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Separazione e mantenimento: se uno dei coniugi ha redditi nascosti al fisco

9 Ottobre 2013 | Autore:
Separazione e mantenimento: se uno dei coniugi ha redditi nascosti al fisco

Il giudice, dopo la separazione, ha fissato a carico del mio ex marito una somma a titolo di mantenimento dei figli, somma parametrata, però, a quanto risultante dalla sua dichiarazione dei redditi; tuttavia so che quest’ultimo ha altre entrate che sfuggono al fisco e che, se conosciute dal giudice, avrebbero determinato un mantenimento più elevato. Che posso fare per ottenere una revisione dell’assegno?

 

Se l’ex coniuge è a conoscenza del fatto che l’altro guadagna più di quanto abbia dichiarato alla finanza, sicuramente potrà rivolgersi al giudice, con l’assistenza di un legale, per chiedere un aumento del contributo al mantenimento [1] già stabilito, ma dovrà essere in grado di supportare la sua richiesta con delle prove, testimoniali e/o documentali.

La prova degli effettivi redditi dei genitori tenuti a versare il mantenimento, non a caso, costituisce il motivo della maggior parte delle liti pendenti nei tribunali tra le parti e non è di facile soluzione. Si tratta di procedimenti che possono durare anche alcuni anni.

Se da un lato, infatti, il giudice ha il potere di disporre, ove lo ritenga necessario, anche indagini sui redditi delle parti per il tramite della Polizia Tributaria [2], dall’altro, quest’ultima non svolge, di norma [3], delle vere e proprie investigazioni, ma si limita a produrre in Tribunale tutto ciò che risulta formalmente documentato al fisco, e che non sia stato depositato in giudizio.

Inoltre ci si può rivolgere al Tribunale nel caso in cui i redditi del padre si incrementino a seguito di eventuale successione (come ad  esempio in caso di morte dei genitori) o per qualsiasi altra ragione (come a seguito di donazione).

In pratica, l’aumento del contributo al mantenimento potrà essere riconosciuto da giudice solo nel caso in cui sia documentabile un incremento del reddito del padre rispetto al momento in cui è stato stabilito il suo ammontare da parte del Tribunale.


note

[1] Ricorso ex art. 710 cod. proc. civ.

[2] Per i procedimenti di separazione, si applica l’art. 155 del Codice civile che autorizza il giudice, ai fini della determinazione dell’assegno di mantenimento a favore dei figli, a disporre, “ove le informazioni di carattere economico fornite dai genitori non risultino sufficientemente documentate, un accertamento della Polizia tributaria sui redditi e sui beni oggetto della contestazione, anche se intestati a soggetti diversi”.  Per i procedimenti di divorzio, l’art. 5 della  L. 1° dicembre 1970, n. 898, obbliga i coniugi a “presentare all’udienza di comparizione avanti al presidente del tribunale la dichiarazione personale dei redditi e ogni documentazione relativa ai loro redditi e al loro patrimonio personale e comune”. In caso di contestazioni, “il tribunale dispone indagini sui redditi, sui patrimoni e sull’effettivo tenore di vita, valendosi, se del caso, anche della Polizia tributaria”.

[3] A riguardo, la Commissione tributaria regionale di Firenze, con la sent. n. 27/2013, ha stabilito la legittimità dell’accertamento fiscale sui redditi in nero del contribuente, avviato a seguito di un’indagine partita dal giudice del divorzio sui conti correnti bancari del coniuge obbligato.


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