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Cos’è l’affido familiare

2 Maggio 2020
Cos’è l’affido familiare

Cosa accade quando la famiglia non può provvedere al figlio minore.

Hai avuto una bambina a soli 20 anni e il tuo compagno ti ha lasciata non appena gli hai comunicato di essere incinta. Eri troppo giovane per diventare madre, ma ti sei comunque assunta le tue responsabilità. Quando tutto sembrava andare nella giusta direzione, hai perso il lavoro e ti sei ritrovata nuovamente in difficoltà. Un giorno, si sono presentati i servizi sociali per comunicarti che la tua bambina sarebbe andata in affido per un po’ di tempo. Tu non sai nemmeno cos’è l’affido familiare. Hai cercato di spiegare che tua figlia sta bene e che riesci a provvedere alle sue esigenze. I servizi sociali, però, sono irremovibili e portano via la bambina. Come comportarsi in questi casi? A chi bisogna rivolgersi? Nell’articolo che segue ti spiegherò cos’è l’affido familiare e le sue conseguenze.

Affido familiare e adozione: qual è la differenza?

Spesso, si tende a confondere l’affido familiare con l’adozione, in realtà si tratta di due situazioni molto diverse.

L’affidamento familiare (anche detto affido familiare) è un rimedio provvisorio e temporaneo e non richiede che il minore si trovi in stato di abbandono. Lo scopo è quello di reinserire il minore nella propria famiglia di appartenenza, una volta passata la situazione di difficoltà. Inoltre, possono diventare affidatari di un bambino anche le coppie non sposate oppure i single.

L’adozione, invece, è un rimedio definitivo che fa sorgere un rapporto di filiazione tra soggetti non legati da alcun vincolo di sangue. Presupposto è lo stato di abbandono del minore, il quale viene lasciato privo di assistenza morale e materiale da parte della propria famiglia di origine. Gli adottanti, inoltre, possono essere solo coppie sposate da almeno tre anni.

 L’affido familiare è un rimedio a carattere temporaneo

Cos’è l’affido familiare

L’affido familiare è un rimedio temporaneo e provvisorio che consente ad una famiglia, ad una coppia oppure ad una persona singola di accogliere, per un certo periodo di tempo, un minore (italiano o straniero) la cui famiglia di origine si trovi in difficoltà. Si pensi, ad esempio, a quando una famiglia attraversa un periodo di difficoltà economica tale da non riuscire nemmeno a procurare il cibo ai figli. Lo scopo dell’affido familiare è, quindi, quello di garantire al minore un ambiente idoneo, affinché possa far ritorno nella sua famiglia il prima possibile.

Affido familiare: i soggetti affidatari

I soggetti che possono diventare affidatari di un minore sono:

  • le coppie sposate;
  • le coppie conviventi (con o senza figli); 
  • le persone singole. 

È ammessa anche la possibilità che il minore venga affidato ad una comunità familiare oppure ad un istituto di assistenza pubblica o privata del luogo più vicino a quello in cui risiede la famiglia di origine. Tuttavia, detta possibilità non è ammessa per i minore di 6 anni.

La legge prevede che i soggetti affidatari siano, innanzitutto, individuati tra i familiari del minore. Quando ciò non è possibile, allora si provvederà ad affidare il bambino a terze persone. 

Gli aspiranti affidatari devono essere in possesso dei seguenti requisiti:

  • la maggiore età: gli affidatari devono aver compiuto almeno 18 anni;
  • avere uno spazio fisico, cioè una casa in cui accogliere il minore;
  • dimostrare adeguate capacità educative per seguire la crescita del minore;
  • essere in grado di provvedere al mantenimento del minore.

Se intendi offrire la tua disponibilità ad accogliere un minore, devi rivolgerti ai servizi sociali del tuo territorio. La tua idoneità all’affido familiare verrà valutata dopo una serie di incontri. In caso di esito positivo, il tuo nominativo verrà inserito in un elenco ufficiale.

Affido familiare: come funziona?

L’affido familiare può essere disposto direttamente dai servizi sociali in caso di consenso dei genitori del minore (affido consensuale) oppure dal tribunale per i minorenni (affido giudiziale). Nel provvedimento di affido verranno indicati la durata, l’esercizio dei poteri attribuiti ai soggetti affidatari e le modalità che regolano i rapporti tra il minore e la sua famiglia di origine.

Il punto di partenza è, nella maggior parte dei casi, una segnalazione proveniente dalla scuola, dai vicini di casa, ecc. In tal caso, il tribunale per i minorenni si attiva con le indagini per verificare la situazione e capire se sussiste una situazione di disagio o di difficoltà e, soprattutto, come intervenire. Prima di procedere all’allontanamento del minore, i servizi sociali devono fare tutto il possibile per dare supporto alla famiglia ed evitare che il minore vada in affido.

Durante il periodo di affido familiare, il bambino mantiene i contatti con la famiglia di origine secondo le modalità stabilite nel provvedimento. Da parte sua, la famiglia affidataria deve provvedere al mantenimento, all’educazione e all’istruzione del minore in attesa che la famiglia originaria superi la crisi e torni a prendersi cura del figlio. La legge prevede, comunque, dei sostegni economici a favore dei soggetti affidatari. Terminato il periodo di affidamento, il minore torna presso la sua famiglia e può continuare a mantenere rapporti con i soggetti affidatari.

In caso di reati commessi ai danni del minore, ad esempio un abuso, occorre segnalare la notizia di reato alla Procura della Repubblica che dovrà poi disporre le indagini volte ad accertare la sussistenza o meno del reato. 

Affido familiare: quanto dura?

Come già detto, l’affidamento familiare è un rimedio provvisorio e temporaneo. Per tale ragione, esso termina nel momento in cui la famiglia di origine ha superato la situazione di difficoltà oppure quando la prosecuzione dell’affidamento possa recare un grave pregiudizio al minore. In ogni caso, l’affido non può durare più di due anni (prorogabili dal tribunale per i minorenni se ritiene che la sospensione possa danneggiare il minore).

La legge ammette anche l’affidamento a tempo parziale – cosiddetto affido sine die – durante il quale il minore non viene allontanato dalla propria famiglia e trascorre con i genitori affidatari solo alcune ore del giorno oppure i fine settimana. Ciò accade, ad esempio, quando il provvedimento di affido venga reiterato dal tribunale e terminerà al raggiungimento della maggiore età del bambino.


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