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Cos’è la cassa integrazione

26 settembre 2013


Cos’è la cassa integrazione

> Diritto e Fisco Pubblicato il 26 settembre 2013



CIG, GIGS, lavori socialmente utili e contratti di solidarietà: i cuscinetti usati dalla legge per evitare licenziamenti e crisi del mercato occupazionale: ecco come funzionano e come vi si accede.

 

La cassa integrazione è uno strumento previsto onde limitare le conseguenze negative di crisi aziendali a carico dei lavoratori. In sostanza, nei casi in cui l’impresa sia in difficoltà, interviene un fondo costituito presso l’Istituto Nazionale della Previdenza Sociale (I.N.P.S.) che garantisce ai lavoratori il versamento d’importi di sostegno ammontanti a circa l’80% della retribuzione netta.

La cassa integrazione può essere

ordinaria

straordinaria.

Vediamo singolarmente queste ipotesi

 

Cassa integrazione ordinaria

Può chiedere l’integrazione ordinaria l’imprenditore industriale che sia costretto a sospendere dal lavoro i propri dipendenti o a farli lavorare a orario ridotto a causa di:

– una contrazione o sospensione dell’attività produttiva;

– una situazione aziendale di crisi dovuta a eventi transitori [1].

L’imprenditore deve presentare una domanda alla sede provinciale dell’I.N.P.S. presso cui si trovi la sede della ditta.

La cassa integrazione può essere concessa per soli 3 mesi che sono però, prorogabili in casi eccezionali fino a un massimo di 12 mesi.

Cassa integrazione straordinaria

Le condizioni per ottenere l’integrazione salariale straordinaria sono:

– l’impresa deve aver occupato, nei 6 mesi precedenti alla richiesta, almeno 15 dipendenti [2];

– vi deve essere un stato di crisi aziendale oppure deve essere necessaria una ristrutturazione, una riorganizzazione o una riconversione aziendale;

– deve essere presentato un programma per fronteggiare la crisi aziendale ovvero per attuare la necessaria ristrutturazione, riorganizzazione o riconversione industriale.

Qual è la durata massima dell’intervento di integrazione straordinaria?

Se l’integrazione è stata richiesta al fine di consentire l’attuazione di una ristrutturazione, riorganizzazione o riconversione aziendale, la durata dell’integrazione non può essere superiore a 2 anni, prorogabili, per non più di due volte, di ulteriori 12 mesi.

Se l’integrazione è stata richiesta per fronteggiare una crisi aziendale, la durata della stessa può durare al massimo 1 anno prorogabile per non più di ulteriori 2 anni.

Cosa rischia il lavoratore per il quale l’impresa abbia ottenuto l’integrazione salariale straordinaria?

Rischia la collocazione in mobilità e cioè il licenziamento con diritto a un’indennità di mobilità variabile a seconda dell’età del lavoratore. Infatti, l’azienda che ha ottenuto l’integrazione salariale straordinaria può avviare la procedura di mobilità qualora ritenga di non essere in grado di garantire il reimpiego di tutti i lavoratori che ha posto in cassa integrazione straordinaria.

A quanto ammonta l’indennità di mobilità e per quanto tempo viene versata?

L’indennità di mobilità spetta:

– per un periodo non superiore a 12 mesi se il lavoratore non ha compiuto 40 anni;

– per un periodo di 24 mesi, se ha già compiuto 40 anni;

– per 37 mesi, se ha già compiuto 50 anni.

Durante il primo anno l’indennità ammonta al 100% dell’integrazione salariale percepita prima del licenziamento; per il secondo e terzo anno (quando spetta) ammonta all’80%.

Procedura per il collocamento in mobilità dei lavoratori eccedenti

La procedura consiste in obbligatorie consultazioni tra impresa e rappresentanze sindacali aziendali, consultazioni che prevedono anche l’intervento dell’Ufficio provinciale del lavoro. Al termine di tali consultazioni si possono raggiungere degli accordi che prevedono il parziale o totale riassorbimento dei lavoratori ritenuti eccedenti.

Ad ogni modo, una volta esaurita l’obbligatoria procedura di consultazione, il datore di lavoro deve comunicare per iscritto il recesso agli impiegati, operai o quadri che consideri eccedenti.

 

Lavori socialmente utili

La sezione circoscrizionale per l’impiego può assegnare il lavoratore in cassa integrazione a lavori socialmente utili. In tal modo non si instaura un nuovo rapporto di lavoro, ma si percepisce la giornata di lavoro senza perdere il diritto all’indennità.

Ci si può rifiutare di svolgere un lavoro socialmente utile?

Se ci si rifiuta si perde l’indennità di mobilità. Il rifiuto è legittimo soltanto quando il lavoro socialmente utile proposto vada svolto a distanza di oltre 50 Km dalla propria abitazione o se si abbia un altro giustificato motivo (ad esempio: le condizioni di salute del lavoratore in cassa integrazione gli impediscono di svolgere un determinato lavoro socialmente utile).

Contratti di solidarietà

Per evitare il licenziamento di una parte dei lavoratori è possibile attuare una riduzione dell’orario di lavoro concordata con le organizzazioni sindacali e formalizzata mediante accordo aziendale (“lavorare tutti, lavorare meno”).

In tali casi può essere concessa la cassa integrazione per coprire una percentuale della retribuzione perduta dai lavoratori in conseguenza della riduzione dell’orario di lavoro (percentuale che dopo il 14-6-1995 ammonta al 60%).

note

[1] Art.1 legge 20-5-1975 n. 164.

[2] Art. 1, 1° comma, legge n. 223/91.


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