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Taglio alberi: ultime sentenze

27 Marzo 2020
Taglio alberi: ultime sentenze

Scopri le ultime sentenze su: taglio di alberi non autorizzato; taglio degli alberi in un’area vincolata qualificabile come bosco; taglio a raso di numerosi alberi di alto fusto.

La pulizia del terreno costituisce termine di inizio dei lavori?

Non costituisce termine di inizio dei lavori indicati in un permesso di costruire la semplice pulizia del terreno, con il taglio di eventuali alberi o arbusti e l’apposizione del cartello di cantiere, assumendo rilevanza invece la posa di elementi portanti, la costruzione di muri e gli scavi per le fondazioni.

Consiglio di Stato sez. VI, 14/10/2019, n.6968

Taglio degli alberi, delle piante e degli arbusti

Deve essere considerato bosco qualsiasi terreno coperto da vegetazione forestale arborea, associata o meno a quell’arbustivo a, da castagneti sughere di o da macchia mediterranea con un limite spaziale non inferiore a 2000 m quadri.

(Nel caso di specie al dibattimento non era emerso in maniera certa sei terreni erano sempre stati considerati boschi e come tali soggetti a vincoli della legislazione penale speciale di settore e se pertanto il taglio degli alberi delle piante e degli arbusti integrava il reato di cui all’Art 142, comma 1 G e 181, comma 1 D. Lvo n.  42/2004).

Tribunale Chieti, 03/12/2018, n.1042

Taglio di alberi avvenuto in zona protetta

Il d.lg. n. 195 del 2005 ha introdotto una disciplina particolare estendendo la conoscenza delle informazioni relative all’ambiente a chiunque ne faccia richiesta senza che questi debba dimostrare il proprio interesse. In particolare, ai sensi degli articoli 1 e 2 del Dlgs citato deve essere garantito il diritto all’informazione per garantire ai fini della più ampia trasparenza che l’informazione ambientale sia sistematicamente e progressivamente messa a disposizione del pubblico e diffusa in forma o formati consultabili.

La p.a. è tenuta a rendere l’informazione ambientale detenuta a chiunque ne faccia richiesta senza che questi debba dichiarare e dimostrare il proprio interesse; pertanto, con riferimento a richiesta di informazione avente carattere ambientale poiché riguardante il taglio di alberi avvenuto in zona protetta e le ragioni a fondamento degli atti autorizzativi, sussiste il diritto di accedere agli atti richiesti, possedendo il regime di pubblicità in materia ambientale carattere tendenzialmente integrale, sia per ciò che concerne la legittimazione attiva, con un ampliamento dei soggetti legittimati all’accesso, e sia per il profilo oggettivo, prevedendosi un’area di accessibilità alle informazioni ambientali svincolata dai più restrittivi presupposti dettati in via generale dagli art. 22 e ss. l. n. 241 del 1990.

T.A.R. Catanzaro, (Calabria) sez. I, 19/11/2015, n.1747

Sequestro di un’area boschiva

La esclusione della colpevolezza nelle contravvenzioni non può essere determinata dall’errore di diritto dipendente da ignoranza non inevitabile della legge penale, quindi da mero errore di interpretazione che diviene scusabile quando è determinato da un atto della p.a. o da un orientamento giurisprudenziale univoco e costante da cui l’agente tragga la convinzione della correttezza dell’interpretazione normativa e, di conseguenza, della liceità della propria condotta (fattispecie relativa al sequestro di un’area boschiva in cui una impresa aveva dato inizio al taglio di alberi di alto fusto, senza aver ottenuto il preventivo nulla osta dell’Ente Parco nazionale).

Cassazione penale sez. III, 16/10/2014, n.3412

Danno ambientale

Nel caso di taglio di piante non autorizzato, la sanzione ex art. 167, comma 5, d.lg. n. 42 del 2004, è legittimamente parametrata al danno ambientale provocato, non potendosi in alcun modo determinare il profitto ricevuto dal danneggiante a causa dell’azione posta in essere.

T.A.R. Milano, (Lombardia) sez. IV, 29/07/2014, n.2138

Tutela del paesaggio

In tema di tutela del paesaggio, la nozione di bosco penalmente rilevante a norma della fattispecie di reato prevista dall’art. 181 d.lg. n. 42 del 2004, prescinde dall’origine naturale o artificiale delle superfici alberate, comprendendole entrambe, e trova un limite di applicabilità solo con riferimento agli impianti arborei destinati in via esclusiva alla produzione del legno.

(Fattispecie nella quale la Corte ha ritenuto integrare il reato di cui all’art. 181 d.lg. n. 42 del 2004 l’intervento di taglio indiscriminato degli alberi seguito dal dissodamento del terreno, non specificamente autorizzato, in un fondo, la cui natura era desumibile dall’avvenuta esecuzione di attività di rimboschimento, la quale è stata considerata indice inequivocabile della non esclusività della destinazione dell’impianto a produzione del legno).

Cassazione penale sez. III, 18/03/2014, n.30303

Taglio di alberi: autorizzazione paesaggistica in sanatoria

Il taglio degli alberi in un’area vincolata qualificabile come “bosco”, essendo idoneo a modificare il paesaggio, non rientra tra gli abusi edilizi ccdd. minori, cui l’art. 167 d.lg. n. 42 del 2004 subordina la possibilità di ottenere, in deroga alla regola generale posta dall’art. 146 comma 4 dello stesso d.lg., l’autorizzazione paesaggistica in sanatoria.

T.A.R. Napoli, (Campania) sez. IV, 20/03/2012, n.1348

Taglio degli alberi e indennizzo

Non è dovuto il separato indennizzo per il c.d. “macchiatico maturo per il taglio degli alberi” ai sensi dell’art. 43 l. n. 2359 del 1865, in quanto incompatibile con il carattere esaustivo dell’indennizzo regolato dalla successiva l. n. 865 del 1971 (art. 16) secondo cui, atteso il criterio del valore tabellare (V.A.M.) ancorato al tipo di piantagione effettivamente praticata sul suolo agricolo, non può applicarsi il criterio del compenso aggiuntivo relativo al soprassuolo arboreo già previsto dalla legge del 1865.

Cassazione civile sez. un., 25/11/2009, n.24761

Taglio a raso e sradicamento di alberi

Integra il reato di cui all’art. 181 comma 1 d.lg. 22 gennaio 2004 n. 42, l’abusiva esecuzione di lavori in area boscata protetta consistenti nel taglio a raso e sradicamento di alberi e nel conseguente livellamento del terreno, essendo soggetto ad autorizzazione ogni intervento modificativo. (In motivazione la Corte ha precisato che non esclude il reato la mera “denuncia” del taglio della legna, non autorizzando la stessa detti interventi, ma solo il taglio della legna da ardere).

Cassazione penale sez. III, 14/10/2009, n.43863

Taglio di alberi di un giardino pubblico

In tema di tutela penale delle cose di antichità e d’arte, la qualifica di soggetto attivo del reato di danneggiamento (art. 733 c.p.) compete anche a chi riveste la carica pubblica di sindaco nel caso in cui i beni danneggiati costituiscano “monumento” e rivestano un rilevante interesse culturale, tale da rendere incontrovertibile la loro appartenenza al patrimonio archeologico, storico o artistico nazionale.

(Fattispecie nella quale il danneggiamento era stato causato da un’ordinanza sindacale con cui si disponeva il taglio di alcuni alberi facenti parte di un giardino pubblico, tutelato quale complesso di particolare interesse storico ed artistico con provvedimento del Ministero dei BB.CC.AA.).

Cassazione penale sez. III, 24/10/2008, n.42893

Esecuzione di attività preparatorie

L’esecuzione di mere attività preparatorie, quali il taglio degli alberi, l’apertura di un varco di accesso al terreno, la demolizione di parte di un muro di confine e la realizzazione di una nuova recinzione, non accompagnante dalla compiuta organizzazione del cantiere di lavoro, non costituiscono valido inizio dei lavori tale da impedire la decadenza del permesso di costruire per mancato rispetto del termine iniziale.

T.A.R. Napoli, (Campania) sez. II, 25/09/2008, n.10890

Taglio a raso di alberi di alto fusto

Nel delitto di danneggiamento il dolo non è qualificato dal fine specifico di nuocere, sicché per la sua esistenza è sufficiente la coscienza e volontà di danneggiare.

(La Corte ha precisato che resta estranea all’elemento soggettivo la pretesa convinzione di operare con finalità di “riordino della zona” in capo al direttore dei lavori di un’impresa impegnata nel recupero di una centrale idroelettrica sita in zona sottoposta a vincolo ambientale, forestale ed idraulico, con il compimento di opere di trasformazione urbanistica – realizzazione di una pista di accesso, taglio a raso di numerosi alberi di alto fusto, rilevanti sbancamenti, distruzione del sottobosco con deposito di materiali inerti, realizzazione di una rampa di accesso ad un torrente -, e che, in mancanza del consenso del proprietario del terreno e dell’area boschiva, il descritto comportamento si caratterizza per la consapevolezza di un’azione violenta, perché non accettata dalla persona offesa).

Cassazione penale sez. II, 14/03/2007, n.15102



8 Commenti

  1. io ho un terreno con uliveti , ogni anno devo potarle, pulire il terreno e ararlo lasciarlo pulito per l’estate, anche allo scopo che non prenda fuoco , perche nella mia zona ogni anno ci sono incendi , nel mio terreno non e mai successo,
    ho anche un eucalips che a la mia età mio papà lo aveva piantato 57 anni fa , siamo cresciuti insieme, ma adesso essendo molto piu alto di me , lo devo sfoltire perchè le radici sono sopra la roccia, la mia paura e che con il vento forte possa cadere sulla casa, come già e successo che un’albero del genere e caduto con il vento sempre nel mio terreno ma non ha fatto danni non era vicino la casa,io amo gli alberi di qualsiasi generi, non le toccherei mai ma si devono sfoltire. vorrei sapere se lo posso fare o pure no.
    in attesa di riscontro porgo cordiali saluti

  2. Scusate la domanda un po’ banale, ma ho letto tante cose su internet e sono confusa….Si possono tagliare gli alberi nel proprio terreno?

    1. In area demaniale – di proprietà cioè dello Stato, delle Regioni, delle Province o dei Comuni – non è mai possibile tagliare gli alberi. A seconda del tipo di pianta abbattuta e delle normative locali potrebbe scattare una denuncia e una conseguente condanna penale. Nelle aree private, invece, le cose vanno diversamente. In linea di massima, è possibile abbattere un albero nel proprio giardino ma prima bisogna informarsi presso il Comune e la Regione di appartenenza. Difatti, le norme locali possono imporre limiti per piante specifiche o di dimensioni superiori a quella prestabilita dall’ente (da calcolarsi, di norma, secondo la circonferenza del tronco). Se così dovesse essere, prima dell’abbattimento, è necessario presentare una Scia al Comune ove si trova il terreno in questione. La domanda è, quindi, rivolta ad ottenere l’autorizzazione per l’abbattimento. La risposta deve intervenire entro 30 giorni; il silenzio si considera accoglimento dell’istanza e, quindi, autorizzazione. Il permesso è tanto necessario se si considera che alcune aree potrebbero essere soggette a vincoli paesaggistici, nel qual caso il procedimento penale sarebbe pressoché assicurato.Quando si tratta di piccoli arbusti, il più delle volte, non è necessaria alcuna autorizzazione, sicché si può procedere autonomamente, senza presentare la Scia. Attenzione però alle sterpaglie: chi brucia rami secchi e crea il pericolo di incendi, anche se l’area è di proprietà privata, rischia un’ulteriore incriminazione (leggi È reato bruciare rami e sterpaglia?). Quando si tratta di terreni privati molto estesi, classificabili come boschi ai sensi di legge, la violazione degli obblighi in tema di taglio abusivo di alberi in proprietà privata può comportare, oltre chiaramente al reato, anche la sanzione del ripristino della zona e del rimboschimento. Per questo tipo di reati non è possibile ottenere la sanatoria. Come chiarito dal Tar Napoli, il taglio di alberi nei boschi può effettuarsi solo a seguito di autorizzazione paesaggistica, per cui non è ammessa una autorizzazione in sanatoria prevista invece per i cd. abusi edilizi minori.Come chiarito dalla giurisprudenza, deve essere considerato bosco qualsiasi terreno coperto da vegetazione forestale arborea con un limite spaziale non inferiore a 2000 m quadri.Nel caso di taglio di piante non autorizzato, la sanzione viene parametrata al danno ambientale provocato, a prescindere dall’assenza d un profitto ricavato dal danneggiante a causa dell’azione posta in essere.Per quanto concerne specificamente gli alberi di olivo, che come è noto possono raggiungere volumi ed altezze considerevoli e che, sotto tale profilo, possono già di per sé accomunarsi agli alberi di alto fusto, è ancora vigente la disciplina dettata dal d.lg.lt. 27 luglio 1945 n. 475, recante il divieto di abbattimento di tali alberi se non in numero limitato e con specifica autorizzazione delle autorità competenti.

  3. La legge non consente di tagliare gli alberi di proprietà del vicino, neanche se i rami si estendono nel terreno confinante, sporcandolo o provocando altri disagi. Tale azione è possibile solo con le radici dell’albero del vicino. Se i rami invadono il proprio giardino è allora necessario instaurare una causa con il proprietario della pianta affinché il giudice lo condanni all’abbattimento o, quantomeno, al taglio dei rami che invadono la proprietà altrui. Tale azione può essere esercitata in qualsiasi momento, senza termini di prescrizione o decadenza.Chi si reca nel terreno del vicino per abbattere rami o fusti non di sua proprietà commette innanzitutto il reato di invasione di terreni altrui o, se si tratta del giardino prospiciente l’abitazione, di violazione di domicilio. In più, se si appropria della legna per trarne profitto (venderla o arderla) commette il reato di furto. Oltre a ciò può essere citato in una azione civile per il risarcimento del danno conseguente al danneggiamento (che, su aree private, non costituisce più reato dal 2016).

    1. Il proprietario di un terreno è obbligato a tagliare i rami degli alberi che sporgono nel terreno confinante se il vicino glielo chiede, salvo che i regolamenti e gli usi locali dispongano altrimenti. Tale richiesta può essere avanzata in qualsiasi momento non solo dal proprietario del fondo confinante, ma anche da tutti gli altri soggetti che possiedono il bene, come l’affittuario o l’usufruttuario. Per questo motivo, il proprietario degli alberi non potrà mai rivendicare di aver acquisito il diritto di far protendere i rami per usucapione: in tal caso, lo scorrere del tempo non attribuisce alcun vantaggio.Se il proprietario degli alberi si rifiuta di recidere i rami che sconfinano, il vicino non può provvedere da sé al taglio, ma deve rivolgersi al giudice per ottenere un provvedimento che imponga una parziale potatura. Oltre al provvedimento (concesso in via d’urgenza), è facoltà del vicino molestato richiedere anche il risarcimento del danno.

  4. Come misurare le distanze degli alberi dal confine del vicino?Che succede se gli alberi non rispettano le distanze?

    1. La distanza si misura tracciando la linea retta più breve che parte dal punto della semina o dalla base esterna del tronco dell’albero al tempo della piantagione fino alla linea di confine. In caso di successivo sviluppo della pianta, la distanza si deve necessariamente misurare dal centro del tronco.Nel caso in cui i due fondi siano delimitati da un muro comune, la distanza legale di una siepe dal muro comune si calcola dalla facciata del muro rivolta verso la siepe e non rispetto alla linea mediana del muro comune.In caso di violazione delle distanze appena indicate, il vicino ha diritto di pretendere lo sfoltimento delle piante o l’abbattimento a spese di parte inadempiente (ossia del proprietario) e, inoltre, il risarcimento del danno.

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