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Servizio di mensa: ultime sentenze

31 Marzo 2020
Servizio di mensa: ultime sentenze

Scopri le ultime sentenze su: affidamento del servizio di mensa scolastica; immobili idonei alla preparazione di pasti per servizi di ristorazione collettiva; mensa scolastica per gli asili nido e le scuole dell’infanzia e primarie.

Servizio di mensa scolastica

L’utilizzo nella mensa scolastica di stoviglie in porcellana e vetro anziché in plastica è fattore premiante nella gara per l’affidamento del servizio di refezione.

Consiglio di Stato sez. V, 22/09/2017, n.4450

Gara per l’affidamento del servizio di mensa scolastica

In tema di gara per l’affidamento del servizio di mensa scolastica, non è illegittima, sotto il profilo dell’impossibilità di formulazione di un’offerta seria e adeguata, la clausola del capitolato speciale che riserva alla scuola la facoltà di apportare, a suo insindacabile giudizio, variazioni sia al numero dei pasti, sia alle sedi delle sale mensa da servire, sia alle sedi dei centri cucina, senza che tali variazioni incidano sul corrispettivo unitario pattuito, perché il servizio di mensa scolastica è fondato su una stima soltanto presuntiva del numero di pasti da erogare, non preventivabili numericamente “ex ante”, se non in via puramente statistica, in ragione delle oscillazioni del numero degli iscritti e delle presenze giornaliere degli alunni fruitori.

T.A.R. Palermo, (Sicilia) sez. III, 19/03/2013, n.644

Il possesso di un centro di cottura per le emergenze

Il possesso di un centro di cottura per le emergenze costituisce non tanto un requisito di partecipazione quanto un elemento materialmente necessario per l’esecuzione del contratto di appalto del servizio di mensa scolastica.

Dunque è legittimamente esigibile verso il concorrente aggiudicatario definitivo come condizione per la stipulazione del contratto, perché è in quel momento che si attualizza per l’amministrazione l’interesse a che il contraente abbia a disposizione una struttura per assicurare la continuità del servizio in ipotesi di malfunzionamento di quella ordinariamente prevista per la preparazione dei pasti.

L’opposta tesi appare ingiustificatamente restrittiva della concorrenza e irragionevole, nella misura in cui impone a tutti i concorrenti di procurarsi anticipatamente, e comunque prima dell’aggiudicazione definitiva un centro di cottura d’emergenza autorizzato: dunque di reperire, con evidente onere economico e organizzativo che poi potrebbe risultare ultroneo per chi non risulta aggiudicatario, immobili idonei alla preparazione di pasti per servizi di ristorazione collettiva, sostenendo i connessi investimenti in vista di una solo possibile ma non certa acquisizione della commessa.

Prima dell’aggiudicazione, considerata l’alea della gara, è in realtà sufficiente, anche ai fini del rispetto della par condicio, che vi sia una formale dichiarazione di impegno del concorrente a procurarsi tempestivamente un centro di cottura per le emergenze, sulla cui base la stazione appaltante possa poi pretendere a pieno diritto che sia acquisita la disponibilità effettiva della struttura, ai fini della stipula e della successiva esecuzione del contratto d’appalto.

Consiglio di Stato sez. V, 18/12/2017, n.5929

Voti di condotta: insufficienza per non aver partecipato alla mensa scolastica

La graduazione dei voti di condotta risponde alla esigenza di rendere ciascun allievo consapevole delle conseguenze delle proprie azioni e delle eventuali sanzioni, nell’ottica della funzione di formazione globale che è riconosciuta alla istituzione scolastica.

La funzione educativa del voto di condotta viene, di contro, travisata quando viene attribuito un giudizio di disvalore ad una condotta, ritenuta violativa delle regole, che, tuttavia, non è attribuibile volitivamente al suo autore, nella specie ai bambini che non hanno capacità di autodeterminarsi rispetto a decisioni prese dai soggetti (siano gli stessi genitori o terzi), che sui medesimi minori esercitano una qualsiasi forma di autorità.

Nella specie, gli allievi sanzionati con il sette in condotta, di età compresa tra i dieci ed i dodici anni, non hanno partecipato alla mensa scolastica per ragioni da essi non determinate né volute, perché riferibili alla volontà dei propri genitori, che a loro volta hanno ritenuto di prendere posizione rispetto alle determinazioni degli organi scolastici sulla organizzazione del servizio di mensa. Con un evidente sviamento, alla sanzione è stata in concreto attribuita una funzione del tutto diversa da quella sua tipica, mirando a sanzionare la reazione dei genitori a scelte organizzative da loro non condivise e a prospettare quali sarebbero state le conseguenze nel caso di ulteriore mancata condivisione in futuro di analoghe scelte organizzative.

T.A.R. Reggio Calabria, (Calabria) sez. I, 24/11/2017, n.954

Servizio di mensa: le quote corrisposte dagli alunni

Le quote corrisposte dagli alunni per fruire del servizio di mensa devono determinarsi tenendo loro conto delle condizioni economiche del nucleo familiare e non della residenza.

Corte Conti, (Lombardia) sez. reg. contr., 29/03/2007, n.4

Mensa scolastica: scuola primaria e secondaria di primo grado

Gli alunni della scuola primaria e secondaria di primo grado non possono invocare un diritto soggettivo perfetto e incondizionato all’autorefezione individuale, da esercitarsi nell’orario della mensa e nei locali scolastici, atteso che l’esercizio di tale diritto deve svolgersi nel contesto delle istituzioni scolastiche, cui spetta, nell’ambito della propria autonomia organizzativa, di istituire il servizio mensa quale servizio pubblico, a domanda individuale, prestato in favore degli alunni che hanno optato per il “tempo pieno” e “prolungato” quale offerta formativa comprendente la mensa, esercitando così una libertà di scelta educativa dalla quale scaturisce, in attuazione del principio di buon andamento dell’amministrazione pubblica, il loro diritto di partecipare al procedimento amministrativo al fine di influire sulle modalità di gestione del servizio pubblico di mensa, ma non il diritto sostanziale di performare quel servizio secondo le proprie esigenze individuali.

Cassazione civile sez. un., 30/07/2019, n.20504

Mensa scolastica per gli asili nido e le scuole dell’infanzia e primarie

Il servizio di mensa scolastica per gli asili nido e le scuole dell’infanzia e primarie costituisce un servizio pubblico essenziale per cui sussiste il potere dell’autorità amministrativa di intervenire con le misure indicate dall’art. 8, l. 12 giugno 1990, n. 146 per garantire la continuità del servizio ove lo sciopero possa causare un pregiudizio grave e imminente ai diritti della persona costituzionalmente tutelati.

Consiglio di Stato sez. III, 11/02/2019, n.996

L’esecuzione del contratto di appalto del servizio di mensa scolastica

Il possesso di un centro di cottura per le emergenze costituisce non tanto un requisito di partecipazione quanto un elemento materialmente necessario per l’esecuzione del contratto di appalto del servizio di mensa scolastica. Dunque è legittimamente esigibile verso il concorrente aggiudicatario definitivo come condizione per la stipulazione del contratto, perché è in quel momento che si attualizza per l’amministrazione l’interesse a che il contraente abbia a disposizione una struttura per assicurare la continuità del servizio in ipotesi di malfunzionamento di quella ordinariamente prevista per la preparazione dei pasti.

L’opposta tesi appare ingiustificatamente restrittiva della concorrenza e irragionevole, nella misura in cui impone a tutti i concorrenti di procurarsi anticipatamente, e comunque prima dell’aggiudicazione definitiva un centro di cottura d’emergenza autorizzato: dunque di reperire, con evidente onere economico e organizzativo che poi potrebbe risultare ultroneo per chi non risulta aggiudicatario, immobili idonei alla preparazione di pasti per servizi di ristorazione collettiva, sostenendo i connessi investimenti in vista di una solo possibile ma non certa acquisizione della commessa.

Prima dell’aggiudicazione, considerata l’alea della gara, è in realtà sufficiente, anche ai fini del rispetto della par condicio, che vi sia una formale dichiarazione di impegno del concorrente a procurarsi tempestivamente un centro di cottura per le emergenze, sulla cui base la stazione appaltante possa poi pretendere a pieno diritto che sia acquisita la disponibilità effettiva della struttura, ai fini della stipula e della successiva esecuzione del contratto d’appalto.

Consiglio di Stato sez. V, 18/12/2017, n.5929

Agevolazione tariffaria per il servizio di mensa scolastica

Ove l’interpretazione letterale sia sufficiente ad individuare, in modo chiaro ed univoco, il significato e la portata precettiva di una norma di legge o regolamentare, l’interprete non deve ricorrere al criterio ermeneutico sussidiario della “mens legis”, il quale solo nel caso in cui, nonostante l’impiego del criterio letterale e del criterio teleologico singolarmente considerati, la lettera della norma rimanga ambigua, acquista un ruolo paritetico e comprimario rispetto al criterio letterale, mentre può assumere rilievo prevalente nell’ipotesi, eccezionale, in cui l’effetto giuridico risultante dalla formulazione della disposizione sia incompatibile con il sistema normativo, non essendo, invece, consentito all’interprete correggere la norma nel significato tecnico proprio delle espressioni che la compongono nell’ipotesi in cui ritenga che tale effetto sia solo inadatto rispetto alla finalità pratica della norma stessa.

(In applicazione di tale principio, la S.C. ha cassato la sentenza di merito che, ritenendo inidoneo ad escludere i requisiti reddituali necessari per ottenere un’agevolazione tariffaria per il servizio di mensa scolastica il fatto, previsto da una disposizione di un regolamento comunale, del “possesso, a titolo di proprietà o di utilizzo”, da parte di uno o più componenti il nucleo familiare, di un’autovettura di cilindrata superiore a 2.500 c.c., ha circoscritto il significato della norma assegnando alle parole “proprietà” e “possesso” il senso di appartenenza o godimento individuale esclusivo).

Cassazione civile sez. III, 04/10/2018, n.24165

Cucina centralizzata e centrale termica di una mensa scolastica

Non é configurabile il reato di cui ex art. 340 c.p. nell’ipotesi in cui il servizio pubblico nel suo complesso continui a funzionare regolarmente adempiendo allo scopo per il quale é stato predisposto; il fatto che una singola prestazione non sia stata resa adeguata alle condizioni ottimali attraverso le quali potrebbe essere effettuata non può fare ritenere sussistente la fattispecie delittuosa in questione, perché non interrompe il pubblico servizio, semmai ne compromette l’economicità e l’efficienza.

Questo vale, a fortiori, relativamente a servizi nei quali gli scopi possono essere raggiunti con modalità non predeterminate e rigide ma – entro certi limiti – variegate, come avviene nel caso della preparazione dei pasti in una mensa pubblica (esclusa, nella specie, la responsabilità dell’imputata, responsabile unico del procedimento per la realizzazione di una cucina centralizzata e centrale termica di una mensa scolastica di una scuola di infanzia, accusata per la sua inerzia della mancata realizzazione dell’opera).

Cassazione penale sez. VI, 17/02/2016, n.9422

L’appalto del servizio di mensa scolastica

Il disordine amministrativo e una gestione poco lineare e trasparente delle procedure a evidenza pubblica costituiscono terreno fertile per l’infiltrazione della criminalità organizzata. Tutto ciò, assieme ai legami tra alcuni amministratori comunali e ambienti legati alla ‘Ndrangheta, è sufficiente per lo scioglimento del Comune. Ad affermarlo è il Consiglio di Stato che, riformando la pronuncia del Tar Lazio, ha così confermato la legittimità dello scioglimento del Comune di Lamezia Terme.

Nella fattispecie, l’indice di una contiguità mafiosa dell’ente locale era data dal fatto che l’appalto del servizio di mensa scolastica, così come quello di manutenzione delle strade e altri servizi pubblici, erano sempre affidati alle stesse ditte, vicine ad ambienti criminali, attraverso procedure di favoritismo con affidamenti diretti o proroghe al di là delle ipotesi consentite dal codice degli appalti.

Consiglio di Stato sez. III, 26/09/2019, n.6435



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