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Legge sul lavoro interinale: cosa prevede

20 Marzo 2020 | Autore:
Legge sul lavoro interinale: cosa prevede

I diritti di chi firma un contratto di somministrazione: durata, requisiti delle agenzie, retribuzione ed eventuale disoccupazione.

Se devi affacciarti per la prima volta al mercato di lavoro o sei rimasto disoccupato e stai cercando una nuova opportunità avrai sentito parlare delle agenzie interinali. Per dirla in parole semplici, sono quelle che fanno da intermediario tra chi offre e chi cerca un’occupazione. Oggi queste agenzie hanno «cambiato cognome», dopo che la legge sul lavoro interinale ha lasciato spazio ad una nuova normativa in cui è previsto il contratto di somministrazione. Si parla, dunque, di agenzie di somministrazione. Ma, oltre alla dicitura sulla carta intestata e sul biglietto da visita, cambia anche la sostanza? La legge sul lavoro interinale cosa prevede (o cosa prevedeva) rispetto a quella attualmente in vigore sulla somministrazione?

In sostanza, il concetto è lo stesso. Si tratta di una legge introdotta nel 1997 per garantire maggiore flessibilità nel mondo del lavoro. La caratteristica principale è che, a differenza di un normale rapporto di lavoro che coinvolge due soggetti (il datore ed il dipendente), in questo caso i soggetti sono tre: l’azienda, il lavoratore e l’agenzia interinale, o di somministrazione che dir si voglia.

Vediamo che cosa prevede la legge sul lavoro interinale ed in che cosa consiste il contratto di somministrazione.

Lavoro interinale: che cos’è?

Ci sono tre modi per definirlo: lavoro interinale, lavoro in affitto o lavoro a somministrazione. Ma, come detto, il concetto è lo stesso. Il lavoro interinale consente ad un’agenzia di «affittare», appunto, un dipendente ad un’impresa che ne ha fatto richiesta per instaurare un rapporto a tempo determinato o indeterminato.

C’è da premettere che nel 2003 un decreto legislativo [1] ha abrogato la legge sul lavoro interinale così com’era stata approvata nel 1997 [2], anche se i contratti stipulati prima di quella data sono rimasti intatti e, comunque, validi.

Ma, in sostanza, poco o nulla è cambiato a parte il nome. Il lavoro a somministrazione prevede che l’utilizzatore, ovvero l’azienda, faccia richiesta al somministratore, cioè l’agenzia, di manodopera. Il lavoratore avrà un rapporto di lavoro non con l’azienda ma con l’agenzia, che «affitterà» il dipendente all’utilizzatore.

Il contratto può essere:

  • di natura commerciale;
  • di tipo subordinato stipulato tra agenzia e lavoratore a tempo determinato o indeterminato.

Il lavoro a somministrazione può essere applicato in qualsiasi settore produttivo. Nella Pubblica amministrazione, però, il contratto può essere soltanto a tempo determinato.

Lavoro interinale: i requisiti delle agenzie

Affinché possa operare in questo settore, l’agenzia interinale o di somministrazione deve essere autorizzata a svolgere l’attività ed è tenuta ad iscriversi all’apposito albo delle agenzie per il lavoro.

Tale albo è così articolato:

  • sezione 1: agenzie di tipo generalista abilitate a qualsiasi forma di somministrazione a tempo determinato e indeterminato;
  • sezione 2: agenzie specializzate, abilitate a svolgere soltanto una delle attività specifiche di somministrazione di lavoro;
  • sezione 3: agenzie di intermediazione;
  • sezione 4: agenzie di ricerca e di selezione di personale;
  • sezione 5: agenzie di supporto alla ricollocazione del personale.

Tuttavia, nel lavoro a somministrazione possono operare altri soggetti diversi dalle agenzie iscritte all’albo, ovvero le università pubbliche e private e le fondazioni universitarie. Inoltre, possono beneficiare di autorizzazioni agevolate:

  • Comuni o Province;
  • istituti di scuola secondaria di secondo grado pubblici o paritari;
  • associazioni di datori di lavoro e di lavoratori firmatarie di contratti collettivi;
  • enti bilaterali;
  • Ordine nazionale dei consulenti del lavoro.

Lavoro interinale: quando non può essere a tempo indeterminato

La legge vieta in alcuni casi la stipula di un contratto di somministrazione a tempo indeterminato. Succede quando lo si fa:

  • per sostituire dei lavoratori in sciopero;
  • in un’unità produttiva in cui nei sei mesi precedenti sono stati effettuati dei licenziamenti collettivi di lavoratori con le stesse mansioni, a meno che ci sia un accordo sindacale che lo consenta;
  • in un’unità produttiva in cui c’è una riduzione o una sospensione di orari di lavoro con integrazione salariale.

Lavoro interinale: le tipologie di contratto

Contratto a tempo indeterminato, quindi, ma anche a tempo determinato. Vediamo quali sono le caratteristiche di queste due tipologie di lavoro interinale o a somministrazione.

Il contratto a tempo determinato

La legge consente di sottoscrivere un contratto di somministrazione a tempo determinato:

  • quando ci sono delle esigenze tecniche, produttive, organizzative o sostituzioni, anche per l’ordinaria attività dell’azienda;
  • nel caso in cui ci siano delle esigenze temporanee stabilite dalle clausole contemplate all’interno dei contratti nazionali di categoria con efficacia alla loro naturale scadenza.

Inoltre, è possibile prorogare un contratto a termine nelle modalità indicate dal Ccnl e con il consenso scritto del lavoratore.

Ci sono alcune peculiarità del contratto di somministrazione a tempo determinato diverse dai soliti rapporti a termine. In particolare:

  • l’agenzia interinale, cioè il somministratore, può concludere più contratti a termine con un lavoratore senza essere tenuta a rispettare alcun intervallo di tempo;
  • esiste una specifica disciplina di formazione;
  • non c’è un rapporto percentuale tra contratti a termine e a tempo indeterminato, poiché un’azienda potrebbe benissimo avvalersi soltanto di lavoratori a somministrazione.

Il contratto a tempo indeterminato

Nel lavoro interinale o a somministrazione, il contratto a tempo indeterminato può essere stipulato per servizi o attività di:

  • pulizia, custodia o portineria di uno stabile;
  • consulenza e assistenza informatica;
  • cura e assistenza alla persona e di sostegno alla famiglia;
  • trasporto di persone;
  • movimentazione di macchinari e merci;
  • consulenza direzionale, assistenza alla certificazione programmazione di risorse, sviluppo organizzativo e gestione del personale;
  • ricerca e selezione del personale;
  • gestione di biblioteche, musei, parchi, archivi, magazzini ed economato;
  • marketing, analisi di mercato, organizzazione commerciale;
  • gestione di call-center;
  • avvio di nuove iniziative imprenditoriali;
  • costruzione edilizia negli stabilimenti per installazioni o smontaggio di impianti e macchinari, per attività produttive che richiedano ulteriori fasi di lavorazione;
  • negli altri casi previsti dal Ccnl.

Lavoro interinale: gli estremi del contratto

Come abbiamo già detto, il lavoro interinale o a somministrazione coinvolge tre soggetti: l’utilizzatore, vale a dire l’azienda, il somministratore che è l’agenzia e il lavoratore. Se ne deduce che non c’è un solo contratto da prendere in considerazione, come nel tradizionale rapporto tra datore e dipendente, ma che ce ne saranno due: quello tra azienda e agenzia ed un secondo, parallelo, tra agenzia e lavoratore.

Quello tra utilizzatore e somministratore deve essere redatto per iscritto e riportare determinate informazioni, come:

  • il numero di lavoratori coinvolti nella somministrazione;
  • gli estremi dell’autorizzazione;
  • i rischi per la salute e l’integrità del personale.

In mancanza di questi estremi, il contratto di somministrazione è nullo e i lavoratori devono essere considerati dipendenti dell’azienda a tutti gli effetti.

Per quanto riguarda, invece, il contratto tra somministratore e lavoratore, non ci sono delle forme specifiche che legano entrambe le parti. Inoltre, il lavoratore risulta nell’organico dell’azienda solo ed esclusivamente per quanto riguarda la normativa relativa alla sicurezza sul lavoro.

Lavoro interinale: la retribuzione

Veniamo ai soldini. Cosa dice la legge sul lavoro interinale o a somministrazione per quanto riguarda l’aspetto retributivo?

C’è, almeno, una buona notizia: chi ha un contratto di somministrazione ha gli stessi diritti degli altri dipendenti dello stesso livello e con le stesse mansioni dal punto di vista della retribuzione. Parità di trattamento, dunque.

Azienda e agenzia sono responsabili in solido dello stipendio e dei contributi previdenziali del lavoratore. Significa che se uno non paga, deve pagare l’altro. Poi tra di loro si metteranno a posto. Sarà, eventualmente, un loro problema.

Può succedere, in caso di contratto a tempo indeterminato, che il lavoratore resti inoccupato per qualche periodo. In questo caso, l’agenzia è tenuta a riconoscergli un’indennità di disponibilità, il cui importo è determinato dal Ccnl ma non può essere, comunque, inferiore a 350 euro mensili. Questa indennità è:

  • esclusa dal computo di ogni istituto di legge o di contratto collettivo, come per le ferie, il Tfr, tredicesima, ecc.;
  • soggetta ad aliquota contributiva ordinaria senza obbligo di minimali;
  • soggetta a Irpef da parte del lavoratore.

Lavoro interinale: c’è diritto alla disoccupazione?

Chi ha avuto un contratto di lavoro interinale o di somministrazione ha diritto alla disoccupazione in questi termini:

  • con i requisiti normali, calcolando ai fini contributivi anche il periodo temporale di indennità di disponibilità;
  • con requisiti ridotti.

Il lavoratore non ha, per, diritto alla mobilità o a trattamenti speciali di disoccupazione per l’edilizia.


note

[1] Dlgs. n. 276/2003.

[2] Legge n. 196/1997.


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