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Prestito tra privati con accordo verbale: come farsi restituire il denaro

20 Febbraio 2020
Prestito tra privati con accordo verbale: come farsi restituire il denaro

Mutuo: come agire nei confronti del debitore che non vuole ridare i soldi.

Hai dato in prestito ad una persona del denaro. Ora che gli hai chiesto la restituzione di tutto l’importo questa, per tergiversare, si ostina a dire che si è trattato di un regalo. Per tua incuria non le hai mai chiesto di firmare un documento in cui ammettesse il debito. Così ora ti chiedi come farsi restituire il denaro in caso di prestito tra privati con accordo verbale. Al problema di carattere giuridico, peraltro, se ne aggiunge uno di tipo pratico: il debitore è nullatenente, non ha cioè reddito e nulla da perdere. 

I punti da affrontare per dipanare la matassa sono numerosi. Il primo di questi attiene alla validità di un prestito tra privati senza documenti scritti. Il secondo è di carattere processuale: come puoi dimostrare un prestito tra privati se c’è stato solo un accordo verbale, sconfessando magari le affermazioni di controparte che sostiene che si è trattato di una donazione? E ultima ma non meno importante questione: come farsi restituire il denaro se il debitore è nullatenente? 

Vediamo con ordine tutti questi aspetti.

Prestito tra privati verbale: è valido?

Sicuramente, è lecito prestare soldi tra privati avendo a mente due accortezze:

  • non prevedere interessi superiori al tasso di usura, come stabilito trimestralmente dal ministero dell’Economia;
  • non scambiare il denaro in contanti se si tratta di importi superiori ai limiti di tracciabilità imposti dalla legge (che, fino al 2022, sono pari a 2.000 euro).

Il contratto (che tecnicamente viene chiamato «mutuo») non deve essere necessariamente scritto. Per cui è lecito un prestito tra privati con semplice accordo verbale. Basta infatti il semplice consenso, ossia la stretta di mani, per siglare l’intesa. 

Con la consegna del denaro scatta automaticamente l’obbligo della restituzione.

Ma entro quale termine? Se non è concordato dalle parti, il creditore può chiedere la restituzione del prestito in qualsiasi momento. Ma se dovessero sorgere dei conflitti con il debitore, sarà il giudice a fissare un termine congruo, anche sulla base dell’importo prestato e delle capacità del debitore di procurarsi i soldi.

Prestito tra privati: quali interessi?

Il contratto di mutuo può prevedere interessi anche superiori al tasso legale. In tal caso, però, devono essere concordati per iscritto altrimenti vale il tasso legale. 

Come detto, gli interessi non devono superare le soglie dell’usura.

È facoltà delle parti prevedere un contratto di mutuo «a titolo gratuito» ossia senza interessi. Detta circostanza, però, va concordata per iscritto, essendo gli interessi automaticamente connessi al contratto stesso (si dice, infatti, che il mutuo è un contratto a titolo oneroso).

Il debitore può dire che si è trattato di una donazione?

Veniamo all’aspetto più delicato. Fermo restando che il mutuo verbale è valido, come fare però a contrastare l’affermazione di controparte che, pur ammettendo di aver ricevuto il denaro, sostiene che si è trattato di una donazione? Secondo la Cassazione [1], nel dubbio, prevale la donazione rispetto al mutuo. In buona sostanza, in assenza di prove contrarie, il giudice deve dare ragione a chi sostiene che non si è trattato di un prestito ma di un regalo. Dobbiamo allora procurarci le prove del fatto che la consegna del denaro è avvenuta a titolo di prestito e non di donazione.  Di qui il problema: come dimostrare l’esistenza del mutuo?

Prove del mutuo

Se anche il mutuo può essere concordato oralmente, è sempre meglio lasciare tracce. Come? Ad esempio, per chi non vuol stipulare un vero e proprio contratto, basterebbe una dichiarazione del mutuatario ove riconosce di aver ricevuto un determinato importo e, nello stesso tempo, si impegna a restituirlo entro un determinato termine. 

Invece, il semplice fatto di aver consegnato i soldi attraverso uno strumento tracciabile come il bonifico o l’assegno non è sufficiente a dimostrare l’esistenza del mutuo rispetto alla donazione. 

Altre prove potrebbero essere i testimoni, anche se la legge restringe la prova testimoniale a tutti i contratti di importo superiore a 2,5 euro, salvo che il giudice ritenga di ammetterli comunque tenuto conto del tipo di obbligazione e dei rapporti tra le parti. Ad esempio, è inverosimile firmare un contratto per un prestito di 50 o 100 euro, tanto più se tra parenti o amici. Quando, dunque, le circostanze fanno ritenere giustificata la forma orale, il magistrato potrebbe ammettere la prova testimoniale. 

Come fare se il debitore non paga?

Se il debitore non paga non c’è altro modo di agire contro di lui se non con una causa ordinaria. La richiesta di decreto ingiuntivo infatti – che sicuramente è più breve rispetto al giudizio vero e proprio – è consentita solo quando il creditore ha in mano una prova scritta (che potrebbe essere un contratto o uno scritto con cui il debitore riconosce il debito).

Nella causa ordinaria bisogna, però, fornire le prove (v. paragrafo precedente).

Come fare se il debitore è nullatenente?

Vincere la causa non significa recuperare i soldi. Anche dopo la sentenza di condanna potrebbe succedere che il debitore non paghi. Di norma, in questi casi, si avvia il pignoramento dei beni, ma che fare se il debitore non ha nulla intestato? Bene, non c’è niente da fare. Non lo si può denunciare a meno che abbia simulato, al momento del prestito, sufficienti capacità economiche tali da consentirgli di restituire i soldi ricevuti; in tal caso, scatta il reato di insolvenza fraudolenta.

Allora che fare se il debitore non ha redditi per restituire il mutuo? Nulla. Si può solo sperare che un giorno ottenga un lavoro o erediti una somma di denaro su cui avviare l’esecuzione forzata. Se invece dovesse morire, il suo debito passerebbe agli eredi e si potrebbe agire contro di loro. Ma ad una sola condizione: nel frattempo, il credito non deve essere caduto in prescrizione. La prescrizione del mutuo è di 10 anni. Per far sì che il diritto di credito non si prescriva è necessario inviare, prima della scadenza del decennio una diffida di pagamento, con raccomandata a.r. o pec, in cui si indica chiaramente l’importo e la causale. Attenzione: la diffida va inviata anche alle successive scadenze dei dieci anni. 

In ogni caso, prima dell’avvio del pignoramento, è possibile investigare sulle capacità economiche del debitore chiedendo al Presidente del tribunale l’autorizzazione a effettuare una ricerca nell’anagrafe tributaria, l’archivio dell’Agenzia delle Entrate ove risultano tutte le fonti di reddito del debitore, compresi i patrimoni mobiliari, immobiliari ed eventuali conti in banca.

Approfondimenti

Per maggiori informazioni, leggi i nostri articoli:


note

[1] Cass. sent. n. 180/18 dell’8.01.2018.


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3 Commenti

  1. Salve!
    Se sono passati più di 10 anni da un mutuo tra privati e, pur essendo decatuti i termini, se riesco comunque ad ottenere, in forma scritta, una ammissione del debito poi posso procedere legalmente?

    In altri termini: l’ammissione di debito cancella la prescrizione del periodo dei 10 anni?

    Grazie in anticipo per l’attenzione

    1. Il termine di prescrizione di 10 anni inizia a decorrere dall’inadempimento del debitore. Solo a partire da questo momento, il creditore può agire contro di lui per recuperare le somme che gli sono dovute. Se il creditore non si cura di ciò per 10 anni di seguito, il prestito decade. Non appena il creditore rivendica il proprio diritto, con una lettera di diffida e messa in mora, di conseguenza il termine di prescrizione si interrompe e inizia a decorrere nuovamente. Ti suggeriamo la lettura dei seguenti articoli: Prestito tra privati: come funziona; Come tutelarsi in caso di prestito; Quando decade un prestito non pagato?; La restituzione di prestiti tra privati è soggetta a obblighi fiscali?; Come dimostrare un prestito; Prescrizione prestito tra privati; Prescrizione prestito; Prestito di denaro, se il debitore non paga.

  2. Gentile Redazione buonasera.
    Vi volevo chiedere la seguente informazione, in merito al topic di cui si parla. 6 anni fa prestai in tutta buona fede, 15.000 euro a un parente tramite assegno, senza nessun accordo scritto ma solo sulla parola. Adesso questo parente nega che sia stato un prestito, e addirittura inventa la tesi che erano soldi che dovevo restituirgli per delle cose da lui vendute a me. Ho un testimone che potrebbe dire che ad una cena ha sentito parlare del prestito in questione ma il mio avvocato mi dice che è piuttosto “fumosa” come testimonianza, avrebbe dovuto essere presente proprio al momento della consegna del citato assegno per essere più credibile, ma anche se così fosse sarebbe difficile che vada a buon fine una causa, perché a detta sempre dell’avvocato sono due le cose che dovrei assolvere: 1) prova della consegna della somma.. 2) prova natura e del titolo contrattuale da cui derivi l’obbligo della vantata restituzione. È proprio così? Perché se fosse proprio così, mancando prova scritta o testimonianze attendibili o comunque decisive, importanti, non riuscirei ad assolvere la 2 parte. Grazie per l’attenzione, cordialmente, Anna

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