Tasse: quanto pesano per il ceto medio

21 Febbraio 2020 | Autore:
Tasse: quanto pesano per il ceto medio

L’allarme dei commercialisti: l’attuale prelievo va ben oltre il 40%, un’attività iniqua ed espropriativa. Ecco le proposte per una riforma equa.

Non sono ricchi e non possono nemmeno definirsi poveri. Ma, avanti di questo passo, potrebbero essere destinati prima o poi a rientrare in quest’ultima categoria. È l’allarme dei commercialisti che riguarda i cittadini del ceto medio, vale a dire quelli che hanno un reddito tra 28mila e 55mila euro annui: se non si alleggerisce il peso fiscale che la opprime, la classe media finirà schiacciata dal Fisco. Con conseguenze disastrose per un Paese in cui, appunto, il ceto medio rappresenta la maggior parte dei consumatori.

E chi meglio dei commercialisti per parlare di quanti soldi restano nelle tasche dei contribuenti dopo che questi hanno pagato le tasse. Tramite l’assistenza di questi professionisti, infatti, arriva il 75% delle entrate fiscali. Ne hanno discusso a Roma, durante un confronto con il vice ministro all’Economia Antonio Misiani. L’attuale regime fiscale a cui è sottoposto il ceto medio – ha denunciato il presidente della categoria, Massimo Miani – rappresenta «una pressione iniqua e quasi insostenibile. Per chi dichiara tra 28mila e 55mila euro – ha continuato Miani – l’aliquota marginale Irpef è al 38%, ma aggiungendo le addizionali regionali e comunali si va ben oltre il 40%». Insomma, quasi la metà di quello che guadagna un cittadino della classe media finisce nelle tasche dello Stato. Ecco perché i commercialisti parlano di «un’attività espropriativa», di fronte alla quale «la riforma fiscale di cui si parla non può tenere conto di questa iniquità, Bisognerà cercare di intervenire sulle priorità che si chiamano semplificazione ed equità fiscale».

Qual è stata la risposta del vice ministro? L’idea illustrata da Misiani si basa sulla riforma dell’Irpef in tre voci: aliquote, scaglioni e tax expenditure. Tre aspetti – ha rassicurato il braccio destro del ministro Roberto Gualtieri – che si concentreranno soprattutto sulla classe media. Particolare importanza avranno gli scaglioni, se verrà accolta la proposta dei commercialisti di lavorare su questo punto: «Aliquote del 38%, del 41% e del 43% – ha spiegato il presidente Miani – non rappresentano uno scandalo. Lo scandalo è che comincino ad essere applicate a partire da 28mila, 55mila e 75mila euro». La riforma fiscale – ha concluso il numero uno dei commercialisti italiani – dovrà tenere conto anche della razionalizzazione delle agevolazioni fiscali e dal coordinamento con il taglio del cuneo fiscale.



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