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Il donante può riavere la casa dopo la morte del beneficiario

23 Febbraio 2020
Il donante può riavere la casa dopo la morte del beneficiario

Condizione di reversibilità della donazione: che succede se muore il donatario? Si può riavere ciò che è stato donato in caso di premorienza del beneficiario?

Immagina di voler fare una donazione a tuo fratello, di poco più grande di te. Hai intenzione di regalargli una casa. Ti chiedi però che cosa potrebbe succedere e quali scenari si aprirebbero se, in un futuro quanto più lontano possibile, lui dovesse morire prima di te. Ciò che gli hai donato tornerebbe a te oppure andrebbe agli eredi di tuo fratello? C’è un modo legale per evitare che si verifichi quest’ultima situazione? Insomma, il donante può riavere la casa dopo la morte del beneficiario? Ecco tutto ciò che c’è da sapere.

Che succede se muore il donatario?

Una volta che un oggetto – mobile o immobile che sia – viene donato, esso entra definitivamente nel patrimonio del donatario, ossia del beneficiario della donazione. La donazione, di per sé, infatti, non è più revocabile salvo due ipotesi: ingratitudine del donatario e sopravvenienza di figli del donante (leggi Una donazione può essere annullata?).

Questo significa anche che, se muore il donatario, i suoi beni – ivi quelli ricevuti in vita tramite donazione – vanno a finire ai suoi eredi e non tornano invece al donante. 

Il donante, quindi, non può chiedere la restituzione di una casa donata qualora il donatario dovesse morire prima di lui. Se il donante è erede del donatario (ad esempio, è il coniuge o il padre), egli concorrerà alla divisione del suo patrimonio insieme agli altri eredi e, quindi, riceverà anche una quota del bene che un tempo era suo. 

Come riavere la casa dopo la morte del donatario?

Il donante potrebbe avere l’interesse a non far acquistare la proprietà del bene donato a una specifica persona (ad esempio, il coniuge del donatario o i suoi figli). Lo può fare? Assolutamente sì. Le parti, infatti, possono disciplinare le condizioni della donazione in modo da prevedere che, in caso di morte del donatario (cosiddetta premorienza), l’oggetto della donazione torni di proprietà del donante. È ciò che viene tecnicamente chiamata «Condizione di riversibilità della donazione».

In buona sostanza, il donante può inserire nella donazione una clausola in base alla quale i beni donati, nel caso in cui il donatario muoia prima di lui, ritornino a far parte del patrimonio del donante. 

Tale possibilità è pienamente valida e legale in quanto prevista dall’articolo 791 del Codice civile. Tale norma – intitolata appunto «condizione di riversibilità» – stabilisce quanto segue: il donante può stipulare la riversibilità delle cose donate, sia per il caso di premorienza del solo donatario, sia per il caso di premorienza del donatario e dei suoi discendenti.

Nel caso in cui la donazione è fatta con generica indicazione della riversibilità, questa riguarda la premorienza, non solo del donatario, ma anche dei suoi discendenti.

La condizione di riversibilità deve risultare dal contratto di donazione e può essere a beneficio esclusivamente del donante; la condizione a favore di un terzo si considera come se non fosse mai stata apposta.

È valido il patto con cui le parti stabiliscono che la riversibilità non deve pregiudicare la quota di riserva spettante al coniuge superstite sul patrimonio del donatario comprensivo dei beni donati.

Gli obblighi del notaio

Se il donante manifesta, in sede di rogito, l’interesse a non far acquistare la proprietà del bene donato agli eredi del donatario, il notaio ha l’obbligo di informarlo della possibilità di inserire, nel contratto, la condizione di riversibilità. Se non lo fa, il notaio è responsabile professionalmente [1].  

Che succede se il donatario vende o dona la casa ricevuta in donazione?

Immaginiamo ora che il donatario, che abbia accettato una donazione con condizione di riversibilità, prima di morire venda o doni a sua volta la casa ricevuta dal donante. Come farà quest’ultimo a riottenere la restituzione del bene in caso di premorienza del donatario? Per legge, il patto di riversibilità ha l’effetto di sciogliere – ossia rendere inefficaci – tutti i trasferimenti dei beni donati e di ritrasferirli al donante liberi da ogni peso o ipoteca. Quindi, in buona sostanza, il donante ha diritto a riottenere indietro la casa a prescindere dal fatto che questa sia, nel frattempo, divenuta di proprietà di terzi.

Fa eccezione il caso del bene gravato da ipoteca se contemporaneamente ricorrono queste condizioni:

  • la donazione è stata fatta con lo stesso contratto matrimoniale da cui l’ipoteca risulta;
  • l’ipoteca è stata iscritta a garanzia della dote o di altre convenzioni matrimoniali;
  • gli altri beni del coniuge donatario non sono sufficienti.

note

[1] Trib. Belluno 9 maggio 2007.


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