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Licenziamento dirigente: ultime sentenze

29 Marzo 2020
Licenziamento dirigente: ultime sentenze

Leggi le ultime sentenze su: licenziamento dei dirigenti; estinzione e risoluzione del rapporto; giustificazione del licenziamento; condizioni per il riconoscimento dell’indennità supplementare al trattamento di fine rapporto per i dirigenti di azienda; reintegrazione nel posto di lavoro.

Il licenziamento ingiustificato del dirigente

In tema di licenziamento dei dirigenti, i termini di decadenza ed inefficacia dell’impugnazione stabiliti dall’art. 6 della l. n. 604 del 1966, come modificato dall’art. 32 della l. n.183 del 2010, non si applicano alle ipotesi di ingiustificatezza convenzionale del recesso, cui consegue la tutela meramente risarcitoria dell’indennità supplementare, secondo un’interpretazione doverosamente restrittiva – trattandosi di norme in materia di decadenza – del concetto di “invalidità” di cui all’art. 32, comma 2, della l. n. 183 del 2010, da intendere quale vizio suscettibile di determinare la demolizione del negozio e dei suoi effetti solutori, come previsto per le ipotesi sanzionate dall’art. 18, comma 1, st.lav. novellato dalla l. n. 92 del 2012.

Cassazione civile sez. lav., 08/01/2020, n.148

Licenziamento del dirigente

Ai fini della “giustificatezza” del licenziamento del dirigente, non è necessaria una analitica verifica di specifiche condizioni, ma è sufficiente una valutazione globale, che escluda l’arbitrarietà del recesso, in quanto intimato con riferimento a circostanze idonee a turbare il rapporto fiduciario con il datore di lavoro, nel cui ambito rientra l’ampiezza di poteri attribuiti al dirigente.

Cassazione civile sez. lav., 30/12/2019, n.34736

Responsabilità gestionale per il mancato raggiungimento degli obbiettivi

In tema di dirigenza pubblica, il previo conforme parere del Comitato dei Garanti, previsto dagli artt. 21 e 22 del d.lgs. n. 165 del 2001 per il personale statale – disposizione non derogabile dalla contrattazione collettiva ed estensibile anche alle pubbliche amministrazioni non statali in forza della norma di adeguamento di cui all’art. 27, comma 1, dello stesso decreto – riguarda le sole ipotesi di responsabilità dirigenziale, conseguente al mancato raggiungimento degli obbiettivi e alla grave inosservanza delle direttive impartite dall’organo competente, e non è quindi estensibile alla responsabilità tipicamente disciplinare, correlata al colpevole inadempimento degli obblighi gravanti sul prestatore di lavoro, tranne nel caso in cui vi sia un indissolubile intreccio tra i due tipi di responsabilità. Ne consegue che, ove siano contestate mancanze di rilevanza esclusivamente disciplinare, la sanzione può legittimamente essere irrogata anche in assenza di detto parere ovvero con parere negativo.

(Nella specie, la S.C. ha cassato con rinvio la decisione con cui il giudice di merito aveva ritenuto illegittimo il licenziamento di un dirigente sanitario, siccome non preceduto dal parere del Comitato dei Garanti, senza previamente accertare la natura della responsabilità contestatagli).

Cassazione civile sez. lav., 10/12/2019, n.32258

Reintegrazione nel posto di lavoro e risarcimento del danno

L’indennità supplementare al trattamento di fine rapporto prevista per i dirigenti di azienda dall’accordo interconfederale del 27 aprile 1995 deve essere riconosciuta al dipendente nel caso in cui il licenziamento sia obiettivamente causato da ristrutturazione, riorganizzazione, riconversione o crisi aziendale, non essendo necessario che ad esso consegua una effettiva cesura del rapporto di lavoro e che il dipendente versi, pertanto, in stato di disoccupazione.

(In applicazione del suddetto principio, la S.C. ha cassato la pronuncia di merito che aveva negato l’emolumento in presenza di un licenziamento intimato da una società posta in amministrazione straordinaria, seguito da riassunzione ad opera del cessionario, quale speciale modalità di trasferimento del lavoratore ex art. 5, comma 2 ter, del d.l. n. 347 del 2003, conv. dalla l. n. 39 del 2004).

Cassazione civile sez. lav., 30/09/2019, n.24355

Licenziamento individuale del dirigente d’azienda

Nell’ipotesi di licenziamento individuale del dirigente d’azienda, cui, ai sensi dell’art. 10 della l. n. 604 del 1966, non trova applicazione la disciplina limitativa dei licenziamenti, la nozione di giustificatezza del recesso si discosta da quella di giustificato motivo ed è ravvisabile ove sussista l’esigenza, economicamente apprezzabile in termini di risparmio, della soppressione della figura dirigenziale in attuazione di un riassetto societario e non emerga, in base ad elementi oggettivi, la natura discriminatoria o contraria a buona fede della riorganizzazione; il giudice deve limitarsi al controllo sull’effettività delle scelte imprenditoriali poste a base del licenziamento, non potendo sindacare il merito di tali scelte, garantite dal precetto di cui all’art. 41 Cost.

(Nella specie, la S.C. ha confermato la decisione di merito che, senza entrare nel merito delle scelte datoriali, aveva ritenuto insussistente il nesso di causalità tra la situazione rappresentata nella lettera di licenziamento e la soppressione del posto di responsabile “marketing”).

Cassazione civile sez. lav., 05/04/2019, n.9665

Il licenziamento di un dirigente per ristrutturazione aziendale

In tema di lavoro subordinato, per stabilire se sia giustificato il licenziamento di un dirigente intimato per ragioni di ristrutturazione aziendale, quel che rileva è che presso l’azienda non esista più una posizione lavorativa esattamente sovrapponibile a quella del lavoratore licenziato.

Corte appello Milano sez. lav., 14/03/2019, n.67

Illegittimità del licenziamento e diritti del lavoratore

In caso di illegittimità del licenziamento, il diritto riconosciuto al lavoratore dall’art. 18, comma 3, della l. n. 300 del 1970, come modificato dalla l. n. 92 del 2012, di optare fra la reintegrazione nel posto di lavoro e l’indennità sostitutiva, in quanto atto negoziale autonomo nell’esercizio di un diritto potestativo derivante dalla declaratoria di illegittimità del licenziamento, non soggiace agli effetti espansivi della sentenza di riforma previsti dall’art. 336, comma 2, c.p.c.

(Nella specie, la S.C. ha confermato la sentenza della corte di appello che, in sede di revocazione, aveva ritenuto estinto il rapporto di lavoro di un dirigente che aveva esercitato l’opzione all’esito della fase sommaria del cd. rito Fornero, benché la pronuncia di nullità del licenziamento fosse stata riformata nel giudizio di opposizione prima di essere nuovamente dichiarata in sede di reclamo).

Cassazione civile sez. lav., 27/02/2019, n.5759

Non è necessaria l’autonoma impugnazione del licenziamento del dirigente per accertare incidentalmente la sua ingiustificatezza nel giudizio su indennità collegata

Lavoro subordinato (rapporto di) – Estinzione e risoluzione del rapporto: licenziamento – — Licenziamento del dirigente – Indennità previste dal c.c.n.l. – Spettanza – Presupposto – Ingiustificatezza – Impugnazione autonoma del licenziamento – Necessità – Esclusione – Accertamento incidentale – Sufficienza – Conseguenze.
In tema di licenziamento del dirigente, quando l’erogazione delle indennità collegate alla cessazione del rapporto di lavoro presupponga, in base al c.c.n.l. di settore, che il licenziamento non sia giustificato, l’ingiustificatezza può formare oggetto di un accertamento incidentale nel giudizio sulle spettanze economiche, senza necessità di un’autonoma impugnazione del licenziamento; ne consegue che la mancata presentazione o l’intervenuta prescrizione della domanda di annullamento del recesso datoriale non precludono l’esame della domanda relativa alle indennità.

Cassazione civile sez. lav., 22/02/2019, n.5372

Licenziamento del dirigente e motivazione del recesso del datore

Qualora la motivazione del licenziamento di un dirigente non sia stata resa (ovvero, risulti insufficiente o generica), il datore di lavoro, nel rispetto del principio del contraddittorio, può esplicitarla (od integrarla) nell’ambito del giudizio arbitrale, e, nell’ipotesi in cui il dirigente abbia scelto, in conformità al principio di alternatività delle tutele nelle controversie del lavoro, di adire direttamente il giudice ordinario, analoghe facoltà vanno riconosciute alla parte datoriale nell’ambito del processo, atteso che, diversamente, la posizione del datore di lavoro verrebbe ad essere compromessa per effetto di una autonoma ed insindacabile determinazione della controparte.

Cassazione civile sez. lav., 01/02/2019, n.3147

Giustificazione del licenziamento 

Nell’individuare la valenza di giustificatezza – la cui assenza dà diritto al dirigente licenziato all’indennità supplementare – occorre fare riferimento al principio di cui all’art. 1375 c.c. nel senso che il licenziamento ingiustificato del dirigente si verifica allorché il datore di lavoro eserciti il proprio diritto di recesso ad nutum violando il principio di buona fede che presiede alla esecuzione dei contratti , ponendo in essere un comportamento puramente pretestuoso ai limiti della discriminazione ovvero del tutto irrispettoso delle regole procedimentali che assicurano la correttezza dell’esercizio di tale diritto.

Tribunale Lodi sez. lav., 10/12/2018, n.160

Licenziamento del dirigente: sfugge all’obbligo di repechage?

In caso di licenziamento del dirigente d’azienda per esigenze di ristrutturazione aziendali, è esclusa la possibilità del “repêchage” in quanto incompatibile con la posizione dirigenziale del lavoratore, assistita da un regime di libera recedibilità del datore di lavoro.

Corte appello Roma sez. lav., 02/11/2018, n.4073

Il principio di immediatezza della contestazione 

La contestazione avvenuta a distanza di due anni viola il principio di immediatezza, ricavabile dall’art. 7 legge 20 maggio 1970 n. 300 ed applicabile anche in ipotesi di licenziamento del dirigente.

Tribunale Milano sez. lav., 25/10/2018, n.2130



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