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Flusso uniemens: cos’è e a cosa serve

20 Marzo 2020
Flusso uniemens: cos’è e a cosa serve

I datori di lavoro devono pagare all’Inps i contributi previdenziali relativi ai lavoratori assunti alle proprie dipendenze.

Il nostro sistema di protezione sociale, costituito dalle pensioni, dagli assegni di inabilità, dalla disoccupazione, dagli assegni per il nucleo familiare eccetera si finanzia grazie ai contributi previdenziali che vengono pagati sia dal datore di lavoro che dal lavoratore.

I contributi previdenziali da pagare all’Inps vengono calcolati applicando una determinata aliquota sulla retribuzione imponibile percepita dal lavoratore. Per calcolare i contributi da pagare, dunque, è necessario sapere quanti soldi ha preso il lavoratore a titolo di retribuzione, perchè è su quel valore che si calcolano i contributi.

Per permettere all’Inps di effettuare questo calcolo è stato creato il cosiddetto flusso uniemens: cos’è e a cosa serve? Si tratta di un flusso di informazioni e di dati retributivi che deve essere inviato dal datore di lavoro all’Inps mensilmente e che ha sostituito i precedenti flussi previsti dalla previgente normativa. A questo adempimento possono essere chiamati sia i datori di lavoro sia i loro soggetti incaricati, come consulenti del lavoro e commercialisti.

Vediamo che cos’è e come funziona.

Obbligazione contributiva: cos’è?

Per capire cos’è e a cosa serve il flusso uniemens occorre, prima di tutto, sapere che cosa sono i contributi previdenziali e come devono essere calcolati.

I contributi previdenziali sono una sorta di “tassa” che datore di lavoro e lavoratore devono pagare all’Istituto nazionale della previdenza sociale (Inps), applicando una determinata aliquota contributiva sulla retribuzione imponibile percepita dal lavoratore. Questa “tassa” finanzia il sistema di protezione sociale [1] e, dunque, tutte le prestazioni previdenziali Inps.

La retribuzione imponibile, ossia la base di calcolo su cui devono essere applicate le aliquote contributive, è la stessa su cui si deve applicare l’aliquota fiscale per il calcolo dell’Imposta sul reddito delle persone fisiche (Irpef). Infatti, la regola generale è la cosiddetta armonizzazione delle basi imponibili fiscale e contributiva [2], salvo eccezioni previste direttamente dalla legge.

Una volta individuata la base imponibile, si deve verificare qual è l’aliquota contributiva applicabile che varia in base a diversi fattori, tra cui:

  • settore merceologico in cui opera la società (industria, commercio, agricoltura, etc.);
  • numero di dipendenti della società;
  • categoria legale del lavoratore.

In media, l’aliquota contributiva si aggira intorno al 30% a carico del datore di lavoro e al 9,19% a carico del lavoratore.

I contributi previdenziali devono essere pagati all’Inps mensilmente entro il giorno 16 del mese successivo al periodo di paga cui si riferiscono tramite modello F24. Il datore di lavoro provvede al pagamento sia della quota di contributi previdenziali a suo carico, sia della quota di contributi previdenziali a carico del lavoratore. Infatti, nella busta paga, il datore di lavoro – in qualità di sostituto d’imposta – trattiene dallo stipendio lordo del dipendente la quota di contributi previdenziali a carico del lavoratore e provvede, quindi, a pagarli all’Inps in nome e per conto del lavoratore.

Flusso uniemens: che cos’è?

A partire dal 2009 [3] l’Inps ha comunicato e reso operativo un sistema unitario di inoltro delle denunce mensili relative ai lavoratori dipendenti denominato flusso uniemens.

Precedentemente, al contrario, le denunce mensili relative ai lavoratori dipendenti dovevano essere inoltrate all’Inps tramite due diversi modelli denominati, rispettivamente, DM10/2 ed Emens. L’utilizzo del flusso uniemens è, dunque, diventato lo strumento per assolvere all’obbligo dei datori di lavoro di comunicare mensilmente all’Inps i dati retributivi e le informazioni utili al calcolo dei contributi [4].

Il flusso uniemens è, quindi, lo strumento con il quale il datore di lavoro comunica all’Inps i redditi percepiti dai propri dipendenti nel periodo di paga di riferimento, sul quale devono essere calcolati i contributi previdenziali dovuti all’Istituto nazionale della previdenza sociale.

Solo conoscendo l’ammontare delle retribuzioni erogate ai dipendenti è, infatti, possibile calcolare a quanto ammontano i contributi previdenziali che il datore di lavoro deve versare all’Inps.

Trasmissione dei dati all’Inps prima dell’uniemens

Prima che venisse ufficialmente introdotto il flusso uniemens, il datore di lavoro era tenuto a compilare il modello DM10 al fine di denunciare all’Inps:

  • le retribuzioni mensili corrisposte ai dipendenti;
  • i contributi dovuti;
  • l’eventuale conguaglio delle prestazioni, delle agevolazioni e degli sgravi anticipati per conto dell’Inps.

Occorre, infatti, ricordare che spesso il datore di lavoro eroga in anticipo ai dipendenti delle somme di denaro che sono a carico dell’Inps tra cui, ad esempio:

  • indennità di malattia Inps;
  • indennità di maternità Inps;
  • indennità per congedo parentale Inps;
  • indennità per la fruzione dei permessi 104 Inps;
  • assegni per il nucleo familiare.

Il datore di lavoro, che ha anticipato queste prestazioni per conto dell’Inps, ha la facoltà di recuperare queste somme, che sono a carico dell’Inps, portandole a conguaglio con i contributi previdenziali dovuti all’ente previdenziale.

Il saldo tra le voci di debito e quelle a credito del datore di lavoro poteva generare un modello con un saldo “attivo” (vale a dire chiuso con un saldo a debito per l’azienda) o di un modello “passivo” (vale a dire con un saldo a credito per l’azienda).

Una volta inoltrati con modalità telematica, i modelli DM10 venivano sottoposti a due distinte verifiche:

  1. una verifica formale, che veniva effettuata nel momento dell’ingresso dei flussi nel sistema dell’Inps;
  2. un controllo di merito, avente ad oggetto la compatibilità delle voci riportate nel flusso (a credito oppure a debito), rispetto alle caratteristiche contributive che risultano essere associate alla matricola Inps dell’azienda.

Con il vecchio sistema del modello DM10, in caso di errori nell’esposizione dei dati, rilevati dal sistema, l’azienda riceveva una segnalazione denominata “nota di rettifica” che poteva essere “attiva” (in caso di segnalazione di somme dovute dall’azienda all’Inps) oppure “passiva” (in caso di segnalazione di somme che costituiscono un “credito” dell’azienda nei confronti dell’Inps).

Il modello DM10 non era autosufficiente in quanto l’azienda doveva inviare all’Inps, oltre a tale modello, anche il modello Emens, introdotto nel mese di gennaio 2005.

Il modello Emenes consisteva in un flusso telematico tramite il quale i soggetti che operano come sostituti d’imposta, assoggettati all’obbligo di rilasciare la Certificazione Unica (CU) trasmettevano mensilmente agli enti previdenziali, direttamente o per il tramite dei soggetti da loro incaricati, entro l’ultimo giorno del mese successivo a quello di riferimento, i dati retributivi e le informazioni utili a:

  • calcolare i contributi;
  • implementare le posizioni assicurative individuali;
  • erogare le prestazioni.

Flusso uniemens: come funziona?

A partire dalle denunce relative al periodo di paga maggio 2009, che dovevano essere presentate quindi entro il 30 giugno 2009, è stata introdotta l’unificazione dei flussi Emens e DM10 in un unico flusso informativo telematico denominato uniemens.

L’introduzione del flusso uniemens non è stata immediata. Infatti, l’Inps ha concesso alle aziende ed ai soggetti intermediari (come i consulenti del lavoro) un periodo di transizione coincidente con l’intero secondo semestre dell’anno 2009 al fine di transitare dal vecchio al nuovo sistema.

Il passaggio a regime è avvenuto ufficialmente dal 1° gennaio 2010. Per quanto concerne il termine entro cui inviare il flusso, i datori di lavoro devono procedere all’invio del flusso uniemens entro l’ultimo giorno del mese successivo a quello di competenza. Se l’ultimo giorno cade in un giorno festivo, il termine viene automaticamente prorogato al primo giorno lavorativo del mese successivo.

Per i datori di lavoro che presentavano il modello DM10 entro termini differiti, il termine di presentazione rimane quello differito.

Per i lavoratori dipendenti quando si parla di mese di competenza si intende quello cui si riferisce la busta paga. Per i lavoratori parasubordinati, invece, (come i collaboratori coordinati e continuativi) il mese di competenza coincide con il mese in cui è stato erogato il compenso. Le denunce dei lavoratori dipendenti e dei lavoratori parasubordinati possono essere inviate con un unico flusso oppure frazionate in flussi diversi. Anche le denunce individuali relative ad una singola azienda e/o posizione contributiva possono essere frazionate in più invii.

L’elemento fondamentale rimane, quindi, in ogni caso, la denuncia individuale sia per i lavoratori dipendenti che per i collaboratori: l’aggregazione o la segmentazione di tali denunce possono essere effettuate liberamente, nel rispetto comunque della struttura logica del flusso.

Ricordiamo, infatti, che anche nei confronti dei lavoratori parasubordinati il committente deve redigere la busta paga e provvedere alle trattenute degli oneri contributivi, al pari di quanto avviene con i lavoratori dipendenti.

Flusso uniemens: come fare domanda?

L’invio della denuncia mensile tramite il flusso uniemens deve essere inoltrato online all’Inps attraverso l’apposito servizio dedicato.

Il sito dell’Inps mette a disposizione dei datori di lavoro, o di chiunque ne abbia interesse, dei documenti nei quali è possibile reperire istruzioni ed approfondimenti.

In particolare, collegandosi al link dell’Inps è possibile consultare la seguente manualistica relativa al flusso uniemens:

  • Documento tecnico uniemens – vers. 4.8.0 del 30 gennaio 2020;
  • Allegato tecnico uniemens – vers. 4.8.0 del 30 gennaio 2020;
  • Schema di validazione uniemens – vers. 4.8.0 del 30 gennaio 2020;
  • Istruzioni per variazioni uniemens.

Tutti i documenti sono in formato Pdf o Zip.


note

[1] Art. 38, Cost.

[2] Art. 6, D.Lgs. 2 ottobre 1997 n. 314.

[3] Inps, messaggio 25 maggio 2009, n. 011903.

[4] L. 24 novembre 2003, n. 326.


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