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Come fare il disconoscimento della paternità

3 Maggio 2020
Come fare il disconoscimento della paternità

Cosa può fare un coniuge quando scopre che il figlio non è suo?

Tu e tua moglie avete avuto un figlio. Dopo qualche giorno, i vostri rapporti si sono incrinati perché hai scoperto di non essere il padre del bambino. Ora tua moglie pretende, comunque, che te ne prenda cura e provveda al suo mantenimento. Tu, però, non hai nessuna intenzione di occuparti di un bambino che non è tuo. Ti rechi, quindi, da un avvocato per capire come fare il disconoscimento della paternità. La legge, infatti, te lo consente ma entro termini ben precisi, scaduti i quali non potrai più cancellare il rapporto di filiazione. Ma procediamo con ordine e vediamo come fare il disconoscimento della paternità.

Cos’è la presunzione di paternità?

Devi sapere che per verificare che il figlio sia stato concepito dal marito durante il matrimonio, il nostro ordinamento prevede due presunzioni: la presunzione di paternità e la presunzione di concepimento. Nel primo caso, il marito si ritiene padre del figlio concepito durante il matrimonio, salva la possibilità di esercitare il disconoscimento della paternità.

Nel secondo caso, invece, il figlio si presume concepito durante il matrimonio, se nato nel periodo che va dai centottanta giorni dalla celebrazione fino a trecento giorni dalla data dell’annullamento del matrimonio o del divorzio.

Cos’è il disconoscimento della paternità?

Come già detto, la presunzione di paternità – in base alla quale il marito si ritiene padre del figlio concepito durante il matrimonio – può essere superata con il disconoscimento della paternità. Si tratta, in pratica, di un’azione volta a far dichiarare dal giudice che il marito non è il padre del figlio nato durante il matrimonio. Ad esempio, il marito scopre che in realtà  il figlio non è suo. In tal caso, potrà esercitare il disconoscimento della paternità dimostrando che la moglie ha avuto il bambino con un altro uomo.

Attenzione però: se tu e tua moglie avete avuto un figlio con il metodo della procreazione assistita, sappi che non potrai contestare la paternità mediante l’azione di disconoscimento.

Chi può proporre il disconoscimento della paternità?

I soggetti che possono proporre l’azione di disconoscimento della paternità sono:

  • il presunto padre;
  • la madre;
  • il figlio maggiorenne;
  • un curatore nominato dal giudice su istanza del figlio minore che ha compiuto quattordici anni;
  • i discendenti o gli ascendenti, nel caso di morte del presunto padre o della madre;
  • il coniuge o i discendenti del figlio morto senza aver promosso l’azione.

Come fare il disconoscimento della paternità

L’azione di disconoscimento della paternità va proposta con atto di citazione al tribunale del luogo in cui risiedono la madre e il figlio. L’azione non può essere proposta personalmente ma occorre farsi assistere da un avvocato.

Ovviamente, l’ordinamento ha previsto termini ben precisi entro i quali esercitare l’azione di disconoscimento. I termini cambiano a seconda del soggetto che promuove l’azione. In particolare: 

  • per la madre: entro sei mesi dal parto;
  • per il padre: entro un anno dal giorno della nascita del bambino o dal giorno del suo ritorno (se egli si trovava in un luogo diverso) o ancora dal giorno in cui ha avuto conoscenza della nascita;
  • per il figlio: entro un anno dal compimento della maggiore età e senza limiti di tempo.

Il suddetto termine resta sospeso quando chi intende promuovere il disconoscimento di paternità:

  • è interdetto per infermità di mente;
  • è affetto da grave infermità mentale abituale.

Ovviamente, il termine decorrerà nuovamente una volta cessato lo stato di interdizione o la grave infermità di mente del soggetto.

Attenzione: per il padre e la madre, il diritto di esercitare l’azione si prescrive nel termine di 5 anni dalla nascita del figlio; mentre per il figlio l’azione è imprescrittibile, cioè può essere esperita sempre.

Come provare il difetto della paternità?

In passato, era possibile proporre l’azione di disconoscimento solo in tre ipotesi tassative:

  • mancata convivenza dei coniugi nel periodo compreso tra il trecentesimo ed il centottantesimo giorno prima del parto;
  • se il marito era affetto da impotenza, anche solo di generare;
  • se la moglie aveva avuto una relazione extraconiugale e aveva nascosto al marito sia la gravidanza che la nascita del figlio.

La riforma della filiazione, invece, ha abolito le suddette ipotesi. Ad oggi, quindi, è sempre possibile chiedere il disconoscimento della paternità.

A questo punto, ti starai chiedendo come provare di non essere il padre del bambino. Facciamo un esempio: tua moglie ti confessa di averti tradito con un altro uomo. Tale dichiarazione confessoria è sufficiente ad escludere la paternità? Assolutamente no. Questo perché il legislatore tutela il bambino e quindi richiede una prova più rigorosa. La prova più usata è sicuramente l’esame del Dna, disposto dal giudice attraverso la nomina di un consulente tecnico che procederà al prelievo e al confronto incrociato del Dna tra i genitori ed il figlio. In questo modo, è possibile accertare o escludere la paternità senza ombra di dubbio. La prova, tuttavia, potrebbe essere data anche con testimoni.

Disconoscimento della paternità: quali sono gli effetti?

La sentenza che dichiara il disconoscimento di paternità fa venir meno lo status di figlio. Di conseguenza, il figlio perde il cognome paterno e diviene a tutti gli effetti di legge un figlio riconosciuto dalla sola madre. Tuttavia, il tribunale può autorizzare il figlio a mantenere il cognome del padre qualora questo sia un elemento distintivo della sua identità personale. Si pensi, ad esempio, ad un figlio cantante conosciuto nell’ambiente musicale con il cognome paterno. Da parte sua, il padre è esonerato dal dovere di assistenza nei confronti del figlio, compreso il dovere di mantenimento.

Disconoscimento della paternità: quanto costa?

Dato che si tratta di un procedimento nell’interesse dei figli, non occorre pagare il contributo unificato. I costi, però, variano in base all’avvocato scelto e alle spese relative alla consulenza tecnica d’ufficio necessaria se si decide di ricorrere al test del Dna.



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