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Invalidità dipendenti pubblici: ultime sentenze

29 Marzo 2020
Invalidità dipendenti pubblici: ultime sentenze

Scopri le ultime sentenze su: dipendenti pubblici; invalidità permanente in attività di servizio o nell’espletamento delle funzioni di istituto; infermità per causa di servizio ed equo indennizzo; assicurazione generale obbligatoria per l’invalidità.

Vittime del dovere: l’invalidità permanente

Per vittime del dovere devono intendersi i soggetti di cui all’articolo 3 della legge 13 agosto 1980, n. 466, e, in genere, gli altri dipendenti pubblici deceduti o che abbiano subìto un’invalidità permanente in attività di servizio o nell’espletamento delle funzioni di istituto per effetto diretto di lesioni riportate in conseguenza di eventi verificatisi: a) nel contrasto ad ogni tipo di criminalità; b) nello svolgimento di servizi di ordine pubblico; c) nella vigilanza ad infrastrutture civili e militari; d) in operazioni di soccorso; e) in attività di tutela della pubblica incolumità; f) a causa di azioni recate nei loro confronti in contesti di impiego internazionale non aventi, necessariamente, caratteristiche di ostilità. Il comma 563, punto c), dell’art. 1 della legge citata non prevede come necessario il ricorrere d’un rischio specifico diverso da quello insito nelle ordinarie funzioni istituzionali, bastando anche soltanto che l’evento dannoso si sia verificato – fra gli altri casi – nella vigilanza ad infrastrutture civili e militari.

Corte appello Milano, 03/06/2019, n.549

Le controversie inerenti all’impugnativa del provvedimento di decadenza

Il provvedimento di decadenza è espressione della potestà pubblicistica riconosciuta alla Pubblica Amministrazione al fine di contrastare le condotte fraudolente poste in essere dai pubblici dipendenti che, mediante la produzione di documenti falsi o viziati da invalidità non sanabile, hanno conseguito il loro impiego e, pertanto, le controversie aventi ad oggetto l’impugnativa di tale provvedimento rientrano nella giurisdizione amministrativa.

Consiglio di Stato sez. III, 20/04/2018, n.2399

Dipendenti pubblici: invalidità permanente in attività di servizio

Ai sensi dell’art. 1, commi 563 e 564, l. finanziaria anno 2006 (l. n. 66 del 2005), per vittime del dovere devono intendersi i soggetti di cui all’art. 3,l. 13 agosto 1980, n. 466 – magistrati ordinari, militari dell’Arma dei carabinieri, dei Corpi della guardia di finanza, delle guardie di pubblica sicurezza, degli agenti di custodia, personale del Corpo forestale dello Stato, funzionari di pubblica sicurezza, personale del Corpo di polizia femminile, personale civile della Amministrazione degli istituti di prevenzione e di pena, vigili del fuoco, appartenenti alle Forze armate dello Stato in servizio di ordine pubblico o di soccorso – e, in genere, gli altri dipendenti pubblici deceduti o che abbiano subito un’invalidità permanente in attività di servizio o nell’espletamento delle funzioni di istituto per effetto diretto di lesioni riportate in conseguenza di eventi verificatisi: a) nel contrasto ad ogni tipo di criminalità; b) nello svolgimento di servizi di ordine pubblico; c) nella vigilanza ad infrastrutture civili e militari; d) in operazioni di soccorso; e) in attività di tutela della pubblica incolumità; f) a causa di azioni recate nei loro confronti in contesti di impiego internazionale non aventi, necessariamente, caratteristiche di ostilità; sono equiparati ai soggetti di cui al succitato comma 563 coloro che abbiano contratto infermità permanentemente invalidanti o alle quali consegua il decesso, in occasione o a seguito di missioni di qualunque natura, effettuate dentro e fuori dai confini nazionali e che siano riconosciute dipendenti da causa di servizio per le particolari condizioni ambientali od operative.

Consiglio di Stato sez. IV, 18/01/2018, n.303

Infermità permanentemente invalidanti

Ai sensi dell’art. 1 commi 562-565, l. 23 dicembre 2005, n. 266, i benefici previsti in favore delle vittime della criminalità e del terrorismo devono intendersi estesi a tutte quelle che vengono definite « vittime del dovere », per esse intendendosi i soggetti di cui all’art. 3, l.13 agosto 1980, n. 466 e, in genere, gli altri dipendenti pubblici deceduti o che abbiano subito un’invalidità permanente in attività di servizio o nell’espletamento delle funzioni di istituto per effetto diretto di lesioni riportate in conseguenza di eventi verificatisi: a) nel contrasto ad ogni tipo di criminalità; b) nello svolgimento di servizi di ordine pubblico; c)nella vigilanza ad infrastrutture civili e militari; d) in operazioni di soccorso; e) in attività di tutela della pubblica incolumità; f) a causa di azioni recate nei loro confronti in contesti di impiego internazionale non aventi, necessariamente, caratteri di ostilità; l’area è ampliata dal successivo comma 564 per il quale sono equiparati ai soggetti di cui al precedente comma 563 coloro che abbiano contratto infermità permanentemente invalidanti o alle quali consegue il decesso in occasione o a seguito di missioni di qualunque natura, effettuate dentro e fuori dai confini nazionali e che siano riconosciute dipendenti da causa di servizio per le particolari condizioni ambientali od operative.

T.A.R. Campobasso, (Molise) sez. I, 10/02/2017, n.51

Definizione di vittime del dovere dei pubblici dipendenti

Ai sensi dell’art. 1 comma 563, l. 22 dicembre 2005, n. 266 per vittime del dovere devono intendersi i soggetti di cui all’art. 3, l. 13 agosto 1980, n. 466 e, in genere, gli altri dipendenti pubblici deceduti o che abbiano subito un’invalidità permanente in attività di servizio o nell’espletamento delle funzioni di istituto per effetto diretto di lesioni riportate in conseguenza di eventi verificatisi: a) nel contrasto ad ogni tipo di criminalità; b) nello svolgimento di servizi di ordine pubblico; c) nella vigilanza ad infrastrutture civili e militari; d) in operazioni di soccorso; e) in attività di tutela della pubblica incolumità; f) a causa di azioni recate nei loro confronti in contesti di impiego internazionale non aventi, necessariamente, caratteristiche di ostilità.

T.A.R. Lecce, (Puglia) sez. II, 20/07/2016, n.1160

Grado d’invalidità

La domanda attinente al riconoscimento della L. n. 388 del 1990, ex art. 80, comma 3, di due mesi di contribuzione figurativa utile ai fini pensionistici e, quindi, relativa all’anzianità contributiva ed alla misura della pensione, è devoluta alla giurisdizione della Corte dei Conti la quale ha giurisdizione esclusiva sui provvedimenti inerenti al diritto, alla misura ed alla decorrenza della pensione dei pubblici dipendenti (nonché degli altri assegni che ne costituiscono parte integrante).

La giurisdizione della Corte dei Conti sulle pensioni è giurisdizione di merito, e per l’accertamento e la valutazione dei fatti essa dispone degli stessi poteri, anche istruttori, del giudice ordinario e di conseguenza può e deve accertare, ai sensi della L. n. 118 del 1971, il grado d’invalidità con la stessa pienezza del giudice ordinario, analogamente alle controversie in tema di benefici previdenziali in favore dei lavoratori esposti all’amianto.

Cassazione civile sez. un., 19/12/2014, n.26935

Collocamento a riposo

Il beneficio dell’attribuzione del livello superiore all’atto del collocamento a riposo, riconosciuto dalla l. 24 maggio 1970 n. 336 ai pubblici dipendenti mutilati ed invalidi di guerra, non è estensibile agli invalidi per servizio a motivo della particolare condizione degli invalidi di guerra e della specifica causa della loro invalidità.

Consiglio di Stato sez. V, 04/11/2014, n.5432

Svolgimento di servizi di ordine pubblico

Ai sensi dell’art. 1 comma 563, l. 23 dicembre 2005 n. 266, per vittime del dovere devono intendersi i soggetti di cui all’art. 3 l. 13 agosto 1980 n. 466, e, in genere, gli altri dipendenti pubblici deceduti o che abbiano subito un’invalidità permanente in attività di servizio o nell’espletamento delle funzioni di istituto per effetto diretto di lesioni riportate in conseguenza di eventi verificatisi nel contrasto ad ogni tipo di criminalità; nello svolgimento di servizi di ordine pubblico; nella vigilanza ad infrastrutture civili e militari; in operazioni di soccorso; in attività di tutela della pubblica incolumità; a causa di azioni recate nei loro confronti in contesti di impiego internazionale non aventi, necessariamente, caratteristiche di ostilità; di conseguenza non rientra nelle suddette tipologie l’evento lesivo determinato da un fatto accidentale, quale l’incidente automobilistico.

T.A.R. Lecce, (Puglia) sez. II, 26/05/2014, n.1296

Mutilati e invalidi civili

L’art. 1 comma 1, l. n. 539 del 1950 stabilisce che “i benefici spettanti, secondo le vigenti disposizioni, ai mutilati ed agli invalidi di guerra, nonché ai congiunti dei caduti in guerra, si applicano anche ai mutilati ed invalidi per servizio ed ai congiunti dei caduti per servizio”. Tale norma, tuttavia, non può che riferirsi alle ipotesi nelle quali lo stato di invalidità viene preso in considerazione in quanto tale, ai fini della estensione delle agevolazioni spettanti alla generalità dei mutilati ed invalidi di guerra.

Diverso discorso deve essere fatto, invece, con riguardo alle ipotesi in cui taluni benefici non siano stati attribuiti, per espressa previsione normativa, a tutti coloro che rientrassero nelle anzidette categorie dei mutilati ed invalidi di guerra, ma soltanto agli appartenenti ad un determinato ambito, più ristretto e qualificato, di soggetti indicati dalla legge.

Questo è proprio il caso dei benefici previsti dagli art. 43 e 44 del r.d. n. 1290 del 1922 (in specie, il beneficio dello scatto di anzianità di 1 anno), riservati soltanto ai dipendenti pubblici “i quali, durante la guerra 1915-18, abbiano prestato, con buona condotta, servizio in reparti combattenti in qualità di militari, o assimilati”.

T.A.R. Reggio Calabria, (Calabria) sez. I, 26/10/2011, n.760

Pensioni di invalidità e vecchiaia: decorrenza

In tema di computo delle pensioni a carico dell’assicurazione generale obbligatoria per l’invalidità, la vecchiaia ed i superstiti dei lavoratori dipendenti, la disciplina prevista dall’art. 21, comma 6, della l. 11 marzo 1988 n. 67, come interpretato dall’art. 3, comma 2 bis, del d.l. 21 marzo 1988 n. 86, convertito nella l. 20 maggio 1988 n. 160 (che ha consentito, ai fini del calcolo della pensione, il computo a decorrere dall’1 gennaio 1988, anche della parte di retribuzione imponibile eccedente il massimale) si applica anche alle pensioni liquidate anteriormente al 1 gennaio 1988, tenendo conto che occorre far riferimento alla retribuzione media settimanale di ciascun anno e non alla retribuzione media settimanale calcolata con riferimento agli ultimi cinque anni.

Consiglio di Stato sez. III, 09/07/2010, n.2613

L’assicurazione obbligatoria per l’invalidità

È condizione necessaria del diritto ai contributi figurativi per maternità l’iscrizione al fondo pensioni lavoratori dipendenti o alle altre forme di previdenza sostitutive ed esclusive dell’assicurazione obbligatoria per l’invalidità, la vecchiaia ed i superstiti; e pertanto, indipendentemente se durante il periodo della maternità esisteva un rapporto di lavoro, il beneficio non spetta se la richiedente, al momento dell’istanza, è già pensionata

Corte Conti sez. I, 04/05/2010, n.307

Impiegati dello Stato: invalidità civile

Il rapporto di lavoro con i dipendenti affetti da invalidità è regolato dal principio di relatività, ai sensi del quale la valutazione della persona handicappata deve tener conto della capacità lavorativa e relazionale dell’individuo e non solo della minorazione fisica o psichica. Tale principio, ancorché dettato espressamente (art. 19, l. n. 104 del 1992) per i soggetti aventi diritto al collocamento al lavoro, deve ritenersi espressivo di un principio generale relativo a ogni ambito lavorativo in quanto posto a tutela dell’inserimento sociale della persona portatrice di handicap.

Consiglio di Stato sez. VI, 20/01/2009, n.248



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