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Si può rifiutare di andare in guerra?

25 Febbraio 2020 | Autore:
Si può rifiutare di andare in guerra?

Ritieni che la sicurezza nazionale debba essere preservata da ogni possibile attacco esterno? Ti chiedi se sia giusto imbracciare le armi per difendere i confini? Ecco alcune cose che devi sapere.

La guerra è sempre stata presente nella storia degli uomini, sin dall’epoca dei popoli primitivi. Nel corso degli anni, tuttavia, lo strumento del conflitto armato ha subito modifiche importanti sia per gli scopi perseguiti sia per i mezzi utilizzati, sempre più sofisticati e pericolosi. Mentre in origine le popolazioni si scontravano soltanto per fini di sopravvivenza (si lottava per guadagnare un territorio più ricco e per sfamare la propria comunità), oggi lo scopo è economico: la bramosia di potere e di ricchezza di alcune Nazioni porta a voler eliminare eventuali concorrenti.

Se non condividi la politica estera di alcuni Stati e ti interroghi sulla posizione che devi ricoprire all’interno del nostro Paese, devi anzitutto chiederti se si può rifiutare di andare in guerra. Il punto di partenza per dare una risposta a tale domanda è quello di leggere insieme le disposizioni contenute nel nostro sistema giuridico. Innanzitutto, devi conoscere le norme costituzionali e, successivamente, le leggi adottate in materia di servizio militare e di difesa della Patria.

Affrontiamo l’argomento analizzando i singoli aspetti della questione.

Norme giuridiche sullo stato di guerra

Secondo quanto stabilisce la Costituzione, ossia la legge fondamentale della nostra Repubblica, l’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali [1].

Tale principio ha una ragione storica ben precisa: devi sapere, infatti, che la nostra carta costituzionale è stata adottata subito dopo l’esperienza del regime fascista. Siamo negli anni quaranta, ossia in uno dei periodi storici più bui della nostra storia perché segnato dalla seconda guerra mondiale. È proprio per evitare di ricadere in simili errori che i nostri padri costituenti hanno deciso di mettere nero su bianco l’intenzione del popolo italiano di astenersi dall’andare in guerra. Strettamente collegati a tali fini sono poi le regole recepite in ambito europeo: ricorda, infatti, che per arginare il pericolo di nuovi conflitti armati, il nostro Paese è stato tra i promotori della nascita dell’attuale Unione Europea.

Guardiamo nel dettaglio i due principi della carta costituzionale che più ti interessano e che solo apparentemente sembrano in contrasto tra di loro.

Il rifiuto della guerra

Il nostro ordinamento ripudia la guerra senza se e senza ma: nel nostro Stato non è ben accetta e nemmeno tollerata. Tuttavia, nel leggere attentamente la disposizione costituzionale, un dato deve subito balzarti alla mente: si fa, infatti, riferimento all’intervento bellico inteso come strumento di attacco alla libertà degli altri popoli o come mezzo di risoluzione dei conflitti. Ciò vuol dire, a ben vedere, che la guerra non può mai essere messa in atto per offendere un altro popolo, ma non è vietata nel caso in cui ci si debba difendere da una minaccia esterna.

Per comprenderci meglio: se l’Italia subisce un’aggressione all’interno del proprio territorio ha il diritto di tutelare i propri confini e la propria popolazione con ogni mezzo a disposizione, guerra inclusa.

Inoltre, non devi sottovalutare un altro aspetto: la guerra non è soltanto vietata quando è finalizzata a generare un conflitto, ma è, altresì, proibita per risolvere uno scontro già in corso. Ciò vuol dire che in caso di tensioni tra due o più Nazioni occorre ricorrere ai classici strumenti della diplomazia, ossia alla negoziazione finalizzata ad adottare un accordo di non belligeranza In questo caso, vengono in aiuto le cosiddette organizzazioni internazionali nate con lo scopo di garantire la pace tra i popoli: pensa, ad esempio, alle Nazioni Unite o alla stessa Unione Europea.

La difesa della patria

Per la Costituzione italiana, difendere la Patria [2] corrisponde a un sacro dovere del cittadino; in altri termini, si tratta di un dovere primario, al di sopra di tutti gli altri, che non può essere derogato neanche da specifiche norme di legge. Tale disposizione si inserisce, quindi, nel solco tracciato dal principio di ripudio della guerra.

In altri termini, se la guerra è ammessa soltanto per proteggere il nostro Paese, allora è dovere del cittadino imbracciare le armi e adempiere a tale tale difesa.

Il servizio militare è ancora obbligatorio?

Verificata l’esistenza del tuo dovere di proteggere la nostra Nazione in caso di attacco, probabilmente a questo punto ti stai chiedendo se puoi essere obbligato a fare il servizio militare. Anche in tale caso, per rispondere alla domanda, occorre partire dalla Costituzione, all’interno della quale si parla di servizio militare obbligatorio (la leva). Fino a qualche tempo fa, infatti, i maschi neo-maggiorenni erano costretti a fare la cosiddetta leva, ossia a seguire un percorso di formazione militare per un periodo minimo di dodici mesi.

La situazione è radicalmente cambiata a seguito dell’adozione della legge che ha soppresso l’obbligo del servizio militare [3]. Bada bene: non si tratta di disposizioni che hanno violato le norme costituzionali in quanto è la stessa carta fondamentale a chiedere alla legge di regolare i tempi e i modi del servizio militare.

In particolare, a partire dal 2005 la leva obbligatoria è stata sostituita dall’arruolamento volontario di uomini e donne per un arco temporale che può andare da un minimo di un anno a un massimo di quattro. Con il nuovo codice dell’ordinamento militare il diritto di difesa viene ugualmente garantito, anche se con modalità diverse rispetto al passato.

Quando il servizio sociale sostituisce la chiamata alle armi

Sotto la vigenza della precedente normativa, tutti gli uomini, salvo particolari eccezioni (es. portatori di handicap) erano chiamati alle armi: il loro rifiuto ingiustificato corrispondeva a commettere un reato punito dalla corte marziale. Vi erano, però, delle ipotesi in cui lo stesso ordinamento giuridico indicava delle deroghe al principio generale: si parla, in tal caso, di obiezione di coscienza.

Di cosa si tratta? Te lo spieghiamo subito: nel corso della vita ci possono essere delle situazioni che turbano la coscienza o il credo religioso dell’individuo in maniera talmente profonda da non permettergli di adempiere a un obbligo giuridico (pensa, ad esempio, al medico cristiano al quale viene chiesto di praticare un aborto).

Si crea, in altri, termini un conflitto insanabile tra la coscienza della persona e il dovere imposto dal sistema giuridico. In tali ipotesi, il cittadino può dichiararsi obiettore e rifiutarsi di adempiere a un obbligo di legge senza incorrere in sanzioni. Questa possibilità veniva riconosciuta anche ai ragazzi convocati per lo svolgimento del servizio militare.

L’obiezione di coscienza non liberava, però, il cittadino dall’obbligo di servire la Patria. Era, infatti, necessario rendere un servizio sociale a beneficio della collettività (es. volontariato in una comunità di tossicodipendenti) per lo stesso periodo di tempo in cui si sarebbe dovuto svolgere il servizio militare.

E se sei costretto ad andare in guerra?

Operata la distinzione tra obbligo di leva e servizio volontario, si crea il problema del dovere per il militare di rispettare gli ordini del superiore gerarchico e di recarsi in zone di guerra laddove gli sia richiesto. Se, infatti, decidi di tentare la carriera militare, ti devi prima di tutto interrogare sulla tua disponibilità ad affrontare un conflitto armato laddove se ne presenti la necessità.

Proprio il carattere volontario dell’arruolamento, non ti permette, infatti, di invocare l’obiezione di coscienza: se sei obiettore allora non decidi di intraprendere il percorso militare. È questo un aspetto che non devi sottovalutare, perché, soprattutto nell’attuale scenario internazionale, la chiamata alle armi è un’ipotesi tutt’altro che improbabile. E sappi, soprattutto, che non ti è concessa la facoltà di scelta: se l’Italia è chiamata alla guerra, i militari professionisti devono adempiere al loro dovere di difendere la Patria.

Alcune eccezioni possono essere previste soltanto per coloro che versano in condizioni di incompatibilità con lo stato di emergenza e di pericolo connesso al conflitto: pensa, ad esempio, a una donna in gravidanza o a un militare gravemente ammalato. In tutti gli altri casi, pena la corte marziale, non puoi opporre un rifiuto alla guerra.


note

[1] Art. 11 Cost.

[2] Art. 52 Cost.

[3] Legge 23.08.2004, n. 226 “Sospensione anticipata del servizio obbligatorio di leva e disciplina dei volontari di truppa in ferma prefissata, nonchè delega al Governo per il conseguente coordinamento con la normativa di settore”.


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1 Commento

  1. Gentile Tiziana,
    una legislazione decisamente sessista quella sul servizio di leva, non trova?
    Grazie.

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