Diritto e Fisco | Editoriale

Addio pluralismo informativo su internet: nasce un web di serie A e uno di serie Z

23 Settembre 2013 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 23 Settembre 2013



Il nuovo bavaglio alla libertà di informazione: pronto il regolamento europeo che istituisce un web a due velocità, stabilendo un canale preferenziale ai giganti dell’editoria, ai danni dei piccoli portali.

 

Non sarà più il web che conosciamo, ma qualcosa di molto simile all’attuale oligopolio dei canali televisivi, dove i big dell’informazione avranno un accesso privilegiato, e tutti gli altri seguiranno in ultima fila.

È questo il catastrofico scenario che risulta dalla lettura della proposta di Regolamento presentata, negli scorsi giorni, dalla Commissaria Europea per l’agenda digitale, Neelie Kroes: un testo che, stranamente, è stato sottovalutato dai media nazionali, sino a passare completamente inosservato. Si tratta della riforma della disciplina relativa al mercato delle comunicazioni elettroniche: in soldoni, la riscrittura delle regole di internet. È chiaro, dunque, come tali nuove norme finiranno per influire, nei prossimi anni, sulla vita di ognuno di noi. E ora vediamo perché.

Cosa prevede il regolamento?

In poche parole, il testo appena approvato stabilisce, da un lato, il sacrosanto diritto di accesso ad internet per ogni cittadino europeo (i fornitori di accesso al web devono riconoscere agli utenti il diritto di usare le risorse per accedere, in modo non discriminatorio, a qualunque contenuto).

Dall’altro, però, viene prevista un’eccezione allarmante: gli stessi fornitori di accesso (tanto per fare un esempio, Tiscali, Telecom o lo stesso Google) potranno stringere accordi con i fornitori di servizi e contenuti (ossia i grandi editori e i big dell’industria dell’informazione) allo scopo di garantire a questi ultimi speciali condizioni di utilizzo delle connessioni.

Cosa significa tutto questo?

Che ci saranno, su internet, dei soggetti che saranno più “visibili” di altri.

Il bello della rete è sempre stata la sua perfetta meritocrazia. Non importa se sei il proprietario di Wikipedia, di un giornale come Repubblica o di un piccolo blog: se il tuo articolo viene letto da un migliaio di persone e piace al pubblico, esso potrà trovarsi anche al primo posto sul motore di ricerca. Il che ha voluto dire, in tutti questi anni: pluralismo nell’informazione, indipendenza e piena libertà di scelta da parte degli utenti della rete.

Ma lo scenario potrebbe capovolgersi. Se il regolamento dovesse passare il vaglio definitivo degli organi comunitari, avremmo una rete di serie A (ad appannaggio dei grandi editori) e una coda lunga quanto tutti i blog, siti e portali indipendenti oggi presenti sul web. Solo ai primi, però, verrebbe garantita una immediata e privilegiata visibilità.

In altre parole, il nostro fornitore di accesso a Internet potrà scegliere, per noi, quali giornali leggeremo, su quale sito faremo e-shop e quale blog seguiremo. Il tutto, a prescindere dalla qualità dei contenuti.

La concorrenza del web ci dirà addio e andrà in soffitta. Assisteremo a tutto ciò che abbiamo visto sino ad oggi sui nostri media nazionali, dove l’informazione è stata distorta, pilotata e di bassa qualità. A prova di ciò vi è già il fatto che gli stessi giganti dell’editoria non hanno commentato questa notizia. Il che è già di per sé allarmante…


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