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Diritto allo studio: ultime sentenze

25 Marzo 2020
Diritto allo studio: ultime sentenze

Scopri le ultime sentenze su: riconoscimento del deficit di apprendimento e predisposizione di strumenti per l’esercizio del diritto allo studio; piano didattico funzionale alla formazione complessiva ed alle aspirazioni dei minori; diritto allo studio dei disabili; congruità fra le strutture dell’Università ed il numero complessivo programmato per le iscrizioni al corso di laurea.

Diritto allo studio: scuola dell’infanzia

In materia di scuola dell’infanzia, tutti gli alunni sono destinatari di servizi di carattere individuale o collettivo; poiché gli interventi sono finalizzati al soddisfacimento del diritto allo studio da parte di singoli alunni, l’ammissione ai benefici non è in funzione della natura della scuola frequentata dai medesimi, bensì dello stato di necessità dell’alunno.

Né in senso opposto può valere, per le scuole materne, l’interpretazione giurisprudenziale del principio di parità scolastica sancito dall’art. 1, comma 3, l. 10 marzo 2000 n. 62, nel senso che lo Stato è tenuto ad assicurare piena parità tra scuola pubblica e scuola privata sotto il profilo del diritto allo studio (assicurando, quindi, piena parità di trattamento agli studenti dei due tipi di scuola e garantendo eguale libertà di accesso ad essi), ma senza che se ne possa in alcun modo inferire un obbligo di assicurare alle scuole private gli stessi finanziamenti e le stesse erogazioni di beni e servizi disposte per la scuola pubblica.

T.A.R. Milano, (Lombardia) sez. III, 02/05/2017, n.982

Esami e programmi nelle scuole medie

Il riconoscimento del deficit di apprendimento da parte della scuola non è funzionale all’automatica ammissione dello studente all’anno successivo, ma unicamente alla predisposizione di idonei strumenti (indicati dal legislatore) per mettere l’interessato nelle condizioni di esercitare il proprio diritto allo studio.

T.A.R. Brescia, (Lombardia) sez. II, 03/04/2017, n.447

Fondamento costituzionale del diritto degli studenti

Il diritto di partecipare all’istruzione scolastica impartita durante il tempo mensa e dopo mensa non può essere negato, né condizionato all’adesione a servizi a pagamento quale il servizio di refezione organizzato dagli istituti. L’alternativa di imporre il digiuno agli studenti – che non vogliano fruire della mensa scolastica – è manifestamente irragionevole e impraticabile, l’unica alternativa è quella di riconoscere che gli studenti hanno diritto di consumare a scuola un pasto preparato a casa. L’esistenza di questo diritto – che rappresenta modalità di esercizio del diritto allo studio – si fonda anche sul principio costituzionale di uguaglianza e pari dignità dei cittadini (art. 3 cost.).

Non è infatti ragionevole che alcuni soggetti – quelli che fruiscono del servizio mensa scolastica – beneficino del diritto all’istruzione nella sua pienezza mentre altri (coloro che non vogliono avvalersi della mensa) siano sostanzialmente costretti ad allontanarsi dalla scuola in un momento in cui viene svolta attività educativa di grande importanza formativa.

Tribunale Torino sez. fer., 13/08/2016

Il permesso di soggiorno per motivi di studio 

L’art. 46 comma 4, D.P.R. n. 394/1999, per il quale i rinnovi del permesso di soggiorno all’extracomunitario per motivi di studio non possono essere rilasciati per più di tre anni oltre la durata del corso di studio, non lascia margini di apprezzamento discrezionale all’Amministrazione atteso che tanto il numero minimo di verifiche superate quanto il limite massimo di anni, oltre il quale il permesso non può essere rilasciato o rinnovato, sono finalizzati ad assicurare l’esercizio del diritto allo studio allo straniero che dimostri di essere operoso e in grado di garantire la serietà e l’effettività del programma di studi, in modo da evitare il fenomeno dell’eccessiva dilatazione temporale del periodo degli studi universitari, al fine meramente strumentale di prolungare la propria permanenza nel territorio italiano, per un tempo indefinito.

T.A.R. Firenze, (Toscana) sez. II, 29/04/2016, n.727

Obbligo di garantire ai disabili misure di sostegno

Le censure proposte, incentrate essenzialmente sul sacrificio del diritto allo studio, sono state ritenute fondate in numerosi precedenti della Sezione, alle cui motivazioni, per esigenze di sintesi, si rinvia, nei quali è stato, in particolare, affermato che il quadro costituzionale e legislativo è nel senso della necessità di garantire ai disabili le misure di sostegno necessarie per evitare la fruizione solo nominale del percorso di istruzione. Nel caso di specie, è documentata non solo la situazione di disabilità grave del minore, ma anche la necessità, attestata dagli organi scolastici e medici, dell’assegnazione dell’insegnante di sostegno per il massimo delle ore.

T.A.R. Palermo, (Sicilia) sez. I, 28/01/2016, n.263

Individuazione dell’istituto scolastico più confacente alle aspirazioni del minore

Al fine di realizzare in via sostanziale il diritto allo studio costituzionalmente garantito, il minore deve essere tendenzialmente ammesso alla frequenza di un istituto scolastico non solo avente un piano didattico funzionale alla continuazione della sua pregressa formazione ed alle sue aspirazioni, ma anche situato nell’ambito territoriale più vicino al quartiere ove lo stesso risiede con la sua famiglia.

Consiglio di Stato sez. VI, 22/07/2019, n.3756

Alunno disabile e docenti specializzati

Affinché possa essere garantito il diritto allo studio all’alunno disabile, tra le varie misure previste dal legislatore, vi è quella di affiancare al minore docenti specializzati, chiamati ad adempiere alle ineliminabili forme di integrazione e di sostegno a favore dei suddetti alunni, spettando al Ministero dell’Istruzione l’adempimento di tale onere.

T.A.R. Napoli, (Campania) sez. IV, 10/12/2018, n.7092

Assegnazione delle ore di sostegno all’alunno disabile 

In materia di assegnazione delle ore di sostegno all’alunno disabile, il provvedimento finale del dirigente scolastico con cui si stabilisce l’assegnazione delle ore di sostegno non può rendere prive di effetti concreti, sul piano del sostegno, le statuizioni operate dall’organo collegiale competente a stabilire la gravità dell’ handicap e a predisporre il piano individuale di intervento a sostegno del minore in una situazione di handicap riconosciuto come grave; esso, inoltre, non si può basare su un vincolo derivante dalla carenza di risorse economiche che non possono, in modo assoluto, condizionare il diritto al sostegno sino a esigere e sacrificare il diritto fondamentale allo studio e all’istruzione.

T.A.R. Roma, (Lazio) sez. III, 19/10/2018, n.10132

Il personale educativo degli enti locali 

Il personale educativo degli enti locali non può essere equiparato al personale docente in quanto svolge funzioni diverse, come emerge dall’art. 13, comma 3, della l. n. 104 del 1992 che, nel prevedere misure che rendano effettivo il diritto allo studio dei disabili, stabilisce, per le scuole di ogni ordine e grado, che gli enti locali forniscano attraverso il personale educativo un servizio di assistenza volto a favorire l’autonomia e la comunicazione personale degli alunni con handicap, in affiancamento alla distinta attività di sostegno nelle attività didattiche svolta dai docenti specializzati.

Cassazione civile sez. lav., 12/06/2018, n.15301

Come garantire il diritto allo studio allo straniero

L’art. 46, comma 4, d.P.R. n. 394 del 1999 condiziona il rinnovo del permesso di soggiorno per motivi di studio al superamento di un numero minimo di verifiche di merito; tale norma è improntata all’esigenza di garantire l’esercizio del diritto allo studio allo straniero che dimostri di essere operoso, in modo da evitare il fenomeno dell’eccessiva dilatazione temporale del periodo degli studi universitari al fine meramente strumentale di prolungare la permanenza nel territorio italiano per un tempo indefinito; detta disposizione ha quindi carattere assolutamente vincolante e – nel caso in cui non sia stato sostenuto un numero di esami sufficiente o sia superata la soglia del terzo anno fuori corso – non lascia margini di apprezzamento discrezionale all’Amministrazione e il diniego di rinnovo del permesso di soggiorno si configura come atto dovuto

T.A.R. Torino, (Piemonte) sez. I, 16/05/2018, n.601

L’erogazione delle borse di studio

È costituzionalmente illegittimo l’art. 1, comma 275, l. 11 dicembre 2016, n. 232, nella parte in cui prevede che la «Fondazione Articolo 34», entro il 30 aprile di ogni anno, bandisce almeno 400 borse di studio nazionali «sentita la Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano», anziché «d’intesa con la Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano».

La disposizione impugnata prevede direttamente l’erogazione di una determinata prestazione relativa al diritto allo studio in favore dei singoli, individuando l’ente deputato ad adottare il relativo bando, sebbene con il parere della Conferenza Stato-Regioni. Essa incide direttamente su competenze regionali e configura una “chiamata in sussidiarietà”, giustificata dall’esigenza di rafforzare, in modo uniforme sul territorio nazionale, l’effettività del diritto allo studio.

Tuttavia, la fase amministrativa che, sulla base dei criteri individuati dalla legge, si conclude con l’erogazione delle borse di studio, limita il coinvolgimento delle Regioni alla mera audizione della Conferenza Stato-Regioni. Non sono correttamente rispettati, quindi, i canoni di leale collaborazione richiesti per la “chiamata in sussidiarietà”, individuati nello strumento dell’intesa, tenuto conto che, solo in circostanze eccezionali, quando ricorrano imperiose necessità sociali, la potestà statale in questione può consentire l’erogazione di provvidenze ai cittadini o la gestione di sovvenzioni direttamente da parte dello Stato in materie di competenza regionale (sentt. nn. 303 del 2003, 6 del 2004, 383 del 2005, 10, 121, 278 del 2010, 33 del 2011, 203 del 2012, 62, 273 del 2013, 7 del 2016, 105, 192 del 2017) .

Corte Costituzionale, 26/04/2018, n.87

L’alunno portatore di handicap 

Nessuna disposizione del nostro ordinamento consente agli istituti scolastici di disporre l’esclusione di alunni con handicap, ogni qualvolta non sia possibile garantire il rispetto del rapporto 1 a 20 contenuto dall’art. 5, comma 2º, d.P.R. n. 81/2009. Al contrario, dal d.P.R. n. 616 del 1977, che prevede specificamente l’assistenza scolastica, alla legge del 5 giugno 1990, n. 148 (sull’ordinamento della scuola elementare), al d.p.c.m. 30 aprile 1997 (in materia di frequenza universitaria), alla legge-quadro del 5 febbraio 1992, n. 104 (che dedica specifiche disposizioni al tema del diritto allo studio con alcune norme sull’integrazione scolastica), tutti gli interventi del legislatore sono stati finalizzati ad assicurare il diritto allo studio, obbligando i soggetti competenti (e quindi soprattutto gli istituti scolastici) ad apprestare tutte le misure idonee a eliminare gli ostacoli che si frappongono alla frequenza nei confronti dei soggetti di cui si tratta. UNIRE

Pertanto anche l’art. 5, comma 2º, d.P.R. n. 81/2009, nel momento in cui prevede che le classi iniziali delle scuole ed istituti di ogni ordine e grado che accolgono alunni con handicap sono costituite « di norma » da non più di 20 alunni, è una disposizione che, lungi da avere un effetto preclusivo e potenzialmente pregiudizievole nei confronti di essi, deve essere interpretata nel senso di impegnare le istituzioni scolastiche ad approntare tutte le misure più idonee a garantire l’esplicarsi del diritto allo studio.

T.A.R. Firenze, (Toscana) sez. I, 26/03/2018, n.439

Il mancato possesso del titolo di abilitazione 

Ai sensi dell’articolo 1, commi 4 e 6, della legge 10 marzo 2000 n. 62, recante norme per la parità scolastica e disposizioni sul diritto allo studio e all’istruzione, e degli articoli 3 e 6 della legge 19 gennaio 1942 n. 86 l’abilitazione all’insegnamento è requisito di validità del contratto di lavoro avente a oggetto mansioni di insegnamento. Il mancato possesso del titolo di abilitazione rende nullo il contratto a termine concluso con una scuola paritaria e, pur accertata la illegittimità del termine, ne preclude la trasformazione in contratto a tempo indeterminato.

Cassazione civile sez. lav., 20/02/2018, n.4080

Garanzia del diritto allo studio

In presenza di un rapporto di congruità fra le strutture dell’Università ed il numero complessivo programmato per le iscrizioni al corso di laurea in medicina e chirurgia, la garanzia del diritto allo studio, sancita dall’art. 34 primo comma della Costituzione, porta a privilegiare la tesi dello scorrimento degli studenti comunitari non utilmente collocati in graduatoria, nei posti assegnati agli studenti extracomunitari rimasti non utilizzati.

T.A.R. L’Aquila, (Abruzzo) sez. I, 29/01/2018, n.30

Chiusura anticipata delle graduatorie dei corsi universitari con posti disponibili

E’ illegittimo il decreto di chiusura degli scorrimenti della graduatoria dei corsi universitari a numero chiuso, alla data del 10 febbraio 2016, nulla disponendo con riferimento all’assegnazione dei posti ancora liberi in quanto non assegnati a studenti extracomunitari, in considerazione della giurisprudenza amministrativa maggioritaria secondo cui la garanzia del diritto allo studio, sancita dall’art. 34 comma 1, Cost. porta a privilegiare la tesi dello scorrimento degli studenti comunitari non utilmente collocati in graduatoria, nei posti assegnati agli studenti extracomunitari rimasti non utilizzati.

T.A.R. Roma, (Lazio) sez. III, 30/06/2017, n.7510

Eccessiva dilatazione temporale del periodo degli studi

Ai sensi dell’art. 46 comma, d.P.R. n. 394 del 1999, i visti e i permessi di soggiorno per motivi di studio sono rinnovati agli studenti extracomunitari che nel primo anno di corso abbiano superato una verifica di profitto e negli anni successivi almeno due verifiche; peraltro, per gravi motivi di salute o di forza maggiore, debitamente documentati, il permesso di soggiorno può essere rinnovato anche allo studente che abbia superato una sola verifica di profitto, fermo restando il numero complessivo di rinnovi, che comunque non possono essere rilasciati per più di tre anni oltre la durata del corso di studio; tale norma ha carattere assolutamente vincolante e — nel caso in cui la durata del corso di studi si sia protratta oltre la durata indicata — non lascia margini di apprezzamento discrezionale all’Amministrazione; è infatti improntata all’esigenza di garantire l’esercizio del diritto allo studio allo straniero che dimostri di essere operoso, in modo da evitare il fenomeno dell’eccessiva dilatazione temporale del periodo degli studi universitari al fine meramente strumentale di prolungare la permanenza nel territorio italiano per un tempo indefinito.

T.A.R. Torino, (Piemonte) sez. I, 29/05/2017, n.665


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