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Contratto di convivenza: cos’è e come funziona

28 Aprile 2020
Contratto di convivenza: cos’è e come funziona

Come regolare i rapporti patrimoniali durante la convivenza di fatto.

Tu e la tua compagna non avete alcuna intenzione di sposarvi. Pertanto, avete deciso di andare a convivere e passare una vita insieme. Tuttavia, vorreste regolare i vostri rapporti patrimoniali. Ad esempio, i conviventi possono adottare il regime della separazione dei beni? Cerchi su internet informazioni sul contratto di convivenza: cos’è e come funziona. Decidi comunque di toglierti ogni dubbio, così ti rivolgi ad un avvocato esperto, il quale ti spiega che in realtà i conviventi hanno la facoltà di stipulare il contratto di convivenza e decidere, ad esempio, la modalità con cui ciascuno deve contribuire ai bisogni della famiglia. Nell’articolo che segue faremo il punto sul contratto di convivenza: cos’è e come funziona.

Contratto di convivenza: requisiti

Ai fini della validità, il contratto di convivenza deve essere:

  • redatto in forma scritta a pena di nullità;
  • stipulato con atto pubblico (notarile) o scrittura privata autenticata da un avvocato od un notaio.

Attenzione: il contratto di convivenza non può essere sottoposto a termine o condizione. Ad esempio, non è ammesso il contratto stipulato a condizione che uno dei due conviventi non abbia una relazione extraconiugale per tutta la durata della convivenza. Lo scopo è quello di evitare che uno, od entrambi i conviventi, possano essere costretti a comportarsi in modo differente a seconda del termine o della condizione.

L’avvocato o il notaio che autenticano la firma delle parti, devono controllare che nel contratto non siano inserite clausole o pattuizioni contrarie all’ordine pubblico o alle norme imperative. Entro 10 giorni dalla stipula, il professionista dovrà trasmetterne copia del contratto al comune di residenza dei conviventi ai fini dell’iscrizione all’anagrafe.

Contratto di convivenza: chi può stipularlo?

I contratti di convivenza possono essere sottoscritti da persone maggiorenni – anche dello stesso sesso – unite da un legame affettivo e conviventi di fattoÈ importante che:

  • la convivenza sia stabile e continuativa;
  • i conviventi non siano legati tra loro da rapporti di parentela, di affinità o di adozione;
  • i conviventi non siano impegnati in un matrimonio o un’unione civile (tra di loro o con altre persone).

Ad esempio, non possono stipulare i contratti di convivenza gli studenti universitari che convivono nello stesso immobile. Manca, infatti, il requisito del legame affettivo.

La coppia potrà dimostrare la loro convivenza di fatto con una dichiarazione all’anagrafe del comune nel quale risiedono oppure con qualsiasi altro mezzo.

Contratto di convivenza: cos’è e come funziona

Il contratto di convivenza è un accordo con cui i conviventi di fatto regolano i rapporti patrimoniali della loro vita in comune. La coppia può stabilire, ad esempio, chi e quanto dovrà contribuire a determinate spese della famiglia oppure le modalità attraverso le quali stipulare contratti di locazione, di compravendita e così via.

Il contratto di convivenza deve contenere:

  • l’indicazione dell’indirizzo a cui trasmettere le comunicazioni inerenti il contratto stesso;
  • il luogo di residenza dei conviventi;
  • le modalità con cui ciascun convivente deve contribuire ai bisogni della famiglia. In tal caso, occorrerà comunque tener conto delle sostanze economiche di ciascuno ed anche alle rispettive capacità di lavoro, professionale o casalingo;
  • il regime patrimoniale dei conviventi. Quindi, scegliere, ad esempio, il regime della comunione dei beni o altro regime patrimoniale. I conviventi possono modificare in qualsiasi momento le convenzioni in ordine al regime patrimoniale scelto.

Il contratto di convivenza può prevedere anche un trasferimento immobiliare. In tal caso, però, è necessario che il contratto sia stipulato con atto pubblico notarile. Se la coppia dovesse recedere dal contratto, allora l’immobile trasferito rimarrà in capo al convivente beneficiario.

I contratti di convivenza, comunque, possono essere modificati o risolti in qualsiasi momento. È necessario, però, un successivo accordo – scritto e stipulato con atto pubblico e scrittura privata autenticata – che regolamenta in maniera diversa i rapporti.

Contratto di convivenza: quando è nullo?

Il contratto di convivenza è nullo quando è stipulato da:

  • due persone sposate o unite civilimente (tra di loro o con altre persone);
  • due persone legate da vincoli di parentela, affinità o adozione;
  • persone non conviventi di fatto;
  • un minore di anni 18;
  • un soggetto interdetto giudizialmente;
  • un soggetto condannato per omicidio consumato o tentato sul coniuge dell’altro.

La risoluzione del contratto di convivenza

Solitamente, il contratto in questione dura quanto il rapporto di convivenza. Quindi se la convivenza dovesse cessare, allora il contratto smetterebbe di produrre effetti. Tuttavia, i conviventi possono anche recedere dal contratto di convivenza. In altre parole, il contratto può risolversi per accordo o per volontà di una delle parti.

Altra causa di risoluzione è il decesso di uno dei contraenti. In questo caso, occorre notificare al notaio o all’avvocato l’estratto dell’atto di morte per consentirne l’annotazione sui registri anagrafici del comune. Infine, il contratto può risolversi se i conviventi si sposano oppure si uniscono civilmente (tra di loro o con altre persone).

Per la risoluzione del contratto di convivenza, basterà fare una dichiarazione dinanzi al notaio o all’avvocato.

Contratto di convivenza: vantaggi e svantaggi

A questo punto, ti chiederai: ma stipulare un contratto di convivenza conviene davvero? Il vantaggio è sicuramente la possibilità di regolare in anticipo alcuni aspetti che riguardano i rapporti patrimoniali dei conviventi. Inoltre, la coppia può stabilire le conseguenze per entrambi, nell’ipotesi di cessazione del loro rapporto. L’aspetto negativo è unicamente di natura fiscale. I contratti di convivenza, infatti, devono essere registrati e all’atto della registrazione la tassa varia in base al contenuto del contratto.

In conclusione, il consiglio è sempre quello di rivolgersi ad un professionista serio, il quale ti fornirà tutte le informazioni necessarie prima di adottare qualsiasi decisione.


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