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Separazione: a chi spetta la casa?

28 Aprile 2020
Separazione: a chi spetta la casa?

L’assegnazione della casa coniugale nell’ipotesi di separazione.

Tu e tua moglie vi siete lasciati dopo 5 anni di matrimonio e avete deciso di avviare le pratiche per la separazione. Entrambi siete d’accordo sul fatto di proteggere vostro figlio ed evitare che viva la vostra separazione in modo traumatico. Ti rivolgi, quindi, al tuo avvocato di fiducia per sapere in caso di separazione: a chi spetta la casa? Il giudice potrebbe decidere di assegnarla a tua moglie anche se appartiene a te? Come tutelare il tuo diritto di proprietà? Sei preoccupato, non sai dove altro andare e i soldi sono sempre pochi. Nell’articolo che segue risponderemo a una delle domande più ricorrenti in caso di separazione: a chi spetta la casa?

Cos’è la casa coniugale?

Innanzitutto, è bene chiarire cosa intende la legge per casa coniugale. A dispetto di quanto si pensi, il legislatore non ha fornito alcune definizione in merito. Possiamo, quindi, definire casa coniugale l’abitazione che rappresenta il centro degli interessi e di aggregazione della famiglia. Ad esempio, si pensi, ad una famiglia che ha una casa in città in cui vive abitualmente e una villa al mare in cui è solita trascorrere le vacanze estive. Ebbene, la casa coniugale sarà solamente l’abitazione in città, cioè quella principale.

Casa coniugale: i criteri per l’assegnazione

In mancanza di accordo dei coniugi, sarà il giudice a stabilire a quale coniuge assegnare la casa tenendo conto dei seguenti criteri:

  • in via prioritaria, la presenza di eventuali figli. La giurisprudenza ha, infatti, chiarito più volte che in caso di separazione o divorzio, la casa coniugale viene assegnata al coniuge che convive con i figli. Lo scopo è sicuramente quello di conservare l’habitat domestico ed evitare che i figli possano subire il trauma di dover cambiare l’ambiente familiare a seguito della separazione dei genitori; 
  • in via subordinata, l’appartenenza della casa coniugale ad un coniuge o ad entrambi. Si pensi, ad esempio, a quando entrambi i coniugi sono proprietari dell’immobile per quote uguali (50 e 50).

Inoltre, va specificato che il coniuge assegnatario della casa coniugale non è titolare del diritto di proprietà, ma solo del diritto di godimento che perdura fino a quando i figli non abbiano raggiunto la maggiore età e l’autosufficienza economica.

Separazione: a chi spetta la casa? 

Come già anticipato, in caso di separazione (o divorzio), la casa spetta al coniuge che convive con i figli. Il criterio prevalente, quindi, è quello di tutelare l’interesse dei figli affinché gli stessi possano continuare ad abitare la stessa casa in cui sono cresciuti. Ciò in quanto è importante non cambiare le abitudini dei figli, quindi non sradicarli dall’ambiente domestico, dalla scuola e dai luoghi che frequentano. Per fare un esempio, si pensi al figlio che è stato affidato ad entrambi i genitori ma conviva con la mamma. In questo caso, si tende a tutelare l’interesse del figlio e, quindi, la casa verrà assegnata alla mamma.

Seppur l’assegnazione della casa coniugale non abbia una finalità di contribuzione economica, tuttavia rappresenta indirettamente un beneficio economico per il coniuge assegnatario. Quest’ultimo, infatti, non dovrà comprare casa oppure prenderne un’altra in locazione. In buona sostanza, il coniuge assegnatario non avrà spese relative al pagamento di un mutuo o di un canone di affitto. Di tale aspetto, tuttavia, occorrerà tener conto nel momento in cui si vanno a regolare ulteriori aspetti della separazione come, ad esempio, la determinazione dell’assegno di mantenimento.

Se, invece, i coniugi non hanno figli e solo uno di essi sia proprietario dell’immobile, il coniuge non proprietario dovrà lasciare la casa e – qualora economicamente più svantaggiato – potrà beneficiare di un assegno di mantenimento. In casi eccezionali, inoltre, il giudice potrebbe anche decidere di assegnare la casa proprio al coniuge non proprietario, nonostante non ci siano figli. Si pensi, ad esempio, a quando il coniuge sia affetto da patologie gravi. In tal caso, il giudice potrebbe assegnargli la casa per tutelare il suo diritto alla salute.

Il coniuge assegnatario può comunque far trascrivere il provvedimento di assegnazione della casa in modo che se l’altro dovesse mettere in vendita l’immobile, eventuali acquirenti non potranno vantare alcuna pretesa.

Se poi entrambi i coniugi sono proprietari della casa (ad esempio, ciascuno al 50%) e non ci sono figli, in caso di mancato accordo toccherà chiedere la divisione dell’immobile. Qualora l’immobile non sia divisibile, allora occorrerà venderlo all’asta e ripartire in quote uguali il prezzo pagato per la vendita.

Un’altra situazione che potrebbe verificarsi è quando sulla casa è stato acceso un mutuo non ancora estinto al momento della separazione. In tal caso, il coniuge che ha sottoscritto il contratto di mutuo è comunque tenuto al pagamento di tutte le rate, indipendentemente dall’assegnazione.

E se la casa fa parte di un condominio, chi paga le spese? Secondo la giurisprudenza, le spese ordinarie (ad esempio, tinteggiatura, manutenzione della scale, ecc.) sono a carico del coniuge assegnatario, mentre quelle straordinarie (ad esempio, rifacimento impianti, ripristino intonaci, ecc.) sono a carico del proprietario dell’immobile.

Assegnazione casa coniugale: può essere revocata?

L’assegnazione della casa coniugale viene meno quando:

  • il coniuge assegnatario cessa di abitare stabilmente nella casa coniugale;
  • il coniuge assegnatario abbia intrapreso una convivenza con un altra persona all’interno della casa coniugale;
  • il coniuge assegnatario contragga nuovo matrimonio;
  • i figli raggiungono la maggiore età e l’autosufficienza economica;
  • muore il coniuge assegnatario.

Nei suddetti casi, il coniuge proprietario dell’immobile può ottenere la revoca del provvedimento di assegnazione in modo da rientrare nel possesso della casa. Ciò vuol dire che il coniuge assegnatario è tenuto al rilascio dell’immobile. Se quest’ultimo non ha alcuna intenzione di andare via di casa, allora il proprietario potrà agire nei suoi confronti per ottenere la liberazione dell’immobile, in quanto il provvedimento di revoca costituisce un titolo esecutivo.


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