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Legge sul nucleo familiare: cosa prevede?

21 Marzo 2020 | Autore:
Legge sul nucleo familiare: cosa prevede?

Se sei interessato a conoscere le norme applicabili alla tua famiglia, qui troverai delle indicazioni utili. In particolare, ti diremo quali sono i tuoi diritti e quali le tue responsabilità.

Nel nostro ordinamento giuridico, la famiglia viene presa in seria considerazione. Molte disposizioni- di differente grado e di diversa importanza – si occupano sia dell’intero nucleo familiare sia dei suoi singoli componenti. E gli argomenti che assumono rilevanza sono diversi: puoi, infatti, guardare agli aspetti fiscali o a quelli prettamente giuridici dei diritti e dei doveri o, ancora, a quelli relativi alla nascita di una nuova famiglia.

Affrontare tutti gli elementi che caratterizzano il focolare domestico è praticamente impossibile; in questa sede possiamo occuparci di alcuni argomenti specifici che possono attirare la tua attenzione. Ci interroghiamo, in particolare, sulla legge sul nucleo familiare: cosa prevede? La risposta alla domanda deve considerare i diversi ambiti in cui le persone che ne fanno parte operano: pensa, ad esempio, all’attività lavorativa o alla gestione del bilancio economico.

Andiamo per ordine e chiediamoci, anzitutto, che cosa intende il nostro legislatore con il termine famiglia.

Cosa si intende per famiglia?

La prima disposizione che devi conoscere si trova all’interno della Costituzione, che non solo fornisce una definizione espressa di famiglia, ma indica anche quali sono i doveri della Repubblica e quali i diritti e le responsabilità dei componenti del nucleo familiare.

Vediamo nel dettaglio tali disposizioni. Anzitutto, la carta costituzionale definisce famiglia la società naturale fondata sul matrimonio [1]. Da tale affermazione puoi comprendere sin da subito quali sono i suoi elementi costitutivi. Perché si possa parlare di famiglia è necessaria la celebrazione del matrimonio: che si segua il rito civile o il rito religioso poco importa; ciò che rileva è la presenza di tale vincolo contrattuale. Il matrimonio è, poi, basato sull’uguaglianza morale e giuridica di entrambi i coniugi: ciò vuol dire che sia il marito sia la moglie, seppur nelle reciproche differenze, hanno diritto a godere dello stesso trattamento e devono avere le medesime opportunità sia all’interno sia all’esterno del nucleo familiare.

Successivamente, la Costituzione si preoccupa di imporre un vincolo direttamente in capo alla Repubblica, la quale ha il dovere di agevolare, con misure economiche e ogni altro provvedimento utile, la formazione della famiglia e di proteggere la maternità, l’infanzia e la gioventù [2]. Un’attenzione speciale deve essere prestata, in particolare, alle famiglie numerose.

Infine, i padri costituenti si sono interessati dei diritti e dei doveri dei singoli componenti del nucleo familiare, guardando soprattutto ai genitori ai quali è stata attribuita la responsabilità dell’educazione, del mantenimento e dell’assistenza dei figli [3]. Quest’ultima disposizione trova conferma all’interno del codice civile che ribadisce puntualmente quanto esplicitato nella carta fondamentale.

Devi, inoltre, sapere che nel 1975 il nostro ordinamento è stato travolto da una riforma epocale del diritto di famiglia [4], finalizzata a dare piena attuazione alla Costituzione. In particolare, si è presa in considerazione la questione della parità dei coniugi e dell’uguaglianza di tutti i figli, anche di quelli nati fuori dal matrimonio. Così, ad esempio, l’espressione “patria potestà” è stata sostituita con quella di “potestà genitoriale” e i figli naturali sono stati pienamente equiparati ai figli legittimi.

Chi fa parte del nucleo familiare?

A differenza di quanto puoi pensare a primo impatto, la nozione di famiglia, per come è stata fornita dalla Costituzione, non necessariamente coincide con quella di nucleo familiare. Infatti, secondo la normativa adottata in materia [5], per poter parlare di nucleo familiare occorre tenere in considerazione principalmente il suo elemento anagrafico. In tal senso, dunque, per espressa disposizione di legge, tale può essere anche la famiglia composta da un unico soggetto.

In linea di massima devi, dunque, sapere che per famiglia anagrafica si intende un insieme di persone legate da vincoli di parentela, di matrimonio o da qualunque altro tipo di rapporto che comporti una coabitazione e una dimora abituale nello stesso comune. La convivenza rilevante per il nostro sistema giuridico non è, dunque, quella sporadica od occasionale, ma è quella che perdura nel tempo ed è giustificata da motivi religiosi (pensa, ad esempio, a un convento), di cura, di assistenza, di pena e simili.

In altri termini, i componenti del nucleo familiare sono quelli per cui viene rilasciato lo stato di famiglia dall’ufficio anagrafe del tuo comune di residenza.

La definizione di famiglia anagrafica rileva soprattutto a fini fiscali e previdenziali. Facciamo alcuni esempi piuttosto recenti per comprendere il perché delle differenti nozioni presenti nel nostro ordinamento giuridico. Pensa, infatti, al reddito di cittadinanza, ossia alla misura economica riconosciuta ai soggetti in difficoltà economica e consistente nell’erogazione mensile di una somma di denaro. La determinazione della cifra da riconoscere dipende dal numero di persone presenti all’interno del nucleo familiare che rispondono ai requisiti richiesti dalla legge.

In particolare, più persone convivono stabilmente nella stessa dimora maggiore sarà la cifra dell’assegno. Per ottenere il beneficio è necessario presentare il modello Isee (indicatore della situazione economica equivalente), ossia il documento ufficiale all’interno del quale viene attestato il reddito complessivo del nucleo familiare ripartito per i suoi componenti.

In particolare, ai fini Isee è necessario indicare oltre ai componenti la famiglia anagrafica, anche tutti i soggetti fiscalmente a carico che siano conviventi (es. fratelli, sorelle, genitori, nipoti, zii) se non superano un reddito di circa tremila euro annui o che non lo siano purché si tratti di coniuge non separato o di figli con un reddito inferiore ai limiti di legge.

In linea di massima, le dichiarazioni anagrafiche per ottenere il rilascio dell’indicatore di reddito e di tutte le tipologie di sostegno economico previste dal nostro sistema possono essere effettuate da ciascun componente del nucleo familiare; questi si assume la responsabilità di quanto affermato su sé stesso e sulle persone su cui esercita la potestà o la tutela. In ogni caso, è garante della convivenza colui che dirige la convivenza stessa.

note

[1] Art. 29 Cost.: “La Repubblica riconosce i diritti della famiglia come società naturale fondata sul matrimonio. Il matrimonio è ordinato sull’uguaglianza morale e giuridica dei coniugi, con i limiti stabiliti dalla legge a garanzia dell’unità familiare”.

[2] Art. 31 Cost.: “La Repubblica agevola con misure economiche e altre provvidenze la formazione della famiglia e l’adempimento dei compiti relativi, con particolare riguardo alle famiglie numerose. Protegge la maternità, l’infanzia e la gioventù, favorendo gli istituti necessari a tale scopo”.

[3] Art. 30 Cost.: “E` dovere e diritto dei genitori mantenere, istruire ed educare i figli, anche se nati fuori del matrimonio. Nei casi di incapacità dei genitori, la legge provvede a che siano assolti i loro compiti. La legge assicura ai figli nati fuori del matrimonio ogni tutela giuridica e sociale, compatibile con i diritti dei membri della famiglia legittima. La legge detta le norme e i limiti per la ricerca della paternità.

[4] Legge 19.05.1975 n. 151: “Riforma del diritto di famiglia”.

[5] D.P.R. 30.05.1998 n. 223:  “Approvazione del nuovo regolamento anagrafico della popolazione residente”.


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