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PIP: cosa sono i piani individuali pensionistici

13 Luglio 2014
PIP: cosa sono i piani individuali pensionistici

La guida completa sulle forme pensionistiche complementari per costituirsi una rendita integrativa con contratti di ramo I o ramo III.

I Piani individuali pensionistici di tipo assicurativo (Pip) sono forme pensionistiche complementari esclusivamente individuali rivolte a tutti coloro che, indipendentemente dalla propria situazione lavorativa, intendono costruirsi una rendita integrativa.

Come i fondi pensione aperti, anche i Pip sono costituiti sotto forma di patrimoni separati e autonomi rispetto a quello dell’impresa di assicurazione che li istituisce e sono destinati esclusivamente al pagamento delle prestazioni agli iscritti; non possono essere utilizzati per soddisfare i diritti vantati dai creditori della società in caso di fallimento di quest’ultima.

I Pip sono istituiti dalle imprese di assicurazione e sono realizzati mediante:

1. contratti assicurativi di ramo I (polizze rivalutabili) nei quali la rivalutazione della posizione individuale è collegata a una o più gestioni interne separate;

2. o mediante contratti assicurativi di ramo III (polizze di tipo unit linked) nei quali la rivalutazione della posizione individuale è collegata al valore delle quote di uno o più fondi interni detenuti dall’impresa di assicurazione oppure al valore delle quote di Oicr (organismi d’investimento collettivodel risparmio).

Possono esistere anche forme miste, nelle quali la rivalutazione della posizione individuale è collegata sia a contratti di ramo I sia a contratti di ramo III.

L’attività del Pip è disciplinata dal Regolamento. Questo documento, insieme alle Condizioni generali di contratto definisce gli elementi identificativi del Pip (denominazione, istituzione e scopo), le caratteristiche (l’importo dei contributi, il metodo di calcolo delle prestazioni – a contribuzione definita – le politiche di investimento, le spese per la partecipazione a carico dei destinatari), i profili organizzativi (il Responsabile del Pip e la struttura amministrativa), i rapporti con gli aderenti (modalità di adesione, le informazioni che saranno fornite agli iscritti).

I cosiddetti “vecchi Pip” sono forme pensionistiche individuali attuate mediante contratti assicurativi che esistevano prima della riforma entrata in vigore il 1° gennaio 2007 [1] e che non hanno provveduto a effettuare gli adeguamenti previsti. Gli aderenti possono trasferire l’intera posizione individuale maturata ad altra forma pensionistica complementare.

I “vecchi Pip” non sono iscritti all’Albo dei Fondi pensione e non sono vigilati dalla Covip bensì dall’Ivass, l’Istituto per la vigilanza sulle assicurazioni. Essi non possono raccogliere nuove adesioni. Mantengono tuttavia, per i vecchi iscritti i vantaggi fiscali previsti (sono in sostanza ancora deducibili).

Per i Pip sono previsti i medesimi vantaggi fiscali tipici dei fondi pensione: si possono dedurre dal reddito complessivo i contributi versati, fino al limite di 5.164,57 euro all’anno. Tale importo comprende l’eventuale contributo del datore di lavoro e i versamenti effettuati a favore dei soggetti fiscalmente a carico; è esclusa la quota del Tfr.

Trascorsi due anni dall’adesione, l’iscritto può chiedere il trasferimento della posizione maturata, presso un’altra forma pensionistica complementare, senza sostenere oneri.

Il lavoratore dipendente può versare anche il solo flusso di Tfr. Il lavoratore però non ha automaticamente diritto al contributo del datore di lavoro, il quale può tuttavia decidere di contribuire al Pip scelto dal proprio dipendente.


note

[1] Data di entrata in vigore del Decreto Lgs 252/2005.

Autore immagine: 123rf com


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