Carola Rackete: la Cassazione ha deciso sull’arresto

20 Febbraio 2020
Carola Rackete: la Cassazione ha deciso sull’arresto

Le navi della GdF non sono da guerra, e l’approdo della Sea Watch a Lampedusa era giustificato dalla necessità di sbarcare i migranti che si trovavano in pericolo.

La Cassazione ha deciso la vicenda della comandante della nave Sea Watch, Carola Rackete, che era stata arrestata per aver forzato il blocco navale a Lampedusa urtando una motovedetta della Guardia di Finanza: per gli Ermellini “ha adempiuto alle disposizioni sul salvataggio in mare” e per questo “è stata corretta” la decisione del Gip di Agrigento che non aveva convalidato il suo arresto. Contro quel provvedimento la Procura di Agrigento aveva presentato ricorso e così il caso è finito davanti ai giudici di piazza Cavour.

La nostra agenzia stampa Adnkronos ha appreso ora le motivazioni della sentenza depositata dalla suprema Corte, nelle quali si legge che “l’obbligo di prestare soccorso non si esaurisce nell’atto di sottrarre i naufraghi al pericolo di perdersi in mare, ma comporta l’obbligo accessorio e conseguente di sbarcarli in un luogo sicuro”.

Per questo motivo la Cassazione ha rigettato il ricorso della Procura, dando così ragione alla giudice per le indagini preliminari di Agrigento Alessandra Vella, che aveva escluso entrambi i reati ipotizzati a carico della “capitana”, quello di resistenza a pubblico ufficiale e quello di violenza esercitata su una nave da guerra.

Proprio questo era stato un punto controverso, che la Cassazione ora ha risolto ritenendo che “le navi della Guardia di Finanza sono certamente navi militari, ma non possono essere automaticamente ritenute anche navi da guerra”. Infatti al comando della motovedetta non c’era un ufficiale della Marina Militare ma un sottufficiale delle Fiamme Gialle. E in ogni caso Rackete avrebbe agito in maniera “giustificata” dal  pericolo di vita in cui si trovavano i 40 migranti a bordo della sua nave, se le fosse stato impedito lo sbarco.

Immediata la reazione dell’ex ministro dell’Interno Matteo Salvini: “Pare che la Cassazione, nelle motivazioni, dice che Rackete non andava arrestata, che ‘non ha commesso reato perché al comando della nave c’era un maresciallo della Finanza e non un comandante’, quindi si giustifica lo speronamento, le voglio leggere queste motivazioni”, dice il leader della Lega. “Ma quelli rischiavano di essere schiacciati come vermi, incredibile”, ricorda Salvini, riferendosi alla collisione avvenuta nel porto di Lampedusa lo scorso 29 giugno tra la Sea Watch 3 e la motovedetta della Guardia di Finanza.



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5 Commenti

  1. Questa Cassazione bisogna cambiarla, riformarla anzi vanno riformati certi suoi giudici ai quali interessa solo il lauto stipendio che incassano ogni mese forse il più alto stipendio fra tutti i dipendenti pubblici italiani!!!
    Ricordo anche il caso di una ragazza stuprata, lo stupratore fu assolto perchè la ragazza indossava i jeans e secondo la nostra suprema corte di Cassazione fu consenziente!!! Roba da manicomio!!!
    Così non si può andare avanti bisogna fare subito qualcosa!!! Grazie.

    1. Purtroppo è proprio una realtà, il mondo gira al contrario, tutto quello che giusto, viene considerato sbagliato. Quello sbagliato…giusto boh??

  2. Fermo restando che le sentenze si rispettano, se – e sottolineo SE – è vero che madame è figlia di un “trafficante d’armi” o giù di lì, a me qualche dubbio continuerebbe a rimanere…

  3. 1) la RAKETE NON HA MAI SALVATO ALCUN NAUFRAGO, ma li ha SOLO TRAGHETTATI come tutte le altre ONG.
    2) In 14 gg in quella stagione poteva portare il suo carico nei PORTI SICURI che si erano detti disposti ad accoglierli.
    3) le persone con difficoltà erano state fatte scendere, su suggerimento dei medici mandati dal Ministero.
    4) la Cassazione ci sta dicendo che se una pattuglia delle forze dell’ordine fà l’ALT, SE NON C’è UN COMANDANTE POSSIAMO FREGARCENE E SPERONARE LE LORO AUTO?
    BUONO A SAPERSI!

  4. Sia il magistrato che il giudice della cassazione,dovrebbero conoscere molto bene la costituzione ed i codici militari. Il sottufficiale imbarcato su naviglio militare/forza dell’ordine in qualità di comandante è responsabile in primis dell’equipaggio imbarcato, dell’imbarcazione e delle decisioni che prende. In conclusione sono comandanti a tutti gli effetti e militari.
    Inoltre non si può affermare che non sono navi da guerra in quanto sono munite di armamento. Penso, per quello che importa, che i magistrati al servizio dello Stato NON devono essere politicizzati, è una questione di parzialità e democrazia. Questo è uno dei principali motivi della sofferenza giudiziaria.

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