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Lei rinuncia alla carriera per i figli: assegno divorzile maggiorato

25 settembre 2013 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 25 settembre 2013



L’ex moglie che ha rinunciato alla carriera per dedicarsi ai figli e alla casa ha diritto a un assegno divorzile adeguato: il giudice deve tener conto del contributo economico e personale dato da ciascun coniuge alla famiglia.

 

L’ex deve mantenere la moglie che ha rinunciato alla carriera per accudire i figli e l’assegno deve essere di un importo tale da garantirle il tenore di vita che aveva durante il matrimonio.

È quanto stabilito dalla Cassazione che, in una recente sentenza [1], ha ricordato la rilevanza, ai fini della determinazione del mantenimento, del contributo personale ed economico dato da ciascuno dei coniugi alla conduzione della famiglia e alla formazione del patrimonio comune.

L’assegno divorzile, infatti, ha una funzione assistenziale/solidaristica: serve a evitare che, a causa del divorzio, si deteriorino le condizioni del partner economicamente più debole e, quindi, a rideterminare l’equilibrio economico tra i coniugi.

La misura dell’assegno viene calcolata a seguito di una comparazione tra le situazioni economiche dei due coniugi [2].

La moglie che non ha mai lavorato durante il matrimonio per accudire i figli, ha rinunciato alla possibilità di guadagnare un proprio reddito fornendo comunque, a tempo pieno, un contributo personale alla famiglia. Dunque, non disponendo di risorse proprie dopo il divorzio, ha bisogno di percepire dall’ex marito un assegno adeguato per mantenere lo stesso tenore di vita che aveva durante il matrimonio.

Si ricorda che il giudice, al fine di ordinare la corresponsione dell’assegno e il suo ammontare, deve considerare, oltre al contributo personale ed economico di ciascun coniuge alla conduzione familiare e patrimoniale, le condizioni dei coniugi, le ragioni del divorzio, e la durata del matrimonio [3].

Tuttavia, secondo la Cassazione, non devono necessariamente essere considerati tutti i criteri; è sufficiente che sia preso in considerazione uno solo di essi (come nel caso di specie, il contributo personale ed economico dei coniugi) purché il giudice motivi tale preferenza.

La sentenza in esame ha accolto la richiesta di aumento del mantenimento avanzata da una donna che, per trent’anni di matrimonio, si era dedicata unicamente alla famiglia pur avendo la possibilità di fare carriera, e percepiva un assegno divorzile dal marito benestante di 500 euro, insufficienti a garantirle lo stesso tenore di vita che aveva da sposata.

note

[1] Cass. sent. n. 21604 del 20.09.2013.

[2] La condizione economica dei coniugi viene valutata con riferimento al reddito e al patrimonio complessivo proprio e comune, e quindi beni mobili, immobili, crediti, risparmi ecc.

[3] Art. 5, c. 6, L. n. 898/1970.

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1 Commento

  1. Concordo pienamente con quanto stabilito dalla Suprema Corte di Cassazione.
    Mi chiedo se tale sentenza possa trovare applicazione anche nel caso in cui la donna divorzianda è stata costretta a ritardare di parecchi anni la sua realizzazione professionale, senza rinunciare totalmente alla sua carriera, per dedicarsi all’accudimento dei figli in tenera età.
    E’ evidente che, nel caso in questione, la donna ha dovuto rinunciare per parecchio tempo alla possibilità di avere un proprio reddito o un reddito adeguato alla professionalità e alle competenze acquisite con gli studi.

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