativo alla querela: ciò significa che potrai rivolgerti al questore solamente se il bullo telematico, a causa della sua condotta, abbia commesso anche un reato.

Tizio perseguita sui social network il suo compagno di scuola, Caio. In uno dei gruppi che ha creato a tale scopo, pubblica commenti ingiuriosi nei confronti della vittima.

Nel caso appena esemplificato, il bullo telematico ha commesso il reato di diffamazione: in un’ipotesi del genere, se l’autore del fatto non è maggiorenne ma ha già compiuto i quattordici anni potrà essere querelato oppure segnalato al questore, il quale provvederà con la procedura di ammonimento vista sopra.

Cyberbullismo: la messa alla prova

Se il cyberbullismo è sfociato in un fatto penalmente rilevante, cioè in un delitto vero e proprio (minacce, lesioni, percosse, revenge porn, stalking, estorsione, violenza privata, accesso abusivo a sistema informatico, trattamento illecito dei dati personali, ecc.), allora la vittima del bullismo, se già quattordicenne, potrà sporgere querela di propria iniziativa; se ancora più giovane, dovranno agire in tal senso i suoi genitori.

Poiché gli autori del cyberbullismo sono, per definizione, i minori, il processo penale che sorgerà dalla querela si svolgerà davanti al Tribunale per i minorenni.

I giudici sono inclini a concedere al bullo telematico la possibilità di sospendere il processo con l’espletamento della messa alla prova, ovvero con un procedimento di recupero e rieducazione, che se si concluderà positivamente, con una evoluzione della personalità del minore, darà luogo all’estinzione del reato e la sentenza non sarà iscritta nel casellario giudiziale.

Presupposto per la concessione della messa alla prova è la presa di coscienza del fatto da parte del minore. Se l’autore nega o minimizza i fatti, non esistono i presupposti per avviare un processo di recupero alternativo al processo penale che, quindi, avrà luogo senza sospensioni.

Allo stesso modo, secondo la giurisprudenza [2], minimizzare sulla gravità degli atti di cyberbullismo può condurre alla mancata applicazione delle attenuanti generiche perché denota l’assenza di un processo di maturazione.


note

[1]  Legge n. 71/2017 del 29 maggio 2017.

[2] Cass., sent. 26595 del 28 febbraio 2018.

Autore immagine: Canva.com


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