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Inoltrare foto private via Whatsapp è reato?

24 Febbraio 2020
Inoltrare foto private via Whatsapp è reato?

Selfie e video porno: cosa si rischia se l’immagine rivela una parte del corpo nuda?

Può succedere di ricevere da qualcuno, tramite WhatsApp, una o più immagini “private” a fronte di un rapporto confidenziale instauratosi nel tempo. Il sexting – ossia la pratica di scattare selfie erotici e di inoltrarli via email o messaggi sul cellulare – è una realtà consolidata della nuova generazione a cui non si sottraggono neanche i minorenni. 

Cosa succede, però, se la foto viene inoltrata ad altri contatti senza il consenso del suo autore? Si può denunciare il responsabile della diffusione dello scatto per lesione della privacy? In altri termini, inoltrare foto private via WhatsApp è reato? 

Di tanto si è occupata più volte la giurisprudenza. Da ultimo, la Cassazione [1] ha deciso il caso di un selfie pornografico fatto da una minorenne e da questa “girato” al proprio partner il quale però ne ha condiviso il contenuto con un suo amico. Uno soltanto. Dalla pronuncia della Suprema Corte traiamo lo spunto per spiegare ancora una volta cosa rischia chi inoltra foto porno via WhatsApp dal proprio cellulare a quello degli amici. Ma procediamo con ordine.

Inviare foto porno su WhatsApp o Facebook è reato?

Prima di spiegare se è reato inoltrare foto private via WhatsApp, vediamo invece se la condotta attiva, quella cioè di chi si scatta il selfie e lo invia a un contatto della propria rubrica telefonica, può essere passibile di denuncia penale. 

Secondo la Cassazione, anche se si tratta di un’immagine non richiesta, che quindi genera disgusto al destinatario/a, non si può essere incriminati. È vero: esiste il reato molestia che scatta tutte le volte in cui si disturba una persona in un luogo pubblico o con il telefono. Tuttavia, secondo i giudici, le messaggerie come quella di Facebook Messenger o WhatsApp non sono equiparabili al telefono in senso tradizionale: non sono cioè una forma di comunicazione diretta, né possono considerarsi comunicazioni «in luogo pubblico» attesa la riservatezza delle stesse. Il fatto che il destinatario del selfie possa sottrarsi alla visione delle immagini, magari bloccando il mittente o cancellando il contenuto della chat prima ancora di aprirla, rende tale comportamento non passibile di querela. Quindi, chi invia proprie foto hard a una persona non rischia nulla.

Chiedere foto hard via WhatsApp è reato?

Mettiamoci ora nella diversa condizione di chi insistentemente chiede, a un’altra persona, di scattarsi un selfie erotico e inoltrarglielo. Se il destinatario/a di tale richiesta dovesse ritenere molesta tale condotta potrebbe procedere a una denuncia? Anche qui non si può parlare di reato per le stesse ragioni illustrate al precedente paragrafo. Tuttavia, se il destinatario della richiesta è un minorenne si può parlare del reato di pedopornografia [2].

Conservare foto hard nel cellulare è reato?

Se chiedere foto di nudi non è reato, non lo è neanche ottenerle con il consenso del soggetto ritratto. Qualora la polizia dovesse pertanto trovare nel tuo telefonino una serie di selfie erotici altrui non potrebbe farti nulla se gli scatti sono stati inviati dai rispettivi interessati in modo consapevole e con consenso non estorto sotto minaccia o ricatto psicologico.

Non è reato, quindi, conservare le immagini hard sul proprio cellulare o in una cartella del computer. 

Inoltrare foto private via WhatsApp è reato?

Il fatto di aver ricevuto delle foto di nudo via WhatsApp e, pertanto, di poterle archiviare nel proprio dispositivo non legittima il destinatario a inoltrare il materiale porno ad altre persone. Se tali immagini, infatti, dovessero essere condivise anche con una sola persona (via WhatsApp) o – peggio ancora – a un gruppo di amici, scatterebbe il reato e il risarcimento del danno. 

Se poi le foto pornografiche riguardano un minore, anche se originate da selfie, la loro diffusione via WhatsApp integra un reato ancora più grave. Difatti, il codice penale punisce con la reclusione fino a tre anni la cessione, anche a titolo gratuito, di materiale pedopornografico, a prescindere da chi abbia scattato le fotografie. 

Il consenso del minore ad autoscattarsi le fotografie erotiche non esclude la rilevanza penale della condotta di chi, venuto in possesso dei selfie, li divulghi.

Una parte della giurisprudenza afferma che non vi è sfruttamento se il materiale è autoprodotto. Non ci sarebbe, infatti, sfruttamento della vittima. Invece, secondo la pronuncia in commento – che riprende un orientamento già affermato dalle Sezioni Unite della stessa Cassazione [3], non rileva che le fotografie siano autoscattate oppure no. Quello che conta è che vi sia una lesione della dignità del minore: non fa la differenza la modalità di produzione del materiale.  


note

[1] Cass. sent. n. 5522/2020 del 15.02.2020.

[2] Cass. sent. n. 33862/18 del 19.07.2018. Cass. sent. n. 34162/2018.

[3] Cass. sent. n. 51815/2018.


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1 Commento

  1. Buonasera avvocato , volevo sapere se mandare una foto nudo/ di una parte del corpo nuda (“ovvero una foto senza veli “) costituisce un reato in caso di foto inviata senza consenso della persona ricevente … essendo entrambi i soggetti maggiorenni

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