Nuovo bilancio europeo: quel decimale che vale 100 miliardi

19 Febbraio 2020
Nuovo bilancio europeo: quel decimale che vale 100 miliardi

Lo scontro tra Parlamento europeo che chiede l’1,3% e il Consiglio che vorrebbe solo l’1,074% delle risorse dei Paesi membri: una differenza che costa 230 miliardi di euro.

Clima teso in attesa del summit del Consiglio Europeo di domani che dovrà stabilire il nuovo bilancio europeo per il settennato 2021-2027. “Le due parti sono molto distanti, forse un po’ troppo”. sottolinea il presidente del Parlamento Europeo David Sassoli, incontrando l’agenzia stampa Adnkronos a Bruxelles.

Quel “troppo” è la distanza, in cifre assolute, tra l’1,3% del Reddito nazionale lordo dei Paesi europei – chiesto dal Parlamento – e l’1,074% proposto invece dal presidente del Consiglio europeo, il belga Charles Michel. Una distanza di appena 0,226 punti percentuali, che però vale – come ha spiegato Sassoli – ben 230 miliardi di risorse comunitarie: vale a dire che ogni decimale di punto vale 100 miliardi di euro. Risorse stanziate e dunque disponibili – in più o in meno, a seconda di quale decisione passerà – che potrebbero condizionare moltissimo le future politiche europee, scelte di spesa che passano attraverso i fondi coesione, la politica agricola, i piani Erasmus e le risorse da destinare all’immigrazione.

Ora, se domani il Consiglio Europeo dovesse convergere su un tetto di spesa all’1,074% del reddito nazionale lordo dell’Ue, come ha proposto il suo presidente Michel, andrebbe incontro a una sonora bocciatura da da parte del Parlamento, che vuole un tetto ben superiore, pari all’1,3% dell’Rnl. Tra questi due estremi c’è la proposta mediana della Commissione Europea: l’1,11%. In questo caso la distanza si accorcerebbe a circa 160 miliardi.

Ci sono però quattro Paesi cosiddetti ‘frugali‘ (Svezia, Olanda, Danimarca e Austria), che spingono per  un massimo dell’1% del Reddito nazionale lordo come tetto di spesa. A questi si aggiunge la Germania, che però è disponibile a mediare, consapevole della sua posizione di Paese capofila nell’Unione europea.

Ma qual è l’importanza del dibattito in corso e perché il confronto è così aspro? Lo spiega così Sassoli: “Noi chiediamo l’1,3% non perché siamo bizzarri”, dice Sassoli, ma perché “abbiamo avuto il gruppo di contatto che ha messo i vecchi e nuovi programmi” annunciati per l’Ue dagli Stati “a confronto” e su quella base ha stilato “impegni e necessità”.

“Se si vuole triplicare Erasmus – osserva Sassoli – questo ha un costo, altrimenti non lo si doveva dire. Forse era meglio non dirlo. Il lavoro fatto dal Parlamento non è stato fatto per dare più soldi all’Ue, ma per finanziare le politiche decise dagli Stati”. Nella proposta di Michel, spiega ancora Sassoli, “il differenziale è tutto meno”.

Quindi, prosegue il presidente del Parlamento, una eventuale “crisi istituzionale” dell’Ue sul bilancio sarebbe “responsabilità di chi non vuole negoziare. Ci si fa scudo della Brexit” per giustificare il calo del tetto di spesa dell’Mff (il Multiannual financial framework, appunto il bilancio pluriennale europeo), ma quelli imputabili all’assenza del Regno Unito “sono 70 mld”. Domani infatti saranno 27 i rappresentanti di tutti gli Stati europei che parteciperanno al summit; per l’Italia ci sarà il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, che ha richiesto un “bilancio ambizioso” e “all’altezza degli obiettivi che la Commissione Europea si è data, a partire dal Green Deal” , prefigurando anche l’ipotesi di un possibile veto dell’Italia se queste aspettative non fossero soddisfatte.



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