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Cosa fare quando si è vittima di un ricatto

20 Aprile 2020
Cosa fare quando si è vittima di un ricatto

Come comportarsi quando si è vittima di estorsione.

Sei sposato da vent’anni. Da un po’ di tempo, però, hai intrapreso una relazione extraconiugale con un’altra donna. Vi vedete di nascosto, in luoghi non frequentati da persone che conoscete entrambi. Se tua moglie dovesse scoprire la tua relazione, metterebbe subito fine al matrimonio. Un giorno, ricevi sul tuo telefono cellulare un messaggio da un numero che non conosci. L’interlocutore ti comunica di aver scoperto il tuo tradimento. Come se non bastasse, ti invia delle fotografie che ritraggono te e la tua amante in atteggiamenti intimi. Nel messaggio è scritto che se non paghi subito una certa somma di denaro, le fotografie saranno inviate a tua moglie. Sei spaventato, non sai cosa fare. Ti rechi immediatamente dal tuo avvocato di fiducia per sapere cosa fare in caso di ricatto. Non conosci chi si nasconde dietro i messaggi e non sai come comportarti. Non vuoi cedere alle richieste ma, d’altro canto, non vuoi neppure che tua moglie scopra il tuo tradimento. Sarebbe un disastro e la fine del tuo matrimonio. Vediamo in questo articolo cosa fare in caso di ricatto.

Il ricatto è un reato?

Il ricatto è un reato. Più precisamente, nel linguaggio giuridico, si parla di estorsione che consiste nel costringere una persona a fare o ad omettere qualcosa mediante violenza o minaccia. Facciamo un esempio che ti aiuti a capire: supponiamo che Tizio ti rivolga la minaccia “se non mi dai 10mila euro ti incendio il negozio”. In questo caso, l’autore dell’estorsione utilizza la minaccia come mezzo per costringere la vittima a tenere un determinato comportamento e conseguire un ingiusto profitto. La minaccia può anche consistere nel prospettare alla vittima un comportamento omissivo. Ad esempio, il proprietario di un appartamento che rifiuta di concludere il contratto di locazione in caso di mancato pagamento a nero di una parte del canone.

La volontà della vittima non deve essere completamente esclusa. In altre parole, la vittima deve rimanere comunque libera di scegliere se cedere al ricatto oppure subire il male minacciato. Per tornare all’esempio di prima “se non mi dai 10mila euro ti incendio il negozio”. In questo caso, la vittima può scegliere di consegnare i 10mila euro oppure non cedere al ricatto, rischiando che gli venga incendiato il negozio. 

Come viene punito il ricatto?

Il ricatto – o meglio il reato di estorsione – viene punito dal Codice penale con la pena base della reclusione da 5 a 10 anni e la multa da euro 1.000 ad euro 4.000. In caso di circostanze aggravanti, invece, la pena è della reclusione da 7 a 20 anni e la multa da euro 5.000 ad euro 15.000. L’estorsione è aggravata, ad esempio, se la violenza è realizzata ponendo la vittima nello stato di incapacità di volere o di agire oppure se il fatto è commesso all’interno di mezzi di trasporto pubblico.

Cosa fare in caso di ricatto

Ed eccoci arrivati alla fatidica domanda: cosa fare in caso di ricatto? Come prima cosa, occorre subito sporgere una denuncia all’autorità competente (polizia, carabinieri, Procura della Repubblica). La denuncia, che può essere presentata in forma scritta o orale, dovrà contenere l’esposizione del fatto. 

Ovviamente, occorre avere qualche prova che dimostri il ricatto. Ad esempio, si possono utilizzare eventuali testimoni che siano stati presenti al momento del fatto e che potrebbero riferire, in un eventuale giudizio, la minaccia o la violenza da te subita. Sono utili anche le registrazioni audio e video. Si pensi, ad esempio, a quando una persona viene ricattata durante una conversazione telefonica. In tal caso, dovresti avere la prontezza di registrare la comunicazione e aver cura di salvare il file. Altre prove da prendere in considerazione sono eventuali lettere anonime, messaggi o fotografie.

Una volta ricevuta la denuncia, il pubblico ministero avvierà le indagini e se riterrà il fatto fondato, allora il presunto autore verrà rinviato a giudizio con l’accusa di estorsione. Ciò significa che si attiverà un processo penale volto ad accertare la responsabilità dell’imputato.

Ricatto sul social network: come difendersi?

Al giorno d’oggi, è facile essere ricattati anche online, tramite il social network (si pensi, ad esempio, a Facebook, ad Instagram, a Twitter ecc.). In casi come questi, è importante segnalare subito il fatto alla polizia postale e bloccare l’account del presunto ricattatore. La maggior parte delle volte si tratta di ricatti a sfondo sessuale. Il tutto inizia, ad esempio, con l’invio di una richiesta di amicizia. La persona dall’altro lato dello schermo spesso si presenta con modi cordiali. Ciò basta per catturare la fiducia della vittima, alla quale viene chiesto di inviare delle foto particolari che la ritraggono in atteggiamenti intimi. A questo punto, il danno è fatto. L’utente pretenderà dalla vittima l’invio di una somma di denaro con la minaccia di diffondere le foto online, in modo che possano vederle tutti, compresi i genitori, i parenti, gli amici, i colleghi e cosi via.

Per non cadere in tali trappole, è utile adottare i seguenti accorgimenti:

  • non accettare mai richieste di amicizia da parte di persone che non conosci realmente;
  • modifica l’impostazione della privacy del tuo account, in modo da impostare il profilo da pubblico a privato. In questo modo non dai la possibilità a chiunque di vedere ciò che pubblichi;
  • non pubblicare e non inviare foto che ti ritraggono in atteggiamenti compromettenti.

Se, invece, sei già stato ricattato online, il consiglio è quello di annotare tutti messaggi e i dati del ricattatore. Inoltre, è importante bloccare immediatamente il suo account e segnalare il fatto sia al centro assistenza del social network sia alla polizia postale.

Estorsione ed esercizio arbitrario delle proprie ragioni: differenza

Il reato di estorsione si differenzia dal reato di esercizio arbitrario delle proprie ragioni per l’elemento psicologico. In altre parole, nel primo caso, l’agente intende conseguire un ingiusto profitto consapevole di non averne alcun diritto. Nel secondo caso, invece, l’agente persegue il conseguimento di un profitto nella errata convinzione di esercitare un suo diritto.



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