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Pausa pranzo: ultime sentenze

31 Marzo 2020
Pausa pranzo: ultime sentenze

Scopri le ultime sentenze su: diritto alla pausa pranzo; rinuncia alla pausa pranzo; interruzione del lavoro per consumare il pasto; azioni persecutorie erano state messe in atto durante la pausa pranzo; infortunio in itinere.

Diritto alla pausa pranzo

In tema di riconoscimento del lavoro straordinario, la rinuncia al diritto alla pausa pranzo, determinata da specifiche esigenze organizzative datoriali o dalla determinazione del lavoratore, in assenza di un espresso dissenso del datore di lavoro comporta, difatti, l’obbligo del datore di lavoro di pagamento del corrispettivo della prestazione.

Tribunale Milano sez. lav., 06/05/2015

Diritto alla pausa pranzo: si può rinunciare?

Il diritto alla pausa pranzo è rinunciabile da parte del lavoratore, in mancanza di un espresso dissenso del datore di lavoro, per esigenze organizzative allo svolgimento ininterrotto della prestazione lavorativa.

Tribunale Firenze sez. lav., 10/01/2005, n.1206

Rinuncia del dipendente alla pausa pranzo

Solo la rinuncia della pausa pranzo da parte del dipendente determina il venir meno del suo diritto al vettovagliamento gratuito; se, invece, è l’Amministrazione a disporre un’articolazione dell’orario di servizio che non prevede intervalli, non può poi questa invocare la propria decisione per negare quanto spetta al dipendente stesso.

T.A.R. Milano, (Lombardia) sez. III, 06/06/2012, n.1572

Danno subito da un lavoratore durante la pausa pranzo

Non può essere fatto rientrare nel concetto di rischio elettivo ed in quanto tale non può essere oggetto di risarcimento, il danno subito da un lavoratore durante la pausa pranzo in un percorso che esula dalla sede di lavoro al luogo di residenza.

Tribunale Latina, 10/11/2011

Pausa pranzo: allontanamento senza timbrare il cartellino

Configura il reato di truffa aggravata la condotta del dirigente medico il quale abbandonava abitualmente il proprio reparto senza far risultare l’assenza mediante timbratura del cartellino marcatempo (nella specie, la S.C. ha ritenuto adeguatamente motivata la sentenza di merito, nella parte in cui ha tratto l’esistenza del reato dal fatto che il dirigente si allontanasse durante la pausa pranzo, senza timbrare il cartellino, a prescindere dal fatto che superiori e colleghi fossero a conoscenza di tale fatto).

Cassazione penale sez. II, 08/03/2011, n.17096

Furto durante la pausa pranzo

In tema di furto consumato da persona introdottasi in un appartamento avvalendosi dei ponteggi installati per i lavori di manutenzione dello stabile, deve essere affermata la responsabilità, ai sensi dell’art. 2043 c.c., dell’imprenditore che per tali lavori si avvale dei ponteggi ove, violando il principio del neminem laedere, egli abbia collocato tali impalcature omettendo di dotarle di cautele atte ad impedirne l’uso anomalo (Cass. n. 24897/2005 e n. 2844/2005), particolarmente quando sia emerso che il cantiere sia rimasto incustodito, anche se per poco tempo, durante la pausa pranzo, con ipotizzabile concorso di colpa del condominio per aver lasciato aperto il portone di accesso allo stabile, tuttavia non coinvolgibile per non essere presente, nella fattispecie, nella causa.

Tribunale Milano sez. X, 22/12/2007, n.14079

Pausa pranzo: infortunio in itinere

L’infortunio “in itinere” è indennizzabile solo quando l’uso del mezzo privato di trasporto si renda necessario in base a una ragionevole scelta del lavoratore, sicché la sua configurabilità va esclusa nell’ipotesi in cui il tragitto dall’abitazione al luogo di lavoro possa essere agevolmente coperto, anche per il ritorno, mediante l’uso del mezzo pubblico.

Non costituisce rischio elettivo, tale da escludere l’occasione di lavoro, l’uso del mezzo proprio di trasporto quando la distanza non sia coperta da un regolare servizio di mezzi pubblici che assicurino il trasposto in tempi ragionevoli, specie quando il lavoratore nello spazio di un’ora di pausa pranzo deve raggiungere la propria abitazione, desinare e tornare al lavoro.

Cassazione civile sez. lav., 10/12/2007, n.25742

Azioni persecutorie durante la pausa pranzo

È configurabile il reato di atti persecutori anche nei confronti di un dipendente. E se il rapporto di lavoro è pubblico, scatta la responsabilità dell’ente in solido con lo stalker per i danni subiti dalla vittima. Ad affermarlo è la Cassazione per la quale è, dunque, da considerare stalking la persecuzione professionale del dipendente da parte del datore di lavoro o di un suo superiore.

Nel caso di specie, si trattava del responsabile del servizio cultura di un comune addetto alla gestione della biblioteca il quale aveva posto in essere una persecuzione professionale tradottasi in violenze morali e atteggiamenti oppressivi a sfondo sessuale.

Per la Corte, anche se parte delle azioni persecutorie erano state messe in atto durante la pausa pranzo o al di fuori dell’orario di lavoro, l’esercizio delle funzioni pubbliche ha agevolato il danno nei confronti della persona offesa e, perciò, sussiste la responsabilità del comune.

Cassazione penale sez. V, 30/05/2017, n.34836

Modifica dell’orario di lavoro

Nel corso del rapporto di lavoro con la p.a., consensualmente trasformato a tempo parziale senza previsione della pausa pranzo – che è rinunciabile – la p.a. non può unilateralmente modificare l’orario di lavoro in guisa da inserire una pausa pranzo, non lavorativa, tra le ore integranti il tempo parziale lavorativo.

Tribunale Firenze, 22/10/2004

Autorizzazione a lasciare il servizio durante la pausa pranzo

L’interpretazione dei contratti collettivi di diritto comune è rimessa al giudice di merito ed è censurabile in sede di legittimità solo per vizi di motivazione o per violazione dei canoni di ermeneutica contrattuale.

(Nella specie, la S.C. ha ritenuto esente da vizi di motivazione la sentenza di merito che, non avendo previsto il datore di lavoro, una Asl, una turnazione che consentisse l’interruzione del lavoro per consumare il pasto, ed anzi avendo negato espressamente l’autorizzazione a lasciare il servizio durante la pausa pranzo, costringendo il lavoratore a consumare il buono pasto al termine del normale orario di lavoro, aveva reputato che il periodo di tempo necessario per la consumazione del pasto costituisse parte integrante dell’orario di lavoro).

Cassazione civile sez. lav., 21/09/2004, n.18934

La scelta di consumare il pasto presso la propria abitazione

Costituisce rischio elettivo, frutto di una libera determinazione del lavoratore priva di alcun diretto collegamento con l’attività lavorativa svolta, la scelta di consumare il pasto presso la propria abitazione, raggiungendola con il mezzo proprio durante la pausa pranzo, qualora l’uso del mezzo proprio non sia necessitato dalla durata della pausa pranzo o dall’impossibilità di avvalersi di mezzi pubblici.

(Nella specie, la S.C. ha ritenuto non qualificabile come infortunio verificatosi in occasione di lavoro il sinistro stradale subito dal lavoratore, mentre, col proprio ciclomotore, si recava a casa, raggiungibile con i mezzi pubblici in soli quindici minuti, per consumarvi il pasto, pur fruendo, in caso di prolungamento dell’attività lavorativa nelle ore antimeridiane, di un intervallo di due ore).

Cassazione civile sez. lav., 01/09/2004, n.17544

Hashish durante la pausa pranzo

La giusta causa di licenziamento, così come il giustificato motivo, costituiscono una nozione che la legge -allo scopo di un adeguamento delle norme alla realtà da disciplinare, articolata e mutevole nel tempo – configura con disposizioni (ascrivibili alla tipologia delle cosiddette clausole generali) di limitato contenuto, delineanti un modulo generico che richiede di essere specificato in sede interpretativa, mediante la valorizzazione sia di fattori esterni relativi alla coscienza generale, sia di principi che la stessa disposizione tacitamente richiama. Tali specificazioni del parametro normativo hanno natura di norma giuridica e la loro disapplicazione è quindi deducibile in sede di legittimità come violazione di legge.

(Nella specie, la Corte ha condiviso la decisione dei giudici di Appello secondo cui la detenzione da parte del lavoratore di venticinque grammi di hashish, non a fini di spaccio, durante la pausa pranzo, al di fuori del luogo di lavoro ma con rientro verso lo stabilimento aveva un suo incontestabile rilievo disciplinare, ma non tale da legittimare una risoluzione in tronco del rapporto).

Cassazione civile sez. lav., 05/09/2018, n.21679



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