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Sexbook: la parola agli esperti

28 dicembre 2011 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 28 dicembre 2011



Seconda puntata di sexbook: intervista a uno psicologo e una sessuologa sul rapporto tra sessualità e social network.

Prosegue l’inchiesta che “La Legge per tutti” sta conducendo, tra i giovani, sulle relazioni tra il mondo della sessualità e quello social network. La gente perde i veli, si incontra virtualmente senza tanta ipocrisia, si sceglie come in un catalogo di occhiali da sole e, infine, si dà appuntamento solo per la finalità carnale. Sembra quasi che l’uomo abbia realizzato un sogno ancestrale: la scelta del partner come in un catalogo di merce.

Nel precedente articolo (consultabile a questo indirizzo) avevamo masticato un po’ di dati allarmanti. Oggi chiederemo spiegazione di questi comportamenti a due professionisti del settore: la dott.ssa Caterina Lise (sessuologa) e il dott. Alessandro Lombardo (psicologo-psicoterapeuta).

Il dott. Alessandro Lombardo è uno psicologo psicoterapeuta che svolte attività clinica in ambito privato e di ricerca su nuove forme psicopatologiche.

Ha all’attivo diverse iniziative sul web e sui social network in ottica di diffusione della cultura del benessere psicologico. È consulente per aziende pubbliche e private su temi di benessere organizzativo e psicologico tra le quali: Novartis, Oracle, Gruppo Generali, ASL Torino 2, Vodafone. Per maggiori info si possono consultare i seguenti link http://www.centropsicologiatorino.com/ http://www.dap-panico.org/ http://terapiadicoppia.info/)

LLPT: Buongiorno dottore. La ringrazio per aver aderito a questa breve intervista.

La possibilità di scegliere, come in un catalogo di merce, il proprio partner sulle pagine dei social network sembra aver determinato una nuova rivoluzione sessuale.

Si tratta di un’evoluzione del modo di concepire il sesso e quindi di una più spregiudicata ricerca della soddisfazione fisica, oppure sono solo nuove opportunità che, unite a desideri da sempre connaturati nell’uomo, hanno liberato i giovani dalle antiche ipocrisie?

A.L.: Come spesso succede, ciò che all’apparenza ci sembra nuovo, in realtà, ha radici molto lontane. “Madamina, il catalogo è questo …” canta Leporello, il servo del Don Giovanni, nella celebre opera di Mozart. L’enumerazione, la quantità e la conseguente catalogazione delle conquiste di Don Giovanni, estese in lungo e in largo per l’Europa, bene raccontano uno degli aspetti della struttura sottostante che accompagna e sostiene un fenomeno come quello dei social network (di cui il più evidente, perlomeno in Italia, è Facebook).

È esibizione di sé e ricerca di relazioni virtuali, ma sottoposte a un forte controllo.

Spesso si sente opporre alla parola virtuale la parole reale. A mio modo di vedere, nulla di più sbagliato. La peculiarità della virtualità e la non carnalità. Facebook, come più in generale la comunicazione via web, aliena la relazione dei corpi.

In questo senso, per tornare alla domanda, un social network come Facebook ha proprio nel controllo un suo aspetto peculiare: vi è un forte controllo sui contenuti, sia centrale, da parte degli amministratori, sia da parte degli utenti stessi.

Il network non è anonimo, ci devi mettere la faccia e ti lega a doppio filo ai legami che crei. Questo aspetto, inevitabilmente, rende in qualche modo riconoscibile e rintracciabile l’utente. Nella sostanza, un social network non è il luogo adatto per l’esplicitazione e la ricerca della sessualità in sé, quanto piuttosto per l’esibizione di sé ma in senso più amplio.

LLPT: Si può parlare di una vera e propria dipendenza da comunicazione sui social network? Quanto può giocare, in una persona, lo scollamento tra identità reale e identità digitale, sino a portare la prima a essere serva della seconda?

A.L.: Certamente, l’avvento della comunicazione via web, ha avviato tutta una serie di mutazioni che non faticherei a definire antropologiche. Il termine “dipendenza” credo sia appropriato, ma lo libererei dagli aspetti di patologizzazione che porta con sé.

Siamo certamente dipendenti dalla comunicazione via web, come lo siamo dalla comunicazione in sé, come lo siamo dalla necessità di vedere ed esser visti dagli altri.

È chiaro che, per determinare situazioni o per determinate persone, tale aspetto possa diventare una vera propria patologia se portata all’eccesso. Si pensi per esempio al fenomeno del giapponese dell’ Hikikomori: adolescenti che si rinchiudono e si isolano da ogni contesto sociale, vivendo rinchiusi nella loro stanza e restando attaccati al mondo esterno solo tramite web. Questi fenomeni mettono in guardia sulle possibili derive.

LLPT: L’egocentrismo che porta con sé la rete e soprattutto il mondo dei social network (“tutto il mondo mi può vedere, chiunque può apprezzare ciò che faccio e ciò che sono”) quanto influisce nell’atteggiamento sessuale dei giovani?

A.L.: Il focus non credo sia la sessualità in sé, perlomeno rispetto ai social network, quanto piuttosto ai cambiamenti più generali nelle dinamiche relazionali. Vedi la risposta alla prima domanda.

LLPT: L’abbassamento dell’età nelle prime esperienze sessuali può dipendere dagli input del web e dei nuovi media?

Da un certo punto di vista direi di . La sessualità risponde e si costruisce intorno agli input del nostro tempo. La sessualità di certo non è più un tabù e siamo certamente inondati da messaggi sessualmente più o meno espliciti, che ci mettono al corrente del fatto che la sessualità esista. Di certo, quella del web è una sessualità potenziale, solipsistica e fondamentalmente legata a interessi di marketing. Per avere idea delle qualità dei cambiamenti psico-sociali, una delle cartine tornasole è proprio la comunicazione pubblicitaria. È li che possiamo vedere con grande evidenza i valori, i comportamenti, gli atteggiamenti e la portata che possono avere tali cambiamenti.

LLPT: Cosa cercano oggi i ragazzi nei social network quando contattano una ragazza? C’è ancora il predominio nelle ragazze della ricerca del principe azzurro o si è scesi a più facili compromessi? (la seconda parte della domanda è fuori contesto, rispondo solo alla prima)

A.L.: Credo cerchino relazioni, ma nella sua accezione più amplia e, direi, non c’è nulla di strano in sé.

LLPT: Quando la relazione si ferma al web e sconfina poi, grazie all’uso delle webcam, in forme di autoerotismo, si può parlare di una vera e propria patologia?

Sgombriamo il campo. L’autoerotismo in sé non è indice di nessun tipo di patologia. Per definire patologico un qualsiasi comportamento c’è da fare molti ragionamenti. Un po’ come per il fenomeno Hikikomori, arrivando agli eccessi, dove l’alienazione da relazioni “reali” è massima, possiamo pensare anche nei casi che lei descrive a scivolamenti nella patologia.

LLPT: Cosa porta una persona a innamorarsi di un soggetto conosciuto sulla rete, quindi del tutto immaginario perché costruito solo attorno a poche foto?

A.L.: Una vecchia battuta diceva così: “Quando una donna non capisce, si innamora”. Depurata dagli aspetti di genere, nel senso che non è prerogativa della donna, questa battuta racconta qualche verità.

Se pensiamo al meccanismo dell’innamoramento in sé, virtuale e reale perdono i confini.

Quanti amori iniziano proprio dal non conoscersi? Forse, mi si passi l’ironia, iniziano proprio per quello? Quel che voglio dire, è che ogni innamoramento porta con sé una quota parte di virtualità, proiettando sull’altro i propri desideri, aspettative, sogni

Per avere poi idea della “qualità” e della “quantità” dell’innamoramento cosidetto virtuale, credo basti dare un veloce sguardo alla storia della letteratura italiana. Iniziando dalla Beatrice dantesca, grande amore, per quanto ne sappiamo, virtuale.

Brevemente, avendo ora esposto qualche argomentazione di contorno, risponderei così alla sua domanda iniziale: la natura umana.

LLPT: Qual è l’atteggiamento nei confronti della pornografia da parte dei giovani? La moda di filmarsi con le telecamere dei cellulari e poi condividerle con gli amici è anche espressione di una concezione più ludica del sesso o solo il mancato raggiungimento della maturità?

A.L.: All’aspetto ludico, aggiungerei l’aspetto esibizionistico. Accedere a contenuti pornografici è chiaramente molto semplice.  Ma questo aspetto mi pare non sia da additare solo ai giovani, anzi. Sono fenomeni antichi e tutti umani. Questo è uno dei casi in cui il web ha solo dato la spinta alla pubblicizzazione ed alla massificazione di comportamenti che già erano ben presenti.

La dottoressa Caterina Lise opera a Cosenza, svolge servizio di sessuologia presso l’Università della Calabria.

LLPT: Facebook e i social network in generale hanno rivoluzionato il modo di comunicare. Come giudica questa svolta?

C.L.: Ritengo che, per i rapporti relazionali in genere, il mezzo meccanico sia controproducente perché, nel tempo, ha rimosso le relazioni face to face e ha attenuato o addirittura eliminato quanto di più naturale c’è nel conoscersi. È anche vero che spesso il social network può essere un efficiente mezzo di comunicazione. Soprattutto può essere utile per superare la timidezza e l’imbarazzo del primo incontro, ma ci sono situazioni che non possono essere assolutamente sostituite dal “fatto meccanico“.

LLPT: Facebook ha comportato una rivoluzione nel gioco del sesso: perché ha tolto quella fase di corteggiamento e ha trasformato il tutto in una scelta, che diventa quasi unilaterale, come si può cercare un costume da bagno in un catalogo. È corretto dire che questo strumento abbia svelato, senza ipocrisie, un desiderio di sempre tipico di ogni uomo/donna oppure è cambiata proprio la concezione del sesso all’interno del rapporto uomo/donna (oggi più improntato al rapporto fisico)?

C.L.: Voglio sempre pensare che trovare volti, come in un catalogo di prodotti, non sia bastevole. È comunque necessario superare questo stadio visivo perché la ricerca del partner, anche sul web, implica una scelta più meditata di quanto possa sembrare. Scelta per la quale le immagini non sono sufficienti. Tuttavia, queste ultime svolgono un ruolo importante: una foto può procurare un “appagamento mentale“, stuzzicando la fantasia. Ai fini del rapporto sessuale è però necessario un secondo passo: il soggetto attratto da una o più foto deve cercare la “consensualità” della persona che l’ha colpito.

La sessualità non si manifesta solo nel rapporto riproduttivo, come molti erroneamente credono. Questo è solo lo stadio finale, necessariamente preceduto da altri due: quello relazionale dei primi approcci e quello giocoso, particolarmente importante per i giovani ma non solo, in cui ci si stuzzica e si raggiunge un certo livello di complicità. Il social network può influenzare queste due fasi. Come? Ad esempio, nella fase relazionale, il corteggiamento può avvenire tramite chat dove i discorsi possono diventare intimi e intriganti. Perché nel sesso anche la mente vuole la sua parte.

Ecco perché ritengo che Facebook sia un potente strumento relazionale se usato, però, con attenzione. Esso in mano all’inesperienza può comportare gravi conseguenze sul piano della crescita e maturità sessuale del soggetto.

LLPT: Spesso la gente sul web è molto più “diretta” in tema di rapporti sessuali. Come mai?

C.L.: Questo avviene per il semplice fatto che nei rapporti reali “bisogna metterci la faccia”, cioè si è chiamati ad un forte senso di responsabilità in ordine a ciò che si dice o si fa. Sul web invece ci si può deresponsabilizzare. Ci si sente liberi di esprimersi sessualmente senza correre il rischio di essere giudicati. Ci si sente protetti dalla rete e si avverte la sicurezza di poter far emergere la parte più intima e sfacciata che non avremmo mai il coraggio di mostrare agli altri nella vita quotidiana. Ecco perché in chat spesso ci si apre subito sessualmente all’altro, non ci si vergogna dei dettagli piccanti e l’incontro è più facile di quello reale.

LLPT: Spesso si sente di persone che si innamorano sul web senza mai incontrarsi dal vivo. Lei come lo spiegherebbe?

C.L.: Sulla rete è più facile trovare l’ideale, la perfezione. Il virtuale aiuta i video mentali. La realtà, invece, è piena di sfaccettature, di contrapposizioni tra ciò che ci piace e ciò che non ci piace. Trovare l’anima gemella sul web è un modo per allontanarsi da ciò che non piace della vita quotidiana. Ci sono tante persone che si sono incontrate su internet e oggi hanno storie bellissime ma perché si sono conosciute dal vivo e si sono accettate, confrontandosi con i pregi e i difetti della realtà. È sempre opportuno confrontarci faccia a faccia per conoscere con chi ci stiamo rapportando.

LLPT: È più l’uomo o la donna a farsi coinvolgere in questo tipo di relazioni?

C.L.: Ritengo che non ci sia assolutamente nessuna differenza. Nell’deologia comune la donna è più riservata sulla materia del sesso. Si ritiene che essa abbia il proprio “giardino segreto” in cui coltiva le proprie fantasie erotiche che non svela a nessuno. Ad esempio, secondo gli stereotipi culturali, per anni si è creduto che le donne non praticassero autoerotismo. Invece non è così perché chiunque, uomini o donne, prova piacere a procurarsi piacere. Lo stesso vale per il discorso in questione. Facebook è un mezzo di apertura che, a volte, “liberalizza la fantasia” anche per le donne che si sentono più sicure nelle relazioni virtuali perché non c’è nessuno che le giudica.

LLPT: Sesso on line: come si spiega che un soggetto possa trovare più eccitante il sesso virtuale di quello reale?

C.L.: Perchè è eccitante tutto ciò che non è facilmente raggiungibile. L’esasperazione di immagini porno o erotiche e il linguaggio sboccato stimolano la fantasia e distolgono la persona da altri disturbi, come ad esempio l’ansia. Eccita il proibito, il parlare in chat con uno sconosciuto, condividere la sessualità di gruppo.

La sessualità è morbosa fino a quando non se ne parla. Il web diventa il posto in cui parlarne senza veli, in cui tirare fuori la parte più intima che il pudore impone di nascondere.

Questo perché si confonde la sessualità con la volgarità. Manca un’educazione sessuale, un approccio civile e responsabile al sesso. È opportuno invece un livello di educazione tale da consentire di condividere la propria sessualità insieme alle persone a cui si è davvero legati da un rapporto intimo.

La foto del presente articolo è un’opera artistica di Dantemanuele De Santis, DS Photostudio, ©. Ogni riproduzione riservata.

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