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Coronavirus: si può obbligare una persona a stare a casa?

23 Febbraio 2020 | Autore:
Coronavirus: si può obbligare una persona a stare a casa?

Covid-19: lo Stato può obbligare alla quarantena? Tutela della salute pubblica: si può restringere la libertà personale? Permanenza domiciliare: cos’è?

L’Italia è in piena emergenza Coronavirus: i primi focolai sorti nel settentrione della penisola hanno gettato nel panico la popolazione residente e non solo. Stiamo assistendo a scenari impensabili solamente fino a pochi giorni fa: strade deserte, locali chiusi, farmacie costrette a distribuire medicinali con la serranda chiusa. Sebbene dovrebbe trattarsi di un virus non particolarmente letale, lo Stato ha deciso di adottare rigide precauzioni affinché la diffusione della patologia possa essere circoscritta: per evitare l’estensione del contagio, le autorità obbligano i cittadini a non uscire dalle proprie abitazioni. Ma è legale tutto questo? Si può costringere una persona a stare chiusa a casa per via del Coronavirus?

Con questo articolo vorrei spiegarti fino a dove può spingersi il potere dello Stato di fronte a un’emergenza sanitaria. Si possono obbligare i cittadini alla quarantena? Esistono leggi o altri provvedimenti che possono limitare fino a questo punto la libertà individuale? Fino a quali estremi può arrivare la tutela della salute pubblica? Se cerchi risposte a queste domande, sei nel posto giusto: prosegui nella lettura per scoprire se per il Covid-19 si può obbligare una persona a stare a casa.

Tutela della salute pubblica: cosa dice la Costituzione?

Per scoprire se si può obbligare una persona a stare chiusa a casa per via dell’emergenza Coronavirus bisogna risalire alla fonte normativa italiana più importante: la Costituzione.

Secondo il testo costituzionale [1], quello alla salute non è solamente un diritto individuale, ma anche un interesse di tutta la collettività. Cosa significa? Vuol dire che il diritto di stare in salute non appartiene solo al singolo individuo, ma alla società intera.

Da tanto deriva che colui che risulta affetto da patologia particolarmente contagiosa potrà essere eccezionalmente costretto dalla legge a subire un trattamento sanitario obbligatorio, cioè a sottostare a una terapia medica anche contro la sua volontà.

Il trattamento sanitario obbligatorio è giustificato proprio dall’esigenza di evitare che la malattia da cui è affetto l’individuo non possa contagiare anche gli altri.

Dunque, attualizzando questa norma costituzionale, possiamo affermare che la persona malata di Coronavirus potrà essere costretta a determinate cure anche contro la sua volontà.

Covid-19: si può limitare la libera circolazione?

Quanto appena detto nel precedente paragrafo ci fa comprendere l’importanza della tutela della salute pubblica ma non risponde ancora alla nostra domanda: si può obbligare una persona a stare a casa per Coronavirus?

La risposta è positiva: non solo la persona affetta da Covid-19 può essere costretta a sottostare a determinati trattamenti medici (isolamento in ospedale, somministrazione di determinati medicinali, ecc.), ma può anche essere obbligata a stare chiusa a casa.

Secondo la Costituzione [2], ogni cittadino può circolare e soggiornare liberamente in qualsiasi parte del territorio nazionale, salvo le limitazioni che la legge stabilisce in via generale per motivi di sanità o di sicurezza.

Dunque, la legge può prevedere casi in cui la libertà di circolazione di un cittadino possa essere ristretta fino ad essere annullata del tutto, come avviene oggi per le persone costrette a stare a casa per il Coronavirus.

Coronavirus: lo Stato può obbligare alla quarantena?

Da quanto detto nei paragrafi precedenti, avrai senz’altro compreso che, per via dell’emergenza Coronavirus, si può obbligare una persona a stare chiusa a casa.

Nella fattispecie, la legge [3] conferisce al Ministro della salute il potere di emettere ordinanze  contingibili e urgenti, in materia di igiene e sanità pubblica e  di polizia  veterinaria,  con  efficacia  estesa all’intero  territorio nazionale o a parte di esso comprendente più Regioni.

Proprio in ragione dell’emergenza Coronavirus, il ministro della Salute, con proprio provvedimento [4], ha stabilito l’obbligo di permanenza domiciliare per tutti gli individui che, negli ultimi quattordici giorni, abbiano fatto ingresso in Italia dopo aver soggiornato nelle aree della Cina interessate dall’epidemia di Coronavirus, come identificate dall’Organizzazione Mondiale della Sanità.

Da ultimo, con decreto legge emanato dal Consiglio dei ministri [5], lo Stato ha posto il divieto di entrata e uscita per tutti i Comuni in cui si sono sviluppati i principali focolai di Coronavirus.

Dunque, lo Stato italiano può costringerti a stare chiuso a casa in presenza di un’emergenza sanitaria, nella fattispecie per via dell’epidemia di Coronavirus.

Va precisato che questi tipi di provvedimenti sono sempre a tempo determinato: l’ordinanza ministeriale che stabilisce l’obbligo di stare a casa per Coronavirus, ad esempio, ha una validità di novanta giorni. Inutile dire che, se dovessero ricorrerne le circostanze, tale validità verrebbe prorogata.

Permanenza domiciliare per Coronavirus: cos’è?

La permanenza domiciliare per Coronavirus imposta dal governo non è altro che uno stato di quarantena prescritto a tutti coloro che rientrano dall’Italia dopo essere stati nelle aree della Cina interessate dal Covid-19.

È interessante però come l’ordinanza ministeriale che impone la quarantena ai rientranti dalla Cina, nel delegare all’Autorità sanitaria territorialmente competente l’adozione della misura della permanenza domiciliare, afferma anche che, quando quest’ultima non sia possibile, occorra adottare misure alternative di efficacia equivalente.

In pratica, al fine di fronteggiare il propagarsi del Coronavirus lo Stato ha disposto due misure:

  • la permanenza domiciliare, cioè la quarantena a casa;
  • la permanenza in altri luoghi o strutture, quando non sia possibile la prima.

Dunque, le autorità sanitarie locali potranno individuare anche posti diversi dove rimanere in isolamento: pensa alla persona probabilmente affetta da Coronavirus che però non abbia un’abitazione ove essere messo in quarantena.

Covid-19: che succede se non si rispetta l’obbligo di stare a casa?

Cosa succede a chi non rispetta l’obbligo di stare chiuso a casa per via del Coronavirus? Sul punto l’ordinanza ministeriale non è molto chiara: ci si limita ad affermare che il mancato rispetto delle misure previste costituirà una violazione dell’ordinanza.

Ebbene, è ragionevole pensare che, pur essendovi l’obbligo, chi non stia chiuso a casa per il Coronavirus rischi di commettere reato.

Secondo il codice penale [6], chiunque non osserva un provvedimento legalmente dato dall’autorità per ragione di giustizia o di sicurezza pubblica, o d’ordine pubblico o d’igiene, è punito con l’arresto fino a tre mesi o con l’ammenda fino a duecentosei euro.

Coronavirus: sindaco può ordinare la chiusura dei locali?

Il potere di emanare ordinanze d’urgenza non è conferito solamente al ministro, ma anche al sindaco. Secondo la legge [7], in caso di emergenze sanitarie o di igiene pubblica a carattere esclusivamente locale le ordinanze contingibili e urgenti sono adottate dal sindaco, quale rappresentante della comunità locale.

Dunque, anche il sindaco del Comune può disporre misure straordinarie in caso di emergenze sanitarie. Nell’ipotesi del Coronavirus, però, trattandosi di emergenza molto più diffusa, il Sindaco dovrà limitarsi ad attuare quanto disposto dallo Stato, adottando eventualmente ulteriori accorgimenti se lo ritiene opportuno.

Il sindaco potrà pertanto chiudere le scuole, gli esercizi commerciali e i locali aperti al pubblico in caso di Coronavirus.

Covid-19: si può essere cacciati da un pubblico esercizio?

Un barista può mandarti via perché sospetta che tu abbia il Coronavirus? Per legge, gli esercenti un pubblico servizio non possono, senza un legittimo motivo, rifiutare le prestazioni del proprio esercizio a chiunque le domandi e ne corrisponda il prezzo [8].

Per pubblico esercizio s’intende un locale aperto al pubblico in cui si svolga un’attività di impresa avente come oggetto la prestazione di servizi alla clientela: classico esempio è quello del bar, ma anche del ristorante, delle pizzerie, delle trattorie, ecc.

Ebbene, il titolare di un qualsiasi esercizio pubblico non può mandare via il cliente, se non per comprovate ragioni. Cacciare una persona da un locale per via del Coronavirus può rientrare tra i legittimi motivi, purché però non si tratti di una forma di discriminazione ma vi sia il fondato sospetto che la persona sia effettivamente affetta dal virus.

Pensa, ad esempio, a colui che, violando l’ordinanza ministeriale, esca di casa e si rechi al bar: in un caso del genere, il titolare potrà sicuramente allontanarlo.

Coronavirus: il preside può allontanare gli alunni?

Il preside di una scuola può decidere di mandare via uno o più alunni perché ritiene possano contagiare gli altri?

Questa ipotesi è da escludersi: a meno che non vi sia un provvedimento ministeriale (come quello che obbliga a stare a casa chi è rientrato dalla Cina), il dirigente scolastico non può disporre l’allontanamento di un alunno perché ritenuto affetto da Coronavirus.

Allo stesso modo, il preside non potrà decidere la chiusura dell’edificio scolastico se non v’è un provvedimento statale o locale in tal senso.

Dunque, ciò che può fare il dirigente scolastico è adeguarsi alle direttive e ai provvedimenti adottati dal governo statale e da quello locale.

Ciò che può fare il preside davanti a un alunno che presenta i sintomi del Coronavirus è allertare immediatamente i genitori e l’autorità sanitaria; sarà quest’ultima, poi, a stabilire, dopo accurate indagini, se è il caso di proporre la chiusura della scuola.


note

[1] art. 32 Cost.

[2] Art. 16 Cost.

[3] Art. 32, legge n. 833 del 23 dicembre 1978.

[4] Ministro della salute, ordinanza del 21 febbraio 2020.

[5] Decreto legge pubblicato in G.U. il 23.02.2020.

[6] Art. 650 cod. pen.

[7] Art. 50, d. lgs. N. 267/2000.

[8] Art. 187 regolamento esecuzione T.u.l.p.s.

Autore immagine: Canva.com


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15 Commenti

  1. Il datore di lavoro lascia a casa un dipendente per il Corona virus , perché il dipendente effettua l’orario di lavoro , dalle 17:00 Alle 02:00. Con l’ordinanza del ministero della salute della riduzione dell’orario di lavoro È chiusura dei bar alle ore 18:00 Il dipendente viene lasciato a casa , perché il suo turno è soppresso. Per due giorni e stato lasciato a casa . Quei due giorni , il datore li ha considerati ferie . Può farlo ? Il mio non è un commento , ma una domanda .

    1. il dpcm non e’ una legge! l’obbligo a restare in casa puo’ essere obbligato a soggetti malati e non sani lo ha citato lei nel provvedimento del ministero della sanita’ quindi per obbligarmi a stare in casa devo essere sottoposto al tampone. Se negativo ho diritto alla libera circolazione perche’ non provoco emergenza sanitaria e quindi si va in contrasto con l’art.16 della costituzione!

  2. Domanda: ma in uno stato libero come l’Italia, può il governo impedire la circolazione all’aria aperta?
    Cioè, d’accordo bar, ristoranti e altre attività, ma perché impedire l’uscire per passeggiare e camminare?

    1. Le esigenze di salute pubblica prevalgono su ogni altra. Peraltro, la Costituzione ammette il ricorso a queste eccezionali restrizioni.

    2. in uno stato libero se una persona e sana e mantiene la distanza perché lo stato ti vieta la circolazione e la liberta della persona.questo e sequestro di persona.lo stato a tanta gente sanissima senza gravi problemi esegue il trattamento sanitario obbligatorio alla persona.

      1. Si la verità e che la libertà la possono togliere con un decreto questa storia del coronavirus è scandalosa i cittadini devono ribellarsi a questi abusi di qualche ministro che crede di poter comandare però loro con la scusa del lavoro circola liberamente la polizia non è immune però circola il decreto cura italia è un decreto nazista è pericoloso

  3. Domanda: è vero che le persone abitanti nel Lazio, a Roma, non malate (o che non lo sappiano e non abbiano sintomi), in base all’ultimo decreto, pur se possano recarsi per necessità come spesa per la sussistenza, farmaci, spese veterinarie ecc. fuori da casa, debbano farlo “non più di una persona per famiglia” e, in caso di controllo, compilare il modulo in duplice copia, una firmata dalla persona, ritirata dagli agenti e l’altra, firmata dagli agenti, a loro rilasciata, dopo che la persona abbia crocettato i motivi dell’uscita da casa?
    E’ vero che se si va a fare la spesa è illecito non recarsi nell’esercizio più vicino nel proprio quartiere e, pure se sia più vicino un esercizio in “altro quartiere” attiguo fisicamente, non ci si possa lecitamente recare? Ovvero, è vero che si debbano usare gli esercizi aperti del “proprio quartiere” altrimenti si rischia la denuncia?
    La mia domanda scaturisce anche dal fatto che tra giorni dovrò ritirare una preparazione veterinaria galenica (che poche farmacie sanno “perfettamente” fare) in quartiere lontanissimo da casa e ove tale farmacia è difficile da trovare, perché ogni volta ci si perde; dato che io non so usare il tom tom, prima del decreto mi ci recavo in auto con mia moglie che sa usarlo; ora, se le mie domanda trovano fondamento positivo, io dovrei andare da solo, (mia moglie non sa verificare l’esattezza del preparato da ritirare con ricetta elettronica), con l’auto per evitare, dato il mio essere soggetto a rischio per l’età, assembramenti sui mezzi pubblici: col rischio di perdermi (col tom tom impiegavamo circa mezza giornata); così, se fosse vietato andare in due per famiglia, io correrei il rischio di contagiarmi sui mezzi pubblici affollati; preciso che la ricetta è stata rilasciata in data anteriore al provvedimento, in caso io debba recarmi nel mio stesso quartiere ove, peraltro, non mi risulta ci siano farmacie che eseguano tale specifica preparazione galenica, la cui somministrazione è vitale per il mio gatto e non procrastinabile..
    Nel caso si debba uscire una persona per famiglia da casa e sia vietato uscire insieme, faccio presente che ciò mi sembra costringere a correre il rischio di più uscite, perché persone come noi, a rischio, io ultrasettantenne e mia moglie,ultrasessantacinquenne e convalescente da chemioterapia, non ce la facciamo fisicamente a portare troppi pesi e, quindi, ci occorrerà fare più viaggi.
    Inutile dire che non abbiamo governanti e preferisco non vere contatto con estranei che portino la spesa a domicilio. Per la preparazione galenica la farmacia in questione non credo consegni a domicilio.
    Grazie per un cortese chiarimento.

  4. Dimenticavo: oggi 13 marzo 2020, dopo tante regole giuste da rispettare, mia moglie, recatasi da sola a fare la spesa, munita di modulistica, ha visto “famigliole” con bambini, che giocavano impunemente sui prati tutte insieme.
    Ma allora è vero o no che si deve uscire un componente la famiglia solamente?

  5. Errata corrige in merito ad altro mio commento:
    laddove scrivo: “… in caso io debba recarmi nel mio stesso quartiere ove, peraltro, non mi risulta ci siano farmacie che eseguano tale specifica preparazione galenica, la cui somministrazione è vitale per il mio gatto e non procrastinabile…”
    intendevo scrivere che:
    devo andare “per forza in altro quartiere”, nell’unica farmacia trovata a Roma in grado di, e disposta, a preparare “correttamente” come da ricetta, la preparazione stessa.

  6. buona sera, va benissimo il cercare di contenere il più possibile il diffondersi dell’epidemia e fin qui sia tutti d’accordo ed è giusto farlo, però una persona sana deve stare per forza rinchiusa in casa ed uscire solo ed esclusivamente per necessità? una persona che esce senza necessità che ha intenzione di andare da qualche parte, in una zona isolata a fare gli affari sua, può farlo o no? è questo che vorrei capire, esempio uno può uscire di casa per andarsene a pescare da solo, farsi una girata in campagna, andarsene al mare, comunque sempre rispettando le dovute distanze e starsene isolato. facendo ciò è reato o basta non creare gruppi?

    1. Per sapere se una persona sia sana occorre fare un test; altrimenti forse potrebbe essere un portatore sano asintomatico; e, comunque, se fosse possible circolare veramente senza diffondere, o prendere, virus, la legge in questione sarebbe inutile: il problema è che è impossibile farlo! Io immagino che sia così; posso sbagliare; però, quanto sta accadendo, dimostra il contrario.
      IO RESTO A CASA.

  7. Buongiorno, mia madre è ipertesa(soggetto a rischio) ed ha 60 anni. Lei lavora in una casa di riposo. Di recente è stato riferito che un infermiere è risultato positivo, egli ora è in quarantena.
    La mia domanda è: mia madre essendo una persona a rischio può non andare a lavorare?

  8. Salve.
    È stato stabilito che un periodo di 14 giorni è sufficiente in caso d’infezione per il manifestarsi dei sintomi.
    Sempre sul sito del governo è riportato:”È ritenuto possibile, sebbene in casi rari, che persone nelle fasi prodromiche della malattia, e quindi con sintomi assenti o molto lievi, possano trasmettere il virus.”
    … sono 18 giorni che siamo in isolamento e si parla che anche il 3 di aprile possa essere prorogato … con quale diritto si può continuare a ledere il diritto alla libertà di cittadini che sono SANI e obbligarli a stare chiusi in casa?

  9. non e’ cosi’ Sig. Mariano! un dpcm non e’ legge, le restrizioni non possono essere applicate a tutto il territorio dove alcune regioni hanno contagio zero! e quindi non hanno emergenza sanitaria quindi non applicabile, l’individuo puo’ essere cosrretto alla permanenza domiciliare solo se puo’ causare danno ad altre persone quindi solo se sottoposto a tampone altrimenti non puo’ subire restrizioni perche’ va in contrasto con l’aet.16 della costituzione.

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