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Che fare se il datore di lavoro è scappato ed è irreperibile?

24 Febbraio 2020
Che fare se il datore di lavoro è scappato ed è irreperibile?

Imprenditore scomparso che non si trova più: come recuperare le ultime buste paga e il Tfr?

Per oltre un anno hai prestato attività lavorativa presso una ditta. Gli ultimi mesi però non ti sono stati pagati e, perciò, hai deciso di dimetterti. Nel frattempo, la ditta ha chiuso le serrande e neanche il tuo avvocato è riuscito a recapitare la lettera di diffida per ottenere le buste paga e il Tfr. All’indirizzo della sede legale non risulta più nessuno e il postino non ha potuto consegnare le raccomandate. Ti chiedi cosa puoi fare, in casi del genere, per tutelare i tuoi diritti: che fare se il datore di lavoro è scappato e non è reperibile? Come riscuotere i crediti se l’imprenditore scompare e non si trova più? Cerchiamo di fare chiarezza sul punto.

Recupero stipendi e Tfr in caso di rapporto di lavoro in nero

Se il rapporto di lavoro che hai svolto non è stato denunciato all’ufficio del lavoro e hai quindi prestato attività in nero, non devi temere di procedere con l’azione giudiziaria contro il tuo ex datore di lavoro. Difatti, a meno che in tale periodo tu abbia ricevuto l’assegno di disoccupazione dall’Inps (nel qual caso avresti commesso un reato), il rapporto irregolare comporta sanzioni solo per l’azienda e non per il dipendente. Quest’ultimo, anche in assenza di contratti o buste paga, potrà ugualmente far valere i propri diritti, anche se la via è più lunga rispetto a quella ordinaria.

In buona sostanza, il dipendente deve procedere con un ricorso in tribunale per far accertare al giudice l’esistenza di un rapporto di lavoro di fatto. Si aprirà una causa ordinaria, con l’obbligo di fornire le prove del rapporto. Prove che possono essere date con testimoni (anche parenti) che abbiano visto il dipendente prestare attività lavorativa giornaliera in determinati orari. 

All’esito del processo, il giudice condannerà l’azienda al pagamento di eventuali differenze retributive e Tfr.

Se l’imprenditore è sparito, il giudizio si svolgerà comunque in sua contumacia. Gli atti, infatti, verranno notificati all’azienda presso la Casa comunale e, successivamente, in cancelleria. È il tipico trattamento riservato agli irreperibili. Come dire: peggio per loro.

Dunque, il fatto che il tuo ex capo sia scappato, anche all’estero, non pregiudica la tutela giudiziaria in tuo favore e la conclusione del processo. Verrà emessa una sentenza di condanna al versamento delle somme che non ti sono state ancora corrisposte. 

Ti chiederai a questo punto: «chi pagherà una volta che sarà emessa la condanna?». Per sciogliere il dubbio devi procedere nella lettura di questo articolo.

Recupero stipendi e Tfr in caso di rapporto regolare

Se il rapporto di lavoro si è svolto regolarmente, il dipendente che non ha ricevuto il pagamento delle ultime retribuzioni o del Tfr può ottenere un decreto ingiuntivo dal tribunale. A differenza del rapporto di lavoro in nero, qui devi solo dimostrare il tuo credito e non anche l’esistenza del rapporto di lavoro. Tale dimostrazione può essere data con una prova scritta come la C.U. o le buste paga. 

Il tribunale emette il decreto ingiuntivo che va notificato all’imprenditore. Se questi è irreperibile la notifica viene ugualmente portata a compimento con deposito presso la Casa comunale. L’atto si considera comunque conosciuto e produce tutti i suoi effetti. Con l’importante conseguenza che, in assenza di opposizione entro 40 giorni al decreto ingiuntivo, il provvedimento del giudice diventa definitivo e non può più essere opposto. 

Anche qui si pone di nuovo il problema visto al precedente paragrafo: ma come ottenere i soldi se il datore di lavoro è scappato e non è più reperibile? Ecco come agire.

Come fare se il datore di lavoro è scappato ed è irreperibile

Una volta in possesso di una sentenza di condanna o di un decreto ingiuntivo definitivo, si può presentare, in tribunale, una istanza di fallimento, che va curata dal proprio avvocato. Qui si aprono due vie ma che portano entrambe alla stessa conclusione:

  • se il tribunale accoglie l’istanza di fallimento, si apre la procedura concorsuale: vengono nominati un curatore e un giudice delegato. Al primo bisognerà far pervenire la propria richiesta di ammissione al passivo, producendo il provvedimento di condanna del giudice. Una volta che la procedura fallimentare avrà terminato le attività preliminari, ossia la cosiddetta “verifica dello stato passivo” (stato passivo che deve essere chiuso con un provvedimento del giudice dell’esecuzione), il lavoratore può rivolgersi all’Inps per ottenere il pagamento degli ultimi tre mesi di busta paga e del Tfr. In pratica, interviene un fondo, detto Fondo di Garanzia, che paga ai lavoratori tutto ciò che l’azienda non ha pagato;
  • se il tribunale rigetta l’istanza di fallimento perché non ve ne sono i presupposti, il dipendente deve, sempre a mezzo del proprio avvocato, tentare una procedura di pignoramento. Verosimilmente tale tentativo non andrà in porto proprio perché l’azienda ha chiuso. Con il verbale di pignoramento negativo rilasciato dall’ufficiale giudiziario, il dipendente può presentare all’Inps la domanda di pagamento delle ultime tre mensilità e del Tfr. Anche così interverrà il Fondo di Garanzia al posto dell’azienda.


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