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Diritto di recesso: ultime sentenze

26 Marzo 2020
Diritto di recesso: ultime sentenze

Scopri le ultime sentenze su: diritto di recesso; tutela dei consumatori; preliminare di acquisto di immobile con previsione del diritto di recesso; contratti d’investimento mobiliare stipulati fuori della sede dell’intermediario e diritto di recesso del risparmiatore.

Diritto di recesso del cliente

In tema di contratti d’investimento mobiliare stipulati fuori della sede dell’intermediario, l’art. 30, comma 7, del d.lgs. n. 58 del 1998, prevede il diritto di recesso del risparmiatore, il cui ambito applicativo attiene sia alle vendite di strumenti finanziari, per i quali l’intermediario abbia assunto un obbligo di collocamento nei confronti dell’emittente o dell’offerente, sia le vendite poste in essere in attuazione di un servizio di investimento diverso, ivi compresa l’esecuzione di ordini impartiti dal cliente nel contesto di un contratto quadro.

Tale diritto di recesso, che ha la finalità di ripristinare, “a posteriori”, la carenza di adeguata riflessione preventiva dell’investitore, la quale può essere mancata nel caso di sollecitazione all’acquisto da parte del promotore, deve essere espressamente previsto in contratto, a pena di nullità.

Cassazione civile sez. I, 17/10/2018, n.25996

Preliminare di acquisto di immobile con facoltà di recesso

Ai sensi dell’art. 1373 c.c la parte cui è attribuita pattiziamente la facoltà di recesso può esercitarla finchè il contratto non abbia avuto un principio di esecuzione. Nel caso quindi di preliminare di acquisto di immobile con previsione del diritto di recesso, la domanda di esecuzione specifica dell’obbligo di concludere un contratto, di cui all’art. 2932 c.c., non può – sempre che l’altra parte non vi abbia aderito o non abbia accettato l’eventuale contemporanea offerta della controprestazione – in alcun modo considerarsi di per sè principio di esecuzione del contratto preliminare ai sensi ed agli effetti dell’art. 1373 c.c. e conseguentemente il convenuto, a cui favore sia stato attribuito il diritto di recesso, deve ritenersi legittimato a farlo valere in via di azione o di eccezione riconvenzionale ed a paralizzare la pretesa avversaria di sentenza costitutiva ai sensi dell’art. 2932 c.c.

Tribunale Arezzo, 15/03/2017, n.322

Preliminare di acquisto di immobile

Ai sensi dell’art. 1373 c.c la parte cui è attribuita pattiziamente la facoltà di recesso può esercitarla finchè il contratto non abbia avuto un principio di esecuzione. Nel caso quindi di preliminare di acquisto di immobile con previsione del diritto di recesso, la domanda di esecuzione specifica dell’obbligo di concludere un contratto, di cui all’art. 2932 c.c., non può – sempre che l’altra parte non vi abbia aderito o non abbia accettato l’eventuale contemporanea offerta della controprestazione – in alcun modo considerarsi di per sè principio di esecuzione del contratto preliminare ai sensi ed agli effetti dell’art. 1373 c.c. e conseguentemente il convenuto, a cui favore sia stato attribuito il diritto di recesso, deve ritenersi legittimato a farlo valere in via di azione o di eccezione riconvenzionale ed a paralizzare la pretesa avversaria di sentenza costitutiva ai sensi dell’art. 2932 c.c.

Tribunale Arezzo, 15/03/2017, n.322

Contratti di compravendita immobiliari

Sono esclusi dall’ambito di applicazione della direttiva del Consiglio 20 dicembre 1985, 85/577/Cee in materia di tutela dei consumatori, i contratti di compravendita immobiliari che costituiscano parte integrante di un investimento il cui finanziamento sia garantito da mutuo e le cui trattative precontrattuali siano svolte nel contesto di un’operazione di vendita a domicilio.

Il consumatore che abbia esercitato il proprio diritto di recesso conformemente alla direttiva medesima può essere obbligato a restituire l’importo del mutuo all’istituto mutuante, anche qualora detto mutuo, in base al metodo applicato all’investimento finanziario, sia diretto esclusivamente al finanziamento dell’acquisto dell’immobile e venga versato direttamente al venditore dell’immobile medesimo.

Corte giustizia UE, 25/10/2005, n.350

Recesso unilaterale

Il contratto avente ad oggetto l’acquisto di una quota di multiproprietà, nel quale il periodo di godimento dell’immobile sia indicato “per relationem” (nella specie, con l’espressione “periodo rosso”), non è nullo, ma semplicemente legittima l’acquirente ad esercitare il diritto di recesso entro tre mesi dalla stipula.

Tribunale Parma, 14/07/2003

Acquisto di immobili in multiproprietà

In tema di acquisto di immobili in multiproprietà, il diritto di recesso previsto dall’art. 5 d.lg. n. 427 del 1998 (di recepimento nell’ordinamento italiano della direttiva 94/47/Ce) deve essere riconosciuto all’acquirente anche quando il contratto per adesione, stipulato in Italia tra contraenti di nazionalità italiana, contenga una clausola secondo cui il contratto è regolato dalla legge dello Stato extracomunitario in cui si trova l’immobile venduto.

Tribunale Chiavari, 08/08/2000

Acquisto del diritto sul bene immobile

L’acquirente di una multiproprietà, nel caso in cui concluda il relativo contratto fuori dai locali commerciali, avente ad oggetto non solo il trasferimento del diritto di godimento turnario di una porzione immobiliare ma anche di un complesso di prestazioni di servizi, può, tuttavia, esercitare il diritto di recesso ai sensi del d.lg. n. 50 del 1992 vista la prevalenza funzionale di questi ultimi rispetto all’acquisto del diritto sul bene immobile.

Tribunale Bari, 28/03/2000

Diritto di recesso dal contratto di locazione

È manifestamente infondata, in riferimento all’art. 3 cost., la questione di legittimità costituzionale dell’art. 73 l. 27 luglio 1978 n. 392, nella parte in cui non prevede termini dilatori per l’esercizio del diritto di recesso dal contratto di locazione da parte dell’acquirente di un immobile destinato ad uso diverso da quello abitativo, qualora abbia necessità di adibirlo ad abitazione propria o all’esercizio di un’attività industriale, commerciale, artigianale, professionale o alberghiera per sè, per il coniuge o per parenti entro il secondo grado in linea retta, come previsto dall’art. 27 della stessa legge, mentre l’acquirente di un immobile destinato ad uso abitativo, in pari di necessità, deve attendere almeno un biennio dall’acquisto per esercitare il diritto di recesso (art. 61 legge cit.).

Corte Costituzionale, 27/03/1985, n.85

Recesso immediato dal contratto di locazione

Non è fondata – in riferimento all’art. 3 cost. – la questione di legittimità costituzionale dell’art. 73 l. 27 luglio 1978 n. 392 (come modificato dalla l. 31 marzo 1979 n. 93) nella parte in cui concede il recesso immediato dal contratto di locazione all’acquirente di immobili non destinati ad uso abitativo, ove abbia necessità di adibirli ad abitazione propria o all’esercizio di un’attività industriale, commerciale, artigianale, professionale o alberghiera per sè, per il coniuge o per parenti entro il secondo grado in linea retta (art. 27 l. n. 392 del 1978); mentre l’acquirente di un immobile destinato ad uso abitativo, in pari stato di necessità, deve attendere almeno un biennio dall’acquisto per esercitare il diritto di recesso (art. 61 l. cit.).

Si sostiene che il trattamento differenziato non troverebbe razionale giustificazione, specie considerando che la precedente legislazione vincolistica (all’art. 7 l. 23 maggio 1950 n. 253) sottoponeva ad identica disciplina le due azioni. Invece la diversità di disciplina, e la conseguente diversa tutela che il locatore riceve a seconda della destinazione dell’immobile acquistato risponde alla diversità di situazioni obbiettivamente delineate, e nel diverso valore sociale che il legislatore attribuisce agli opposti interessi da comporre, avendo ritenuto di dovere maggiormente comprimere il diritto di proprietà del locatore nei confronti del conduttore che non disponga di altro alloggio, come emerge dalle norme che regolano l’ammontare del canone. Rispetto agli immobili non adibiti ad uso di abitazione, invece, alla libertà di misura del canone fa riscontro l’immediatezza del rilascio in caso di necessità dell’acquirente.

Corte Costituzionale, 25/06/1981, n.111

Diritto di recesso: da chi può essere esercitato?

È manifestamente infondata – in riferimento all’art. 3 cost. – la questione di legittimità costituzionale del combinato disposto dagli art. 59 comma 1 n. 4 e 61 della l. sull’equo canone del 27 luglio 1978 n. 392, nella parte in cui stabilisce che il diritto di recesso può essere esercitato immediatamente dal proprietario, nel caso intenda procedere a demolizione o trasformazione dell’immobile (art. 59 n. 4 l. cit.), mentre spetta solo dopo un biennio dall’acquisto nel caso di destinazione dell’immobile per propria necessità, per il dubbio che la normativa denunciata violi il principio di uguaglianza, discriminando i conduttori a seconda che il recesso sia chiesto dal proprietario per demolire o trasformare l’immobile locato (nel qual caso l’obbligo del rilascio è immediato), oppure per propria necessità (conseguentemente differimento del rilascio di un biennio dall’acquisto dell’immobile).

La medesima questione è stata, infatti, già esaminata dalla Corte che, con la sentenza n. 58 del 1980 ne ha dichiarato l’infondatezza, per la diversità oggettiva delle situazioni poste in comparazione, atteso che il legislatore ha voluto tener conto, nel dettare la normativa impugnata, oltreché del rapporto locatore-conduttore, anche degli interessi generali connessi alle esigenze di incremento e miglioria del patrimonio edilizio; e nell’ordinanza di rimessione non sono prospettati nuovi profili nè addotti motivi nuovi.

Corte Costituzionale, 15/12/1980, n.159

Demolizione o trasformazione dell’immobile

Non è fondata – in riferimento agli art. 3, 42, 47 cost. – la questione di legittimità costituzionale dell’art. 61 (in relazione all’art. 59 n. 4) della l. 27 luglio 1978 n. 392 nella parte in cui stabilisce che il diritto di recesso può essere esercitato immediatamente dal proprietario nel caso intenda procedere a demolizione o trasformazione dell’immobile (mentre spetta solo dopo il decorso di un biennio dall’acquisto nel caso di destinazione dell’immobile per propria necessità).

La censura non tiene conto della diversità oggettiva delle situazioni poste in comparazione (considerate rispettivamente ai n. 1 e 4 dell’art. 59) e della particolarità dell’ipotesi in cui al locatore, munito della licenza, ovvero della concessione richiesta dalle rigorose leggi vigenti intenda procedere all’opera di ricostruzione o di trasformazione, venendo in considerazione non solo l’interesse del conduttore (tutelato dal prescritto preavviso di 6 mesi), ma anche quello all’incremento e miglioria del patrimonio edilizio, restando escluso l’intento speculativo dalla sottoposizione della locazione degli immobili ricostruiti alla legge sull’equo canone.

Corte Costituzionale, 22/04/1980, n.58


9 Commenti

  1. Esercitando il diritto di recesso una persona che ha stipulato un contratto può liberarsi dello stesso, purché però ricorrano determinate condizioni: di norma, infatti, un contratto impone un vincolo a cui non ci si può sottrarre, tanto che la legge equipara gli obblighi nascenti da un contratto a quelli derivanti dalla legge. Oggi, però, con il moltiplicarsi dei rapporti giuridici sorti anche a distanza, l’ordinamento elargisce a piene mani la possibilità di recedere da un contratto in maniera molto più semplice rispetto al passato, tanto che la dottrina giuridica parla di un vero e proprio diritto di ripensamento: se ti rincresce un acquisto che hai appena concluso, entro determinati limiti di tempo può avvalerti del diritto di recesso senza neanche spiegarne il motivo.

  2. In pratica, la legge dice che il contratto può essere cancellato dalle parti solamente se c’è l’accordo di tutti coloro che vi hanno aderito (mutuo dissenso) oppure, in alternativa, negli altri casi stabiliti dalla legge, come ad esempio nell’ipotesi di risoluzione per inadempimento, di rescissione, ecc. Tra i casi stabiliti dalla legge, inoltre, v’è senz’altro l’ipotesi di recesso esercitato da una delle parti.

    1. Innanzitutto, va detto che il diritto di recesso può essere attribuito ad uno o ad entrambe le parti in due casi: se è prevista apposita clausola nel contratto; se è la legge a concederlo, a prescindere dalla volontà dei contraenti.
      Il recesso funziona diversamente a seconda del tipo di contratto su cui incide:
      se il contratto è ad esecuzione immediata, nel senso che i suoi effetti si esauriscono subito dopo la conclusione del medesimo, il recesso può essere esercitato solamente prima che il contratto abbia avuto esecuzione, cioè prima che i suoi effetti si esauriscano definitivamente;
      se il contratto è ad esecuzione continuata o periodica (come il contratto di somministrazione tipico delle utenze domestiche, oppure un contratto di abbonamento o qualsiasi altro contratto di durata), allora il recesso può essere esercitato sempre, per tutta la durata del contratto medesimo, ma le prestazioni già eseguite non possono essere restituite. In altre parole, il recesso vale solo per il futuro, non per il passato.
      Il Codice civile fa salvo, comunque, ogni patto contrario: ciò significa che le parti, al momento della stipula del contratto, sono libere di accordarsi per un diritto di recesso che abbia effetti diversi. Ad esempio, due persone potranno mettersi d’accordo affinché il recesso possa avere effetti retroattivi, con obbligo così di restituirsi quando vicendevolmente ceduto all’altro in esecuzione del contratto.

  3. Il recesso del consumatore (cosiddetto diritto di ripensamento o di pentimento) può essere esercitato nel caso in cui una parte sia un consumatore e abbia stipulato il contratto a distanza oppure al di fuori di un locale commerciale. Ma come funziona?

    1. La legge dice che entro quattordici giorni dalla ricezione della merce oppure, nel caso di contratto di servizi, dalla sottoscrizione dello stesso, sei libero di poter tornare sui tuoi passi e di recedere dal contratto. Il vantaggio è che si tratta di un recesso assolutamente libero: non sarai tenuto a giustificare nulla, né tantomeno dovrai sostenere alcun costo, in quanto tutto ti dovrà essere rimborsato. Per poter esercitare il tuo diritto di ripensamento e, quindi, il recesso dal contratto non devi fare altro che comunicare questa tua volontà alla controparte: avrai cura, pertanto, di inviare una lettera raccomandata con avviso di ricevimento, nella quale dirai di avvalerti del diritto di recesso entro quattordici giorni così come previsto dalla legge. Davanti a tale comunicazione, la controparte non potrà obiettare nulla e sarà tenuta a sciogliere il contratto.

  4. Il mio contratto di affitto (tipo 4+4) scade a marzo 2020. Volendo acquistare una casa, non voglio rinnovare per altri 4 anni il contratto, ma vorrei restare in casa con la possibilità di lasciare anche tra 1 anno, il tempo di trovare la casa definitiva. Il padrone di casa mi ha detto che nel contratto è previsto che posso lasciare in qualsiasi momento con una raccomandata inviata 6 mesi prima ma, non volendo rischiare che non sia così, chiedo il vostro parere professionale.

    1. In linea generale, il recesso del conduttore dal contratto di locazione può avvenire per gravi motivi, determinati da fatti estranei alla sua volontà, imprevedibili e sopravvenuti alla costituzione del rapporto e tali da rendergli oltremodo gravosa la sua prosecuzione.Tuttavia, nel Suo caso, è prevista, all’articolo 2, una clausola contrattuale in deroga per la quale Lei può esercitare il diritto di recesso incondizionato, previo avviso di almeno sei mesi tramite lettera raccomandata. In questo senso, la normativa è derogabile, in quanto la clausola è posta a favore del conduttore, parte debole del contratto di locazione.

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      Diversamente, il recesso effettuato dal locatore senza la ricorrenza di gravi motivi poteva essere da Lei impugnato, posto che la legge tutela Lei, quale inquilino della casa, in modo più forte, considerando la normativa in Suo favore come inderogabile.Quanto appena detto, è confermato dalla giurisprudenza di merito, secondo la quale, in difetto di specifica pattuizione contrattuale legittimante il recesso “ad nutum”, il conduttore può recedere solo in presenza di motivi – indipendenti dalla sua volontà, imprevedibili e sopravvenuti alla costituzione del rapporto locativo – oggettivamente gravi (art. 3, comma 6, della l. n. 431 del 1998) (Tribunale Modena, sez. II, 25/01/2013). Tra l’altro, i sei mesi coinciderebbero con la scadenza del primo termine naturale previsto dal contratto; in tale modo, il recesso fungerebbe anche da disdetta contrattuale.Ovviamente, dovrà pagare i canoni di locazione maturati nel periodo di preavviso; infatti, l’esercizio della facoltà di recesso da parte del conduttore diviene produttiva di effetti giuridici, con la cessazione del rapporto locatizio, alla scadenza del termine semestrale di preavviso previsto in contratto, con la conseguenza che il conduttore, indipendentemente dal momento (anteriore alla scadenza di detto preavviso) di materiale rilascio dei locali, rimane obbligato alla corresponsione dei canoni sino alla cessazione del preavviso e cioè per sei mesi, a decorrere dalla data del preavviso.In conclusione, Le confermo la possibilità di recedere dal contratto tramite preavviso di almeno sei mesi prima, senza dover giustificare alcuna grave motivazione in tal senso.

  5. Il diritto di recesso, o diritto di ripensamento, è un diritto che consente, al consumatore, di recedere dal contratto senza dover motivare la propria scelta. Alla base del suo ripensamento può esserci dunque qualsiasi motivo, anche un semplice capriccio. Chi esercita il recesso ha diritto a ottenere la restituzione di tutti i soldi eventualmente già versati, né può essere costretto a corrispondere penali. Insomma, una volta che il contratto si è sciolto, le parti devono restituire le rispettive prestazioni e sono libere da ogni obbligo.

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