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Legge sul sovraindebitamento: cosa prevede

20 Febbraio 2020 | Autore:
Legge sul sovraindebitamento: cosa prevede

La normativa salvasuicidi consente di tagliare i propri debiti, riducendone l’ammontare e dilazionando i pagamenti.

Molte persone hanno difficoltà a pagare i propri debiti e per alcuni diventa impossibile farvi fronte, nonostante la buona volontà e gli sforzi. Talvolta l’ammontare accumulato nel corso del tempo, gravato degli interessi e delle spese di recupero, diventa insostenibile.

La situazione è troppo onerosa e risulta schiacciante: alle preoccupazioni economiche si aggiungono quelle familiari e una sofferenza personale che diventa prostrazione, quando non si intravede più nessuna via d’uscita praticabile. In quei momenti, qualcuno arriva a compiere gesti estremi e si toglie la vita.

Proprio per aiutare i debitori che si trovano in questi tristi casi esiste però una normativa apposita: è la legge sul sovraindebitamento, chiamata anche legge salvasuicidi, che offre diverse soluzioni per fronteggiare la crisi economica ed uscirne, grazie ad accordi agevolati con i creditori che possono ridurre l’importo di un debito diventato eccessivo, ed a piani di rientro fronteggiabili tenuto conto della situazione economica.

Vediamo dunque cosa prevede la legge sul sovraindebitamento e quali strumenti offre a chi si trova in serie difficoltà per tagliare i propri debiti e ripartire, economicamente ed umanamente.

Cos’è il sovraindebitamento?

Il sovrindebitamento non è un qualsiasi debito, ma è piuttosto uno stato di squilibrio tra le obbligazioni assunte e il patrimonio prontamente liquidabile per farvi fronte. Inoltre, questo squilibrio deve determinare una oggettiva e rilevante difficoltà per il debitore di adempiere ai pagamenti necessari per rimborsare questi debiti.

Quindi, deve esserci innanzitutto una situazione in cui i debiti accumulati superano la parte del patrimonio facilmente monetizzabile in denaro; inoltre deve trattarsi di una difficoltà seria e duratura, non momentanea e transitoria, a pagare entro le scadenze programmate e pattuite con il creditore.

Facendo un esempio, per aversi sovraindebitamento ai sensi della legge che stiamo esaminando non è sufficiente essere privi di soldi per pagare qualche rata di mutuo in alcuni mesi; bisogna invece dimostrare che con i propri redditi annui (meno le spese indispensabili per la sussistenza) non bastano a pagare le rate in scadenza, e che non si posseggono beni facilmente liquidabili, cioè prontamente vendibili a un prezzo equo.

Legge sul sovrindebitamento: a chi è rivolta

La legge sul sovraindebitamento [1] ha lo scopo di aiutare coloro che si trovano in grave difficoltà nel rimborsare i propri debiti, quando si trovano nella seria situazione che abbiamo descritto.

Deve trattarsi, però, di consumatori: persone fisiche (dunque non società) ed anche piccole imprese, purchè non si tratti di soggetti che possono fallire. Inoltre, i debiti devono essere stati contratti per scopi privati, estranei all’eventuale attività imprenditoriale o professionale esercitata.

Questa circostanza, però, ti preclude solo alcune possibilità ma non tutte: precisamente, se sei una persona fisica ed hai contratto debiti per la tua attività imprenditoriale, commerciale o professionale, non potrai accedere al piano del consumatore previsto dalla legge sul sovraindebitamento, ma ti rimarrà disponibile un’altra forma di composizione della crisi prevista dalla stessa legge salvasuicidi: l’accordo del debitore. Vedremo tra poco entrambi questi strumenti.

Perciò se sei un imprenditore e sei soggetto al fallimento non potrai utilizzare questa procedura; potrai beneficiare, invece, di altre possibilità, come il concordato preventivo o l’esdebitazione se sei un imprenditore individuale.

La legge salvasuicidi ha lo scopo di “rimettere in carreggiata” il debitore eccessivamente gravato, offrendogli la possibilità di liberarsi seguendo una delle strade previste dalla normativa che ora spiegheremo, senza rimanere schiacciato per sempre dal peso dei debiti accumulati in passato e divenuti insostenibili.

Questa opportunità, però, viene offerta una volta sola: infatti per beneficiare degli strumenti offerti dalla legge sul sovraindebitamento è necessario non essere incorsi nel fallimento o in altre procedure concorsuali, e non essere stato dichiarato decaduto da un precedente piano non rispettato.

C’è un’unica eccezione a questa regola: si può tornare a fare ricorso ai procedimenti di composizione della crisi previsti dalla legge sul sovraindebitamento quando sono trascorsi più di cinque anni dall’accordo precedente.

Legge sul sovraindebitamento: le 3 procedure previste

Se ci sono entrambi i requisiti che abbiamo esaminato – quello oggettivo, della situazione sovraindebitamento, e quello soggettivo, dello status di consumatore – la legge sul sovraindebitamento offre tre diverse possibilità per liberarsi dai debiti: sono l’accordo con il creditore, il piano del consumatore e la liquidazione del patrimonio.

Tutte e tre offrono notevoli benefici: innanzitutto, la possibilità di ridurre, anche in maniera consistente, i debiti e di renderli proporzionati alle possibilità del debitore; inoltre, di pagarli gradualmente, secondo un piano concordato e prestabilito che tenga conto di queste esigenze concrete e anche del fabbisogno di spesa necessario per sostenere il debitore e la sua famiglia, rendendo la rata rimborsabile; infine, si potrà ottenere la cancellazione delle segnalazioni pregiudizievoli presenti a nome del debitore nel sistema creditizio, in modo da rendergli possibile di ottenere nuovi finanziamenti in futuro.

Esaminiamo dunque ciascuna di queste tre strade, che si differenziano principalmente per la qualità del soggetto che può accedervi: il privato deve scegliere il piano del consumatore, il debitore con partita Iva dovrà realizzare l’accordo con i creditori, ed entrambe queste categorie possono ottenere, in alternativa alle altre due procedure, la liquidazione del patrimonio.

L’accordo con i creditori

Possono realizzarlo le imprese (ripetiamo: non fallibili) o i privati che abbiano contratto i debiti non per esigenze personali ma per motivi connessi alla propria attività commerciale o professionale.

L’accordo viene proposto dal debitore in forma di piano di rimborso – che può tagliare una parte, anche consistente, del debito iniziale – ma dovrà deve essere accettato dai creditori che rappresentano almeno il 60% dell’ammontare dei debiti accumulati.

Per formulare il piano il debitore può farsi assistere da un Organismo di composizione della crisi (Occ), o anche un singolo professionista (avvocato, commercialista, notaio), nominato dal presidente del tribunale presso il quale sarà depositata la proposta.

La domanda di ammissione dovrà contenere l’elencazione dei creditori, con l’indicazione delle somme dovute a ciascuno, e l’elenco dei beni del debitore, corredato degli eventuali atti di disposizione compiuti nell’ultimo quinquennio (come le vendite o le cessioni) e le ultime tre annualità di scritture contabili (con attestazione di autenticità agli originali).

L’istanza deve anche attestare la fattibilità della proposta, secondo il parere dell’Occ o del professionista incaricato, anche in base alle spese necessarie per il sostentamento del debitore e della sua famiglia.

Una volta completata la proposta, il Giudice competente fisserà l’udienza per l’omologazione dell’accordo. Se si raggiunge il consenso dei creditori che rappresentano almeno il 60% del valore dei crediti, il Tribunale omologherà l’accordo raggiunto tra le parti.

Da quel momento in poi, l’accordo sarà vincolante per entrambe le parti, che dovranno rispettarlo. Un altro effetto positivo è che vengono sospese le procedure esecutive eventulmente in corso ed anche quelle che potrebbero essere instaurate sui beni compresi nell’accordo, per tutta la durata del piano stesso, sempre che le condizioni di pagamento stabilite vengano puntualmente ottemperate dal debitore.

L’accordo, infatti, viene revocato d’ufficio dal giudice se il debitore non paga entro 90 giorni dalle scadenze previste, oppure se compie atti in frode ai creditori.

Il piano del consumatore

La procedura da seguire per realizzare il piano del consumatore è simile alla precedente, con la differenza che questo strumento è accessibile solo dal privato e non dall’imprenditore.

Anche in questo caso il debitore propone un piano ai suoi creditori, facendosi assistere da un Occ o da un professionista, e deve corredare il piano di tutta la documentazione necessaria a ricostruire compiutamente la sua situazione economica e patrimoniale.

Sulla base di questi elementi, e tenuto conto della concreta capacità di rimborso del debitore, si potrà elaborare il piano dettagliato, prevedendo uno stralcio di una parte anche consistente del debito complessivo iniziale e indicando esattamente le modalità di pagamento e le scadenze per rimborsare il residuo stabilito.

Nel piano verranno indicate anche le eventuali garanzie rilasciate per l’adempimento dei debiti: è preferibile infatti – soprattutto quando il debitore dispone di redditi modesti e precari – prevedere una o più garanzie prestate da soggetti terzi in favore del debitore, in modo da rendere più solida la proposta formulata ed aumentarne le possibilità di accoglimento da parte dei creditori. Le garanzie fornite possono essere di qualsiasi tipo, come le fidejussioni, gli immobili, i titoli azionari o obbligazionari.

Il piano può anche prevedere che, durante il periodo di attuazione, il debitore non possa accedere credito al consumo, cioè ottenere finanziamenti per l’acquisto di prodotti, oppure utilizzare carte di credito e sottoscrivere l’acquisto di prodotti finanziari, per rendere più stabile la sua situazione economica e prevenire il formarsi di altri debiti.

Come per l’accordo, anche il piano conterrà una relazione dell’Occ o del professionista sulla capacità di rimborso ed anche un giudizio di meritevolezza del debitore, tenuto conto dei motivi che hanno causato l’indebitamento e della situazione attuale.

A questo punto, il piano sarà completo e potrà essere presentato al Giudice del Tribunale competente in base al luogo di residenza del debitore. Occorrerà anche comunicarlo al Fisco (è competente l’Agenzia Entrate Riscossione) per verificare la presenza di altri debiti tributari; in tale caso, l’Agente per la riscossione interverrà nella procedura.

Il giudice fisserà l’udienza alla quale potranno partecipare i creditori interessati, e per raggiungere l’accordo occorrerà il consenso di almeno il 60% del valore dei crediti, ed il giudizio positivo del tribunale, che omologherà il piano; se invece dovesse emergere profili negativi sulla meritevolezza del debitore o tentativi da parte sua di frodare i creditori, il piano sarà respinto.

Con l’accoglimento del piano, e precisamente dal momento dell’avvenuta omologazione, le azioni esecutive contro il debitore non potranno essere iniziate o proseguite, fino al termine prestabilito.

Se il piano sarà rispettato, il debitore al termine del periodo concesso per completare i rimborsi programmati sarà completamente liberato da tutti i debiti preesistenti.

La liquidazione del patrimonio

E’ la più drastica delle tre procedure previste dalla legge sul sovraindebitamento: con essa, infatti, il debitore cede il proprio patrimonio, destinandolo al pagamento dei suoi debiti. Il beneficio concreto consiste nel fatto che nella maggior parte dei casi il patrimonio disponibile è inferiore all’ammontare debitorio e spesso non è neppure di facile liquidazione e vendita.

Si possono escludere dal conferimento i beni non pignorabili, i crediti necessari per l’alimentazione ed il mantenimento e gli stipendi e salari, nella misura necessaria al mantenimento del debitore e della sua famiglia.

Non c’è, però, in questo caso una programmazione o una proposta di riduzione concordata con i creditori, e neppure una dilazione rateale dei pagamenti o delle scadenze: semplicemente, il debitore conferisce tutti i suoi beni – salve le eccezioni che abbiamo indicato – ai creditori che si soddisferanno sul ricavato. Per questo è la soluzione meno conveniente per il debitore, ma potrà essere praticata quando le prime due non risultano concretamente accessibili, ad esempio, per un consumatore privato con un reddito molto basso e senza garanzie prestate da terzi; una volta conferiti i beni, infatti, anch’egli potrà ottenere il risultato della completa liberazione dai debiti pregressi.


note

[1] Legge 27 gennaio 2012, n.3 “Composizione della crisi da sovraindebitamento”.


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