Prescrizione lesioni colpose

27 Marzo 2020 | Autore:
Prescrizione lesioni colpose

Entro quale scadenza questo tipo di illecito non è più perseguibile dal legislatore? Quando decorre il relativo termine?

La prudenza non è mai troppa, soprattutto quando la propria condotta può provocare dei danni in capo a terzi, colpevoli esclusivamente di trovarsi nel posto sbagliato al momento sbagliato. E così, può accadere che, inconsapevolmente, si possa ledere l’integrità fisica di una persona, ferendola, o provocandone una menomazione (frattura, perdita di un arto e così via). A differenza delle lesioni dolose che prevedono la volontà di provocare un danno alla persona offesa, nelle lesioni colpose (e, quindi, involontarie) la pena prevista dal legislatore è attenuata, ma è pure sempre presente. Ti trovavi in macchina e hai tamponato un altro guidatore provocandone il ferimento? Mentre passeggiavi distratto hai inavvertitamente sgambettato una signora che, rovinando a terra, si è rotta un dito? Dopo aver analizzato gli elementi caratterizzanti il reato in esame, vedrai quali sono i tempi di prescrizione lesioni colpose e da quando decorre il relativo termine, sia in ambito penale che in sede civile, nel caso di risarcimento danni.

Il reato di lesioni colpose

Tramite questa tipologia di reato, il legislatore intende punire chiunque cagioni ad altri una lesione personale colposamente, senza volerlo.

Ai fini dell’accertamento della responsabilità per il reato di lesioni colpose è sempre necessario individuare la regola cautelare, in modo tale da sapere quali erano le corrette modalità di svolgimento previste per la condotta poi considerata illecita.

Ad esempio, nel caso di lesioni permanenti a seguito di operazione chirurgica, prima di imputare il reato al medico chirurgo, occorrerà verificare quali erano le modalità di condotta che prudenza e perizia prescrivevano di adottare nella fattispecie.

Il nostro legislatore non sempre punisce il solo autore materiale del reato, ben potendo esistere, in alcuni casi, delle situazioni che prevedono una posizione di garanzia di altri soggetti.

Ad esempio, nella ipotesi di lesioni personali derivanti da infortunio sul lavoro per effetto dell’uso di un macchinario, risponde del reato anche il venditore del macchinario medesimo, ove l’infortunio sia riconducibile all’inadeguatezza dei congegni antinfortunistici, senza che possa rilevare, a discolpa del venditore stesso, la presenza di una formale certificazione attestante la rispondenza del macchinario alle prescritte misure di sicurezza[1].

Inoltre, il reato di lesioni colpose può essere imputato non solo per le condotte attive (incidente stradale con violazione del codice della strada), ma anche per condotte passive o, meglio, omissive.

Tipico esempio è la responsabilità del medico di pronto soccorso che, senza visitare il paziente e senza compiere gli opportuni accertamenti, erri diagnosi e si limiti a prescrivere una terapia farmacologica inidonea ad impedire l’aggravamento della patologia in atto, curabile mediante l’adozione di diverse scelte terapeutiche.

Tipologie di lesioni colpose

La condotta colposa, almeno quella generica, viene individuata in atteggiamenti viziati da imprudenza, imperizia o negligenza:

  • l’imprudenza consiste nella trasgressione delle norme che regolano fattispecie di pericolo;
  • l’imperizia risiede nella violazione di norme di esperienza e abilità, nei campi relativi alla professione;
  • la negligenza riguarda il mancato compimento di un’azione che era richiesta dalla società.

Oltre la colpa generica, le lesioni possono essere contestate per colpa specifica, quando c’è un’inosservanza di leggi o di altre normative previste dal legislatore.

Inoltre, gli studiosi del diritto hanno individuato una categoria di colpa, definita cosciente, che riguarda i casi in cui l’autore agisce con una condotta pericolosa, ma con la consapevolezza di non poter danneggiare l’integrità fisica della vittima.

Le lesioni, inoltre, possono variare a seconda della gravità. La legge disciplina:

  • lesioni lievissime, quando la malattia non è superiore a 20 giorni;
  • lesioni lievi, quando la malattia ha una durata superiore a 20 giorni, ma inferiore a 40 giorni;
  • lesioni gravi, quando la malattia supera i 40 giorni;
  • lesioni gravissime, quando la malattia è sicuramente, o probabilmente, insanabile.

Conseguenze per l’autore del reato

Dal punto di vista penale [2], l’autore del reato è punito con la reclusione fino a tre mesi, o con la multa fino a 309 euro.

Questa pena può aumentare e infatti:

  • se la lesione è grave, la reclusione aumenta fino a sei mesi e la multa fino a 619 euro;
  • se la lesione è gravissima si può arrivare anche a pene che prevedono la reclusione di due anni e la multa di 1.239 euro.

Le pene cambiano, ma non si attenuano, se le lesioni derivano dalla violazione di norme stradali, o sugli infortuni del lavoro; qui la pena può variare con la reclusione da tre mesi a un anno, e con la multa da 500 euro a 2mila euro, mentre se la lesione è gravissima, la reclusione arriva fino a tre anni.

Dal punto di vista amministrativo, se le lesioni sono gravi, provocate dalla circolazione di veicoli, e sotto la guida in stato di ebbrezza, l’autore del reato può subire il provvedimento di revoca della patente.

In ambito civile, invece, la persona offesa dalla condotta lesiva potrà agire per ottenere il risarcimento dei danni patiti:

  • sia sotto forma patrimoniale, quali spese mediche sostenute, operazioni e quant’altro;
  • sia sotto l’aspetto non patrimoniale, con le sofferenze morali ed esistenziali patite dall’aver subito un danno alla propria integrità fisica.

Prescrizione lesioni colpose

Con riguardo alle lesioni colpose, l’interesse del legislatore a punire queste condotte ha una scadenza, al cui termine l’autore potrà farla franca, almeno in ambito penale.

La regola del codice in materia di prescrizione stabilisce che la durata corrisponda alla pena massima prevista dall’articolo di riferimento (in questo caso, la lesione colposa).

Questo termine può essere interrotto se durante l’arco temporale sono intervenuti degli atti interruttivi del procedimento penale: la notifica del decreto di citazione in giudizio o l’espletamento di un interrogatorio. In questo caso, il termine (corrispondente al massimo della pena) inizia a decorrere nuovamente.

Il legislatore, almeno fino ad oggi, pone comunque un limite al periodo di prescrizione dei reati di non grave entità, come quello in esame, e a prescindere dal numero di atti interruttivi: in questi casi, infatti, il termine prescrizionale non può superare i sette anni e mezzo, oltre il quale non si potrà più condannare in sede penale l’autore del fatto lesivo.

Con la nuova riforma, entrata in vigore ad inizio anno, è stata introdotta una nuova forma di sospensione dei termini di prescrizione, che avrà efficacia dalla pronunzia della sentenza di primo grado o del decreto di condanna e fino alla data di esecutività della sentenza che definisce il giudizio o dell’irrevocabilità del decreto di condanna. Il termine di prescrizione, in questo caso, non verrà azzerato, ma ripartirà da dove era stato sospeso.

Da che giorno decorre la prescrizione?

La regola generale prevede che la prescrizione inizi a decorrere dal fatto lesivo che ha consumato il reato di lesioni colpose. È da quel momento che si dovrà calcolare il termine ultimo, oltre il quale il reato non potrà più essere punito penalmente.

Tuttavia, in alcuni casi, è stato necessario l’intervento della giurisprudenza, al fine di ben individuare il momento esatto da cui far partire la decorrenza prescrittiva.

Ad esempio, nel reato di lesioni personali colpose provocate da responsabilità medica, l’inizio della prescrizione è stato individuato dal momento dell’insorgenza della malattia, anche se non ancora individuata clinicamente.

Altro caso particolare potrebbe riguardare la condotta che provoca un primo evento lesivo e, successivamente, altre conseguenze negative per la vittima. Qualora l’autonomia della lesione conseguente all’evoluzione della patologia comporti una nuova malattia, allora decorrerà un nuovo termine di prescrizione proprio perché si configura in realtà un diverso reato che potrebbe essere contestato in un successivo processo, mentre se la seconda lesione non è autonoma, ma connessa, si potrà prendere il primo evento come punto di partenza, essendo il secondo evento valutabile come aggravante.

In tema di infortuni sul lavoro, derivanti dalla violazione di norme per la prevenzione, si farà riferimento al momento dell’insorgenza della malattia prodotta dalle lesioni e non da quando sarebbe avvenuto il comportamento omissivo del responsabile alla sicurezza.

Con riguardo all’aspetto civile e, quindi, al risarcimento del danno alla salute, il momento da prendere come riferimento per il decorrere della prescrizione sarà quello in cui tale danno viene a materializzarsi esternamente, come oggettivamente percepibile e riconoscibile dal danneggiato.


note

[1] Cass. pen., sez. IV, n. 18139/2012 del 17.04.2012

[2] Art.590 cod.pen.


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