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Danno alla reputazione: ultime sentenze

26 Marzo 2020
Danno alla reputazione: ultime sentenze

Scopri le ultime sentenze su: danno all’immagine ed alla reputazione; richiesta di danno extrapatrimoniale; risarcimento del danno all’immagine di un professionista.

Riparazione per ingiusta detenzione

In relazione alla riparazione per ingiusta detenzione, il giudice non può dare un indennizzo simbolico, né seguire il criterio strettamente matematico della giornata di lavoro persa da parte del soggetto ingiustamente privato della sua libertà personale.

Nella valutazione pesa anche il danno all’immagine, che può essere amplificato dal clamore mediatico della notizia e dall’eco che questa può avere nel settore professionale di competenza della persona interessata.

Cassazione penale sez. IV, 05/12/2018, n.58298

Il danno non patrimoniale da diffamazione a mezzo stampa 

Il danno non patrimoniale derivante da diffamazione a mezzo stampa, includendo anche una componente di danno all’immagine, va riconosciuto e risarcito sub specie di danno morale soggettivo perché si identifica con la sofferenza interiore, il patema d’animo, il turbamento, che originano da un fatto illecito integrante gli estremi di un reato o, comunque, da un fatto lesivo di interessi costituzionalmente rilevanti e il suo ammontare viene determinato equitativamente dal giudice, avendo riguardo alla gravità del fatto illecito, da cui origina il danno, all’intensità delle sofferenze patite dall’offeso ed a tutti gli elementi peculiari del caso concreto.

Tribunale Firenze sez. II, 12/10/2018, n.3103

Danno all’immagine e danno non patrimoniale subìto dal condominio

In caso di danni cagionati da un amministratore al condominio a causa di malversazioni sul conto corrente condominiale il risarcimento deve essere quantificato solo sull’ammontare dei fondi distratti e non anche constare di una componente di danno non patrimoniale e danno all’immagine.

Tribunale Massa sez. un., 17/08/2018

Danno all’immagine e alla reputazione

Nel caso di specie, pertanto, la Corte è chiamata a valutare la fondatezza della domanda risarcitoria proposta dalla società, sotto il profilo della sussistenza di un condotta illecita dolosa o colposa attribuibile ai convenuti dipendenti, derivante dal reato di cui al D.Lgs. n. 22 del 1997, art. 53 -bis (concorso in attività organizzate per traffico illecito di rifiuti), dalla risoluzione del contratto di appalto con siglato con il Comune e che abbia cagionato alla società attrice un danno patrimoniale o non patrimoniale, e del nesso di causalità tra la condotta e l’evento lesivo.

Premesso che il giudice di rinvio, nell’ipotesi di proscioglimento degli imputati per avvenuta estinzione del reato per prescrizione, non è vincolato nella ricostruzione del fatto a quanto accertato dal giudice penale, la società attrice non ha per nulla assolto l’onere probatorio su di essa gravante, né con riferimento al danno all’immagine e alla reputazione, né in riguardo del danno patrimoniale, in tesi conseguente alla risoluzione del contratto di appalto e alla perdita di chances connessa alla sua esclusione dalle ulteriori gare indette dal Comune.

Corte appello Palermo sez. I, 11/04/2018, n.778

Illegittima segnalazione alla Centrale Rischi

In tema di responsabilità civile, il danno all’immagine ed alla reputazione (nella specie, “per illegittima segnalazione alla Centrale Rischi”), in quanto costituente “danno conseguenza”, non può ritenersi sussistente “in re ipsa”, dovendo essere allegato e provato da chi ne domanda il risarcimento.

Cassazione civile sez. VI, 28/03/2018, n.7594

Condanna del datore per danno all’immagine del dipendente

L’efficacia retroattiva del giudicato (interno o esterno), che affermi la legittimità del licenziamento di un lavoratore, non travolge la disposta condanna del datore di lavoro al risarcimento del danno all’immagine nonché del danno esistenziale del dipendente, in quanto si tratta di danni derivanti da comportamenti datoriali collegati al rapporto di lavoro da un nesso di mera occasionalità ed integranti una violazione del generale principio del “neminem laedere”, riconosciuti al danneggiato non nella sua qualità di lavoratore ma come persona.

Tale principio si applica anche nei rapporti di lavoro pubblico contrattualizzato, ove vengono in considerazione i doveri che la P.A. ha nei confronti della generalità dei cittadini – e, quindi, anche dei dipendenti, come persone – in virtù della clausola generale del “neminem laedere”.

Cassazione civile sez. lav., 30/11/2017, n.28788

Diritto al risarcimento del danno all’immagine

È legittimo il risarcimento del danno all’immagine di un professionista decaduto illegittimamente dalla carica pubblica. Oltre al danno patrimoniale, infatti, merita un ristoro anche il danno non patrimoniale, costituito dalla diminuzione della considerazione della persona da parte dei consociati in genere. Tale danno, a ogni modo, non è riscontrabile “in re ipsa” ma deve essere allegato e provato da chi ne domandi il risarcimento. Ad affermarlo è il Consiglio di Stato in relazione a una vicenda cui era stata data grande rilevanza dai media che ha coinvolto un membro del consiglio di amministrazione dell’Istituto superiore di sanità e del comitato scientifico.

Consiglio di Stato sez. III, 03/11/2016, n.4615

Configurabilità del danno non patrimoniale

In materia di responsabilità civile, anche nei confronti delle persone giuridiche ed in genere degli enti collettivi è configurabile il risarcimento del danno non patrimoniale, da identificare con qualsiasi conseguenza pregiudizievole della lesione – compatibile con l’assenza di fisicità del titolare – di diritti immateriali della personalità costituzionalmente protetti, ivi compreso quello all’immagine, il cui pregiudizio, non costituendo un mero danno-evento, e cioè “in re ipsa”, deve essere oggetto di allegazione e di prova, anche tramite presunzioni semplici.

(Nella specie, la sentenza impugnata aveva liquidato il danno all’immagine in favore di una società operante nella grande distribuzione sulla base della sola considerazione che un tale operatore di mercato “mira a costruirsi una immagine ben riconoscibile”: la S.C. ha ritenuto inidonea tale motivazione, in quanto tautologica e priva di indicazioni dalle quali inferire, anche in via presuntiva, un discredito sociale subito dalla società).

Cassazione civile sez. III, 13/10/2016, n.20643

PA: risarcimento danno di immagine

La pubblica amministrazione può chiedere il risarcimento del danno all’immagine al proprio dipendente nei casi in cui questi venga condannato per uno dei delitti previsti nel capo I del titolo II del libro secondo del codice penale.

Cassazione penale sez. VI, 12/07/2016, n.43330

Prescrizione e danno all’immagine

In tema di risarcimento del danno da fatto illecito, il termine prescrizionale quinquennale, inizia a decorrere dal momento in cui il danno si manifesta all’esterno divenendo oggettivamente percepibile e conoscibile.

Nel caso di specie trattasi di danno all’immagine ed alla reputazione derivante dal protesto ritenuto illegittimo. In tali casi la prescrizione inizia a decorrere dalla data della avvenuta pubblicazione del bollettino dei protesti cui è fisiologicamente attribuita la funzione di pubblicità-notizia.

Corte appello Napoli sez. IV, 09/06/2016, n.2304

Il danno all’immagine professionale del lavoratore

Il diritto all’immagine professionale del lavoratore rientra tra quelli fondamentali tutelati dall’art. 2 Cost. la cui risarcibilità va riconosciuta anche in presenza di lesioni di breve durata.

(Nella specie, la S.C. ha confermato la decisione di merito che aveva riconosciuto il risarcimento del danno all’immagine professionale ad un lavoratore, privato della funzione di coordinamento, sebbene le mansioni dequalificanti fossero state esercitate per poco tempo, date anche le numerose assenze per malattia).

Cassazione civile sez. lav., 03/05/2016, n.8709


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